10.12.16

Il Bar dei Nottambuli, viaggio nella storia del noir americano (7): recensione "Detour" (1945)

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E così il viaggio di Fulvio è arrivato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il 1945.
Dalla prossima puntata il mondo, e il cinema con lui, comincerà una nuova epoca.
Sinceramente tra tutti i 7 film presentati finora (li trovate nell'etichetta bar dei Nottambuli) questo è quello che mi vedrei di più.
Leggere per credere.

Ognuno di noi ha il proprio incubo ricorrente.
Il mio è quello di dover raggiungere disperatamente un luogo, questione di vita o di morte, ma continue deviazioni e imprevisti mi allontanano sempre più dalla meta. Il senso d'angoscia al mio risveglio è pari solo a quello che, a distanza di tempo, questo film è in grado ancora di lasciarmi.
Detour è un oscuro gioiello che brilla di nera luce. Di tutti i film noir che questa rubrica ha ospitato e che ospiterà nessun altro è più kafkiano, più inesorabile, più esistenzialista di questa cupa piccola perla.

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Nato come b-movie e girato con pochi soldi e in poco tempo (sei giorni e 20.000 dollari di budget), Detour dura appena sessantasette minuti. Piccolo capolavoro di Edgar G. Ulmer, regista passato alla storia per pellicole povere ma capace di brillanti soluzioni stilistiche che lo fecero rivalutare come maestro di cinema.
La realizzazione di b-movie permetteva a Ulmer la più completa libertà espressiva, come in seguito ricorderà lo stesso:

"Ero io a capo della produzione. Potevo fare quello che volevo, visto che il direttore di produzione si affidava completamente a me. Voleva soltanto tre cose: che girassi il film senza denaro, che ne incassasse e che fosse buono".

9.12.16

Recensione: "La Cosa" (1982)


Un film formidabile sin dall'incipit.
Nessun minimo calo, nessun difetto.
Con dentro alcuni tra gli effetti speciali più grandi di sempre.
Cinema del sospetto, della minaccia, della fiducia.
La fantascienza e l'horror in un connubio perfetto poche volte raggiunto prima e pochissime altre dopo.
Ma anche, in barba a tutti, l'occasione per difendere il prequel del 2011


Il cane corre nella neve inseguito dall'elicottero.
Uno scenario mozzafiato che sa tanto di Antarctica.
E come fu in quella'ltro film cult anche qua una colonna sonora indimenticabile accompagna la scena.
Il cane corre nella neve e qualcuno, dentro l'elicottero, cerca in tutti i modi di ucciderlo.
Il cane corre nella neve e qualcuno gli spara, così, in media res, non sappiamo perchè.
Quello che sappiamo è che difficilmente possiamo trovare negli ultimi 30 anni degli incipit più belli di questo.
La colonna sonora, lo scenario, l'azione così arbitraria che stiamo vedendo, formano tutte insieme un capolavoro.

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Già, ma torniamo a quel in media res.
Che presuppone che qualcosa ci sia stato prima.
Non solo qualcosa, prima c'è stato letteralmente di tutto.
E nel film lo scopriremo, certo.
Perchè narrativamente La Cosa è formidabile.

8.12.16

Recensione: "The Presence" (Die Prasenz)

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Found Footage inaspettatamente molto migliore del previsto.
Copia qua, copia là, ma fa assolutamente benissimo quello che si prefigge.
Visto per dimenticare un hamburger.

Dovete sapere che quasi tutte le nostre necessità non sono in realtà tali (ovvero necessarie) ma solo stimoli irrefrenabili che arrivano dal cervello.
Mi spiego meglio.
Ieri dalla 10 della sera in poi m'è venuta una fame boia.
In casa non avevo un cazzo, farmi uno spaghetto aglio e oio non mi allettava.
Come se non bastasse il mi fratello me manda dal locale (Il Supernova) la foto del loro fenomenale Hamburger.


Il locale è a 20 minuti, è tarda serata (all'arrivo della foto erano le 23 passate) e io non trovo compagnia per andare. Quindi rinuncio. Ma ormai alla fame si è aggiunta quella foto e io rischio la sanità mentale.
Mentale, già.

6.12.16

Recensione: "Sully"

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AL CINEMA (36)

Un film praticamente perfetto.
Il "Miracolo sull' Hudson" è raccontato da Eastwood come meglio non poteva esser fatto probabilmente.
La sensazione, però, è che questo film sia una cosa grande ma non grandissima a causa di una coperta troppo corta, di un materiale troppo esiguo che, tra ripetizioni e salti mortali, fa di tutto per arrivare alla durata minima.
In ogni caso, con quel che si aveva, impossibile far meglio.

