21.1.17

Recensione: "La Bocca del Lupo"

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Vedo il film precedente del regista dello splendido Bella e Perduta.
E ci ritrovo tutto, la stessa sensibilità, lo stesso volteggiare tra documentario e fiction, realtà e favola, lo stesso montaggio pazzo, originale e poetico.
Se non conoscete Pietro Marcello provate ad andarlo a cercare perchè ne vale tremendamente la pena


Se già con lo splendido Bella e Perduta (rece), quel film così strano, assurdo, rattoppato qua e là -giocoforza rattoppato qua e là- ma al tempo stesso così affascinante, dolce, poetico e onirico, se già con Bella e Perduta avevo avuto la sensazione di trovarmi davanti ad un regista in qualche modo unico, capace di essiccare al massimo la macchina cinema ma al tempo stesso anche di abbellirla, dargli un colore suo, dare anima all'inanimato, beh, se già con quel film avevo avuto quella sensazione adesso, con il suo precedente La Bocca del Lupo ne ho la certezza, Pietro Marcello è un poeta del nostro cinema.
Uno di quei poeti primitivi, contadini, che osservano e si innamorano delle cose semplici e poi provano a restituirne la magia nascosta.

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La Bocca del Lupo è in tutto e per tutto il film dello stesso regista che vidi in Bella e Perduta, lo si riconoscerebbe lontano km.
Stessa splendida commistione tra documentario e fiction (non quella orribile di Sacro... vabbeh, basta a parlar male di quel film), stessa sensazione di ipnosi, stesso modo di raccontare una storia umana dandogli una sensazione di fiaba (più esplicita in Bella e Perduta ma presente anche qui), stessa dolcezza, stessa umiltà, stessa urgenza di raccontar luoghi e persone, stessa sensibilità.
Ancora una volta il giovane Pietro Marcello prende una storia vera, verissima, e la racconta a modo suo, con un montaggio che, ancora una volta, diventa vero e proprio protagonista del film.
E' la storia di Enzo, 27 anni passati in carcere, e della sua amata, Mary, un trans che per almeno 10 anni l'ha aspettato fuori, nel mondo libero, benchè anch'essa, per problemi di droga, abbia conosciuto le mura della galera (è là che ha incontrato Enzo).
E' una storia raccontata nell'oggi, nel dopo, con Enzo già fuori. E' un ripercorrere una vita, un'amore.
Ma è un ripercorrere non lineare, arbitrario, jazz, che nei racconti dei due protagonisti va avanti e indietro senza tanto filo logico.
Ma il vero punto di forza di questa piccola, piccolissima pellicola (un'ora) è un montaggio straordinario che alterna sequenze della vita di adesso di Enzo ad immagini d'archivio, di repertorio, sulla città in cui vive, Genova.

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Ed è così che questa splendida città diventa terzo personaggio del film, con questi vecchissimi filmati di cantieri navali, di industrie, di gente che si butta in mare, di vicoli debordanti di umanità, di vecchie locandine di film, di locali, di lavoro in miniera, di demolizioni, di navi che partono e fazzoletti che sventolano davanti volti lacrimanti.
Si resta ipnotizzati da questo montaggio che pare così tanto arbitrario, casuale, quando in realtà crea un effetto tremendamente omogeneo, sinuoso, poetico.
Forse l'unico piccolo difetto è in quegli ultimi 20 minuti con quella bellissima intervista ai due sì, ma che inserisce in due binari paralleli un film che andava meravigliosamente a zig zag, anarchico, come anarchica, tremendamente anarchica, è la straniante scena del bar, così vera, così confusa ma anche così strana, con lui che dice che a lei i bacetti li ha dati "per il film, per la scena".
Dirò una cosa che pare veramente insensata ma io in parecchie parti di questo film c'ho visto quello che apparentemente è il regista più lontano sulla faccia della terra da Pietro Marcello, Paolo Sorrentino.
C'ho rivisto quella stessa capacità di raccontare luoghi e personaggi dandogli una dimensione "altra" quasi onirica. Sarà l'uso di colonne sonore in parte simili, sarà quella voce fuori campo così importante e sentenziosa, sarà questa atmosfera onirica, ma a me in alcune parti, lo ripeto, Marcello mi è sembrato un Sorrentino senza ego e senza macchina cinema, un suo abbozzo, un suo distillato, quasi uno story board del cinema grande e incontinente del maestro napoletano.
Ma oltre Genova, oltre il montaggio, oltre questa atmosfera umana e "mitica" allo stesso tempo, La Bocca del Lupo racconta più che altro una storia d'amore d'altri tempi, d'altri luoghi e d'altri modi, la storia d'amore tra un lui violento e geloso ma che si commuove vedendo Bambi ed una lei/lui di una sensibilità pazzesca, di una bontà d'animo e umiltà da farci sentire piccoli piccoli.

