25.3.17

Recensione Moonrise Kingdom

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Mentre me ne stavo a vedere l'ennesimo Wes Anderson in cui, più ne ammiravo l'estetica, più sentivo che le emozioni non arrivavano, ecco che, finalmente, in Moonrise Kingdom trovo la sequenza che rappresenta quello che è per me tutto il cinema di questo regista. E del rapporto che ho io con lui.


Moonrise Kingdom è la prova definitiva di quanto io possa stimare, ammirare e farmi gli occhi belli con Wes Anderson ma no, amarlo no.
E mentre guardavo il film, mentre mi rendevo conto che stavo provando tutte le stesse identiche sensazioni che provo coi suoi film, mentre me ne stavo lì a vedere quelle straordinarie composizioni di scene, quei colori incredibili, quelle location e tutto quello che fa di Moonrise Kingdom l'ennesima perla fotografica wesandersoniana, mentre mi struggevo di avere davanti tutto sto popò de roba senza che il cuore facesse click, mentre ripensavo a quella frase un pò forte che scrissi sul cinema di Wes

" film di Wes Anderson, i suoi personaggi, sono come una magnifica scatola colorata che, quando la apri, dentro non c'è nulla o comunque niente che fa pendant con la scatola, semmai un topo morto con un papillon rosa."

 mentre me ne stavo lì a dire "No, basta, farai la solita recensione identica su Anderson", mentre mentre mentre penso tutto questo arriva una scena.
E sta scena per me è la metafora perfetta del cinema di questo regista.
Anzi, la metafora perfetta del rapporto che ho io con il cinema di questo regista.
Ma mica ve la dico subito eh, che forse è l'unica parte interessante della rece, lasciamola a dopo.

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Perchè Moonrise Kingdom è anche tante cose belle.
Come detto la composizione dell'inquadratura di Anderson è, come sempre, impressionante.
Ma più che i suoi celeberrimi campi medi col protagonista centrato, io ho trovato due campi lunghi straordinari.
Uno su tutti quello del campo di grano dell'incontro tra i due ragazzi.
Ragazza, diciamo bambini va.

20.3.17

Recensione: "Dear Zachary"

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Visto ieri per una serie incredibile di coincidenze Dear Zachary è un documentario a tratti di devastante dolore.
In realtà questo doc è un atto d'amore verso un uomo ucciso e amato da tutti.
Ma non solo verso di lui.
La conferma, se ce n'è una, che l'Uomo è l'essere vivente capace di tutto, dai gesti più inumani ai comportamenti e alle reazioni più meravigliose.

dopo ogni foto spoiler più grandi

film disponibile nel Guardaroba

Ieri sera un lettore mi consiglia questo film praticamente sconosciuto.
Senza sapere che solo poche ore prima questo film mi era stato mandato da vedere.
Non so quante probabilità ci possano essere in tal senso, un film che nessuno conosce e che, nello stesso giorno, una persona ti manda e una ti consiglia.
E io che di solito rimando e rimando le visioni stavolta l'ho visto come un segno.
Ma non finisce qui.
Finisco di vedere il film e mi accorgo che è il 19 Marzo, Festa del Papà. Mi viene un brivido perchè probabilmente in 1200 film recensiti nessuno più di Dear Zachary è adatto a questa giornata.
Tre coincidenze pazzesche, roba da uno su un milione.
Dear Zachary è un documentario che racconta una vicenda pazzesca, terribile, a tratti devastante.
E' la storia di Andrew Bagby, un ragazzo di 28 anni ucciso a sangue freddo dalla sua ex compagna.
Un ragazzo amato da ogni singola persona lo avesse incontrato in vita, amici, parenti, colleghi.

18.3.17

Recensione: "Fuga"

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Il primo film, quasi sconosciuto, di quel grandissimo regista che è Larrain.
E tutto fuorchè un'opera prima sembra questo Fuga, opera dura, ossessiva, sofferta, sulla storia di un musicista e del suo componimento maledetto, un componimento nato da un terribile fatto di sangue nel suo passato.
Musica che è vita e morte, riparo e dannazione.
Sì, Larrain era già grande.

presenti spoiler

"Voglio dirigere un concerto per pianoforte e orchestra"
Questa la prima frase della prima inquadratura del primo film in carriera di Pablo Larrain.
Nemmeno un secondo nel mondo del cinema e c'è questa frase.
"Voglio dirigere un concerto per pianoforte e orchestra"
A pronunciarla è un nemmeno trentenne musicista.
Ecco, mi piace pensare che questa prima frase di questa prima inquadratura di questo primo film di Larrain -detta poi da un personaggio praticamente coetaneo del regista (all'epoca aveva 28 anni) - sia il manifesto dello stesso regista, il suo immediato presentarsi, il suo comunicarci intenti ed ambizioni.
Quel musicista giovanissimo è il regista che ha già in testa la grandezza di quello che potrà fare.
E, proseguendo la metafora, dobbiamo dire che sì, che il talento nella musica di Eliseo Montalban è pari a quello nel cinema del suo "pigmalione" (passatemelo) ed alter ego Pablo Larrain.
A 28 anni sapeva già quanto grande poteva diventare.

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E ci regala un film che non è un'opera prima, che non è acerbo, che non è sperimentale, che non è un gioco d'esordio.
No, è la prima sinfonia di un direttore d'orchestra che vuole tutto.
E può tutto.

