26.1.17

Recensione: "Arrival"

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Per la mia concezione di fantascienza Arrival potrebbe rappresentare un punto di non ritorno.
Film sull'importanza del linguaggio, del contatto, del capirsi, del reciproco aiutarsi.
In una cornice da guerra dei mondi c'è un film, invece, scarnificato, che racconta solo della lenta, difficile e delicata conoscenza di due specie diverse.
Conoscenza che porterà al possedere un dono che, forse, salverà tutti.
Tra paradossi temporali, paura dell'ignoto e mani che si toccano Villeneuve filma uno dei vertici della fantascienza moderna

presenti spoiler

Per sdrammatizzare e avere un approccio più soft faccio entrare un secondo il mio Senso Pratico

"Buongiorno"
"Buongiorno"
"Perchè mi hai fatto venire?"
"Perchè ho bisogno che tu mi faccia qualche domanda"
"Che domande?"
"Ho bisogno che tu mi chieda, senza altre implicazioni -come solo tu sai fare- i voti ai film di Villeneuve"
"E perchè dovrei farlo, stavo dormendo"
"Perchè ad un certo punto per formulare giudizi e dare responsi c'è anche bisogno di un certo senso pratico e matematico, voglio dire, quando hai paura a dire certe cose a volte magari basta far vedere le prove, ecco, e in quelle prove si nasconde già tutto"
"Mah, sinceramente non c'ho capito una fava, ma va bene, Però veloce eh, che lo sai che io vado spiccio, non aggiungere niente, solo voto"
"E' per questo che ti ho chiamato"
"Vai, Polytechnique?"
"8"
"9"
"8"
"8"
"Enemy?"
"8"
"Mi scoccia uscire dalla mia natura di solo Senso Pratico ma ricordo una recensione non troppo entusiastica di Enemy"
"Avevo cannato il film, quasi completamente. M'aveva fregato l'amore pel libro. Il film è diverso, è un'altra storia. E Villeneuve l'ha modificata in modo straordinario, solo dopo l'ho capito"
"E Arrival?"
"9"
"O.k, e tutto questo a cosa ti serviva?"
"A poter dire con senso pratico e matematico che Villeneuve è, prove alla mano, uno dei miei registi preferiti. Con Nolan, Haneke e Von Trier probabilmente"
"O.k, posso andare adesso?"
"Sì, grazie mille"
"Io torno a dormire, te tornatene in fabbrica alle tue fave di cacao..."

Fave di cacao che diventano grandi, sempre più grandi, immense, altissime.
Fave di cacao che diventano astronavi alte 450 metri.
Arrivate da noi, ferme, sospese, al tempo stesso innocue ma cariche di minaccia come solo astronavi identiche a fave di cacao di 450 metri possono essere.

Perchè sono arrivate, cosa stanno facendo lì, perchè non ci lasciano in pace.
In realtà in pace ci lasciano, non fanno nulla, stanno lì.
Sì, ma la cosa ci fa impazzire, la nostra vita non può andare avanti tranquillamente, è il caos, è l'anarchia.
Forse non sta che provare ad andarci dentro, vedere chi c'è.
Forse l'unica cosa da fare è provare a parlare con loro.
Arrival è quanto di più bello io possa chiedere alla fantascienza, alla mia concezione di fantascienza, ovvero quella strettamente connessa all'umanità, alle emozioni.
Arrival è un film che apparentemente si mostra come grande, milionario, da guerra dei mondi, e invece è poco più di un film da camera, completamente scarnificato, essenziale, nudo.
Un film che non ha bisogno di niente, ogni effetto speciale o ogni grandezza è solo accessoria, questa è un'opera che poteva esser stato girata 100, 50 o 20 anni fa. 
E' come, per usare una metafora "spaziale", il cibo degli astronauti.
Una pillola o una barretta che hanno dentro tutte le caratteristiche di un pasto completo.
Arrival è tutto quello che posso chiedere alla fantascienza, un intero universo di cose, condensate nel modo più piccolo ed essenziale che si possa avere.

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Ecco, è inevitabile che due righe al confronto con Interstellar dovevo dedicarle.
Per me i due film hanno molti punti in comune come la strettissima dipendenza e unione tra l'universo e noi stessi, o la scena simbolo del film, ovvero le mani che si toccano ("siamo noi..."), o il concetto di paradosso temporale, o le due specie che si aiutano per sopravvivere (anche se nel capolavoro di Nolan alla fine eravamo sempre noi che aiutavamo noi stessi), o il rapporto tra genitore e figlia non solo centrale ma anche decisivo nello sviluppo.
Dico la verità, a mio parere senza Interstellar non so se avremmo avuto Arrival.
Però, come nel film di Nolan tutto era grande, grandissimo, qui Villeneuve è riuscito a trattare tematiche simili senza alcun fuoco d'artificio, riportando tutto al grado zero, tanto da realizzare un film che solo per cornice è fantascienza.
La fantascienza è solo sfondo.
Perchè in realtà Arrival racconta del contatto tra due estranei, del loro timido, lento ed impacciato tentativo di comunicare, del loro reciproco rispetto.
Tempo fa vidi un bellissimo documentario che qualcuno mi aveva postato.
Raccontava di due esploratori con telecamerina che avevano trovato una tribu sconosciuta.
Questa tribù era la prima volta non solo che vedeva uomini bianchi, ma anche telecamere, accendini e tutti quei piccoli oggetti che a noi sembrano familiari ma che, in realtà, sono comunque simbolo di progresso.
All'inizio i componenti della tribù erano impauriti, poi incuriositi.
Poi le due parti cominciarono a provare a capirsi, a parlarsi, a scambiarsi vocaboli.
Piano piano potevano venir fuori piccoli dialoghi.
Ecco, per questo parlavo di fantascienza solo come cornice perchè in realtà Arrival è questo, il nudo incontro tra due razze, due specie che non hanno niente in comune.
E, attenzione, nella similitudine che vi ho riportato siamo noi la tribù, non loro...
Il linguaggio è la base di tutto.

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Arrival è una delle metafore più grandi che io abbia mai visto sull'importanza del linguaggio.
Quante volte le parole non dette, quelle travisate, quelle non capite, le incomprensioni, possono portare a disastri nella nostra vita?
Quante volte queste incomprensioni possono letteralmente modificare o ribaltare il senso di una cosa?
Quell'"offrire arma", quel dono che gli eptapodi ci hanno portato, da qualcuno sarà letto come dichiarazione di guerra, come minaccia.
Serve pazienza, serve sensibilità, serve profondità per capire le cose. 
Tutte cose che ha Louise (una sempre splendida Amy Adams) una che sa benissimo come funziona il linguaggio, come nasce, come ha bisogno dei suoi tempi per essere assimilato e capito.
E lei, insegnante universitaria di lingue, sarà la persona scelta per provare ad instaurare questo contatto, per provare a capirli.

(a proposito, incredibile come nell'assunto iniziale questo grande film possa ricordare un nostro piccolo film, l'Arrivo di Wang dei Manetti Bros)

(A proposito (2) impossibile non notare l'incredibile fissazione di Villeneuve con l'insegnamento.
Polytechnique era ambientato in una scuola.
La protagonista di Incendies è un'insegnante.
Il protagonista di Enemy è un'insegnante.
La protagonista di Arrival è un'insegnante)

E sarà così profondo e sensibile il modo in cui Louise riuscirà a rispettare e capire il linguaggio degli alieni che lei stessa diventerà, in qualche modo, una di loro. E possedere il loro linguaggio significa possedere qualcosa di grande, qualcosa che travalica il tempo e lo spazio.
Ma Louise va anche oltre. E qual è, insieme al linguaggio, il metodo migliore per conoscersi?
Toccarsi, vedersi.
E così Louise si spoglia della tuta spaziale, si avvicina loro, gli mostra la mano.
E loro fanno lo stesso con le loro ventose.