E' strano che un amante del cinema come me abbia questo rapporto con Eastwood.
Questo Sully è solo il suo quinto film che vedo in una filmografia che si conta a decine.
Era dal 2008, da quel portentoso film che fu Gran Torino, che non mi incrociavo con lui.
E mica lo so perchè. Ho amato moltissimo tutti i suoi film che ho visto. Ma ogni volta, ad ogni suo nuovo film, la voglia di correre in sala non ce l'ho mai avuta. Forse perchè quello di Eastwood è un cinema troppo classico per me, poco accattivante. Ho sempre la convinzione (inconscia, sto cercando solo adesso i motivi) che difficilmente sarò sorpreso da un suo film.
Sì, però poi gli piazzo 8 e 9 ogni volta ;)

5.12.16

Il Collezionista, il grande cinema da vedere e portare a casa (3): Hollywood Party / Animal Factory / Et in terra pax

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Torna Daniele per presentarci e consigliarci attraverso le sue mini recensioni altri 3 film della sua incredibile collezione (4000 dvd).
Ancora una volta abbiamo cercato di fare una cernita abbastanza eterogenea tra grandi classici e chicche semisconosciute uscite solo in home video.
Un cult immortale con Sellers, una grande regia di Steve Buscemi, un duro e poco conosciuto drammatico italiano.
Buona lettura ;)

HOLLYWOOD PARTY

Foto di Hollywood Party, Film di Blake Edwards con Peter Sellers,Claudine Longet,Marge Champion,S. Kimberly,Dennis Miller,Gavin MacLeod

Nato come un omaggio al cinema muto, alla slapstick comedy, Hollywood Party è uno dei vertici storici della commedia amEricana e della coppia Edwards-Sellers. E' un concentrato di gags comiche dall'inizio alla fine, spassosissime, intelligenti e mai banali. L'opera è anche una riflessione e una critica nei confronti di Hollywood, delle sue dinamiche produttive, dell'opulenza e dello sfarzo di un mondo che ha rotelle ed ingranaggi a se stanti, oltre ad essere un apologo pungente contro il razzismo. Il tutto all'insegna della risata, perchè anche nel film viene citato più volte che non c'è nulla di meglio che ridere. E la comicità di un Sellers in stato di grazie è fantastica, una comicità unica la sua, capace di far divertire anche senza parlare, ma solo con le grinze del volto. Le scene cult si sprecano per un'opera che è un cult tutt'ora a quasi 40 anni di distanza dalla sua uscita.

Etichetta: MGM
Supporto: Blu-Ray
Formato Video: 2,35:1 Anamorfico 1080p
Formato Audio: 1.0 DTS HD: Italiano - 5.1 DTS HD: Italiano
Sottotitoli: Italiano, Inglese
Extra: Featurette, La rivoluzione della festa, Profili, Interviste vintage, Spot, Trailer

Commento: Per essere un film datato la conversione all'alta definizione è più che buona, Video pulito e molto ben definito, audio preciso e all'altezza, extra molto interessanti e gustosi.

ANIMAL FACTORY

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Carcere di San Quentin, Ron Decker (Edward Furlong) vine rinchiuso con l'accusa di spaccio di droga. Durante la sua permanenza nel penitenziario di massima sicurezza tramite un amico fa la conoscenza di Earl Copen (Willem Dafoe), colui che ironicamente dice di essere il "padrone" del carcere, in quanto vanta una militanza di ben 18 anni di reclusione. Tutti lo conoscono, tutti lo rispettano, è un'intoccabile e fa dei favori alle guardie che lo ripagano con altrettanti piaceri. Facendo la sua conoscenza Ron, ed entrando nel suo gruppo, si instaura un legame/rapporto quasi come padre e figlio, un legame per la pelle, un legame per la vita, come un amico che non sapevi di conoscere ma che dopo poco tempo è come se lo conoscessi da una vita. La pellicola di Buscemi è incentrata proprio sulla psicologia dei personaggi e pone il focus sul rapporto tra i due protagonisti, oltre a descrivere in modo freddo ma realistico quella che è l'atmosfera carceraria, senza farsi mancare nulla di quello che è tipico trovare dietro le sbarre; dalle rivolte di carcerati, agli scontri sotto la doccia, a celle di isolamento a piani di fuga. Menzione d'onore per le interpretazioni, su tutte quella di Willem Dafoe, testa rasata e fisico asciutto con ghigno malsano annesso, dal sempre bravo Edward Furlong per passare da Danny Trejo vero ex-carcerato, a Seymour Cassel, dallo stesso Steve Buscemi e per finire con Mickey Rourke nel ruolo insolito di trans. In definitiva Buscemi sguazza nelle dinamiche carcerarie e ne fa una pellicola con una dose spiccata di emotività e di quello che è la vita in quegli ambienti degradati, che fabbricano sempre di più veri animali.