15.3.17

Recensione: "Train to Busan"

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Probabilmente una delle meglio cose in genere zombie viste in questi anni.
Ma quello che rende grande Train to Busan (film tremendamente ripetitivo a volte) è da cercare altrove.
E quell'altrove è un rapporto padre-figlia raccontato in maniera straordinaria.
Fino ad un finale struggente, da pelle d'oca

presenti spoiler dopo terza immagine

Non ho mai visto un solo episodio di The Walking Dead.
Già con le serie non ce la faccio, figuriamoci quelle così lunghe.
Ho sentito parlarne benissimo e malissimo.
Ma poco importa.
Questa piccolissima prefazione per dire che nel sottogenere zombie Train to Busan è per me, senza ombra di dubbio, una delle meglio cose che grande schermo e piccolo schermo ci hanno dato nell'ultimo decennio.
Se proprio devo sparare un nome al primo posto probabilmente citerei Dead Set.
Resta il fatto che questo sottogenere di capolavori non ne porta ormai più. 
E, a mio parere, non lo è nemmeno questo Train to Busan, film osannatissimo da tanti "colleghi" (mi è parso).
Li capisco eh, il film è davvero bello ed emozionalmente è quasi una perla.

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Il suo problema sta nel fatto di essere talmente ben realizzato, talmente adrenalinico, talmente perfetto nel tratteggiare i rapporti che c'è il rischio di non "accorgersi" di un aspetto quasi inquietante.
Il film è la ripetizione quasi ad libitum di una stessa scena.
Ora capisco farla una volta, capisco due, capisco tre, ma qui stiamo parlando di almeno una decina di sequenze una uguale all'altra.
Mi riferisco ovviamente alle corse in treno per scappare dagli zombie e alle porte chiuse in faccia a questi.
Credo che almeno un'ora e venti delle quasi due di durata raccontino questo, tanto che potremmo montare il film anche in maniera completamente diversa senza quasi accorgercene.

14.3.17

Recensione: "Kong: Skull Island"

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Dovuto vedere "per forza" alla fine mi sono ritrovato davanti un gran bel film d'avventura, anche più curato di quanto il genere richiederebbe.
Cast impressionante, bella fotografia, grandissimi effetti visivi per un film che dopo la sua metà diventa, per mio gusto, troppo di genere e schematico.
Ma il cinema è anche questo a volte, ben venga.

Son piccolo, credo 8,9 anni.
Vado a qualche famoso parco-giochi del "Nord", quasi di sicuro Mirabilandia.
Era un'occasione irripetibile, dicevano.
Sì, perchè c'era King Kong.
Quello vero, quello Hollywoodiano.
Arrivamo in questa stanza enorme, quasi un hangar, e lo scimmione è là, gigantesco, steso.
Ci vogliono minuti per percorrere tutto il suo perimetro.
Non ho mai saputo se quello fosse veramente il vero King Kong (ma chi avrebbe mai costruito un falso King Kong lungo, che so, 100 metri?), se, come poi si vede nei suoi film, l'avessero portato in Italia dentro una nave o un jumbo, ma di sicuro, passati trent'anni, ancora mi ricordo la cosa.
Ecco, quel bambino che perimetrava lo scimmione e si fermò a guardarlo negli occhi -occhi più grandi del bambino stesso- rimane l'unico mio ricordo di King.

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Sì perchè il film originale non l'ho visto, quello di fine anni 70 credo di sì ma ricordo cazzi, quello di Jackson me pare de no.
Quindi anche se sono dovuto andare al cinema "costretto" (domani scadono i punti Uci, e io in due anni avevo accumulato punti solo per due film...) in qualche modo ero lo spettatore perfetto per questo film.

11.3.17

Cinema e Musica, recensioni "Vase da Noces" - "Control" - "Extra Action and Extra Hardore" - Scritti da Voi (102) - Alex Cavani

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Oh, finalmente dopo 7 anni e mezzo in questo blog si parla un pò di musica...
Io, da capra quale sono una volta su dieci cito le colonne sonore.
E allora mi viene in soccorso Alex Cavani, un giovane lettore del blog musicista e studente.
Lo so, studia a Bologna, il che lascia sempre un pò di perplessità ;)
A parte gli scherzi, gran bel pezzo, molto ben scritto e competente.
22 anni eh, ma con già più di un decennio di musica alle spalle.
Prima si presenta, poi i film.


Mi chiamo Alex Cavani, sono un ragazzo di 22 anni della provincia di Modena; studio Lettere moderne a Bologna, suono la chitarra e studio musica da quando avevo sei anni.
Faccio parte di una band da anni che si chiama "Le Piccole Morti", con cui ho pubblicato due dischi (sotto un altro monicker però) e ho pubblicato un demo solista quando avevo 13 anni.
Faccio parte anche di un'ensemble di musica e canto a cappella, Ekos Vocal Ensemble, con cui quest'anno festeggeremo il decennale.
Mi sono appassionato al cinema in realtà pochi anni fa, una passione che è nata soprattutto dalla ricerca di un cinema "estremo", da ogni punto di vista, infatti ho conosciuto il blog proprio cercando una recensione di "Gummo" :)  (che non c'è... N.D.R)
E quindi mi piace e mi è sempre piaciuto guardare i film facendo attenzione alla musica, specialmente quando questa non è una semplice soundtrack formata da canzoni o brani (orchestrali o sinfonici che siano), ma quando diventa anch'essa qualcosa di più interessante da analizzare. 
Tutto qui insomma :)
Ho sempre voluto scrivere qualcosa a riguardo e anche se non ho mai commentato con frequenza sul blog, l'atmosfera di amicizia e scambio che si respira tra le vostre pagine mi ha sempre fatto trovare bene e quindi questa volta ci ho provato :)