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Tornando al documentario di cui sopra ricordo come il capo tribù tentasse di avvicinare la sua mano nera a quella bianca dell'esploratore ma poi, ad un cm da essa, la ritirava come preso da una scossa.
Poi alla fine, dopo tanti tentativi, le due mani riuscirono a toccarsi e stringersi.
Qui c'è un vetro di mezzo ma il concetto è lo stesso, nel momento in cui le due mani si toccano abbiamo la fiducia totale, il riconoscimento totale.
Corpo, contatto e linguaggio.
Non c'è qualcosa di più nudo ed essenziale di questo.
Ma di tantissime altre cose parla questo film.
Che non è solo film concettuale eh, sempre di Villeneuve, un regista grandissimo, stiamo parlando.
Uscendo un pò dalle tematiche ed andando un pò sul tecnico e sul visivo ci sono molte scene da ricordare.
Su tutte quella meravigliosa, da storia recente della fantascienza, del loro primo ingresso nella navicella.
Il toccarne con mano la base, la gravità ribaltata, quel lento salire, quel buio e quella luce in cima e in fondo.
E poi una volta arrivati su c'è quel vetro, quella nebbia, quelle creature che si avvicinano, il tutto con una colonna sonora perfetta.
Anche qui siamo al grado zero della fantascienza, quella che non ha bisogno di effetti, quella d'atmosfera, di paura dell'ignoto, quella di buio e nebbia, di attesa, paura, angoscia ma anche immane desiderio di vedere e scoprire.
Straordinaria.

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E poi come non ricordare i bellissimi flash back, alcuni così luminosi e sovraesposti, altri così spenti e cupi.
Già, flash back...
Louise ne ha sempre di più. Già ne aveva a casa, più poi il suo contatto con gli alieni si fa forte più sembra averne.
Amy Admas si risveglia da quei flash back come faceva in quelli di Animali Notturni.
Ma come quelli di Animali Notturni non erano veri e propri flash back, ma solo suggestioni dovute al libro-metafora, non lo sono nemmeno questi.
Perchè in realtà tutto quello che Louise vede e "ricorda" deve ancora succedere.
"Papà e Mamma che parlano con gli animali"
Brividi.
E' questo che lei ebbe in dono dagli alieni, questa non concezione di spazio e tempo, questo collasso.
Non solo vede quello che gli accadrà in futuro (perchè fosse solo così potremmo parlare di semplici premonizioni) ma quello che le accade nel futuro è strettamente connesso con quello che le sta accadendo nel presente.
Uno condiziona l'altro, non c'è una linea temporale.
Ne è la più grande dimostrazione una delle scene più belle del film, quella che con un groppo al cuore avrà riportato tutti noi lostiani all'indimenticabile puntata de La Costante, ovvero la sequenza del ricevimento in cui Louise incontra il Generale cinese.
Quel Generale cinese che va lì solo per lei.
Che va lì per fargli vedere il suo numero, per dirgli quello che lei disse allora.
Per dirgli quello che lui, quel giorno, si sentì dire da lei stessa.
E quella telefonata sarà la telefonata che, forse, salverà un mondo intero, la nostra specie.
C'è un grande messaggio in Arrival.
Quello per cui basterebbe comunicare, capirsi, aiutarsi, per poter vivere in un mondo migliore.
Forse è anche questo il dono (oltre quello del linguaggio) che ci hanno fatto quegli alieni.
Ovvero quello di avvicinarci tutti, di collaborare, di fare fronte comune, di capire che, alla fine, siamo tutti una stessa specie che dovrebbe solo aiutare sè stessa.
E per avvicinare due potenze così distanti e grandi come Usa e Cina sono servite le frasi in punto di morte della moglie del Generale.
Utopia sì, ma che bello.

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Ma non basta, c'è ancora dell'altro.
Ora che sappiamo che quei flash back erano in realtà flash forward sappiamo anche che c'è una donna che, malgrado tutto, scelse di donare la vita ad una creatura che sarebbe andata verso una fine terribile e prematura.
E questa è l'ultima lezione di Arrival.
Quella di dirci che, anche se avessimo una data di scadenza, vale sempre la pena vivere.
E tutti quei momenti meravigliosi che Louise passerà con sua figlia li passerà solo perchè quel giorno, nonostante tutto, scelse la vita.
Se potessi far tornare adesso qua il mio Senso Pratico mi direbbe che se è vero che ogni giorno seguente alla morte di un tuo caro è un giorno in meno passato con lui, è anche vero che ogni giorno in cui era ancora vivo è stato un giorno in più.
Ma non lo scomodiamo, lasciamolo dormire, che lo sappiamo da soli.

86 commenti:

  1. A me sembra interessantissimo.
    Quando posso ti seguo, Giuseppe.

    Un saluto

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    1. Ma sei Alessio Alessio?

      ciao!

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    2. Certo che sono io eh! direttamente dal mio isolotto mediterraneo.
      E' tanto tempo che non ci sentiamo e mi piacerebbe risentirti qualche volta

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    3. dobbiamo trovare il tempo e il modo!

      grande ale

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    4. Visto finalmente! e finalmente letto tua recensione dopo. Non avresti potuto dirlo in maniera migliore.. gli effetti speciali sono solo il contorno al film, sono parte integrante di questo grande film, non sono il film stesso.

      per sentirci se vuoi possiamo usare Skype!

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    5. grande!

      contentissimo ti sia piaciuto, anche perchè te sei un competente in questo campo...

      non ho skype ma ti prometto che se lo installo e mi viene voglia/coraggio di usarlo te sei il primo che chiamo ;)

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  2. Standing ovation per le fave di cacao :-D

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    1. ti giuro appena ho visto le astronavi sono piombato in un istante in fabbrica....
      https://www.google.it/search?q=fave+di+cacao&espv=2&biw=1366&bih=638&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwiJjJmx39_RAhVBBSwKHS5ACAIQ_AUIBigB#imgrc=F64rKPJ5jrVBSM%3A

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  3. È bello che pronto, una di queste sere lo sforno e dopo passo a leggere :)

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    1. Non me l'aspettavo lo vedessi!

      è un rischio con te

      ma vai al cinema che lo aiutiamo... ;)
      ciao frank!

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    2. Diciamo che hanno insistito perchè lo vedessi. Anche se un mezzo pensiero già lo avevo fatto, primo perchè si tratta di fantascienza, un genere che a ogni modo mi è sempre piaciuto. E due, perchè a cimentarcisi c'è cmq un regista come Villeneuve, il che incuriosisce seppur continui a considerarlo solo come l'autore di Poytechnique e Incendies...

      Hai tutte le ragioni, ma qui è davveo difficile organizzarsi per una sera al cinema. Manca la giusta compagnia cinefila (gente come te per intenderci) e andarci da solo un pò mi secca, almeno per un film così, perchè per quelli più sotterranei, quando c'è l'opportunità di una proiezione, di solito la prendo al volo ;)

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    3. Sì sì, capisco...
      Io amo andare al cinema da solo ma in questi casi in cui si va al multi e a vedere film comunque "per tutti" scoccia andare da soli.

      fammi sapere quando lo vedi ;)

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    4. Certo, in settimana lo guardo e dopo ripasso qui ;)

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    5. Ci ha azzeccato: sorvolando su qualche clichè titpico del cinema più hollywoodiano che in ogni caso arrivando alla fine risulta di poco conto (con un tema così, ci vedrei un film bello radicale, cominciando a eliminare il solito esercito magari ahaha), da Villeneuve mi aspettavo proprio quell'essenzialità presente nei lavori che ho amato, quella pulizia d'immagine, quell'asetticità ambientale che per certi aspetti riporta a Polytechnique. Anche se l'apparente algidità estetica nasconde in realtà un calore emozionale e contenutistico che per me, trovare in un film del genere è cosa rara, perchè il messaggio è davvero importante! Tu già, naturalmente lo sottolinei quì:" C'è un grande messaggio in Arrival. Quello per cui basterebbe comunicare, capirsi, aiutarsi, per poter vivere in un mondo migliore..."
      Ed è curioso pensare a come Villeneuve immagini già un contatto di tale spessore verbale e una comunicazione così, spontanea diciamo, con esseri provenienti da altri mondi quando ancora oggi, tra noi stessi, nel nostro piccolo di mondo, spesso fatichiamo appunto a comprenderci, ad aiutarci, a mantenere dei contatti che possano rafforzarsi nel tempo: questa penso sia la cosa fondamentale che più deve far riflettere. Arrival insegna anche l'importanza dei sentimenti, e dovrebbe essere d'esempio a molti, proprio sotto questo aspetto.
      E come giustamente scrivi all'inizio, in questo caso penso ne esca davvero uno dei migliori esempi di fantascienza moderna (Interstellar non l'ho visto però).
      Per il resto, a me è piaciuta molto tutta la primissima parte (forse strizza un pò l'occhiolino a Malick ma ci ho visto anche molto "Another Earth" e "Upstream Color") dove già intuisci che l'intenso rapporto tra madre e figlia, e la successiva perdita, devono per forza significare qualcosa di molto più grande. In conclusione, mi ha coinvolto, l'ho vissuto bene insomma.
      Buon sabato Giusè :)

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    6. P.S. approfitto del commento per prelevarne qualche estratto da postare su FB ;)

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    7. P.P.S. anche sul blog, a questo punto lo posto come digressione...