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Una coppia impossibile che ha reso possibile una storia impossibile dai tempi impossibili.
E un solo sogno, una casa in campagna dove poter stare coi propri cani e con sè stessi, nessun altro.
E quella casa sarà, una casa spoglia, un giardino incolto, un piccolo fuoco, un cane che ti salta in braccio.
Piccole istantanee di una felicità.
E poi si torna a Genova e ai suoi filmati.
E la storia finisce

20.1.17

Scritti da Voi (97) - ANTONIO NIOLA - Recensione "Le Conseguenze dell'Amore"

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Torna dopo parecchi mesi l'amico e lettore del blog Antonio Niola.
Ci parla di quello che, probabilmente, è ancora considerato il capolavoro di Sorrentino o, quanto meno, l'unico suo film quasi del tutto esente da critiche.
Per anni avevo pensato di rivederlo e scriverne (lo amo moltissimo), Antonio mi ha tolto il pensiero e l'impiccio ;)

Film del 2004, regia di un ispirato Sorrentino e attore principale un maestoso Servillo.
Di solito non amo iniziare da date e nomi, in questo caso lo faccio perché è così che la voglia di rivederlo mi è venuta.
Infatti il film lo avevo già visto ma senza coscienza, diversi anni fa girando tra i canali mi ritrovai di fronte a questa maschera, inespressiva eppure così profonda, portata in scena da Toni Servillo.
Rimasi istantaneamente incollato al televisore, del film non sapevo nulla: era già iniziato, non ne conoscevo il regista, Servillo mi era nuovo, ne ignoravo il titolo.
Eppure Titta Di Girolamo (il personaggio di Servillo) è sempre rimasto lì, dentro di me, indimenticato ed indimenticabile.
Oggi scorro tra i titoli di on demand e leggo "Sorrentino-Servillo-2004", tre elementi che da soli già catturano la mia attenzione e fanno sorgere il sospetto di qualcosa di già conosciuto.
Poi appare la copertina...appare lui, Il dott. Titta, l'indimenticabile...è proprio il film che da anni fa capolino tra i miei ricordi.
Non c'è dubbio. Devo rivederlo.

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Toni Servillo interpreta il Dott. Titta Di Girolamo, protagonista di questa pellicola.  Comprimario del film è però un luogo, non una persona, ovvero l'albergo nel quale si svolge quasi l'intera vicenda.

18.1.17

Recensione: "Silence"

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al cinema (2)

Un grandissimo film, capace per tutta la sua durata di portare lo spettatore a continue e sempre più difficili e combattute riflessioni.
Un film probabilmente profondamente cristiano ma che sa fa venir fuori tutte le contraddizioni, i dubbi, i conflitti e le ipocrisie di quella cosa così grande e pazza chiamata Fede

Ammetto che avevo un pò di timore ad andare in sala a vedermi Silence.
Il fatto è che io sono un talebano e ho delle mie regole ferree, indistruttibili.
E quella principale è non leggere nulla del film che andrò a vedere. E non mi riferisco solo a recensioni, commenti o critiche ma anche a semplici informazioni utili.
Voglio essere tabula rasa sia nella visione che nella scrittura.
Ecco quindi che ignorante come una capra come sono su certi argomenti (tutti quelli che tratta Silence) ero convinto di non poter essere in grado nè di vederlo nè di parlarne poi.
E invece mi sono ritrovato davanti un film splendido che alla fine se ne può fregare del contesto storico, politico e religioso del mondo che racconta.
Perchè questo è un film che trascende tutto, che parla dell'Uomo, della Fede e di mille altre cose usando quel contesto "solo" come sfondo.
Certo, nelle vicende narrate è importantissimo sapere quello che accadeva nel Giappone della prima metà del 600, delle persecuzioni, torture e caccia a quei cristiani che provavano, da decenni, ad evangelizzare quella "nuova" terra. sradicandola all'egemone religione buddista.

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Ma questo contesto è ben spiegato nel film e non servono tante conoscenze in più per poter godere appieno di questa grande opera.
Ecco, ho scritto "grande opera".
E ci tengo, in tal senso, a dire due cose su quello che per me è un paradosso.
Scorsese è sempre considerato come uno di quei registi del tanto e troppo, della magniloquenza, della grandiosità, dell'esagerazione, un formidabile autista della macchina cinema.