VASE DA NOCES (1974) - Thierry Zèno

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Conosciuto anche come "The Pig Fucking Movie" dagli amanti del cinema weird (ma il titolo originale è di dubbia traduzione: tra "fango delle nozze" e "vaso da notte"), il film narra le vicende e le relazioni di un uomo, Dominique Garny, unico protagonista umano, e degli animali che lo circondano, il tutto ambientato in una fattoria fatiscente nelle campagne belghe.
L'uomo, affetto da problemi mentali, vive in simbiosi totale con i suoi animali, e compie ogni sorta di azione malsana a cui forse sarebbe difficile anche solo pensare, verso se stesso e verso di loro, fino allo snodo della trama (sempre che si possa trovare una reale trama), cioè l'innamoramento verso la sua scrofa e la volontà di "creare una famiglia" con lei.

10.3.17

Recensione: "Europa Report"

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Un fantascienza quasi unico.
Ibrido tra mockumentary e tecnica di telecamere a circuito chiuso Europa Report racconta della missione di sei astronauti, la missione che porterà l'Uomo verso distanze mai raggiunte, verso un satellite di Giove dove potrebbe esserci vita.
Ansiogeno, benissimo costruito, forse un filo troppo scientifico e tecnico, Europa Report ha il merito della sobrietà, della scelta del non mostrare, della vera e propria ancestrale paura dell'ignoto

qualche spoiler dopo immagine decollo, pesanti invece dopo ultima immagine

E' il 2000.
Il sottomarino russo Kursk affonda nel mare.
Dentro ci sono più di 100 persone.
Impossibile comunicare con loro.
Il mondo sta con il fiato sospeso per giorni e giorni, non si capisce come sia possibile che quel sottomarino non venga soccorso. 
Arriveranno tardi, tutti morti.
Io ho 23 anni e ricordo che scrivo un racconto, chiamato proprio Kursk, in cui mi immaginavo gli ultimi giorni passati dall'equipaggio chiuso in quella trappola mortale. Dall'iniziale calma alla pazzia finale.
Ecco, ieri la vicenda raccontata in questo davvero bello Europa Report, ovvero la storia di sei astronauti persi nello spazio e con cui si sono persi tutti i contatti, mi ha ricordato tantissimo la vicenda del Kursk.
Cambiano solo le altezze, lo spazio profondo e il mare profondo.

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Eh, proprio di "profondità di altezza" bisogna parlare perchè la missione Europa è quella che si spingerà più lontana di tutte nella nostra storia.
Verso, appunto, Europa, nientepopodimeno che un satellite di Giove.
Si è scoperto che sotto il ghiaccio di cui è ricoperto potrebbe esserci dell'acqua.
E acqua, lo si sa, è sinonimo di possibilità di vita.
Europa Report è un mockumentary un pò sui generis.
Già una volta avevo affrontato la questione sulla differenza tra mockumentary e found footage.

8.3.17

Nasce "Il Guardaroba de Il Buio in sala", la costola (su facebook) del blog per poter vedere facilmente i film difficilmente reperibili

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Da almeno un annetto capitava che io "spacciassi" su facebook i link dei film che recensisco qua.
Quelli più difficili da trovare, spesso i film più belli.
Ieri m'è venuto in mente (perchè tanto già il blog e facebook me portano via il 70% del tempo, dovevo fa 90) di creare un posto organizzato, un gruppo, dove poter mettere questi link.
In nemmeno 24 ore più di 100 persone hanno chiesto di entrare dentro.
Cos'è Il Guardaroba de Il Buio in Sala?
E' un gruppo facebook aperto a tutti (ma "chiuso" come impostazione, nel senso che non sei membro non vedi i post) dove a cadenza settimanale (credo) metterò i link di film difficilmente reperibili.
Tanti li ho già recensiti, tanti spero di vederli e recensirli.
Invece che scervellarmi a scrivere tanto vi copio incollo i due post che ho messo nel gruppo.

Il Link è questo

Il Guardaroba de I Buio In Sala

Buongiorno a tutti, sono Giuseppe Armellini de Il Buio in Sala.

Qualcuno mi conosce personalmente, altri per il blog, altri ancora, i più fortunati, per niente.
Siccome ogni volta che in questi anni avevo dei link per bei film non distribuiti avete risposto molto positivamente, ho pensato di creare questo gruppo dove organizzare la cosa.
Ovvero un gruppo ESCLUSIVAMENTE di link di film difficili da reperire.
Alcuni li abbiamo nel nostro pc, altri magari li troviamo in qualche altro gruppo fb di film irreperibili, altri ancora sono proprio delle chicche trovate da ricerche personali (non mie, io sono una capra).
Magari nel tempo mi verranno in mente cose nuove ma per ora le regoline sono queste