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    8. quasi 10 giorni Frank...

      sì sì, di chichè e debordanze ce ne sono parecchie, troppe. Hai ragione, poteva ancora essere più asciutto. Ma solo in qualche personaggio o 1,2 dinamiche perchè per il resto lo scheletro è essenziale come pochi

      e, come dici, uno scheletro che emoziona...

      eh, insegna il grado zero dei contatti. Purtroppo invece quelli della nostra vita sono pieni di segni, situazioni e sovrastrutture.
      Pwer capire il contatto di Arrival forse, dovremmo paragonarlo a quello che abbiamo con i nostri bambini piccolissimi. Quel "non avere niente in sospeso", quel partire da zero, quel lento capirsi

      due tabule rase

      verissimo, capisci da subito che il rapporto madre figlia è cardine del film.
      Ma per tutto il film ti chiedi che tipo di cardine sarà, che significa, che sviluppi avrà

      son proprio contento ti sia piaciuto

      e andate su Visione Sospesa a leggere la rece intera!

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  4. Il viaggio è la meta. Basterebbe questo assunto. In realtà il film si incarta nella sua rivelazione e l'Uomo ne rimane ostaggio.
    Che poi, scomodando da i Ritorno al futuro ai Dèjà vu, che ne sai che non si possa deviare qualche variabile prendendosi il rischio di ciò che ineluttabile non è più, visto che abbiamo salvato l'umanità, e tra tremila anni ce toccherà salva' pure Tom & Jerry... ;)

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    1. ah, pò esse, pò esse....

      e meno male che non ce sono toccati Grattachecca e Fighetto

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  5. Un film immenso eppure mi pare che se da una parte Villeneuve ci dice che il linguaggio è tutto, cioè totalizzante, dall'altra ci dice anche che esso è anche la nostra prigione, qualcosa che dovremmo arrivare a superare per una conoscenza vera di noi e degli altri. Per me il rimando naturale è il Godard di Adieu au langage, solo che mentre Godard esce davvero dal linguaggio inventando e sperimentando nuove forme di espressione, Villeneuve, pur cogliendo la necessità di superare il linguaggio, rimane ancorato al canone e alla norma della narrazione. Ciò non toglie che siamo di fronte ad un grande film.

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    1. Verissimo Rocco, grande.

      Ma in realtà c'è pure un'altra prigione strettamente connessa a questa.
      Volevo anche metterlo in rece (insieme ad altre mille cose che, per foga, mi sono dimenticato di scrivere).

      Ovvero che il linguaggio che loro donano a lei (noi) è sì, appunto, un dono ma anche una prigione.
      Sapere tutto della propria vita non è pure una maledizione?

      ecco, questo è un argomento che avrei voluto affrontare. Insomma, che sia un dono non sono del tutto d'accordo

      ovviamente è una cosa molti diversa da quello che dici te (formidabile) ma in questo caso ne è conseguenza

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    2. Che sia una maledizione dalla nostra prospettiva individuale certo è evidente, sono d'accordo con te. Tuttavia pensa all'alieno che muore. Anche lui sapeva che sarebbe morto nella sua missione eppure la compie lo stesso. E' tutto un altro modo di stare al mondo.

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    3. Verissimo...

      e si aprono talmente tanti scenari che più che all'umanità o alla fantascienza portano alla filosofia

      semmai stasera se ne parla

      a proposito, confermato sì?

      a dopo

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    4. sulla questione "dono"e sapere tutto della propria vita mi è venuto in mente il passaggio chiave di dio esiste e vive a Bruxelles, quando sui telefoni di tutti gli abitanti della Terra appare il tempo residuale di vita (e tutto ciò che dal quel momento ne consegue) e il sollievo quando il timer scompare e tutto ritorna indefinito e inconoscibile.

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    5. ahah, che carina sta citazione...

      che poi, comunque, nel film lei vede sempre e solo flash forward con la figlia, non so se il potere ti faccia vedere proprio tutto....

      anche quello è un passaggio non perfetto

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  6. da un lato ero in attesa fremente, dall'altra temevo diventasse fantascienza troppo 'spinta' per me che non ne so nulla. E invece è un capolavoro punto e basta, che prescinde i generi e appassiona chiunque se ne lasci trasportare. Al cinema è un'esperienza irripetibile, i gusci di un bello da lacrime!

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    1. grande Mari ;)

      sì sì, anche con me se fosse stata fantascienza pura non avrebbe attecchito (per causa mia)

      questo è un film che poteva essere tanti generi diversi, quello che conta è solo sotto il vestito

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  7. l'ho visto oggi. film molto lento che ,secondo mè, non riesce a reggere la trama. direi concettualmente interessante ma narrativamente noioso e a tratti anche melenso. non lo rivedrei... avevo delle buone aspettative che purtroppo non sono state confermate. felice weekend a tutti. S

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    1. Felice we anche a te!

      beh, ci sta.
      E poi quando di esprimono dissensi con questo garbo e dissenso va sempre bene ;)

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  8. Denis Villeneuve è un grande, lo dimostra sempre.

    e anche stavolta siamo d'accordo :)

    https://markx7.blogspot.it/2017/01/arrival-denis-villeneuve.html

    una volta Ursula K. Le Guin scrisse, vado a memoria. che la fantascienza aveva successo (in letteratura allora, al cinema adesso) perché sapeva interpretare meglio quello che si muoveva nell'anima umana.

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    1. La fantascienza ha successo anche, anzi, soprattutto in altri modi

      con la maggioranza delle persone

      però, perq uanto mi riguarda, sto con la Le Guin

      dipende che si intende per successo ;)

      formidabile la tua citazione ai ragni di Enemy, non ci avevo pensato!

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  9. Sono talmente sopraffatta dalle emozioni che il film mi ha suscitato, che non mi sento in grado di formulare alcun commento per paura di non rendere giustizia a questo capolavoro.
    Ti lascio, però, le parole di mio padre ( e sai bene che valgono il doppio visti i suoi gusti cinematografici ;) )
    " QUESTO FILM È PURA POESIA"

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    1. e 'l tu babbo dopo "Il film del millennio è il Gladiatore" non solo si rifà ma si erge a mito

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  10. Come sempre, d'accordo su tutto. Qualche passaggio logico (più che altro sul tempo) mi era sfuggito, peró la grandezza del film mi è arrivata lo stesso: la sottrazione in un film di fantascienza, l'importanza del linguaggio, la colonna sonora, certe atmosfere, Amy Adams.

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  11. https://www.youtube.com/watch?v=xd0I1xAICOc
    https://www.youtube.com/watch?v=Jvb0-Fm98qI

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    1. Grande Leonà! eri te che me l'avevi mandato allora

      chissà per quale motivo, mica me ricordo...

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    2. Lo postai nella rece de "el abrazo de la serpiente" (che ancora non ho visto) ma anche io mentre ero in sala a vedere "arrival" ci ho pensato subito. Più che per la parte del primo contatto mi ha stupito come la meccanica di traduzione stessa tra i due gruppi diventi un messaggio di pace molto più evidente del semplice cibo offerto. Per non parlare poi dei volti sorridenti che però in arrival sono univoci. L'unico difetto che trovo nel film di Villeneuve è l'odioso cliché dei militari/governanti ottusi e guerrafondai.

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    3. ah, ecco dove era, vero!

      sì sì, molto interessante quello che dici, hai ragione

      ed è vero, quello è uno dei difetti di Arrival ma, direi, uno dei difetti di tutti quei film che hanno dentro i militari

      e purtroppo Arrival in questo aspetto assomiglia a film ben più banali e meno importanti

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  12. Visto l'altra sera, ne parlerò lunedì.
    Un film che comunica tantissimo, e tocca temi universali ed importanti.