Etichetta: CDI
Support: DVD
Formato Video: 1.85:1 Anamorfico
Formato Audio: 2.0 Stereo Dolby Digital: Inglese - 2.0 Surround Dolby Digital: Italiano - 3.1 Dolby Digital: Italiano
Sottotitoli: Italiano
Extra: Trailer, Biografie degli attori

Commento: Video sufficiente, audio più che sufficiente, extra assenti se non per il trailer e le biografie degli attori.

ET IN TERRA PAX
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Un’estate dei nostri tempi, nella periferia di Roma, del serpentone di cemento di Corviale, un immenso alveare, immobile esternamente, in violento fermento all’interno. Qui sui marciapiedi, sui gradini, su una panchina e in una bisca, hanno vita tre storie parallele che poi si sfiorano, fino a intrecciarsi praticamente per sempre. Sono le storie di Marco, che dopo cinque anni di carcere per spaccio di droga esce per cercare di rifarsi una vita pulita, lontana dalla malavita che tanto lo ha fatto penare. Sono le storie del trio composto da Faustino, Massimo e Federico, tre sbandati che perdono nel nulla i loro pomeriggi, tra un tiro di cocaina e una partita di calcetto. E infine sono le storie di Sonia, studentessa universitaria che cerca di lavorare nella bisca della zona per alzare qualcosa. Storie di vite in un agglomerato di cemento, teatro di vicende dove i rabbiosi istinti di sopravvivenza, la volontà di riscatto e le contraddizioni dell’essere umano divengono lampanti. Et In Terra Pax è l'esordio dietro la mdp di due trentenni romani, Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, che in passato si erano cimentati solo in mediometraggi e videoclip. A livello tecnico è un'opera ben fatta, regia virtuosa e geometrica, con piani sequenza interessanti e una buona fotografia, attori giovani in parte che non eccedono. Questo esordio è una pellicola completamente indipendente a low budget, che ebbe difficoltà nel trovare fondi per la produzione, ignorata dalla Rai e dalla commissione del Ministero, apprezzata al Festival del Cinema di Venezia (2010) nell’ambito della sezione “Giornate degli autori”, uscito per la prima volta nei cinema solo a Roma e Latina e poi distribuito in tutta Italia. La pellicola ha il pregio di aver saputo portare sul grande schermo un film di denuncia che fotografa la realtà per quella che è, senza ipocrisie, e senza pretendere di poter fare la morale a nessuno. Un’opera senza indulgenza, senza filtro, dalla struttura sobria ed essenziale, lucida e determinata negli intenti, con dei difetti, come la lentezza nella prima parte (i primi 40'), dopo la quale però sembra cambiare marcia, ed immergerci da capo a piedi in un contesto sociale determinante per le vite raccontate, infatti a dominare sui personaggi, quasi come una condanna, sono i luoghi che li circondano, come se quest'ultimi, fossero protagonisti proprio come i ragazzi che non hanno pace, che accettano il degrado e la violenza come un destino immutabile, adattandosi al male che ormai non conosce ne riscatto, ne alcun spiraglio come via d'uscita. E come dice Marco: “Se magni, se cammini, se respiri non vor dì mica che sei vivo”.

Etichetta: Cecchi Gori
Supporto: DVD
Formato Video: 1,85:1 Anamorfico
Formato Audio: 5.1 Dolby Digital: Italiano
Sottotitoli: Italiano
Extra: Backstage, Scene tagliate, Tailer, Photogallery.


Commento: Video discreto, audio pulito e più che sufficiente, extra sufficienti ed interessanti soprattutto il Backstage e Scene tagliate.

4.12.16

Recensione: "Boogie Nights"

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Questo film fa parte de La Promessa (11 su 14)

E poi scoprire, a 39 anni, che da qui, assolutamente da qui, sarà poi Magnolia.
Il secondo film di P.T. Anderson ha in nuce tutto quello che vedremo poi nel suo capolavoro appena successivo.
La coralità, i personaggi, la regia.
E quella magnifica sensazione che pochi, come Anderson, sappiano amare i propri personaggi così.

Stiamo sempre -e giustamente- ad esaltare quel fenomeno di Dolan quando magari ci dimentichiamo che P.T. Anderson, uno dei registi "oggettivamente" più grandi del pianeta, era riuscito a tirar fuori prima dei 30 anni sia Boogie Nights che Magnolia.
Stiamo parlando di due film grandissimi -uno, a mio modo di vedere, epocale- che hanno dentro una struttura, una scrittura, una maturità, una complessità e delle eccellenze tecniche che abbinate ad un under 30 fanno quasi spavento.
Il fatto che io continui a parlare al plurale. citare entrambi i film, non è casuale.
E' è che io qua dentro, in Boogie Nights, ci ho ritrovato quasi tutto quello che poi esploderà con ancora maggior deflagrazione nel mio personale capolavoro di P.T. , Magnolia, appunto (del quale scrissi una recensione un pò particolare).