1 Metteremo MASSIMO un film a settimana, non più
2 Il film sarà un link we transfer. Praticamente voi dovrete solo scaricare il film, a prova di analfabeti informatici come me
3 Essendo we trasnfer i link SARANNO A TEMPO, una settimana. Metterò la data di expire nel post ben evidente. Questo però non vuol dire che scaduto il tempo non potete chiedere il film, ve lo rimando io personalmente semmai
4 per adesso ho pensato di fare un gruppo organizzato solo per i link. Questo vuol dire che voi non potrete pubblicare nulla, per quello ci sono già tanti altri gruppi o pagine. Io poi ho il blog. Questo non significa che nei commenti non potete scrivere, anzi, sarebbe bellissimo instaurare discussioni. Io, e chi mi conosce lo sa, seguirò tutto col massimo impegno possibile
5 I film probabilmente potrebbero anche venire da altri gruppi, penso ad esempio CineSuggestion. Questo è un luogo dove organizzare e far vedere quelli che ci sono piaciuti a noi, da dove provengano non è importante, siamo tutti sulla stessa barca
6 Potete invitare chi volete!
7 Potete richiedere qualsiasi film, proveremo a trovarlo. Anche se è molto probabile che prima di metterlo qua io li vedrò, mi piace far vedere e parlare di cose che conosco
8 Per questo motivo molto spesso affiancherò ai link le mie recensioni. Anche se sarebbe sempre meglio leggerle dopo
9 Qualsiasi idea è ben accetta ;)
2

100 iscritti in nemmeno 20 ore. E io che pensavo che 30/35 sarebbero stati abbastanza...
Questo è l'ultimo post scritto che voglio fare prima di iniziare a mettere film e, di conseguenza, "chiudere" il gruppo (ma iscriversi sarà sempre possibile)
Volevo dire due cose sui film che metteremo perchè si sono già create delle incomprensioni.
L'unica caratteristica comune che avranno i film è di non esser stati distribuiti (o magari sì, ma poi sono scomparsi) e di non poter essere trovati facilmente in streaming.

Per il resto qua ci potranno essere TUTTI i film possibili.

Insomma, non è un gruppo di fighetti o alternativi che metterà film impossibili, anti narrativi, super ricercati.

Non siamo Francesco Cazzin insomma, con tutto il rispetto che posso avere per lui (e riguardo le sue conoscenze ne ho moltissimo, come si pone zero).
Magari ne capiteranno anche di film-non film estremi, ma come possono capitarne di qualsiasi tipo.

Altra cosa. Questo gruppo non vuole essere esclusivo, siamo semplicemente un gruppo di appassionati che vuol far vedere film meritevoli e che la gente comune (ossia quelli non malati e ricercatori di download) di solito non vede.

Indi per cui può darsi che alcuni film li prenderemo da siti specializzati nel dare questo servizio. Non c'è niente di male. Quindi non mi dite "Eh, ma questo un mese fa era su CineSuggestion". Proprio perchè era là e meritevole magari lo abbiamo portato qua. Noi non siamo un sito che dà un servizio, solo un gruppo di amici che raccoglie cose.
E le raccoglie da ricerche personali, da altri siti o da dove volete.

Dobbiamo tutti lavorare per la medesima cosa, far vedere bel cinema. Non è una guerra a chi ha il film più introvabile, siamo tutti dalla stessa parte.

Poi capiteranno film che abbiamo solo noi (perchè ho messo 3 amministratori fenomenali per alcune ricerche e assemblaggi) ma con la stessa probabilità per cui ne metteremo altri che conoscete già in parecchi.
Se siete ricercatori di download seriali e siete iscritti a 1000 gruppi di questo tipo probabilmente qui troverete un film buono ogni 10.
Ma se siete solo amanti del cinema e non ricercatori magari ne conoscerete pochissimi invece.

Altra cosa. Questo spazio è una costola del blog (dopo la costola "fisica", quella del raduno di settembre, ho provato a fare questa virtuale) quindi capiteranno molti film che io ho amato, che chi legge il blog ha visto e di cui, magari, io avevo già "spacciato" il link qua su facebook.
Però questo spazio servirà come archivio, quindi li riproporrò. Tanto qualcuno che non li conosce ci sarà sempre.
Come detto i film saranno a tempo, una settimana. Ma se passata la settimana finite nel post di un film interessante me lo richiedete senza problemi. Io lo ricarico e aggiorno la nuova data di expire. E magari lo comunico a tutti, almeno altri possono recuperare.
Tutto qui. Scrivete scrivete, chiedete film, dialogate, fate diventare questo spazio una cosa virtuosa. Ho deciso di non far pubblicare post ai membri (a malincuore) perchè altrimenti sarebbe diventata una cosa selvaggia e i film si perdevano in mezzo a mille altre cose.
Ma potete scrivere e commentare ovunque anche se non potete fare post.
Ci tenevo a dire tutto questo per prevenire alcune critiche che non avrebbero senso.