15.1.17

Il Collezionista, il grande cinema da vedere e portare a casa (4): La Vita è Meravigliosa, Ti amerò sempre, Io sono Li

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Ed eccoci finalmente arrivati alla quarta puntata della rubrica di Daniele.
Pescando nella sua incredibile collezione di dvd questa volta ci parla di un immortale capolavoro del cinema americano, La vita è meravigliosa, dell'esordio alla regia dello scrittore francese Philippe Claudel e di un piccolo ma molto stimato film italiano, Io sono Li

LA VITA E' MERAVIGLIOSA

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Classico capolavoro assoluto di uno dei grandi maestri e icone del cinema americano che corrisponde al nome di Frank Capra. Un evergreen che anche con il passare degli anni (è del 1947!) non perde un grammo del suo smalto, con uno stile e una profondità di contenuto che dovrebbe portare tutti alla visione, cinefili e non. Clarence, un angelo di seconda classe, pasticcione, per conquistare le ali deve salvare la vita a George Bailey che, dopo una vita spesa per gli altri, sta per suicidarsi a causa della bancarotta della propria Società di Mutui e Prestiti, fondata da suo padre per aiutare le persone disagiate. Le vicissitudini di  George sono raccontate in flashback, dall'infanzia fino all'arrivo di Clarence che, per dissuaderlo dal tragico proposito, gli mostrerà un mondo alternativo orrorifico, in cui lui non esiste, tutte le persone che ha aiutato sono in disgrazia e la società che lui ha contribuito a migliorare è un inferno. Capra è uno dei padri fondatori del cinema americano, ha saputo rivoluzionare le favole contestualizzandole nella società rendendole immortali, come questa opera che rimane nell'olimpo di Hollywood. Perfetta tra l'altro da vedere in questo periodo di feste natalizie appena concluse.

Etichetta: DNA
Supporto: Blu-Ray
Formato Video: 1,33:1 1080p
Formato Audio: 2.0 Mono Dolby Digital: Italiano Inglese
Sottotitoli: Italiano NU
Extra: Memorie personali di Frank Capra Jr., L'ultima intervista a Frank Capra.

Commento: Edizioni buona per una pellicola del 1946, Video discreto, audio sufficiente anche se migliorabile, negli extra interessante l'ultima intervista a Frank Capra.

TI AMERO' SEMPRE

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Dopo 15 anni di reclusione per aver ucciso suo figlio, Juliette esce di carcere e viene accolta in casa da sua sorella Lèa, che vive con due figlie piccole adottive, suo marito e il cognato che ha perso la parola. 
Il reinserimento nella società non sarà facile. 
L'opera prima come regista di Philippe Claudel, scrittore di successo, è un esordio coraggioso ed intenso, basato su un tema -quello del reinserimento nella società dopo il carcere- per nulla facile e di solito soggetto a patetismi e ad alto rischio di retorica.
 Il coraggio viene però premiato perchè ne esce un film esempio di drammaticità unico. Insieme ad atmosfere rarefatte e bergmaniane il ritmo al quale assistiamo è lento ma non noioso, funzionale alla storia che va in parallelo al lento reinserimento di Juliette, ripudiata da tutti e mal vista dalla società. Altra nota di merito è la presenza e la bravura di una Kristin Scott-Thomas perfetta nel ruolo, il suo viso scavato e svuotato vale più di mille parole, parole che, in effetti, spesso infatti non sono presenti, come se la protagonista avesse eretto un muro intorno a se che nessuno può frantumare. Col tempo però, mattone dopo mattone, il muro viene divelto, grazie anche a molti personaggi comprimari che faranno riflettere Juliette, oltre alla famiglia di sua sorella e a sua sorella stessa, tutte persone che riusciranno a reinserirla non solo nella società ma anche a reintegrarla psicologicamente in una realtà della quale lei era completamente avulsa. Il finale poi della pellicola cambia completamente il tono della stessa elevando il tutto ad un'opera più che riuscita di uno scrittore che sa come si fa il lavoro di raccontare storie che toccano la sensibilità di ognuno di noi.

Etichetta: Dolmen
Supporto: DVD
Formato Video: 1,85:1 Anamorfico
Formato Audio: 2.0 Stereo Dolby Digital: Italiano Francese - 5.1 Dolby Digital: Italiano Francese
Sottotitoli: Italiano
Extra: Trailer, Spot, Intervista al regista, Scene tagliate con commento regista

Commento: Video più che sufficiente, audio discreto, extra discreto dove troviamo un'ora di intervista al regista, spot, trailer, scene tagliate.