2.12.16

Blog ai Confini del Mondo (4): "Pietro Saba World" di Pietro Sabatelli


Ah, che bello, dopo praticamente un anno esatto ecco che riprendo in mano la rubrichetta dove cerco di presentarvi (anche se, a dir la verità, alla fine a presentarsi sono "loro" stessi) quei blog che per un motivo o per l'altro sono ancora abbastanza nascosti.
Trovate tutto nell'etichetta "blog da seguire"
L'incrocio con Pietro è avvenuto da poco (almeno da parte mia). Purtroppo nell'ultimo anno ho limitato ancora di più le mie sortite "esterne", le letture altrui. Tutto il tempo che riesco a dedicare al mondo blog, ahimè, lo riempo infatti nello scrivere post, confezionare quelli degli altri e rispondere ai commenti.
Però, ecco, provo sempre ad andare a fare almeno un paio di letture in ogni blog nuovo.
Da Pietro ho letto 3 recensioni e specialmente Anomalisa m'ha colpito molto. Non ha paura di andare "lungo", è molto personale e cerca di analizzare il film più a fondo che può.
Poi magari fa periodi vorticosi, ancora più lunghi de Saramago, ma ad ognuno il suo stile ;)
Troverete un blog, a differenza dei 3 precedenti (la Chiarina, Belushi e Death), molto aggiornato, vivissimo.
Tantissimi film, tantissime serie tv, tanti approfondimenti. Un archivio che, se lo leggete, sembra quello di un blog almeno 5enne, non di poco più di 1 anno.
Purtroppo proprio nell'archivio c'è la magagna più grande, ovvero la lista in ordine pubblicazione e non alfabetica. Insomma, se vi cercate un film dovete avere molta pazienza...
In ogni caso lascio la parola a lui.
Ah, ho visto Boogie Nights, l'incubo "punizione Moccia" è un pò più lontano. Ma sempre troppo vicino...

ecco il suo blog

PIETRO SABA WORLD

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Come quasi tutti nella blogosfera anche io sono nato a cavallo degli anni '80.
E' quindi abbastanza facile capire i miei gusti in fatto di cinema.
 Certo il mio blog non parla solo di cinema, è molto di più, c'è musica e tanto altro ma sapere i miei gusti è d'obbligo, anche se i film che recensisco sono frutto delle mie visioni cinematografiche su Sky e in televisione e non di vecchia data (se così possiamo dire) o film di prossima uscita (il cinema come sala non fa più per me) come invece l'autore del blog, che ovviamente ringrazio per questa occasione, fa in questo spazio. Perciò non vi sorprenderete se vi dicessi che rimpiango più di tutti la fine anni 80, quegli anni in cui il bagaglio cinematografico iniziava ad annidarsi nella mia testa, è anche per questo che ho aperto il mio blog.
Una cosa che forse nessuno sa è che riconosco facilmente attori e attrici, i film o solo qualche scena di tutte le pellicole che vedo me li ricordo tutti, ma non solo, perché oltre al cinema, la televisione per quanto concerne telefilm, programmi e quant'altro mi ha cresciuto e acculturato. Per esempio dei miei tanti ricordi di gioventù risalenti alla mia crescita ne ho parlato nel corso dei 16 mesi da quando ho aperto il mio blog, dai programmi, telefilm, giochi e giocattoli, cartoni animati e tanto altro, cresciuto a pane-acqua e 883, dalle prime console di gioco a ricordi di viaggi. Ma tornando al cinema non posso non citare alcuni miei miti, miei capolavori visti in quegli anni e mai dimenticati.
 E' impossibile infatti dimenticare la saga di Rocky e Ritorno al Futuro, di Rambo o Jurassic Park.
Spielberg è diventato uno dei registi che più apprezzo, ancor di più dopo Lo Squalo e Indiana Jones con Harrison Ford, eccezionale in Star Wars e Blade Runner.
Sempre con Spielberg è diventato grande Tom Hanks, attore straordinario di cui ho adorato Forrest Gump.
Poi ho conosciuto il mondo dell'horror e paranormale con It e L'esorcista, e poi, dopo, molto dopo, il fantasy con Il Signore degli Anelli.
 Insomma, sono così tante le influenze ricevute che in ogni caso vedo praticamente di tutto, senza tante distinzioni perché il cinema è arte capace di farci sognare e divertire. Perciò se vi interessa sapere qualcosa di me, dei film che ultimamente vedo, delle serie che ultimamente seguo, della musica che ultimamente ascolto, dei ricordi che periodicamente saltano fuori, vi basta venire nel mio spazio, uno spazio sempre in aggiornamento e movimento, che spero grazie a questo bellissimo post di poter aumentare di 'seguaci', di ospiti e soprattutto amici. Vi aspetto, ciao!