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    1. come fai ad aver tutto programmato non lo so ;)

      a lunedì allora

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  13. Non l'ho visto ma lo voglio vedere, mi sono bastate 2 scene del trailer per incuriosirmi all'inverosimile; poi dopo una recensione talmente entusiasta e commenti così positivi non posso fare altro che attendere che esca in blue ray per farlo mio.

    Ho amato Interstellar pertanto il solo fatto che vi siano parallelismi mi intriga, premesso che il film non sia ovviamente un clone di qualcos'altro.

    Se parliamo di filosofia, del tema dell'incomunicabilità, della ricerca di un linguaggio comune tra 2 entità, umane o aliene che siano, poco importa, dello spazio (cosmo) come mezzo per raccontare tale ricerca, non mi stancherò mai di citare Solaris di Lem (il libro, non il filmetto di Soderbergh con Clooney). Un libro per il quale è stato coniato il termine di meta-fantascienza per fare un parallelo con la meta-fisica e mettere in risalto quanto il viaggio interiore dell'uomo a contatto con l'ignoto sia al pari avventuroso ed angosciante del viaggio fisico vero e proprio (se non di più).

    Se un film è grande gli effetti speciali sono splendida cornice alla sostanza e ben vengano, qualora siano invece esercizio futile, quasi fossero l'essenza del film, a mio avviso lasciano il tempo che trovano

    Comunque a margine di tutto io la fantascienza la adoro ;-)

    Mandi Mandi

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    1. io credo ti piacerà ;)

      te ne sei fregato degli spoiler, sei coraggioso

      e comuqnue spero che dimentichi quello che hai letto, la scoperta a poco a poco che si fa con Arrival riguardo una certa cosa è veramente formidabile

      no no, parecchi rimandi forse, ma qui nessuno, credo, è il clone di nessuno

      purtroppo non ho letto nè visto Solaris ma sono bellissime le parole che ci spendi

      e d'accordissimo anche sugli effetti
      ma qui gli effetti visivi sono "dentro" la scena, quasi nememno li percepisci. Ce ne sono tanti ma non c'è mai l'effetto "cinema"

      mi dirai...

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    2. Non riesco a ricordare tutto ciò che leggo e per quando lo comprerò scommetto che avrò tranquillamente dimenticate gli spoiler della tua rece.

      Possiamo dire che Arrival rientra nella mia "promessa" personale per il 2017.

      Mandi Mandi

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    3. perfetto ;)

      allora, a meno che non lo recuperi in sala presto (che è sempre meglio) mandiamolo post luglio/agosto che almeno siamo più tranquilli riguardo quel problema ;)

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  14. Il film è strabiliante, tecnicamente e tematicamente, è stata una visione emozionante come tutte le pellicole di Villeneuve che finora ho affrontato. Eppure continuo ad avere qualche dubbio su questo regista, pur grandissimo, che non so se riesco a chiamare "autore". Sembra una blasfemia, dato uno stile così raffinato e non convenzionale, una maestria senza precedenti, collaboratori ecc., ma fatico a trovare uno o più elementi unificatori fra i suoi film, che affrontano sempre temi molto interessanti senza banalizzarli, ma che non riesco a vedere nell'insieme di una poetica d'autore, o un abbozzo di visione del mondo. Tu hai notato la cosa delle insegnanti, che in effetti a me era sfuggita, magari è un qualcosa che potrebbe aiutare ad aprire altri livelli, non saprei. Per ora mi sembra un grandissimo regista che fa grandi film al servizio di ottime sceneggiature, che però non riesco a capire quanto senta come "sue", quando le mette in scena. E posso anche farmelo andare benissimo così. Non so se si è capito qualcosa. Nel dubbio complimenti per la recensione, molto bella come al solito

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    1. Altro che blasfemia, è interessantissimo Enrico...

      Sì, forse il fatto di affidare sempre le sceneggiature ad altri potrebbe far perdere o non far intravedere quella "visione unica" che un autore, attraverso tutte le sue opere, riesce ad avere o dare.
      Tu sei Enrico Fagioli di fb?
      Se sì il tuo cmmento è strano perchè "insieme" abbiamo trovato su fb tanti elementi comuni che ritornano nei film di Villeneuve.
      Se non sei lui ma un altro Enrico ti assicuro, per l'appunto, che cose che tornano nei film di Villeneuve e che quindi possono partecipare a quella sorta di "insieme" e unica visione ci sono

      comunque il tuo dubbio non solo è legittimo ma anche molto condivisibile

      in effetti, a pensarci, i film di Villeneuve non sono quei film che dopo 5 minuti, ma neanche mezz'ora, te dici (se non sapessi chi è il regista) "cavolo, ma questo è Villeneuve".

      riconosci che dietro c'è sempre un grandissimo regista ma la sua cifra tecnica, tematica e stilistica in effetti ancora ve meglio inquadrata

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    2. Infatti sono un altro degli Enrichi che si trovano in giro... Ci tengo comunque ad aggiungere che non intendo il concetto di autorialità in un senso strettamente qualitativo, la storia del cinema Hollywoodiano e non solo è stata fatta anche da registi a cui non era sempre possibile (né necessario) attribuire una poetica forte. Quindi va da sé che Villeneuve è molto più che ben venuto, anche solo per rifarmi gli occhi ogni volta che vado a vedere un suo film, ma se la gente me lo chiama sempre più spesso grande autore, sento il bisogno di attendere, forse qualcosa di ancora più sentito e personale di Incendies e di questo Arrival, prima di pronunciarmi in tal senso anch'io

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    3. Oh, ora rispondo più "leggero" perchè mi sembrava veramente assurdo che l'Enrico che mi scrive qua sul blog dicesse cose praticamente opposte a quello che mi aveva scritto poco prima su fb...

      Con "l'altro" avevamo trovato tante piccole cose che ritornavano nei film di Villeneuve, tanti rimandi, tanti pezzi di un puzzle, tanto da fare la battuta che, come in Arrival, magari farà 12 film che poi in qualche modo vanno uniti uno all'altro...

      il tuo discorso lo trovo comunque perfetto e sai?

      sono combattuto tra tutte e due gli Enrichi, ancora non ho capito quanto grande come autore sia Villeneuve (come regista è immenso)

      certo che a me sta cosa delle sceneggiature conto terzi mi frena molto in tal senso...

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  15. Contea Sergej: 28 Gennaio, Anno Domini 2017; (La consapevolenza del Tempo)

    Fu come svegliato da un sogno, si guardò attorno e tornò lucido, si rese conto che in sala battevano le mani...si voltò verso lo studioso che lo aveva accompagnato e... notò la lacrima che gli correva lungo la guancia... attese in silenzio alcuni secondi prima di...

    Alarm...spoiler...Alarm...spoiler...Alarm...spoiler...Alarm...


    "E tu, cosa sai del tempo?"

    "Beh...tutto quello che si dice...il tempo vola, il tempo è denaro, non perdiamo tempo........nella vita di tutti i giorni percepiamo il tempo come un flusso continuo, un susseguirsi di momenti"....rispose perplesso..

    "e se in realtà quello che noi percepiamo come fiume del tempo... fosse una pura illusione"

    Il dubbio attanagliò il cuore dello studioso... “Ma...ma come ha saputo questa notizia?”

    "La distinzione tra passato presente e futuro potrebbe essere solo una illusione proprio come un film esiste tutto intero su una pellicola, esistono tutti i momenti, tutti i fotogrammi...ogni istante già esiste"

    ...notando lo stupore del giovane si affrettò a continuare...

    "ma la differenza è che per il film c'è un proiettore che sceglie un fotogramma dopo l'altro, mentre Villeneuve, usa la mente e gli sguardi di Louise per vivere una storia intensa dove passato e futuro collassano e tutto accade nello stesso istante ...l’idea non è così malvagia...è tutto molto più empatico, come nella Donna che Canta........siamo almeno due spanne sopra Interstellar"

    Lo studioso rimase un momento in silenzio, per poi mormorare, quasi intimorito

    "A questo proposito, alcuni dicono che la storia di Louise è melensa..."