W tutti i film, w tutti i siti o gruppi che aiutano a farli conoscere (ma abbasso quelli che fanno vedere roba nuova e distribuita perchè, sopra tutto, w la sala).

un abbraccio


Insomma, vi aspetto ;)

6.3.17

I Corti de Il Buio in Sala (17): Una casuale selezione

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Dopo parecchi mesi torna l'appuntamento con i cortometraggi. 
A differenza di tutte le altre volte stavolta non ci sarà nè un genere unico, nè un tema nè una "monografia".
Semplicemente una rassegna di alcuni corti che questi mesi avevo salvato, la maggior parte consigliatimi.
Oggi li ho visti la metà (l'altra forse domani)

-PER VEDERE I CORTI CLICCARE SUL TITOLO-



Korea, 11 minuti (solo con sub inglese, molto facili peraltro)
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Inquietante e misterioso corto coreano sull'assoluta necessità di apparire ed essere "come gli altri".
Siamo ad un punto estremo della disumanizzazione, talmente estremo che anche gli ultimi esemplari "umani" bramano di diventare altro.
Attenzione, trame molto diverse ma particolarissime analogie con l'Anomalisa di Kaufman


England, 5 minuti (è in  inglese ma tranquilli, è praticamente muto)
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In un certo qual modo anche questo su una mutazione.
Trama quasi inesistente, durata brevissima, Eel Girl è un corto prettamente visivo e d'atmosfera.
La stanza laida e melmosa dove sta lei è magnifica.
Meglio innamorarsi di qualcun altro...
Anche questo mi ha richiamato un film, il norvegese Thale


Usa, 6 minuti
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La Pixar porca puttana.
La Pixar, che altro aggiungere?
Ah sì, la musica di Santaolalla


Italia, 6 minuti
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Il ritorno dell' "amico" Federico Zampaglione è con un corto.
Davvero ben fatto per regia e location, la stessa di The Chernobyl Diaries.
Perfetto equilibrio tra storia, horror e componente emotiva.
Che buffo, terzo corto su quattro in cui ci sono malformazioni fisiche


Germania, 8 minuti
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Impressionante collage animato che con malinconia e sarcasmo ci offre un assurdo viaggio in 47 scenette.
Una volpe che si spara davanti al mistero dell'Universo è il prologo per un cortometraggio che parla di tutto facendo finta di non parlar di niente.
Un' inventiva folle, visionario, concettuale.
Somiglia un pò all'Anderson del Piccione.
Del resto anche lì, come qua, c'era un animale che rifletteva sull'esistenza


Italia, 8 minuti

Riccardo Simoncini ha 18 anni, è un lettore del blog e un ragazzo che, seppur giovanissimo, ha una passione grande così per il cinema e per l'immagine.
Fa di tutto, scrive (ha recensito qua l'ultima mostra di Venezia), fa fotografie e realizza i suoi primi corti.
E qua dimostra già un grande occhio per l'inquadratura e, quel che è più importante, il bisogno di dire qualcosa.
Non è facile a 18 anni scrivere e pensare cose del genere, c'è personalità e coraggio.
Tra Alps ed Her la storia di un ragazzo che, probabilmente per un grande senso di colpa (l'incipit), si ritrova in una profonda depressione e crisi di identità.
Non gli resta che interpretare la vita degli altri per sentirsi nuovamente vivo.
Ma è una vita comunque priva di qualsiasi slancio vitale, solo un nuovo ruolo in un mondo di burattini e burattinai.


3.3.17

Recensione: "Calvario"

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E' domenica.
Qualcuno in confessionale promette a Padre James che la domenica successiva lo ucciderà.
Senza che abbia nessuna colpa, se non quella di rappresentare una categoria, i preti, che a quella persona hanno rovinato la vita.
Calvario è il racconto della settimana passata da un prete in mezzo ad una comunità piccola, isolata e perversa.
Una settimana passata aspettando un appuntamento.
Con un magnifico Gleeson e un rapporto padre-figlia di struggente verità.

presenti spoiler (ma ho comunque cercato di starci attento) dopo l'ultima immagine

Chissà che ha pensato Padre James quando ha visto quella bara che stavano per imbarcare nel suo aereo.
Chissà quali riflessioni sulla vita e sulla morte, su quello che sarebbe meglio fare e su quello che, invece, è giusto fare.
Chissà se quella bara che nascondeva il giovane corpo di un ragazzo innamorato morto d'improvviso e innocente non gli abbia fatto pensare che, forse, il suo ruolo è quello di affrontarla la morte, di non averne paura.
Perchè paura di morire Padre James ne ha, qualcuno appena 5 giorni prima gli ha promesso, in un folgorante incipit, che lo ucciderà domenica mattina prossima.
E lo ucciderà solo perchè è un prete, anche se un prete buono che non ha fatto male a nessuno.
Un prete che dovrà diventare capro espiatorio di un'infanzia di abusi terribili.

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Calvario è un film facile da vedere ma dallo svolgimento strano, non canonico.
C'è la sensazione che dietro alla sua maschera di film abbastanza "easy" nasconda invece un'anima e delle riflessioni profondissime. Non fa niente per spiritualizzarsi, per ergersi, per fare la voce grossa in senso autoriale.

28.2.17

Recensione: "Jackie"

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La storia di Jacqueline Kennedy circoscritta ai pochi giorni seguenti l'attentato di J.F.K.
Grande cinema, a tratti faticoso, ma capace di far riflettere sul potere, sulla perdita di esso, sulla solitudine, sulla storia personale e su quella che poi conosceranno tutti.
E per fare tutto questo Larrain non si serve di un'attrice.
Preferisce una Dea.