1.12.16

Due al prezzo di uno, recensioni "Cartel Land" e "The Boy"

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CARTEL LAND

Non nascondo un pizzico di delusione.
Questo era un documentario presentato come pazzesco, imprescindibile, vincitore di numero premi nonchè, mi pare, candidato all'Oscar.
Su un argomento poi che attira sempre moltissimo, quello dei Cartelli della droga.
La cosa buffa è che fin dal prologo mi è tornato alla mente il mio Terrorista Puttaniere (chi leggeva le mie vicende della videoteca lo conosce, gli altri lo trovano qui, le prime puntate). Mi sono venuti in mente i suoi racconti su come creare la cocaina, quelli sui Cartelli, quelli sulle teste tagliate (mi mostrò terribili foto). E mi ritrovo questo prologo con questi "cuochi" della droga. E poi quelle teste tagliate. Insomma, mi è sembrato di rivivere tutti quei racconti passati.
Cartel Land racconta la battaglia contro i Signori della droga al confine tra Stati Uniti e Messico.
E la racconta sia da una parte che dall'altra.
In una, quella americana, si è formato un gruppo di Vigilantes che cerca di difendere il proprio paese. L'obbiettivo è beccare tutti i corrieri della droga che attraversano il confine. Una zona desertica, senza nulla.
Dall'altra parte, in Messico, si è formato qualcosa di simile ma molto più strutturato. Quasi un piccolo esercito di gente comune, L'Autodefensas, che non accetta più la convivenza e le vessazioni (e, in molti casi, i delitti, gli omicidi) dei criminali dei Cartelli.
Qualcosa di molto più grande ed organizzato della controparte americana. E qualcosa che non sta là ferma al confine ma, a mò di guerra, avanza per liberare e conquistare sempre più città controllate dai criminali.

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Di cosa racconta quindi Cartel Land?
Del diritto all'autodifesa, del diritto ad armarsi ed attaccare per difendersi da dei criminali potentissimi e senza scrupoli.
Ovviamente la domanda da porsi sarebbe: "Ma non ci pensa lo Stato?"
No, lo Stato o non c'è o è colluso con i criminali.
E se pensiamo che questo sia incredibile forse abbiamo poca memoria storica anche del nostro paese...
Quasi impossibile capire chi ha ragione.
Uno la darebbe a questa gente che si arma e si difende. Ma poi il confine tra la difesa e la criminalità contro la criminalità è molto labile.
Se la parte americana del doc è veramente debolissima (statica, ripetitiva, interessante all'inizio e poi sempre uguale a sè stessa) quella messicana è a tratti veramente potente.
Il fatto è che più guardiamo, più sappiamo, meno capiamo le cose.
La sensazione fortissima che si ha è che il marcio sia dapertutto.
Il capo delle Autodefensas, il medico Mireles, sembra persona veramente retta, coraggiosa, rivoluzionaria, integra, uno che ha a cuore soltanto il suo paese e la lotta alla criminalità. Poi però fa strano vederlo in mega ville, piscine grandi come campi da calcio e flirtante con ragazzine quando, dice, ha come più grande valore la famiglia.
Quello che è sicuro che in questo triangolo Criminali - Cittadini che si difendono - Stato (Esercito) ognuno è colluso con l'altro. Ci sono spie, serpi, voltagabbana. 
Ci sono paesi che non vedono l'ora di essere liberati dai signori della droga e altri che vedono le milizie cittadine come un pericolo peggiore degli stessi criminali.
In mezzo a sequenze molto forti (il Doc ricorda moltissimo il gran film di Villeneuve, Sicario), altre forse un pochino sceneggiate, interrogatori, sparatorie, discorsi politici e momenti di cronaca vera, arriviamo alla fine sicuri di aver visto un doc molto interessante ma che, ad un certo punto, sembra un pò accartocciarsi su sè stesso.
Una cosa è sicura, il Cartello vincerà sempre, nessuno potrà mai contrastarlo.
Perchè, alla fine, povera gente a parte, dentro al Cartello ci sono tutti.