    "Chi dice così, aveva dimenticato di portare il cuore in sala...a volte succede "

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    1. formidabile il paragone tra il collasso temporale e il film in sè, qualcosa che va avanti linearmente ma è già tutto presente

      e sì, il capolavoro di Arrival è nel montaggio, vero protagonista del film

      per il resto solita standing ovation per te ;)

      (per una volta la Contea sembrava un regno un pò più moderno eh?)

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  16. Recensione splendida per un film magnifico. Ultimamente, purtroppo, vado molto meno al cinema, ma devo dire che era davvero da tanto tempo che non provavo emozioni del genere in sala. Un film straordinario sotto ogni aspetto. Questo è il tipo di fantascienza che preferisco. Senza effetti speciali, ma piena zeppa di umanità. E direi anche di poesia..."un'opera che poteva esser stato girata 100, 50 o 20 anni fa.".. Esattamente!! che poi se ne potrebbe stare ore a parlare di sto film. per me è stato un crescendo di emozioni. Visivamente è superbo. Ci sono alcune scene che sono dei veri e propri quadri in movimento, capaci di trasmettere emozioni da sole, anche svincolate dal contenuto. l'idea di mettere quel vetro a separare gli uomini dagli alieni le trovo eccezionali, così come è eccezionale quella prima scena in cui l'ectapode apre le proprie "mani" a ventosa...e lei fa lo stesso...brividi. Poi, dal punto di vista concettuale è ancora più affascinante. La teoria di Sapir Whorf che è alla base del film mi ha sempre affascinato tantissimo così come tutte le incredibile ipotesi prese dalla fisica teorica riguardo il concetto di tempo e di come questo sia solo il frutto del nostro modo di pensare. Quella freccia del tempo che può essere tranquillamente invertita (e nell'equazioni della fisica quantistica non cambia un bel niente, sono valide lo stesso)...teorie affascinanti, ma poi per farci un film del genere bisogna averci talento. E villeneuve ne ha da vendere. Ormai penso sia un dato di fatto. Questo qua ha spaziato un po' fra tutti i genere e non ha sbagliato nemmeno un film (e speriamo vivamente che non sbagli proprio con Blade Runner). Qui riesce ad andare avanti e indietro nel tempo, riuscendo in pratica ad annullarlo e nel mentre ci mette tantissimi spunti di riflessione. Mamma mia che brividi quando finalmente realizzi che quei ricordi di quella bambina in realtà sono immagini del futuro... e capisci che lei ha preso quella decisione pura sapendo come sarebbe andata. Davvero qui si toccano livelli altissimi... non può lasciare indifferente un film del genere, c'è poco da fare. E' passata una settimana da quando l'ho visto ed ancora l'entusiasmo non è svanito. e tu ne hai parlato splendidamente come in pochi sanno fare.

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    1. Vittorio!!
      finalmente


      speravo che vedessi questo film...

      cavolo, pensavo avessi una formazione umanistica e invece qui mi ritrovo uno scienziato...

      complimenti!

      davanti ad un tale fiume di parole ed emozioni c'è poco da commentare, ho vissuto tutto quello che dici te e stop

      sulla scelta di Louise l'altro ieri al locale di mio fratello abbiamo discusso molto

      perchè se è vero che lei ha scelto comuqnue la vita è anche vero che, siccome i flash forward sono per forza immagini "reali" quello è successo, una figlia c'è stata

      insomma, lei poteva anche scegliere di abortire ma poi probabilmente o l'aborto andava male o nasceva un'altra figlia dopo

      insomma, il fatto che lei veda quelle immagini non è che la porti a poter decidere se o no fare la figlia

      la figlia c'è stata, va accettato, il futuro è quello

      è molto delicata come cosa, difficile da spiegare...

      grazie mille!

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  17. Visto stasera. Odio la fantascienza (lo sapevi?). Avrei voluto vedere Split ma qualcuno, che ama la matematica e le classifiche (oltre ad amare me), mi ha convinta a vederlo. E io, che del linguaggio faccio lavoro e vita e passione, ho amato questo film. Mi ha emozionata tanto. E anche la tua recensione. È sempre bello leggerti, Giuseppe :)

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    1. te non ci crederai ma ti ho pensato
      anche perchè sei l'unica che conosco a lavorare col linguaggio, ho immaginato quanto poteva piacerti questo film
      e così inevitabilmente è stato

      grazie ;)

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    2. E ti voglio aggiungere una cosa, che ieri sera non riuscivo a formulare a parole senza mettermi a piangere: questo film arriva davvero in un momento adatto. Ci sarebbe davvero bisogno che ci si parlasse insieme, tutti. Ovunque, per qualunque motivo. Nel proprio gruppo di amici, nel proprio posto di lavoro, nelle cittá, negli Stati, nel mondo. Dentro noi stessi. Non so. Ha una carica metaforica potentissima. E importantissima. Fanculo i muri. Ho finito :D

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    3. se tutti l'avessero capito il messaggio del film...

      anzi, i messaggi del film, che ce ne sono almeno 3 di potentissimi

      eh, quando il film giusto arriva al momento giusto è sempre un grande scoppio ;)

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  18. Film davvero molto bello, anche se per me si incartapecora in un paio di momenti, ma ne ho apprezzato davvero molto il messaggio finale. Bravo Villeneuve!

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    1. ormai non riesco proprio ad andare a leggere in giro, faccio una fatica tremenda (cioè, è puro piacere, ma ce la faccio al pelo) a rispondere solo nel mio blog

      quindi semmai linka giacomino!

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  19. Quando la fantascienza chiama io rispondo sempre presente.

    onestamente non è che mi sia piaciuto piu di tanto(un gran bel trip però) dal mio punto di vista il più debole di villeneuve .

    Gli darei un bel 7 .(criminale che i suoi lavori pre prisoners non siano stati fatti uscire in italia)

    La mia attesa per blade runner (pare che girerà anche il remake di Dune)è alle stelle(non dovrebbe esserci spazio per troppe seghe mentali e scene lacrimevoli con un ritorno alla fantascienza pura, old school, che a me piace tanto)e visto la sua grande tecnica ,qui ampiamente confermata da alcune riprese veramente bellissime,non vedo l'ora che esca.

    Vedo che nessuno stranamente ha citato CONTACT (se è piaciuto molto arrival non vedo come si possa rimanerne delusi,vedetelo!) anche se il tuo accostamento con interstellar ci sta tutto.

    Per quanto mi riguarda,"in questa partita", Zemeckis batte Villenueve seppur di misura per 2 a 1


    Dimenticavo, l accostamento con l'arrivo di Wang è perchè parla cinese,quindi per via del "tema del linguaggio" che in qualche modo l' avvicina ad arrival ,giusto??

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    1. beh, La donna che canta uscì ;)

      alla fine manca solo Polytechnique considerando che i primi due sono davvero introvabili, manco negli Usa saranno usciti

      Enemy, altro non distribuito, dovrebbe essere dopo prisoners

      ma, insomma, sì, scandaloso come distribuiscono Villeneuve

      eh, ma il tuo 7 si risponde da solo poco sotto

      a te piace la fantascienza old school, a me quella più umana e sì, anche lacrimevole ;)

      sì sì, in realtà io Contact l'ho visto citato parecchie volte riguardo ad Arrival, qui nel blog no?
      Se non è stato qui almeno 6,7 volte tra fb e altri blog ho letto dell'acostamento

      credo però che se lo vedessi la mia "partita" finirebbe con un risultato molto diverso ;)

      No, più che altro perchè ho trovato molto curioso che in due film così diversi per mezzi e plot ci sia un assunto iniziale identico, ovvero quello della traduttrice presa in gran segretezza dal governo per comunicare con gli alieni

      se ci pensi in questo apsetto sono quasi identici

      poi, dopo, al 90% differenti

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    2. ok,quindi avevo cannato di brutto con l'arrivo di wang.....

      faticavo a trovare un nesso fra i due,pero quello che dici è vero


      la donna che canta allora entra di prepotenza nella to see list

      enemy è dopo prisoners? beh, allora oltre che criminale è vergognosa la distribuzione delle sue opere(un film del genere sottotitolato non ho proprio voglia di vederlo speriamo che con il successo venga doppiato, cosi come gli altri....)


      si io metto al primo posto l' atmosfera (una nave o stazione spaziale,lo spazio profondo,la (ri)costruzione di una città nel futuro,un pianeta alieno ecc.....)ma non disdegno la fantascienza" più umana",del resto ce ne sono tanti di questo tipo che mi sono piaciuti come

      solaris ,stalker,l'uomo che cadde sulla terra,incontri ravvicinati del terzo tipo,in parte the abyss di cameron,contact,mission to mars,il bellissimo moon,quel gioiellino spagnolo di eva ed altri che al momento mi sfuggono....

      quello che proprio non mi va a genio è la deriva sentimentale specie nei finali(sentimentale, melenso e commovente sono una cosa i sentimenti un altra).Alla fine son gusti;)


      la "partita" è fra contact e arrival non fra zemeckis (chi non si è divertito con ritorno al futuro)e villenueve(che è di un altra categoria).