Chi mi conosce sa quanto io non sappia nulla di politica.
E pochissimo di Storia.
Capirete che con questi presupposti andarsi a vedere Jackie, così, sapendo 2,3 cose in croce su J.F.K e di Jacqueline, non fosse sicuramente l'approccio migliore possibile.
Poi, lo sapete, io guardo un film senza prendere informazioni nè prima nè dopo (o almeno non prima di scriverne), quindi nemmeno un tuffo su Wikipedia mi avrebbe potuto aiutare.
Quindi se qualcuno commenterà questa povera recensione buttandola su giudizi politici sappia che ha sbagliato strada. Anche se, tali giudizi, possono essere per me l'occasione di saperne di più ed imparare.
Eppure ci sono stati più motivi che mi hanno portato a questa scelta.
- La Portman.
- Larrain.
- Un trailer lirico (non li vedo mai ma questo, per fortuna, m'era capitato sott'occhio).
- Il fatto che il film non fosse un biografico (che mal sopporto) ma il racconto di una sola vicenda e di pochi giorni.
- Il dovere vedermi 4 film gratis entro il 15 Marzo.

Quindi, decidendo appena mezz'ora prima, sono andato.
E mi sono visto Jackie con un'ottica puramente cinematografica ed umana, come fosse una storia nuova per me.
Come fosse cinema.

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Dico subito una cosa.
Ebbi problemi con Neruda.
Ma scrissi subito che erano problemi solo miei, non oggettivi.
Perchè ho la sensazione che Larrain sia un regista grandissimo e che se qualche volta ho difficoltà è un problema mio.
Come se alcuni dei suoi film fossero più grandi di me. 
E' un pò quello che mi accade con gli ultimi P.T.Anderson. Non riesco ad amarli del tutto ma sento dentro di me che sono film straordinari, degni di uno dei più grandi registi contemporanei.
Come, del resto, è Larrain.

27.2.17

Recensione: "Beyond the Black Rainbow"

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Destabilizzante.
Impresa improba quella di recensire un film così.
Impresa improba quella di raccontare a parole, e quindi tendenzialmente in modo organizzato, un'opera così decostruita, anarchica, sensoriale e complessa.
E impossibile diventa anche consigliarlo un film del genere.
Per farlo bisogna sapere perfettamente chi si ha davanti, conoscerne i gusti e le attitudini.
Beyond the Black Rainbow sta al confine tra il cinema per come lo conosciamo e qualcosa che esula da esso, qualcosa che ha a che fare con l'arte tout court, visiva, concettuale, sperimentale.
Non è solo un film questo, ma la definirei più un'esperienza sensoriale.

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Ecco, per certi versi direi che il film che più gli somiglia sia il fantastico Amer.
Tra l'altro buffo come entrambi -solo in parte il film francese, completamente BTBR- si rifacciano a certo cinema, specie italiano, degli anni 70.
E se per il primo il punto di riferimento era il nostro thriller dei tempi d'oro per quest'altro unico e spiazzante sci-fi canadese dobbiamo invece guardare alla fantascienza di 40 anni fa.
Ed è talmente radicale questo richiamo che, per quanto mi riguarda, paragonerei Beyond, come operazione con la sci-fi, a quella, bellissima, che fece Ti West con l'horror in The House of the devil.
Tutto richiama il cinema sperimentale degli anni 70.
Lo fanno le inquadrature, le musiche e specialmente la fotografia, così piena di filtri, luci irreali e distorsioni cromatiche da rendere la visione del film quasi psichedelica.
Per non parlare poi delle scenografie, tutti interni spogli e incredibilmente geometrici, anche questi visti principalmente in quelle stagioni di fantascienza di 40 anni fa.
Del resto la geometria, con tutti quei cubi e quelle piramidi, è veramente onnipresente.
E proprio una piramide diventa un pò il simbolo del film.
Siamo dentro una specie di base-laboratorio.
All'inizio c'è una specie di vhs con un filmato che fa tanto Dharma di Lost.
Si parla di una nuova fantomatica scienza che vorrebbe creare un mondo felice, un'umanità nuova. Tutto attraverso la tecnologia.
Si pensa quindi ad un film ad ampio respiro. E invece no, invece avremo una base immensa e quasi due soli personaggi dentro, lo scienziato a capo di questo progetto e la "cavia" utilizzata, sua figlia.
(qualcuno ha detto Utopia?)
La ragazza è in condizioni terribili. Vive in una stanza spoglia, nessun contatto con l'esterno.
La luce e la notte si alternano.

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Pare un pò la scenografia e l'atmosfera dello splendido "15 milioni di celebrità" di Black Mirror.
E quando dalla piramide di cui sopra parte uno strano suono, un fastidiosissimo brusio, sembra andare quasi in catalessi.
Ma quella ragazza ha anche dei poteri, e li vediamo benissimo nella splendida sequenza alla "scanners" con la donna che lavora là dentro.
Cosa vuole lo scienziato?
Che tipo di esperimento sta portando avanti?
Diciamocelo, la narrazione in questo film è quasi assente.
Quello che lo rende unico e meraviglioso è la sua estetica, la sua potenza visiva e concettuale.
Elencare le scene esteticamente bellissime non si finirebbe più.
C'è ad esempio un flash back formidabile, quello che racconta (sempre che quello sia un raccontare) della genesi di tutto questo.
L'investitura dello scienziato e il concepimento di Elena.
Una scena tutta con un bianco sparatissimo, quasi da renderla un negativo.
Figura appena percettibili, di contorno.
E poi quel sole nero che pare un disegno ed invece è una specie di pozza da dove il nostro protagonista esce fuori, bagnato da una specie di catrame.
Impressionante.
E non è solo la componente estetica a rapirci, ma si avverte anche una forza trascendentale, spirituale, di devastante riuscita.