IO SONO LI

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Shun Li (Zhao Tao) lavoro in un laboratorio tessile nella periferia di Roma.
 Venuta dalla Cina ha lo scopo di pagare un debito e ottenere i documenti per far venire in Italia suo figlio rimasto in patria. Un giorno viene trasferita a lavorare in un'osteria a Chioggia, una città-isola della laguna veneta, dove cercherà di adattarsi al posto, alla lingua e al dialetto, ma con non poche difficoltà nei confronti degli abitanti del luogo ad eccezione di Bepi (Rade Sherbedgia), slavo di origine, che vive da 30 anni in Italia, poeta pescatore. Al suo esordio nel cinema di finzione Andrea Segre (all'attivo molti documentari) sceglie un tema delicato come l'immigrazione e la difficoltà di integrarsi nel nostro paese, e lo fa in modo sincero e molto intimo, raccontando la storia e la quotidianità di una comunità, come quella di Chioggia, immersa d'acqua, formata da pescatori e lavoratori umili. Con quel tocco documentaristico, senza essere invadente, Segre delinea con sguardi e poche parole una storia di integrazione con tutte le difficoltà che comporta, preconcetti e diffidenze di un paese che ha radici malate e poco incline al cambiamento. Probabilmente in terra straniera l'unica persona che può capire uno straniero fino in fondo è un'altra straniero, come lo è Bepi, slavo venuto in Italia 30 anni fa, l'unico che realmente comprende le difficoltà di Shun Li e veramente l'unico che riesce a starle accanto, probabilmente rivedendo sè stesso nella cinese. Ma nel film non solo l'italiano vede di malocchio lo straniero, anche la comunità cinese che offre lavoro a Shun Li ha delle perplessità nei confronti degli italiani, fino al punto di arrivare a proibire i rapporti interpersonali tra la cinese e il pescatore/poeta Bepi. Una storia toccante, che mette in luce molti aspetti dell'essere umano, il bigottismo e l'incapacità di vedere oltre la differenza razziale e la paura di essere sopraffatti dal "diverso".
 In questo sono bravi sia la protagonista ma anche soprattutto Rade Sherbedgia, che fornisce un'interpretazione intima e sofferta, sensibile e calamita, oltre ai bravi comprimari come Giuseppe Battiston, Roberto Citran e Marco Paolini. Tecnicamente da sottolineare la fotografia di Luca Bigazzi, sempre all'altezza, che rappresenta il luogo in modo esemplare, con il porto, l'acqua, le barche e l'atmosfera del mare. Una pellicola che è lontana dall'essere un capolavoro, che ha delle pecche, che a tratti cade nel didascalismo, ma è un'opera molto intima, che esalta le piccole cose, che va a sondare l'animo più sensibile fino a scavare nel profondo con poesia e lirismo. Una storia quotidiana di amicizia, compassione, amore, una storia di nostalgia e di quanto due anime solitarie possano fare l'una per l'altra, molto più di un paese intero.

Etichetta: 01 Distribution
Supporto: DVD
Formato Video: 2,35:1 Anamorfico
Formato Audio: 5.1 Dolby Digital: Italiano
Sottotitoli: Italiano
Extra: Assenti

Commento: Video discreto con buoni colori, audio più che sufficiente, extra assenti.

14.1.17

Recensione: "Shine"

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Dopo 20 anni vedo finalmente Shine, un film di cui tutti mi parlavano.
Francamente, mi aspettavo di meglio.
Biografico troppo prevedibile, troppo confezionato, privo di sporcizia e asciuttezza, Shine è comunque un bel film, ma figlio di certi meccanismi con i quali io faccio sempre una tremenda fatica.
Un Rush in un personaggio un pò stereotipato e sopra le righe, ma sempre grande

Da tempo incalcolabile, probabilmente dalla sua uscita, 20 anni fa, il nome di Shine mi è stato sbattuto contro non so quante volte.
Nella vita normale, in videoteca, in rete, questo era uno di quei grandi cult che, per vari motivi, non ero riuscito mai a vedermi.
Lo passavano oggi in tv, finito appena un'ora fa, e ho deciso, finalmente, di colmare questa lacuna.
In realtà se prima del film mi fossi soffermato sulla filmografia di Hicks avrei capito che questo qua non era un tipo di cinema nelle mie corde.

La Neve cade sui cedri
Sapori e Dissapori
Ragazzi miei
Le parole che non ti ho detto

ecco, leggendo i titoli avrei capito sin da subito che tipo di approccio stilistico e contenutistico poteva avere questo regista.

13.1.17

Boarding House (10): recensione "Dolce Assassina (Sweet Murder, 1990, Percival Rubens)

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Incredibile.
Zitto zitto Giorgio Neri è arrivato al suo decimo appuntamento facendo di Boarding House la rubrica esterna (non mia) più longeva del blog (insieme ai tesori di Jolly)
Come sempre Giorgio ci parlerà di un film sconosciuto e introvabile, un'altro di quei ghost film che solo lui, con la sua immensa competenza e passione, può conoscere.
E come sempre questa sua rappresenta praticamente l'unica rece presente in rete del film.
Trovate tutte le altre 9 puntate sull'etichetta