      Nel primo succedono più" cose"....l'ho trovato più avvincente,il secondo l'ho trovato più "statico"(non intendo lento, mi riferisco a l'andirivieni fra l'uovo di pasqua e il campo base...)e mi ha preso un po di meno.


      2 domande sul film:

      (1)il fatto che lei sia una persona diciamo più ricettiva al "dono degli alieni" la vedi come destino o come 'na botta de culo, nostra e degli alieni, visto che fra 3000 anni saremo noi a salvare loro?perchè che senso avrebbe lanciare altre 11 uova de pasqua ,tanto varrebbe andargli a citofonare a casa a sto punto...

      (2)come giudichi,nonostante i suoi "ricordi del futuro",la scelta di avere un figlio con le note conseguenze? egoismo,oppure dato che per lei il concetto di passato,presente e futuro è relativo e quello che per noi è futuro, per lei, puo essere tranquillamente il passato,quindi una inevitabile tappa di un percorso che deve intraprendere?


      Se non c 'hai capito na ceppa direi che è normale, forse me so incartato(magari un pochino come il film??)....

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    3. sì, forse dovevo specificarlo meglio ;)

      però il governo che chiama un'interprete per parlare con gli alieni è uguale dai, viva i Manetti ;)

      Donna che canta capolavoro, punto ;)

      sì sì, come la giri la giri la distribuzione con Villeneuve è sempre stata disastrosa, o non distribuito o poco distribuito...

      e ora senza che sti cani della distribuzione se ne sono accorti gli è diventato il regista forse più importane del pianeta tra i nuovi...

      sì sì, hai fatto capire benissimo che intendi per fantascienza old school

      tra l'altro a te piace anche "macha", nel senso con poche derive, secca

      credo anche La Cosa in quella lista ci stia benissimo

      no no, avevo capito che la partita era tra i due film, ti ho risposto in quella maniera. Sono convinto che per me Arrival sia sensibilmente sopra. (proprio perchè a me le "cose" nella fantascienza piacciono poco, molto di più i concetti)
      Ma magari mi sbaglio!


      1 no, niente destino nè botta di culo. Credo sia proprio una questione di intelligenza e studi. Lei, almeno tra i personaggi che vediamo, è l'unica ad aver capito la loro lingua. E solo quando la capisci la possiedi, compreso quel dono.
      La cosa delle 12 navi non serve in questo discorso.
      Le 12 navi sono un altro dono all'umanità, sono un modo per far unire tutti i paesi del mondo, per farli collaborare, per farli lottare per un bene comune.
      Le 12 navi sono la fratellanza

      2 Molto difficile.
      Io credo che sia un atto d'amore, come dico a fine recensione.
      E' anche vero che poi entraimo in un paradosso. Ovvero se lei si vede con la figlia vuol dire che una figlia ce l'avrà, la scelta è obbligata.
      Ma magari la scelta è stata puro libero arbitrio e il futuro comunque è stato condizionato dal passato e non viceversa...

      speriamo che ti accorgi della risposta, scusa ma questo post di Arrival non riuscivo mai a recuperarlo

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    4. dura rispondere a 'na ventina de messaggi al giorno ?
      è il prezzo della fama... ahaha;)

      io ho le notifiche attive quindi anche dopo un mese prima o poi le leggo.take your time

      della mia lista son sicuro che i primi 3 siano nelle tue corde(solaris quello russo però e la versione senza tagli non quella anni 70)ed anche eva credo ti piacerà.io una occhiata la darei anche a contact(per certi versi è più fantascientifico arrival) che magari sarà sensibilmente inferiore,ma il suo lato "umano" è comunque molto presente.....


      sulle domande\risposte

      sulle 12 navi son d'accordo che servano in qualche modo ad unire il mondo e farli collaborare,però all'interno di ognuna di esse ci sono 2 alieni e 2 o più studiosi di ogni nazione che provano a capirsi\comunicare.

      Gli alieni che pur conoscono il futuro lanciando 12 astronavi in qualche modo dimostrano di non sapere se e dove troveranno una persona in grado di comprendere il loro dono\messaggio.
      per questo vedo (ok botta de culo magari è sbagliato)il caso di luise un po al limite,diciamo fortuna cercata(attraverso i suoi studi e la sua intelligenza)e trovata.

      Luise ha studiato ed è molto intelligente ma di certo non si era preparata per questo(o forse inconsciamente si? boh? me gira un po la testa...).gli alieni non erano sicuri di trovare una Luise....

      a me c'è qualcosa che non mi quadra(ma forse so io )

      2
      che la sua sia stata una scelta dolorosa e ponderata non ci sono dubbi.Quello che credo io(più che altro una mia visione personale) è che ,nonostante nel film lei abbia solamente visioni della figlia,veda anche altre cose del futuro ,perciò questa sua scelta la voglio vedere in ottica di una tappa necessaria di un percorso che ovviamente noi non conosciamo.Questa mia interpretazione probabilmente deriva dal fatto che non riesca ad accettare il dolore provocato da lei al suo compagno,ma anche a se stessa e a sua figlia

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    5. il prezzo della fame, non della fama...

      ho registrato su Sky Under the Skin, che mi dici?
      Mi ricordo che ne dissero di ogni, da boiata a miglior sci-fi di questi anni...

      è molto difficile rispondere ai tuoi dubbi

      perchè secondo me fai il mezzo errore di rendere troppo lineare il tempo

      non bisogna del tutto pensare che loro sanno il futuro quindi è strano lanciano 12 astronavi sperando di trovre qualcuno che...
      In realtà se quel futuro che conoscono è successo è proprio perchè, nel passato, loro fecero sta ricerca

      le due temporalità si mischiano, è difficile rispondere

      è come se diciamo che lei sa del futuro della figlia e quindi nel passato ha scelto per la vita malgrado tutto. Ma è anche vero che forse lei vede il suo futuro con la figlia PERCHE' veva scelto quello in passato. Così gli alieni vennero non sapendo che succedeva, poi è successo che hanno trovato lei, e sta cosa, di consguenza, è andata anche nel passato

      non so come spiegarmi

      ma, insomma, non è che se sapevano il futuro potevno non mandare 12 navi e cercare lei, ma è proprio perchè mandarono 12 navi e trovrono lei che si crearono quel futuro che conoscono

      su quello che lei vede del suo futuro c'è un grandissimo punto interrogativo

      infati vediamo cose solo inerenti alla figlia. E io credo che in quel periodo di tempo che vediamo noi lei veramente abbia solo quelle visioni. Magari quel dono è un dono "emotivo" che ti fa vedere solo alcune cose. Insomma, non diventi uno stregone ma hai delle istantanee del futuro che in base alla tua sensibilità e alle contingenze vengono fuori

      forse ;)

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    6. credo di aver capito il tuo punto di vista,

      quello che è ,o sarà,è per forza condizionato da quello che è stato
      "è proprio perchè mandarono 12 navi e trovarono lei che si crearono quel futuro che conoscono"

      "quel futuro che conoscono è successo proprio perchè, nel passato, loro fecero sta ricerca"

      a sto punto ci butto una citazione da Lost "non si puo cambiare il passato,quello che è stato, è stato"

      Io ragionavo in modo diverso dando più peso alle azioni del presente che influenzano il futuro.