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Del resto questo è un film che parla di Dei umani, di creazione.
E i simboli in questo senso abbondano, vedi ad esempio gli occhi.
Anche se è abusato come riferimento, c'è dentro anche tanto Lynch.
Molti dialoghi e alcune messinscene (luci e spazi) lo ricordano.
C'è un dialogo in tal senso, quello tra lo scienziato e il creatore di tutto, Arboria, che è incredibile.
Denso, inquietante.
Anche merito dell'attore protagonista, Michael Rogers, una via di mezzo tra Manuel Agnelli e il Busignani di In a Lonely Place.
Prova straordinaria la sua, da pelle d'oca.
Come del resto indimenticabile è l'interpretazione della giovane Eva Allan. Una prova empatica, soffertissima. Anche se abbiamo il paradosso di trovare ancora più sofferto il ruolo dello scienziato, probabilmente prima vittima di tutto questo.
E' lui alla fine ad essere stato la prima cavia, lui stesso a subire trattamenti ed esperimenti (gli innesti, le pillole).
Insomma, ci troviamo davanti due personaggi vittime di una mente malata che ha giocato a fare il Dio (ah, il film richiama molto anche Ex Machina).
Tecnologia e spiritualità in un film lento, ipnotico, dalla difficilissima fruizione e comprensione.
Una visione che potrebbe allontanare o bloccare durante molte persone.
Io ne sono rimasto tremendamente affascinato, rapito, specie nella seconda parte (la prima, infatti, alla fine risulta troppo statica e ripetitiva).
E' fortissima la tematica del controllo mentale (e, in questo senso, Elena è sia vittima che "portatrice") in un film in cui tutti sembrano persone prive di volontà, solo semplici burattini manovrati da altri.
Come del resto lo sono le "guardie", figure esteticamente notevoli dal ruolo però quasi indefinito.
Ma ecco che il regista Panos Cosmatos tira fuori quello che, in qualche modo, durante la visione, avevo sempre sperato.
Ovvero uscire da quell'immaginario, uscire da quel mondo, uscire da quella base, uscire da quella estetica e portarci fuori, fuori da tutto, sia esteticamente che spazialmente.
Ed ecco così che nel finale Beyond si trasforma e diventa un film "quasi" normale, una specie di slasher anni 80.
Il passaggio da un film all'altro è spettacolare, virtuoso, tutto fatto attraverso quella scena dalla prospettiva impossibile di lei sul condotto di areazione. 
Non si respira più nel finale, dove prima l'apnea a cui ci aveva portato il film era più implosiva adesso esplode in un quarto d'ora molto vicino all'horror.
La cavia zombie, l'incredibile volto bambino della guardia, gli omicidi dei cialtroni nel bosco.

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E il nostro scienziato che, tolti gli "innesti", diventa qualcun altro (non a caso dialoga con il vecchio "sè" in macchina).
C'è una scoperta del mondo simile a quella di Room, c'è un piccolo accenno di sorriso, c'è una ragazza che sta uscendo dal controllo, sta assaporando la vita.
Che non è più una televisione dal segnale disturbato.
Ma erba e fango sotto i piedi.

8,5


23.2.17

Recensione: "La mia vita da zucchina"

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Per chi scrive questo è un capolavoro dell'animazione moderna.
Un film -dolcissimo ma non melenso, forte ma non necessariamente un j'accuse- su quel sacro, delicatissimo e meraviglioso mondo che è l'infanzia.
Quell'infanzia privata delle due figure cardine, i genitori.
Zucchina, gli altri 6 amici bambini e i loro 14 occhi dove, in nemmeno un'ora di tempo, potete perdervi e riflettere.
Girato poi nella tecnica che è atto d'amore per eccellenza, la stop motion.

C'è chi l'ha visti prima uccidere e poi suicidarsi davanti ai propri occhi.
Chi li aveva criminali.
Chi clandestini poi tornati nella loro patria.
Chi tossici, drogati e incapaci di tenerli con sè.
Chi ne subiva abusi.
O chi, come zucchina, ne aveva solo uno rimasto, alcoolizzato, e senza volerlo ne ha causato la morte.
Fatto sta che i bambini che stanno dentro quella casa comune non hanno più un papà e una mamma.
Se perchè erano inadatti, perchè sono morti o perchè sono in galera non importa, sono bambini senza più genitori.
Icare si fa chiamare Zucchina perchè è così che lo chiamava sua madre, quella madre di cui l'unico ricordo rimasto è una lattina di birra vuota.
Suo padre andò via, adesso è disegnato in un aquilone che Zucchina fa vibrare spesso nel vento.
Un aquilone e una lattina vuota, babbo e mamma.
Ma adesso la nuova famiglia di Zucchina sono questi bambini che hanno avuto il suo stesso destino.

