29.11.11

Recensione: "Existenz"

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Ci sono film che riescono a sviluppare un'idea stupida e banale in maniera meravigliosa. Ci sono altri invece dal soggetto geniale, complesso e importante che, al contrario, non riescono poi a farlo rendere al massimo. In entrambi i casi possiamo trovarci davanti a grandi film, magari non completi, ma comunque grandi.
Existenz fa parte della seconda schiera, di quei film così originali e intelligenti che malgrado non siano perfettamente riusciti riescono lo stesso ad esser potenti. E' come se ci trovassimo davanti a un quadro non bellissimo di per sè, ma stupendo se visto insieme alla cornice (e in Existenz parlare di cornice, in senso cinematografico, è assolutamente pertinente) e se capito nel suo significato.
Cronenberg, regista straordinario, gira un film che è una perfetta invettiva, in stile un pò cyber-punk, contro il mondo virtuale, nella fattispecie quello dei videogames. Il regista canadese riprende delle tematiche già affrontate in  moltissimi dei suoi film quali lo sdoppiamento di personalità (qui nella scissione persona-personaggio), l'"incontro" tra la carne e la tecnologia, l'alienazione, un particolare erotismo, la metamorfosi.

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A tratti surreale, altre ironico, altre ancora disgustoso (come l'operazione al Pod, molto simile a una scena di Eraserhead), Existenz racconta la vicenda di Allegra Geller, la programmista inventrice del gioco che dà il titolo al film, un videogame ultramoderno in cui il giocatore si trova letteralmente catapultato in una realtà virtuale tale e quale (beh, diciamo quasi...) alla nostra. Durante la prova generale di presentazione del gioco avviene un sabotaggio. La Geller è costretta a rientrare dentro Existenz per salvare il programma. Il finale, geniale, oltra a scombinare quasi del tutto le carte, è importantissimo perchè è lì che Cronenberg in maniera abbastanza esplicita lancia la sua invettiva verso il mondo virtuale, verso quella deriva tecnologica che più si va avanti più allontana l'uomo dalla sua vita reale. Impossibile non ripensare a Videodrome.
Quello che non convince in Existenz è una confusione che fa capolino più volte, la sensazione che il film, specie nella sua parte centrale, perda coerenza in parecchie occasioni. Molte volte Cronenberg rispetta le regole del videogame, altre no. Molte azioni paiono banali, altre inutili. E' vero, il finale "riabilita" tutto ma sono innegabili dei momenti di stanca. Interessantissime alcune scelte come il pod organico collegato al nostro corpo attraverso una specie di cordone ombelicale (vera summa del concetto di appendice uomo-macchina) o l'uso di più piani realtà (Inception?) per cui gli stessi personaggi si ritrovano a volte a non sapere se si trovino nel gioco o no.

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Però ecco, non so che dire, non c'è l'atmosfera che il regista quasi sempre ha saputo creare nelle sue opere - da Inseparabili a Videodrome, da La Mosca a Spider (bellino st'abbinamento ), da Il Pasto Nudo a History of Violence-. Qua, malgrado la materia sia interessantissima, c'è sempre un certo distacco con quello che accade, dovuto forse alle leggere discrepanze di cui sopra.
Resta un grande film, l'ennesimo di un maestro del cinema che ha davvero pochi pari nel mondo.

( voto 8 )

18 commenti:

  1. Cronenberg lo adoro, proprio il mese scorso ho fatto la rassegna dedicata a lui, per completarla con tutta la sua filmografia, eXistenZ è tra i film che preferisco, forse imperfetto ma resta comunque un grande film :)

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  2. Ti verrò a trovare domani allora. Se vuoi mettere direttamente il link (almeno lo vedono anche altri) ancora meglio.

    Ciao!

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  3. Concordo pienamente: non un film perfetto nell'accezione comune del termine, ma sicuramente di grande impatto.
    E poi Cronenberg è sempre Cronenberg.

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  4. Film fatto malissimo ma di una bellezza estasiante. L'ho adorato e mi hai fatto venir voglia di rivederlo.
    E chemminchia stiamo parlando di Cronenmberg, e come si sà ne fa tre schifosi ma fighi e un quasi-capolavoro. Cosa vuoi di più?

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  5. Bè, come tutti i film di Cronenberg anticipa temi e concetti che poi avrebbero dominato il decennio successivo. Forse è per questo (troppo in anticipo su tutto) che risulta frammentario e poco coeso.
    E nonostante questo, lo adoro :D

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  6. Secondo me questo "sporco", questi apparenti "errori" fanno parte proprio dello stile del film, e lo rendono unico. E bellissimo.

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  7. Beh, posso fare una risposta unica visto che praticamente tutti mi date ragione sul fatto che il quadro abbia molte sbavature ma risulti bellissimo nell'insieme.

    Emmegì: molti degli errori o delle parti non coese non sono voluti, te l'assicuro. Forse però Croneneberg, visto il finale,aveva un salvagente talmente grande che non ha curato al meglio alcuni passaggi. Se errori "voluti" lo prendiamo in quell'accezione allora sì, ci può stare.

    Un saluto a tutti.