Negli anni d’oro in cui esistevano le tv locali che programmavano con
placida tranquillità i loro film, prima che il digitale terrestre
rivoluzionasse il palinsesto, esisteva la televisione romana Super3.
Resa famosa da una donna che cantava per i più piccoli, in seconda
serata programmava thriller o gialli la cui provenienza era
prettamente televisiva, cioè erano film Tv di fattura semplice e a
volte raffazzonata.
Non è il caso di questo film di Percival Rubens, il cui titolo
originale è Sweet Murder.
Lo considero parte integrante della mia crescita professionale sia
come appassionato di cinema sia come sceneggiatore delle mie idee che
si riversano in corti o lunghi.
Ad esso è legato anche un simpatico fatto: spesso mi informavo sulla
programmazione della rete televisiva e un giorno, leggendo la trama di
questo film, ne fui incuriosito. Quella sera il tasto rec fu spinto
sul videoregistratore. Ma gli ultimi trenta secondi di film
scomparvero per lasciar posto ad un’odiosa televendita. Mi sentii
defraudato. Così il giorno dopo spedii una cortese e-mail a Super3 e
ricevetti una risposta da lì a qualche giorno. Mi si diceva che non
sapevano quando avrebbero riprogrammato il film.
Anni dopo, molti anni dopo, trovai la vhs originale del film in un
mercatino dell’usato gestito da un arabo; in seguito ho scoperto che è
uscito il dvd (distribuito da Dall’Angelo) e l’ho rivisto con molto
piacere. Perciò ne parlo qui.


Ora, non tutti i film televisivi sono belli né sono realizzati con una
cura tale da poter essere considerati almeno una volta all’interno del
marasma delle produzioni filmiche che si succedono in Tv a ritmo
serrato e continuo. Molta roba è davvero penosa.

10.1.17

I Peri-Patetici, passeggiate con mio fratello disquisendo dei Massimi Sistemi ai Minimi Sindacali (6) - Siamo Tornati!!! Una puntata probabilmente pallosissima ma che ci serviva per tornare in pista. Sorprese incredibili, ancora Leopardi!!! ma per fortuna anche Baudelaire, Re Mida e il Sileno, Sam Rockwell, due telecamere e piedi scalzi nel gelo di Natale

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Dopo 8 mesi siamo tornati.
(le altre puntante nell'etichetta)
E' questa la cosa più importante.
Probabilmente nessuno di voi arriverà alla fine di questa puntata.
Ma già che l'abbiamo fatta, e a Natale, è importante.
Ieio, VI GIURO PER L'ULTIMA VOLTA, declama ancora Leopardi.
Farà un parallelo tra La sera al dì di festa e Spleen di Baudelaire.
Per finire la leggenda di Re Mida e del Sileno
Ieio darà, come sempre, il meglio di sè nella recitazione a memoria.
Ma ci sono due novità.
La prima è la presenza di due telecamere che portano a un pò di montaggio ma senza che la nostra regola aurea -nessuno stop, tutto in tempo reale- venga infranta.
La seconda cosa ha dell'incredibile.
Siamo a Paciano, il nostro paesino umbro.
Ieio declama Leopardi.
Una signora si ferma ad ascoltarlo.
Incredibile, è di Recanati.
Non so se un recanatese sia mai venuto a Paciano.
Ma che ci sia venuto lo stesso giorno, la stessa ora e gli stessi minuti che un pacianese declama Leopardi (per la prima e unica volta nella storia) ha dell'incredibile.
Secondo me d'ora in poi faremo più puntate.
E magari più "agili"

forse

(P.s.1: co ste cazzo de mani tenute nelle tasche sembro obeso, ahah)
(P.S.2: la mia parlata a 200 all'ora stavolta non sono riuscito ad evitarla in alcuni punti)





9.1.17

La Promessa 2017, ovvero i 15 film che dovrò vedere, per forza, durante l'anno



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E così eccoci arrivati ancora una volta ad uno dei post, non ho mai capito perchè, più attesi.
Nata per caso due anni fa (e la persi anche, e chi se lo scorda Twilight...?) La Promessa è adesso diventato un brand talmente famoso che pure parecchi amici, ormai, vi si cimentano.
Poi però sti stronzi mica sono onesti come me eh. Se non ce la fanno a completarla te non li vedi più, le penitenze se le dimenticano e finisce tutto a tarallucci e vino.
Io, in ogni caso, sono riuscito a completare quella 2016 proprio l'ultimo giorno, il 31 Dicembre.
E ho sfanculato Moccia.
Ma vediamo che film mi sono prefissato di vedere nel 2017...

LA MOGLIE DEL POLIZIOTTO

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Perchè so essere tremendamente nelle mie corde. E' dalla sua uscita al cinema (ormai due anni fa e passa credo) che ci penso...

I SAW THE DEVIL

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Perchè, malato di cinema coreano come sono, è incredibile non l'abbia ancora visto...