      Penso che abbiamo entrambi ragione,mi ricorda un po l'uovo e la gallina.Questa stimolante discussione potrebbe andare avanti all'infinito;)

      ,ti ringrazio del tempo speso per rispondere ,su quello che poi, non è neanche il tema principale del film.

      Sulla scelta di Louise mi tengo però la mia interpretazione ;)


      capitolo under the skin:

      film particolare, che ha sicuramente sul piano visivo il suo punto di forza,gran bella fotografia,l'atmosfera perennemente piovosa della Scozia è cupa e di grande impatto,colonna sonora disturbante.

      Lento(per me non è un difetto)a tratti un po ripetitivo ma affascinante.

      Sul piano dei contenuti invece son perplesso,non so dove il regista volesse andare a parare(non so se ti piace il genere gangster non troppo serio,se si, recupera il suo primo film Sexy beast,una chicca).

      Non mi sembrò particolarmente riuscito.Dovrei rivederlo

      per me è un 6.5 ma più vicino al 7 che al 6

      Comunque nel bene o nel male non si dimentica facilmente..... c,è scarlett

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    7. Il fatto che hai citato Lost dimostra che hai capito perfettamente cosa intndevo ;)

      stai parlando poi con uno che considera Lost la più bella cosa che abbia mai visto...

      sì, non si sa chi condiziona chi, l'uovo e la gallina ci stanno bene ;)

      ah, vedi, te me dici che è bellissimo sul piano formale ma ti aveva lasciato perplesso su quello dei contenuti. Io l'ho sempre visti, invece, un film che veniva esaltato per i concetti al suo interno, non per la bellezza visiva

      è anche vero che tanti l'hanno massacrato

      vedremo ;)

      non so perchè hai tirato fuori il genere gangster ma credo c'entri col film ;)

      grazie a te!

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  20. Pierluigi Tronchetti4 febbraio 2017 03:06

    Affacciata al vetro di una veranda ,Louise osserva le placide acque nella vastità del lago che si estende sino a perdersi nel passaggio cromatico del caldo abbraccio di un imponente e frastagliata catena montuosa. E mentre l’azzurro dei suoi occhi scrutano l'orizzonte nella speranzosa ricerca di ciò che può celarsi dietro quelle montagne , Louise contempla la memoria e il tempo. Memoria che si fonde e confonde con lo scorrere inesorabile del tempo, il nostro vero limite. Colui che ci ha imbrigliati alle coercizioni del suo ordine. Un ordine i cui fotogrammi di nascita e di morte si incontrano e si scontrano, legandosi inestricabilmente a tutto ciò che, alla stregua di un fiume, vi fluisce in mezzo: la vita. Arrival inizia dalla fine e finisce regalandoci un inizio. Una venuta. L’arrivo di qualcosa che le nostre insormontabili difficoltà di interpreti non ci permettono mai di decodificare e comprendere realmente: la consapevolezza della bellezza di un dono irrinunciabile, nonostante tutto , chiamato vita. Vita che almeno per una volta, grazie a Denis Villeneuve, è riuscita ad irridere ed eludere gli schemi del tempo e i bug della memoria. E così sono arrivati loro. Loro che Louise fatica così tanto- ed io con lei-a chiamare alieni. Seduto sulla poltrona di quel cinema, isolato nella mia interiorità, ho sofferto in silenzio, soffocato dal peso claustrofobico dell’incomunicabilità e delle incomprensioni che si palesavano senza soluzione di continuità nella pellicola. Incomunicabilità ed incomprensioni veicolate dalle titaniche difficoltà insite nella codifica del linguaggio, croce, non solo nei rapporti tra gli esseri umani, ma soprattutto nella comprensione più intima e profonda del senso stesso dell'esistenza umana . Della vita. Perché la vita ci parla continuamente, solo che non riusciamo mai veramente a capirla, o siamo troppo sordi e negligenti per fermarci ad ascoltarla. E quando siamo noi a porle domande, sciaguratamente, ignoriamo quale sia il giusto linguaggio atto a permetterci di farlo, incuranti del fatto che in verità , senza alcuno sforzo, la vita ci comprende sempre. Louise ha gli occhi tristi, dinnanzi alle trasparenze di quel vetro, affacciato su quel lago. – Chi siamo?- ;- Perché ci troviamo qui?-; - Qual è il nostro scopo? In quel momento gli ancestrali e irrisolti quesiti umani che affollavano la sua mente, e la nostra, si disperdevano senza risposte nell'inconsistenza dell'aria circonstante. Risposte che sembravano scontrarsi con le vette montuose, che seppur tratteggiate in lontananza , lei riusciva ancora a distinguere nitidamente, rendendo vano ogni disperato tentativo di contatto e comunicazione con ciò che si eclissava al di là di esse. Poi, d’un tratto, quell’ ampia vetrata che sino a quel momento aveva dato luce e respiro ad una casa altrimenti delineata da contorni solitari ed anonimi, è divenuto, al cospetto dell’ immaginario sublimato dalla mia mente , riflesso speculare di un’ altra ampia e luminosa finestra di vetro. Sovrapposizione perfetta di frammenti temporali diversi e di spazi distanti, plasmati di luce e desiderio di comprensione e conoscenza. In quella grande finestra incastonata all'interno di quella pseudo “astronave” venuta da chissà dove, ho rivisto le medesime geometrie e le stesse linee che nella dimora di Louise incorniciavano quel lago e quelle montagne, nonché tutte le domande abbandonate al silenzio assordante scaturito dalle incomprensioni, il cui amaro sapore aveva il retrogusto di mancate risposte. Una sorta di metaforico transfert da una collocazione terrena(la casa), ad una più intima e profondamente umana(guscio). Talmente profonda da assumere i contorni fantascientifici di un incontro ravvicinato con la materializzazione della nostra stessa vita.

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    1. Pierluigi Tronchetti4 febbraio 2017 03:07

      In ognuno di quei gusci inerpicati verso il cielo e sospesi tra le soffici onde di una nebbia lattiginosa ,non ho potuto che ravvisare la livrea plumbea di una fortezza. La dura scorza con cui la vita, manifestandosi a ogni latitudine del globo terraqueo in tutta la sua maestosa grandezza , si erige a scudo per proteggersi da un mondo, quello degli esseri umani, che nonostante esista grazie a lei( - e quindi se volesse potrebbe ucciderci?- riferito al fatto che il guscio impiega diciotto ore per creare le condizioni necessarie alla sopravvivenza umana), paradossalmente non sa né riconoscerla, né amarla, né comprenderla. Louise ,esterrefatta, osserva al di là di quel vetro; i profili lontani disegnati dalle montagne, ora, le appaiono talmente vicini che non le basterebbe tutta l'acqua riversatasi in quel lago per dissetare la sua sete di risposte e conoscenza. Con un laconico post-it a ricordarle la sua umanità, si incammina lentamente verso quella nivea luce, svestendo l’ ingombrante tuta assemblata con paure e preconcetti, pronta ad un’ apertura incondizionata all’ interpretazione del linguaggio con cui la vita ci parla. Un linguaggio che la scienza, ancorata saldamente alle sue presunte certezze ,e accecata da un inopinabile groviglio di teorie e formule, non riuscirà mai a comprendere fino in fondo. Schierati a farle da contorno, una moltitudine di uomini armati del loro primitivo interagire, pronti a far fuoco con proiettili di ingratitudine verso chi ha concesso loro l’ aria per respirare e il tempo, seppur breve, per poterlo fare. Uomini in cui ho visto inequivocabilmente le difficoltà e la piccolezza del genere a cui appartengono. A cui apparteniamo. Confusi da suoni che percepiscono come sinistri obbrobri gutturali, indietreggiano timorosi che in quel mistero avvolto in un nebuloso manto, in quell‘ incognita, possa nascondersi un nemico, e che debba perciò essere combattuto ad ogni costo e con qualsiasi mezzo. Eppure, colei che non sappiamo mai interpretate, la vita, per quanto bizzarra e misteriosa ci possa apparire, non sembra ostile. Né vuole esserlo. Con la sua calligrafia intrisa di caduco inchiostro(forse a ricordarci la stessa caducità che e' la triste sorte del nostro essere umani), traccia/scrive contemporaneamente il passato e il futuro, racchiudendone l'essenza nella vaporosità di geometrici cerchi a testimonianza della ciclicità delle nostre esistenze. Una testimonianza che, complice anche il fugace svanire di quell’ inchiostro, il suo essere un effimero segno, non siamo in grado di interpretare, comprendere ed accettare . Al pari di un uccellino che si dibatte in gabbia infatti, siamo tutti segregati in un’ angusta e grigia prigione mentale, sempre intenti a cinguettare la paura che qualcuno possa depredarci di quell’ immortalità che di fatto non abbiamo. Fobia che esorcizziamo autoconvincendoci con astruse opinioni sul tempo che ci è stato concesso, come se questo ci appartenesse ed ogni istante speso ci fosse dovuto, deturpando perciò la vita della sua bellezza e del suo inestimabile valore. Perché la nostra vita è esattamente come la breve esistenza di quella figlia che Louise ha strenuamente desiderato e amato :La gioia incontenibile che precede quel suo indescrivibile venire al mondo. Il suo arrivo. La vita dipinta in quegli occhi innocenti che con curiosità osservano la luce che gli è stata donata. La vediamo crescere, correre e giocare , combattuta tra le adolescenziali incertezze di un “ ti odio” e un “ ti voglio bene” .