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Capolavoro dell'animazione moderna La mia vita da zucchina è una riflessione straordinaria su quel meraviglioso, delicatissimo e sacro mondo che è l'infanzia.
Quell'infanzia che viene a mancare poi delle figure più importanti, quelle del padre e della madre.
Hanno 9 anni questi bambini, terribilmente pochi per non avere più genitori e terribilmente troppi per non averne il ricordo così vivo.
Girato con la fantastica tecnica della stop motion, a soli 30 secondi al giorno (lo ripeterò all'infinito, non c'è una sola arte e competenza nel mondo del cinema di cui io non abbia più stima e meraviglia) questo è un cartone di struggente sensibilità ma che ha il merito di non piangersi mai addosso, di non accondiscendere a nessuno, di non raccontare drammi terribili come avrebbe potuto fare ma, al tempo stesso, di non far scadere tutto in una smielosa storia a lieto fine.
I bambini del film sono bambini che possono vivere felici, che possono trovare mille affetti vicino a sè, che possono sperare in un futuro.
Bambini che possono TUTTO. Ma, al tempo stesso, quella malinconia, quel buco, quella mancanza non li abbandonerà mai.
E così piange alla fine la splendida Camille, piange per una possibile felicità inaspettata che si mischia ad un'infelicità radicata che, probabilmente, mai l'abbandonerà.
Piange da quegli occhioni che sono il simbolo se ce n'è uno di questa perla che tutto sugli occhi dei suoi personaggi si basa.
E' così importante quello che questi occhi raccontano che il corpo quasi non conta, è minuscolo, in questi personaggi dove il viso rappresenta un mondo intero.
Ma del resto ad un certo punto lo dicono esplicitamente "Lo si capisce dai suoi occhi".
C'è una scena importantissima.
Tutti i bambini sono in gita in montagna.
Ad un certo punto un altro bambino cade, la madre lo soccorre e lo abbraccia.
Loro guardano questa scena apparentemente così abitudinaria e banale.
Questa scena che ognuno di noi dà per scontata.
E invece no, loro quello o non l'hanno mai vissuto o non lo vivranno più.
E questo vedono.
Con questi occhi.

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Ma che bello che poi, per una volta, un film non sia solo di denuncia, non racconti solo di nefandezze o di adulti inumani, non giochi a fare il j'accuse su genitori non in grado di esser tali o strutture inadatte ad ospitare bambini di questo tipo.
Anzi, c'è il "coraggio" di raccontare di adulti notevoli.
Il poliziotto Raymond che inizia così tanto ad affezionarsi a Zucchina da considerarlo quel figlio ormai andato via.
La direttrice della casa comune che dietro la sua fisionomia e i suoi occhiali da arpia nasconde l'intelligenza che deve avere chi di bambini si occupa.
La ragazza che aiuta i bambini, così dolce.
E quel professore così entusiasta.
Sarebbe stato facile, specie in un soggetto come questo, far vedere il mondo degli adulti come mostruoso, specie se contrapposto a quello dei bambini.
E invece, vivaddio, che si mostrino questi uomini e queste donne che sanno provare e dare affetto, che sanno fare il proprio lavoro, che sanno essere umani.
Certo, non mancano adulti negativi come ad esempio la madre di Zucchina (che probabilmente si è ridotta in quel modo una volta rimasta sola) e specialmente la zia di Camille, lei sì schifosamente ripugnante.
Ma il "nostro" mondo ne esce bene o, quantomeno, ne esce "completo".

Si ride nel cartone, specie per i buffi modi in cui i bambini raccontano del sesso, con quel pisellino che scoppia e li fa preoccupare.
O come quando Ahmed fa continuamente gavettoni al poliziotto.
C'è divertimento, dolcezza, profondità.

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E c'è il personaggio di Simon, il bullo, che a me ha ricordato in un modo pazzesco un altro personaggio indimenticabile di un altro film "per ragazzi" indimenticabile, il Chris Chambers di Stand By Me.
Stessa sbruffonaggine, stessi modi da capetto. 
Ma anche stessa sensibilità, dovuta ad un passato troppo difficile per un bambino.
Ma quello che più li accomuna è un'intelligenza "pratica", una lucidità, quella che fa dire a Simon "Vai Zucchina, vai, perchè quello che ti sta capitando è un miracolo e dà speranza anche a noi".
Sembra il Chris che disse a Gordie di "andare avanti, di abbandonarli, perchè lui era diverso, era speciale, intelligente, avrebbe potuto fare grandi cose e diventare qualcuno".
E se ripensiamo che quel Chris lo interpretava River Phoenix, se ripensiamo alla fine che farà, allora il cerchio tra i due film è completo.
E' un film di profondo amore che viene esponenzialmente esaltato da questa tecnica che è amore per il proprio lavoro allo stato puro, che è anacronismo, che è fregarsene dei tempi.
Scusate ma io per la stop motion mi sciolgo...

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Zucchina.
La ribelle Camille.
Il rissoso Simon.
La speranzosa Beatrice che urla "mamma!" ad ogni macchina che arriva
Lo scherzoso Ahmed che non sopporta i poliziotti.
Il mentalmente devastato e dolce Jujube.
E Alice, simbolo su tutti dell'infanzia negata per sempre.
Con quella forchetta che sbatte nel piatto, rumore struggente se ce n'è uno.
Non sono solo 7 bambini.
Sono 14 occhi.
Provate a guardarci dentro, vi farà bene.
E riflettiamo su quei "nemmeno" del bellissimo finale.
Nemmeno, nemmeno, nemmeno.
Non c'è alcun motivo per non amare i propri figli se si è veri genitori.
Quel che sarà del loro futuro non si sa, intanto due hanno trovato una nuova casa che li fa piangere di felicità. 
Per il resto qualcosa accadrà.
Non sappiamo cosa.
Da qualche parte, come ci racconta il brano (meraviglioso) dei titoli di coda, le vent nous portera.
Ma del resto il vero nome di Zucchina è Icare, qualcuno che di vento e volo ne sapeva qualcosa.
Le vent nous portera.
Come fossimo un aquilone.



8.5