VICTORIA

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Non so chi me lo nominò per primo/a (forse E.L.E.N.A).
Ma la cosa dell'unico piano sequenza per me è un richiamo troppo forte.
E pare che il film sia ANCHE bello ;)

EVOLUTION

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Lo beccai una sera, mi ispirava moltissimo.
Ma poi non riuscii a vederlo.
Trama e ambientazione minimale, mi ci butto

CEMETERY OF SPLENDOUR


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Perchè è l'header di Nuovo Cinema Locatelli e perchè, mi pare, gli diede 9.
Un motivo ci sarà

THE NEON DEMON

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Il perchè mi persi al cinema il recentissimo secondo classificato del nostro torneo del 2016 non lo so.
Film a rischio con me dopo Solo Dio Perdona.
Ma Refn è anche il regista di Drive e Valhalla Rising, quindi obbligatorio provarci

HIGH RISE

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Perchè al cinema, alla fine, non è uscito.
E io più di un altro anno ad aspettare l'ultimo film di uno dei miei registi preferiti non ce la faccio

LOVE

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Perchè al cinema, alla fine, non è uscito.
E io più di un altro anno ad aspettare l'ultimo film di uno dei miei registi preferiti non ce la faccio

(2)

THE ROOM

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E' stato definito il Quarto Potere dei film brutti.
Posso perdermelo?


THE EYES OF MY MOTHER o DARLING



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Mi attirano entrambi.
Li ho accomunati per il genere (credo entrambi sul thriller) e l'uso del B/N
Almeno uno lo vedrò

SOLO GLI AMANTI SOPRAVVIVONO

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Perchè deve essere bellissimo. Punto

LA GRANDE ABBUFFATA

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Perchè saranno quasi 20 anni che voglio rivedere uno dei più grandi capolavori della storia (semi)recente del nostro cinema

FOUND

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Perchè Rachele Tommaso ha fatto un lavoro di "messa a posto" del blog impressionante.
Se adesso trovate tutti e 1000 i film recensiti con locandine nuove, immagini interne e altro, è perchè lei l'ha fatto a mano, una per una.
E quindi il suo Visti per voi, per ringraziare, diventa un film obbligatorio

TRAIN TO BUSAN

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Perchè ne parlano, e benissimo, tutti i miei "amici".
E perchè finalmente abbiamo, forse, un gran prodotto nel sottogenere zombie

THE HANDMAIDEN

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Perchè è l'ultimo di Park Chan-Wook
Direi che basta

se non dovessi vedere uno o più di questo film mi guarderò uno o più della saga

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E la vostra???

8.1.17

Dialogo tra una pallottola e l'uomo che di lì a pochissimo colpirà a morte

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Solo il mio vizio di fare sogni strani e poi riportarli nero su bianco.

(trovate tutti gli altri dialoghi e altri raccontini vari nell'etichetta "racconti" e "racconti di vita")

"Nooooooo!!!!!!!"

"Tranquillo, non sei ancora morto"

"Oddio, cosa sta succedendo? Dio mio cosa sta succedendo?"

"Niente, stai per morire, mi hai visto, hai urlato, ma adesso siamo qua, fermi"

"Chi parla? Cazzo chi parla? E perchè siete tutti fermi, perchè non mi muovo? Oddio, che succede?? Aiutooooo!!!!"

"Smettila di urlare, smettila di guardarti in giro, smettila di far tutto e calmati"

"Chi cazzo parla??? Dove sei? Chi sei?"

"Guarda qui davanti a te. Sono la pallottola che sta a 10 cm dalla tua testa, quella per cui hai urlato"

"Oddio, che cazzo succede, perchè è tutto fermo? Come faccio a crederti?"

"Adesso stai calmo e ti spiego tutto"

"Ma come posso cred..."

"Ti ho detto di star calmo!

"..."

"Siamo in questa piazza, hanno sparato, io non dovevo finire su di te ma così, ormai, è stato, te ne devi fare una ragione."

"Cosa vuoi dire, perchè non posso muovermi, perchè non posso salvarmi?"

"Tutto è già stato, io finirò nella tua testa, morirai sul colpo. Non sentirai nulla, tranquillo. Ma hai avuto questo privilegio"

"Quale privilegio se morirò? Quale??"