7

THE BOY

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presenti spoiler (il più possibile controllati per una volta) dopo l'immagine

Se con Cartel Land ho avuto un pizzico di delusione qua è successa la cosa opposta. Convinto di trovarmi davanti il solito horroretto mediocre e dimenticabile sono stato invece notevolmente sorpreso, in positivo, da questo The Boy.
Horror tremendamente d'atmosfera che ha un grandissimo merito, ovvero quello di non cercare una via originale ma prendere uno dei clichè più clichè del cinema horror, il bambolotto, e portarlo alle estreme conseguenze. Insomma, come diventare originali spingendo al massimo la non originalità.
Che poi di clichè The Boy ne presenta tantissimi altri eh. La grandissima villa semiabbandonata (a proposito, chi ama queste ambientazioni si veda il bellissimo e quasi toccante The Last Will and Testament of Rosalind Leigh ) che, non si sa perchè, all'inizio i protagonisti trovano sempre vuota e, mentre la visitano, arrivano poi i proprietari.
Poi tutti i trucchetti dei ghost movie, rumori, scricchiolii, oscurità, presenze/non presenze, soffitte e quante ne volete.
Ma in mezzo a tutto questo già visto ha moltissime carte vincenti.

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Ho apprezzato da morire il continuo, veramente continuo, indugiare sul bambolotto, specie sul suo viso, senza che questo si muova MAI (a prescindere dalla spiegazione finale che, fino a che non arriva, non possiamo sapere).
Stiamo ogni volta lì, convinti che un segno impercettibile arrivi, e questo non arriva mai.
Bellissima la scena della lacrima in tal senso.
Belli gli incubi della ragazza, bella la storia delle regole da seguire, bella la faccenda del bambolotto che sostituisce il bambino morto a soli 8 anni. 
C'è poco da dire, The Boy funziona. 
Inquieta, ti pone mille domande e tante risposte, ha anche una certa componente umana insospettabile.
Pieno di errori (veramente pacchiano quello di lui che non entra in casa la sera che lei è rinchiusa in soffitta quando TUTTE le altre volte entra da solo, avendo la chiave), personaggi e scene minori (tutte quelle riguardanti l'ex di lei) e con un colpo di scena finale che è sì molto riuscito ma che apre notevoli falle in sceneggiatura (potevano almeno mostrarci passaggi sui muri che dimostrassero come lui, in pochi istanti, faceva le cose che fa).
Tutto quello che volete ma alla fine il risultato finale, l'atmosfera che crea e la storia che racconta sono ben al di sopra delle magagne che presenta.
E, a posteriori, diventa molto interessante ripensare a come i due anziani genitori "sapessero" tutto, come accudissero quel bambolotto sapendo che il loro vero figlio li guardava e ascoltava dietro i muri. Suggestivo ed inquietante.
Insomma, al netto del già visto e delle ingenuità, un horroretto veramente ben fatto

7

29.11.16

Recensione: "Under the Shadow"

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Un bellissimo thriller psicologico iraniano.
Dopo "A Girl walks home alone in the night" la conferma di un cinema che, anche fuori Fahradi, può dar molto.
Una delle pellicole con più possibili letture, interpretazioni e suggestioni viste ultimamente.
Per chi ama le opere d'atmosfera e che aiutano a pensare.

La rece è piena di interpretazioni e letture personali.
Siete tranquilli solo fino alla prima immagine.
Invito a vedere prima il film


E così, dopo lo splendido "A Girl walks home alone in the night", ecco che dalla Persia arriva un altro gran bel film che riesce, in qualche maniera, a trovare una sua strada originale nel mare magnum dei copia incolla dell'horror.
Che in realtà nemmeno di horror dovremmo parlare visto che Under the Shadow è quasi per tutta la sua interezza un thriller psicologico più vicino ad un "semplice" drammatico che ad un film del terrore.
Quello che fa di questo film una visione quasi obbligatoria è l'incredibile quantità di letture che possiamo dargli.
Raramente, infatti, troverete film con così tante metafore, simboli e possibili interpretazioni.
Chi ama i film che portano a pensare, quelli in cui lo spettatore è quasi costretto a crearsi domande e cercare risposte, avrà tra le mani veramente una chicca.
Siamo in Iran, in piena guerra coi cugini dell'Iraq.
Shideh è una giovane donna che vorrebbe riprendere i suoi studi di Medicina. Essendo stata però un'attivista politica negli anni precedenti nella parte "sbagliata" le è proibito di farlo.
Insoddisfatta e frustrata non le rimane che stare a casa a badare alla sua bambina, Dorsa, e portare avanti un difficile rapporto con il marito, lui sì medico affermato, e per questo visto dalla ragazza come esempio di quello che a lei non hanno permesso di diventare.

25.11.16

L' Apoteosi del Brutto: ovvero dove dico la mia su quello che è veramente orrendo nel cinema e il post in cui, finalmente, riunisco tutti i peggiori Abomini visti in questi anni

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Ci sono almeno 3 modi di parlare del BRUTTO al cinema.