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  8. Sì: diciamo che il fatto di "non controllare tutto" ha permesso agli "errori" di trovare un senso nell'insieme, di diventarne una parte caratteristica

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  9. eccolo http://lafabricadeisogni.blogspot.com/2011/11/existenz.html

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  10. non m'era piaciuto granché. questo soprattutto perché odio la fantascienza.

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  11. Se Cronenberg e il profeta della carne, Tsukamoto ne è il poeta, ha scritto qualcuno in giro per la rete. Niente di più veritiero.

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  12. Mi fido sulla parola Wayne anche se di Tsukamoto non ho mai visto niente.
    Mesi fa mi chiamò un mio amico perchè in un mercatino dell'usato c'era un raro cofanetto con i due Tetsuo a 5 euro!!!!!!!!! ma poi non fece in tempo a prendermelo.

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  13. Sempre tra realtà e finzione. Sempre con le sue creature mentali. Davvero un grande
    http://dino-freezone.blogspot.com/2011/06/existenz-1999-di-david-cronenberg.html

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  14. Dunque... ringraziandoti del prezioso consiglio che mi hai dato indirizzandomi verso questo film, da me colpevolmente ignorato, vorrei provare ad aggiungere qualcosa alla tua pur esaustiva recensione.
    In prima istanza bisogna subito dire che existenz sviluppa il concetto a partire da due fonti narrative ben rilevabili, il primo è un racconto di Dick noto come "total recall" messo già in scena al cinema e noto al grande pubblico come "Atto di forza", proprio recentemente trasposto col suo nome originale, che costituisce la traccia della sceneggiatura; l'altro, di carattere tematico, si rifà a barroughs e all’idea del corpo – macchina (“la morbida macchina” come chiamava il corpo umano lo scrittore statunitense).
    Non penso che questo film si discosti molto dalla linea già tracciata con Videodrome o Il pasto nudo, credo però che porti alle estreme conseguenze o tiri le conclusioni di un lavoro complessivo. Si tratta dell’articolata idea di come la produzione del falso come opera artistica (anche il cinema stesso come potenza creativa e perciò ogni singolo film) , che si manifesta sempre come atto di creazione, abbia un influsso distorsivo sulla realtà. La realtà viene sostituita da un’altra realtà video-mediatica-televisiva-cibernetica-virtuale, che pure non vera, diventa più vera della realtà, perché degli individui si basano su di essa per prendere delle decisioni. Mi viene spontaneo l’esempio dei sondaggi elettorali, che intendono sondare l’umore degli elettori, ma proprio perché costruiscono una virtualità, finiscono per influenzare e condizionare le scelte che invece volevano fedelmente rappresentare. Mi pare di poter dire, perciò, che le sbavature che tu, giustamente, segnali, siano proprio ricercate, l’effetto più evidente che lascia lo spettatore nell’ambiguità nel definire cosa realmente è vero. Qui sta la grande critica di Cronenberg nei confronti della modernità e anche del cinema moderno: che nella sua potenza creativa, nella sua incessante produzione di Falso (rimando qui all’opera di Orson Welles di “F come Falso”che meglio di ogni altra enuncia che cos’è il cinema) pretenda di farsi vero e divenire realtà. Allora nell’universo di Cronenberg, che giunge a maturazione con questo film, si è sempre sospesi tra il non più e il non ancora: non si sa se la mutazione sia già avvenuta o sia ancora di là da venire.

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    1. Rocco, che dirti...
      I tuoi commenti ai film sono sempre vere e proprie tesi di laurea sugli stessi. Io, malgrado non tralasciando le tematiche, ho una visione molto più banale e cinematografica.
      Credo che autori come Cronemberg siano proprio quelli dove una critica come la tua sia quasi doverosa, il cinema viene quasi in secondo piano rispetto all'Autore e al suo mondo.
      Bellissima la definizione di Burroghs.
      Non ci avevo pensato a come le sbavature presenti potessero essere costruite ad arte per confondere ancora di più le idee allo spettatore, in perenne bilico tra vero e falso,autentico e artefatto.
      E bellissima l'ultima frase sulla "sospensione" dell'opera di Cronemberg.
      Come sempre, grazie dei preziosi commenti :)

      martedì eh :)

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    2. malgrado non tralasciando è stupendo

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  15. Questo è un film che guardai di gusto, mentre i miei amici lo ignorarono per buttarsi a capofitto su Matrix. Non raggiunge a mio parere il livello intellettuale (ma che cazzo dico?) di Videodrome, sono d'accordo, ma l'ho preferito a quest'ultimo, per le sue atmosfere oniriche più calde.
    Anche se penserai che io sia un po' idiota per il commento che mi appresto a scrivere, desidero farti notare che c'è poi una sequenza che ormai è diventata quasi un'ossessione per me: quando rivedo la scena del "piatto speciale" (nella quale Jude Law costruisce la sua pistola di carne) mi viene un'irrefrenabile voglia di mangiare cucina cinese!

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    1. negli accostamenti più arbitrari ed improbabili spesso si nascondo menti geniali. Chi in a vede a e in b vede b è una persona ordinaria.
      Quindi ti appoggio alla grande questa tua stranezza. Che poi, in un film del genere ci sta da dio

      forse sì, più che intellettuale Videodrome ha una carica metaforica e sociale ancora più alta

      ma non di tanto eh ;)

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