"Quello di poter stare ancora un pò qua, quello di poter pensare, ricordare, parlare con me"

"E lo chiami privilegio? Avrei preferito morire subito allora"

"Nessun problema, se vuoi sblocchiamo tutto e morirai all'istante, e io con te"

"No, ti prego, ferma! Ti ascolto, stiamo qua, ti prego, ti prego"

"Vedi, ci sono tantissimi modi per arrivare alla morte, consapevoli e inconsapevoli. Li chiamerei vari stadi.
C'è lo stadio esistenziale, quello per cui un essere umano vive sapendo che la sua esistenza è solo un avvicinarsi alla morte. Che siano 5 anni o 90 poco cambia, chi crede in questo è perduto e ha buttato la propria vita.
Poi c'è chi sa di dover morire per un dato motivo, chi ha la scadenza quasi segnata, facciamo l'esempio di chi ha un male incurabile. Questo stadio è probabilmente il più terribile ma ti dà anche il tempo di sublimare il dolore in gioia di vivere, è uno stadio molto molto eclettico.
Poi, saltando qualche stadio intermedio, c'è chi sa che morirà di lì a brevissimo. Pensa a chi si è buttato dalla Torri Gemelle o chi sta precipitando dentro un aereo.
E' terribile, sì, ma non si ha nemmeno il tempo ci concepire fino in fondo la cosa.
E poi c'è chi muore inconsapevolmente, potrebbe essere anche un passeggero dello stesso aereo qua sopra, uno che stava dormendo."

"Perchè mi dici questo?"

"...E poi ci sei tu, uno stadio stranissimo, inconsueto, quello di qualcuno che sa che sta per morire a brevissimo, pochi centesimi di secondo, ma ha tutto il tempo di capirlo e metabolizzarlo. Questo stadio, ovviamente, lo conoscono in pochissimi. Tu sei uno dei fortunati"

"Ma perchè io?"

"Non lo so, non lo so. Vedi, altre mie colleghe pallottole mi avevano raccontato di questa situazione ma io non l'avevo mai vissuta.
In realtà, come tutte le pallottole, io sono stata sparata adesso per la prima volta.
Tu maledici questa sfortuna incredibile di essere stato nel posto sbagliato al momento sbagliato, di morire senza nessuna colpa, qui, su questa piazza dove 3 secondi fa scattavi una fotografia.
Ma pensa alla mia vita, giorni, mesi o anni ferma senza far nulla e poi, pum, per pochi secondi ci sentiamo finalmente utili e vivi, sentiamo l'aria nei nostri finti polmoni, e poi moriamo subito, che sia a terra o dentro uno dei vostri corpi"

"Se tu credi che io possa provar pena per voi pallottole sei pazza"

"Vedi, ovvio che tu puoi non provar pena per un piccolo oggetto apparentemente inanimato come sono io. Però questo piccolo oggetto sta mettendo fine alla tua vita, è mille volte più importante di tanti essere umani che ti gravitano intorno, con cui tu passi le tue giornate, che ami o che odi. Come minimo, fossi in te, avrei rispetto per chi è oggettivamente così importante per te"

"Ma te lo chiedo ancora, perchè io?"

"E io ti ripeto che non lo so. Come puoi notare anche noi pallottole abbiamo pensieri, una testa. Ma non abbiamo alcun libero arbitrio a differenza vostra, alcuno.
Per noi il concetto di forza di volontà, di coraggio, di paura e di speranza sono aria fritta.
Possiamo possederne sì di forza di volontà, coraggio o paura, ma questo non cambia nemmeno di un solo millimetro il nostro destino o, se posso usare una parola calzante in questo caso, la nostra traiettoria."

"Ma allora pechè prima hai detto che avresti fatto ripartire tutto, che avresti interrotto il blocco?"

"Perchè quello, in effetti, posso farlo. Il destino non cambia, quello che accadrà accadrà, ma i tempi sì, ci è dato dominarli. Una volta che mi è stato concesso il blocco, anzi, che a te è stato concesso -perchè a me, credimi, non è che cambi nulla- io posso poi decidere quando terminarlo"

"Questo significa che potremmo star così per sempre?"

"Sì, anche se il tempo è un concetto relativo, tu sarai sempre a pochi millesimi di secondo dalla morte. E sarai sempre bloccato. E tutti lo saranno intorno a te, quella donna col passeggino, quella ragazza che sta per esplodere un sorriso, quei due vecchietti che si tengono per mano e quell'assassino laggiù in fondo, lo vedi?, dietro al monumento, è lui che ti ha sparato per sbaglio. Dipende da te quanto puoi e vuoi reggere una situazione al tempo stesso così privilegiata ma priva della più minima speranza"

"Io non ce la faccio più, sto solo sperando che sia tutto un incubo, solo questo"

"No, non lo è"

"Quello che mi rispondi non conta, se è un incubo a maggior ragione è ovvio sentire queste risposte"

"Ti ripeto per l'ultima volta che secondo me dovresti avere più rispetto di me e di quello che ti è stato dato vivere, di questa esperienza"

"Proverò dolore?"