1 Ci sono i troll o quelle persone che hanno assoluto bisogno di farsi notare, uscire dall'anonimato virtuale, dimostrare che loro possono permettersi di dire tutto.
Quelli che ti dicono che "La Grande Bellezza (o Melancholia, o Interstellar o...) è UNO DEI FILM PIU' BRUTTI VISTI IN VITA MIA, quelli che ti dicono che un filmone che odiano "E' UNA CAGATA PAZZESCA" .
Queste persone, a meno che non abbiano 11 anni, sono veramente disastrose ma, per me, divertentissime.
Ovviamente sono inutili, impossibile prenderle sul serio, nel momento in cui aprono bocca o danno un giudizio piombano immediatamente nel ridicolo

2 Ci sono le persone che effettivamente vedono brutti film, altro che quelli sopra. Che so, un thriller mediocre, un horror niente di che, un drammatico insoddisfacente.
E anche qui piombano sull'etere con i loro "HO VISTO UN FILM BRUTTISSIMO!" "MAI VISTA UNA COSA COSI' BRUTTA!" e via dicendo. Ecco, ovviamente quello che dicono non è vero, ci sono milioni di film peggiori dei loro ma, almeno, sono abbastanza in buona fede. E i film oggettivamente bruttini

3 Ci sono poi quelli che vedono veramente boiate, pensiamo ai film di Moccia o i cinepanettoni.
Ecco, anche loro sono ben lontani dall'Abominio Maximo ma ogni frase che abbinano a questi film, anche le più catastrofiche, sono assolutamente accettabili

E poi ci siamo NOI, quelli che veramente hanno visto il Ground Zero del cinema, quelli che veramente hanno visto film invedibili, quelli che mentre li guardano capiscono che riprendersi mentre si caca sarebbe opera filmica migliore.

Ecco, i veri film orribili sono questi qua.
Tutto il resto sono 3,4,5,6,10 gradini sopra.

Ho creato due anni fa la pagina Gli Abomini di serie Z
Ce n'erano solo 6.
Allora sono andato a rileggermi i titoli di tutti i 1000 film recensiti e, finalmente, ho riunito per voi TUTTI gli abomini che ho recensito in questi 7 anni e mezzo.
Troverete ricette al posto di recensioni, poesie, recensione fatte live durante il film, trascrizioni di conversazioni telefoniche col regista, recensioni divertite ed altre scandalizzate.
Ma una cosa è sicura, questi film sono orribili, ne vedete anche solo uno e il vostro metro di giudizio sul brutto cambierà per sempre

Purtroppo alcuni sono quasi impossibili da trovare, meglio per voi

ecco la lista

il titolo rimanda alla recensione

in ogni caso qua sopra c'è sempre la pagina quando ne avete bisogno

oppure cliccate qua

N°1  SMILE

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N°2  IL BOSCO 1

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N°11:  IN THE MARKET

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N°12:  THE BOARDING HOUSE

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N°13:  THE PARK

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N°14:  KOMODO

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N°15:  STITCHES - PUNTI DI SUTURA

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N°16:  ASYLUM (2007)

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N°17:  ALONE IN THE DARK

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N°18:  SUPERMARKET HORROR



N°19:  SHARKTOPUS

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N°20: THE MASSACRE

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N°23: PARENTESI TONDE

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N°24: SHARKNADO

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N°25: BIRDEMIC

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24.11.16

Recensione "I Goonies" - Yesterday, i film del (mio) passato - 11 -

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Trovate tutti gli altri film di questa rubrica nella pagina Yesterday, qua sopra

1985 I Goonies

Ma che cosa sarà accaduto a metà degli anni 80 per cui in un solo anno sono usciti i 3 film generazionali più belli ed importanti non solo di quella decade ma, probabilmente, degli ultimi 30 anni?
Questa è una specie di mia trilogia (ma chissà di quanti altri...), questi sono i 3 film che meglio hanno raccontato il nostro essere bambini ed adolescenti in quell'epoca, queste sono tre opere in qualche modo indimenticabili.
Ci hanno raccontato sognanti, coraggiosi, impauriti, goffi, soli, fantasiosi, inibiti, frustrati, felici, pazzi.

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Ci hanno descritto magnificamente. 
La generazione ancora legata al sapersi divertire con poco, quella ancora piena di spirito d'avventura ma al tempo stesso vicina all'epoca delle solitudini e del sentirsi inadeguati (specie Stand by me e Breakfast Club hanno dentro tantissimi malesseri e solitudini).
La generazione che ancora vedeva il rapporto con l'altro sesso come qualcosa di gigantesco, una montagna da scalare (il bacio dei Goonies) o qualcosa che inibiva anche solo a parlarne (Breakfast Club).

