31.3.16

Recensione: "Paese per nessuno"



Un film autoprodotto, realizzato da una troupe, praticamente, di una sola persona.
Imperfetto, certo, eppure non banale.
C'è un forte messaggio di fondo e un'anima dietro.
Ai confini del thriller esistenziale un film che racconta di vite perdute che hanno il solo desiderio di perdersi definitivamente.
(attenzione, locandina bella ma per certi versi fuorviante, trovate le immagini, più indicative, all'interno del post)

presenti spoiler
chiunque lo vuole vedere mi contatti in privato o contatti direttamente il regista a klaverna@libero.it




Finalmente, mesi dopo l'ormai cult Possessione Demoniaca, torniamo a parlare di un'opera autoprodotta.
Amatoriale la chiamerebbe qualcuno, ma in moltissimi casi l'accezione è assolutamente sbagliata e fuorviante.
Amatoriale, in genere, presuppone anche un giudizio di valore (basso), mentre in realtà andrebbe più riferito ai mezzi a disposizione, all'inesperienza dell'autore (e di altre componenti, come gli attori) o comunque a dati quanto più oggettivi possibile.

30.3.16

Recensione "Batman V Superman" - Scritti da voi (62) - Malawy Boy


Non poteva mancare la recensione di uno dei film più attesi dell'anno.
Ma, ovviamente, non potevo farla io che al primo omino che vola col mantello e al terzo palazzo distrutto a capocciate inizio a sentimme male.
Quindi è giusto che la facesse uno che il genere, invece, se lo mangia a colazione, Domenico.
Buona lettura.

Ho atteso questo film con grande trepidazione fin da quando, nel 2013, fu annunciato che nel seguito de “L'uomo d'acciaio” ci sarebbe stato nientepopopopopopodimeno che Batman in carne, mantello e cazzotti. In quel preciso istante tanti di noi hanno vissuto un'esperienza mistica ad un passo dall'estasi. Per chi non bazzica il mondo dei fumetti questa notizia sarà apparsa curiosa nel migliore dei casi, mentre nei restanti sarà scivolata via come acqua di ruscello. Ma per chi conosce casa DC (voglio però premettere che io non mi reputo affatto un esperto in materia) questa notizia ha preannunciato uno di quegli eventi che la comunità nerd agognava da anni, i più matusa addirittura da decenni, dal momento che, sulle pagine piene di nuvolette parlanti, gli scontri tra il vigilante pipistrello di Gotham e l'alieno onni(quasi)potente di Metropolis iniziano moltissimo tempo fa, ed hanno sempre avuto una spiccata tendenza recidiva.

28.3.16

Recensione "Harvie Krumpet", ovvero il minicapolavoro da cui è nato "Mary and Max" - I corti de il Buio in Sala (15)


Comunicazione di servizio 1: ragazzi, volevo esultare insieme a voi. Nello "storico" post del quiz, quello dove avevate(mo) indovinato 53 titoli su 54, ho finalmente scoperto l'ultimo tassello mancante. Sì, è vero, sono uscite le soluzioni, ma credo che sapere quale fosse quel film con i due fiumi ormai interessasse a tutti, a prescindere dal metodo usato per saperlo.
Era Poetry

Numero 2: Ai non iscritti alla pagina facebook (o amici fb) volevo dire che io ogni tanto "spaccio" i link di film introvabili.
Questi link me li trova sempre Chiara. Ad esempio questi due giorni ho quello di Laurence Anyways di Dolan e quello di Seul contre tous di Noè. Sono entrambi in scadenza, 2,3 giorni, chi li vuole si faccia avanti. Ovviamente in sub ita. Su facebook sono stati molto richiesti (9 il primo, 11 il secondo)
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Non sarà diffusissimo ma nemmeno raro trovare nel cinema dei film che in qualche modo sono figli di un esperimento precedente, magari un cortometraggio, magari dello stesso autore.
Trovo molto affascinante questo iter "stesso autore-cortometraggio originale-film lungo sviluppatosi dal corto".
Innamorato di Mary and Max decido di vedere il corto precedente di Elliot, Harvie Krumpet.
In realtà non sapevo affatto se e quanto potesse somigliare a quel capolavoro di lungo visto pochi giorni fa.
Beh, Harvie Krumpet è in tutto e per tutto il piccolo genitore di cotanto figlio.
E' impressionante ritrovare così tante tematiche, così tanti personaggi, così tante frasi e così tante scene.
Ecco, sarebbe un errore gravissimo considerare queste somiglianze come un difetto visto che quasi tutti i film che vediamo alla fine derivano da qualcosa (un libro, un racconto, un corto, sono remake di un altro film, si ispirano ad un altro, etc..).
Qui la cosa va vista solo in senso virtuoso visto che abbiamo un autore che prima si è inventato un piccolo corto (tra l'altro in stop motion, sapete che fatica c'è dietro), e poi, anni dopo, ha preso quella prova d'autore e l'ha resa opera completa.
Non voglio fare una vera recensione, vi dico solo di vederlo.
Chi ha visto Mary and Max probabilmente lo troverà molto meno potente, chi si avvicina ad Elliot per la prima volta credo possa trovarlo bellissimo.
E difatti lo è, citando Chigur.
Voglio solo elencarvi i punti in contatto che ho trovato tra le due opere, poi troverete direttamente il video del corto.