"No, nessuno, morirai subito. Però, lo ammetto, mi dispiace che tu abbia potuto accorgerti di me, quell'urlo mi ha straziato il mio inesistente cuore. Sai cosa credo? Che sia stato quello a formare il blocco, quel tuo girarti e vedermi un attimo prima che finissi nella tua testa. Devi aver causato un corto circuito. O forse è solo che chi manovra i fili della morte, sentito il tuo non preventivato urlo, ha deciso di concederti questo"

"Ti prego, facciamola finita. Adesso"

"No, fermo, non chiudere gli occhi. In realtà questo blocco dovrebbe servire a farti rivivere la tua vita, a farti riassaporare per l'ultima volta i ricordi. Dovrebbe servire a quello che alcuni raccontano succeda, rivedere tutta la propria vita in un pochi attimi di secondo. Tu puoi provare che questa leggenda metropolitana è, almeno nel tuo caso, vera, anche se questo secondo, come vedi, è molto più di un secondo"

"E' quello che sto facendo da quando ti sei fermata. Tu, incredibilmente, puoi parlare ma non puoi entrarmi nella testa vedo"

"Beh, in realtà è quello che sto facendo, sto per entrarti nella testa"

"Non scherzare per favore, voglio dire che non sei onnipotente, non puoi sapere cosa penso. Da quando ti sei fermata, da quando hai iniziato a parlare, solo questo sto facendo, ricordare tutta la mia vita"

"Ecco cosa erano quelle lacrime allora"

"Sono le lacrime che verserebbe qualsiasi essere umano nella mia situazione"

"Non lo so, non posso saperlo, scusami. Conosco la vostra vita, me ne sono stata ferma non so quanto tempo ad osservarvi ed ascoltarvi. Ma quello che provate non lo conosco. Come ti dicevo prima conosco i nomi astratti delle cose ma non mi ci sono mai soffermata troppo sopra a cercare di capirli, figuriamoci provarli, perchè so quanto, per me, per noi pallottole, siano inutili"

"Perchè non ci provi allora adesso? Per me?"

"A far cosa?"

"A provare le cose, le emozioni. Prima mi hai detto che il mio urlo ti aveva straziato"

"..."

"Non è così?"

"Sì..."

"E come te lo spieghi?"

"Non lo so, è successo, non ci ho nemmeno pensato"

"Fallo allora, fallo adesso, provaci"

"A fare che, non capisco"

"A provar paura per quello che sta accadendo, a provar disgusto, a sentire il dolore per quello che mi stai per fare e stai per fare a te stessa. A volerti sentir viva. A credere che anche per te non finisca tutto tra pochi millesimi di secondo."

"Io qualcosa sento, sento tutto quello che dici, hai ragione. Ma non servirà a niente"

"Non pensare che non servirà a niente, non pensarci. Altrimenti sei in quello stadio esistenziale, il primo, quello che tanto deploravi, quello della vita concepibile solo come avvicinamento alla morte"

"Sì, hai ragione..."

"E quando ti sentirai finalmente bene, quando ti sentirai finalmente viva, sblocca tutto. Potrò dire che ho aiutato una pallottola a morire felice"

"Ti prego però, fallo anche te"

"Lo sto facendo"

"Addio"

"Addio"

l'uomo chiuse gli occhi. Passò un tempo interminabile. Serrava gli occhi, aspettava che il nulla assoluto lo travolgesse ma il tempo sembrava non passare mai.
Pensò che la pallottola non aveva ancora sbloccato nulla, forse voleva prolungare quella appena conosciuta sensazione di sentirsi viva.
Aspettò ancora.
Ma qualcosa non tornava.
Sentì la fragorosa risata di una ragazza, sentì una madre passare vicino a lui con il suo piccolo, sentì le grida di molte persone che urlavano contro qualcuno.
Laggiù, in fondo al monumento.
Aprì gli occhi.
La piazza era luminosissima.
Sembrava accaduto qualcosa, tutti urlavano, anche la ragazza che aveva riso pochi secondi prima.
Deve essere successo qualcosa, pensò.

"Laggiù, c'è qualcuno che ha sparato, con la pistola!"
gli disse qualcuno.

Lui chiuse di nuovo gli occhi assaporando come non mai l'aria che respirava.
Poi guardò giù.
Una pallottola dorata giaceva a terra, appena davanti ai suoi piedi.
L'uomo cominciò a tremare e si piegò per raccoglierla.
La prese in mano, l'avvicinò ai suoi occhi, nella stessa posizione nella quale, a mezz'aria, se ne stava prima.
Poi sentì una voce.

"Avevi ragione"
L'uomo la riconobbe subito quella voce, la gente era viva, il mondo era vivo, ma la pallottola parlava ancora, come nel blocco.

"Avevi ragione"
ripetè

"Di cosa, amica mia, di cosa?"
chiese l'uomo in lacrime

"Che anche noi, che anche una pallottola, può avere forza di volontà. Ti prego, non lo dimenticare mai.
Mi sono fermata. 
Io mi sono fermata."

disse, per poi non parlare più