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    2. Pierluigi Tronchetti4 febbraio 2017 03:09

      In apnea restiamo immobili ad ammirarla ,cercando di immortalare quei momenti, quegli istanti, relegandoli nella memoria per sottrarli disperatamente all'incedere del tempo, con l’illusoria persuasione che quel benessere , quella letizia , durerà per sempre. E sarà così, almeno fino a quando ,inaspettatamente, il calvario di un‘incurabile malattia chiamata morte, non giungerà a rivendicare il proprio ruolo in questo palindromo che e' la vita. Arrival, a mio modo di vedere, attraverso i complicati meccanismi che determinano i tentativi di interazione tra culture e linguaggi posti agli antipodi, è la metafora delle insormontabili difficoltà che l'umanità ha nel comprendere e tradurre il linguaggio con cui la vita ci parla. Con cui vorrebbe spiegarci, non solo l'importanza e il senso della sua venuta qui sulla terra, ma anche l'ineluttabilità della sua partenza; la conclusione del nostro ciclo. Nonostante tutti noi conosciamo il viaggio, e dove ci porterà, pochi hanno il lucido coraggio di accettarlo. Di credere veramente che non sarà per sempre. Ed e' questo altezzoso ed illusorio senso di eternità ad impedirci di afferrare saldamente, con entrambe le mani, il dono che essa rappresenta, di accogliere pienamente la sua bellezza dal primo all'ultimo momento. Come Louise, dovremmo tutti avere l’audacia di avventurarci oltre quel vetro ,per imparare a destreggiarci nella complessa lettura del tracciato emozionale che la vita trascrive nel ciclo della nostra esistenza. Una comprensione che ci indurrebbe, senza remore alcuna, ad amare e ripercorrere allo stesso modo il nostro vissuto più e più volte. Perché il rimpianto di una vita incompleta, una vita in cui “ avremmo potuto esternare di più i nostri sentimenti”, sarebbe la peggior “arma” che potremmo usare per uccidere anche Jerry, e per attentare alla nostra stessa sopravvivenza su questo pianeta. Un’ esistenza che abbiamo il dovere di perpetuare attraverso la condivisione del messaggio insito nel linguaggio attraverso il quale, in ogni cosa, cripticamente, la vita si fa manifesta , e da cui dovremmo imparare a pensare e sognare. Quando tra tremila anni la bruma si sarà diradata, e sarà possibile scorgere oltre quelle montagne, la vita sarà ancora qui , con i suoi ciclici arrivi e le sue inevitabili partenze, ad ascoltare le voci di una razza che grazie a lei esiste ancora; Quella stessa razza grazie al quale, di rimando, anch'egli avrà una ragione per esistere e per continuare a chiamarsi vita.

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    3. Pierluigi Tronchetti4 febbraio 2017 03:10

      Notte Giuseppe :-)

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    4. Contea Sergej: 04 Febbraio, Anno Domini 2017;
      (I ghirigori di PierLuigi)

      ...nel mezzo della notte mi ritrovai per una selva di ghirigori...segni e scarabocchi che hanno sempre significati concreti...bravo Pierluigi.....;)

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    5. Pierluigi Tronchetti11 febbraio 2017 16:30

      Ciao Sergej , e scusa se rispondo solo ora. Visto che anche in Arrival il tempo è comunque chiamato in causa, volevo ringraziarti per ogni secondo ed ogni minuto che quella notte, scomodandoti dalla tua contea, hai speso per leggere ciò che avevo scritto. Grazie… davvero!:-)

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    6. io arrivo eh, con tutti

      mi manca poco per pareggiare i commenti

      appena lo faccio vengo qua

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    7. Solita impossibilità di commentare alle recensioni di Pierluigi

      nessuno in Italia "vede" oltre lui i simboli nascosti dei film

      forse solo Chiara Scura

      e io, al solito, godo del tuo nemmeno terzo, ma quarto occhio

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  21. ci sono almeno 3 commenti molto lunghi e interessanti di nuovi (Negative, Frank, Pierluigi)

    arrivo appena ce la faccio ;)

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  22. Uscito da poco dal cinema.
    Uno di quei film che senti subito appartenerti, in qualche modo, e farti appartenere ad un un senso "elevato" di umanità, la stessa nella quale spesso non abbiamo piú fiducia.
    Qui addirittura lo "straniero" ci ricorda quanto sia importante e irrinunciabile ogni singola vita umana, ponendo la sua arma-strumento-dono piú grande nelle nostre mani, per uno scambio che salverà entrambe le specie.
    Grazie Villeneuve per l'iniezine di fiducia nella nostra specie, nelle nostre potenzialità. Ci voleva proprio ;-)
    Ps:bello il parallelismo che Pierluigi ha colto tra l'uccellino chiuso in gabbia e il nostro modo di comunicare. Come disse Flaubert "La parola umana è come una caldaia incrinata su cui battiamo musica per far ballare gli orsi, quando vorremmo commuovere le stelle"

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    1. Bravissimo Harold, hai capito perfettamente il senso del dono.
      Credo che più che il loro linguaggio il dono di cui parlano sia questo unirci, questo farci capire come insieme possiamo essere un'unica grande forza

      dopo Interstellar un altro grande insegnamento

      la tua citazione è pazzesca e non sono le stelle a commuoversi, ma io

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  23. Bello, molto interessante il tema -anche nel confronto con l'incomunicabilità culturale umana.
    Le musiche e la fotografia il top.
    Un limite?Troppo contratto nella scrittura; secondo me poteva durare almeno un'ora in più ed entrare maggiormente nel tema, dare spessore, soprattutto nella seconda parte.
    Nell'ultimo periodo ho avuto modo di sperimentare un approccio agli ideogrammi cinesi attraverso quella che chiamerei "intelligenza visiva", il "colpo d'occhio", cioè proprio quel meccanismo cognitivo, detta a parole mie, su cui si basano le lingue pittografiche. E' stato straniante e affascinante e in qualche modo lascia intuire il "salto" ad un linguaggio atemporale / circolare come quello dei nostri simpatici eptopodi.

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    1. Ah, vedi? buffa critica, nuova, di solito accade il contrario

      dici che aveva bisogno di più tempo? sì, pò esse...

      bellissimo il tuo discorso sugli ideogrammi

      ma quante cazzo ne sai?

      (sì, concordo che quel lguggio sia un salto in avanti, e non indietro, malgrado sembri così essenziale.... Del resto a linguistica ci veniva insegnato che ogni azione per cui nel linguaggio facciamo "economia" è meritoria. Il linguaggio perfetto è quello che dice più con meno)

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  24. Una domanda perchè mi sto scervellando. Ma solo io non ho capito (o mi sono perso...possibile) la parte in cui gli alieni fanno capire di essere venuti e di aver fatto tutto quello perchè tra 3000 anni avranno bisogno degli umani?
    Ripeto, forse mi sarà sfuggito il passaggio, ma dov'è che si capisce questa cosa?
    Grazie.

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    1. Sì sì, lo dicono proprio esplicitamente, forse hai saltato quei pochi secondi

      ora non ricordo perfettamente quanto però ;)

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