23.11.16

Banda Bassotti - La Brigata Internazionale (il documentario e l'intervista di Emmegì)


Dopo 1166 post per la prima volta ne Il Buio in Sala ne vedrete uno di un certo impegno sociale e politico.
Ovviamente non è mio.
Io sono veramente un analfabeta in questo campo.
Non so nemmeno, true story, di cosa tratti realmente il referendum prossimo.
Però questo post mi è stato chiesto da un amico, Emmegì, che stimo molto.
E, ovviamente -altrimenti anche l'amicizia non sarebbe bastata- il post presenta un "film".
Ed è il documentario che racconta la storia, appassionata, militante e travagliata di una band musicale che è molto di più che una semplice band musicale, la Banda Bassotti.
Una storia che è bello leggere (e vedere)
Mauro (Emmegì) ha intervistato il regista
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Una famiglia larga un pianeta.
Una famiglia che se sei con loro, mangi e dormi in ogni dove. E suoni, pure.
Una famiglia che per aiutare un fratello, si becca le pallottole.
Una famiglia orgogliosamente internazionalista.

Una famiglia, anzi una Banda, comunista.

Sigaro, Picchio, David e Pasquale negli anni ’80, fanno i manovali nei cantieri di Roma. La pausa pranzo è una tribuna politica, un giorno leggono su Il Manifesto: “si formano brigate del lavoro per il Nicaragua”.

Laggiù, il Fronte Sandinista combatte contro la dittatura, c’è la guerra e la guerra distrugge. Così i quattro manovali partono con pala e piccone perché la libertà si può costruire.

Di ritorno a Roma i manovali continuano a fare i manovali, tirano su palchi per i concerti dopo i cortei, è il modo di contribuire alla causa.

Un giorno, i Clash, gli Specials e ritmi latini nel cervello, i manovali salgono sul palco. Così nasce Banda Bassotti.

In quegli anni in Inghilterra c’è la musica della working class.

In Italia c’è la classe operaia che fa Ska–Punk-Oi!

In trent’anni la Banda viaggia dal Giappone al Sud America per sostenere le lotte di 
liberazione e di indipendenza. 

In valigia si accumulano i colori di tante bandiere diverse, ma c’e un simbolo che non manca mai: la falce e martello.



A raccontare questa storia, il 23 ottobre scorso è uscito su Vimeo il documentario Banda Bassotti – La Brigata Internazionale.

Un film musicale e politico che parla a tutti perché, tra tutto il popò di roba che racconta, sa mettere a fuoco una realtà di tutti noi, ovvero la condivisione di valori, passioni ed emozioni: la si chiami banda, fratellanza, comunità, non cambia granchè.

21.11.16

Recensione "Animali Notturni"

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AL CINEMA (35)

Dopo A Single Man, l'opera seconda di Tom Ford, se possibile, è ancora più bella.
Un montaggio pazzesco, una scrittura formidabile.
Un film nel film per un esperimento che unisce cinema, cinema che che parla di cinema e letteratura.
Un uomo ritenuto troppo debole scrive un libro per sublimare un dolore e una mancanza.
Ma anche per dimostrare che quella debolezza può trasformarsi in una forza creativa distruttrice.


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"Animale notturno" la chiamava.
"Animali notturni" intitola il suo libro.
E glielo manda, in bozza.
Non bastasse c'è un "Per Susan" che campeggia nella pagina delle dediche, evidente e solitario.
Quel libro è scritto per lei, non ci sono dubbi.
Già, ma fino a che punto è scritto per lei?
Tom Ford dopo il grande esordio con A Single Man torna dopo 7 anni e, se possibile, fa ancora di meglio.
Scrive e dirige un thriller dall'impalcatura complessissima che gioca su tre piani diversi, due temporali -l'oggi e lo ieri- e uno per certi versi laterale, parallelo, quello letterario.
E riesce a montare e tenere assieme questi 3 piani in modo sublime con una colla che non è soltanto quella del saper scrivere una grande sceneggiatura ma anche un'altra, in questo caso ben più importante, che è quella dell'emozione.
Ciò che sembra infatti legare Susan sia ai flash back della sua storia con Edward che al "film nel film" che lei immagina leggendo il manoscritto, è infatti qualcosa di profondamente psicologico. 

19.11.16

Recensione: "Kumiko - The treasure hunter"

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Kumiko è una cercatrice di tesori.
La vediamo in spiaggia cercarne uno.
Trova una caverna, Kumiko vi entra dentro.
Sotto la sabbia, incredibilmente, il tesoro c'è davvero, ed è una VHS.
Kumiko torna a casa e la inserisce nel videoregistratore.
Il film è Fargo, dei Coen. 
Kumiko vede che uno dei protagonisti sotterra nella neve una valigetta piena di soldi, ce lo ricordiamo tutti.
E Fargo, se vi ricordate anche questo, comincia con un'avvertenza, i fatti che vedremo sono realmente accaduti.
Kumiko ci crede, quella valigetta deve essere là.
Del resto, la stessa videocassetta del film l'ha trovata a in un tesoro.
E se non porta ad un altro tesoro che tesoro è?
Kumiko parte, dal Giappone, per il Minnesota.