Intanto mi son venuti i brividi quando il corto è iniziato con una delle melodie più belle di sempre, il Canone in Re Maggiore di Pachelbel.
I brividi perchè questo brano con cui inizia che è anche quello del finale di Seul contre tous che, appunto, ho linkato su facebook proprio lo stesso giorno.

Somiglianze tra corto e film

- in entrambi i film c'è una voice off che racconta vite, caratteri e manie dei personaggi, sia attraverso le sole parole che con vere e proprie scene, anche flash back
- Abbiamo ancora il tema della malattia mentale, in MAM fu l'Asperger, qua la sindrome di Tourette e l'Alzheimer
- Anche qua i personaggi sono stati vittima di bullismo, anche violento
- Come Max collezionava "facce" Harvie colleziona "fatti". Ed entrambi li scrivono in un taccuino che tengono sempre con sè
- Genitori morti, anche qua
- Harvie è un immigrato polacco in Australia. Immigrato era anche Max negli Usa
- C'è un lavoro in catena di montaggio quasi identico a quello del babbo di Mary. Lì il padre attaccava i fili dei filtri del thè, qui si staccano dei fili dalle mutande. Ma la scena è praticamente identica
- Harvie è continuamente licenziato, come accadeva a Max. E il fatto della sua "stupidità" (almeno secondo la società) è decisivo
- Le due case sono quasi identiche
- Entrambi passano un lungo periodo in ospedale in seguito ad un incidente
- Il "carpe diem" che almeno per un periodo sembra cambiare la vita di Harvie è molto simile all'insegnamento "Ama per primo te stesso" visto su Mary and Max
- Anche qui ci sarà un matrimonio che sembra colorare, almeno per un breve periodo, la vita dei protagonisti
- E anche qua ci sarà poi una lenta discesa agli inferi dovuta alla depressione. Interessante notare che questa "parte" della vita di Harvie sarà invece poi scritta su Mary, non su Max
- E, appunto, anche qua avremo un tentato suicidio
- Ci sarà poi l'accenno allo scambio epistolare Usa-Australia (identico) tra Harvie e sua figlia. Questo aspetto diventerà quello portante nel film lungo

buona visione, voletevi bene


27.3.16

Al Cinema (15): recensione "Il Condominio dei cuori infranti" (Asphalte)



Un film tenero, dolcissimo e a suo modo originale che viene dalla Francia.
Tre rapporti improbabili.
Sei solitudini che provano, almeno per pochi giorni, a non esser più tali.

Chi mi conosce sa benissimo come io adori i rapporti improbabili.
Io posso dare confidenza ad un bambino di 8 anni e ad un vecchio di 80.
La videoteca -e se avete letto i miei racconti lo sapete già - esaltò questa mia caratteristica di poter diventare amico, o comunque non sentirmi a disagio, con chiunque mi si presentasse davanti.
Giocavo a pallone coi bambini sul piazzale e poi facevo amicizia con gente strana all'interno del negozio.
Ecco, c'è solo una categoria di persone con la quale non riesco proprio a socializzare, gli snob.
I vanesi, gli egocentrici, i supponenti, chiamateli come volete, ma io li metto, per far prima, tutti sotto la categoria di snob.

25.3.16

Aggiungi un posto a tavola, viaggio nei pranzi e nelle cene più significative del cinema recente (e non)




La lettrice (e amica) Dolly, una delle più difficili fa gestire nel blog, mai accomodante, spesso polemica, dal carattere fumantino tipico della terra da cui viene, pochi giorni fa mi propone una tematica per realizzare una lista delle mie.
gestinel blog,mai accomodante, spesso polemica, dal carattere fumantino tipico della terra da cui viene, pochi giorni fa mi propone una tematica per realizzare una lista delle mie.

Lei "Perchè non ne fai una che racchiuda celeberrime scene tratte da cene, pranzi, etc...?"
Io: "Col cazzo, è un lavorone, per ogni film devo ripensare ad ogni scena, manco morto, falla te se vuoi"
"O.k"
"Ecco, brava, ti aspetto allora"

E l'ha fatta, anche in pochissimo tempo.


Ed è una grande lista, molto eterogenea, molto pensata. Si è anche presa la briga di cercare tutti i video.
Intorno ad una tavola ci si può divertire, si possono dire cose importanti, si può piangere, si possono provare tensioni insostenibili, si può incrociare lo sguardo giusto, ci si può sentire parte di un gruppo o esclusi dallo stesso.
La tavola, il cibo, sono spesso luoghi e mezzi in cui attorno accadono cose importantissime della nostra esistenza.
Del resto rappresentano l'unico luogo e l'unica azione con cui abbiamo a che fare ogni giorno.
O almeno noi fortunati che possiamo.
Vi lascio a lei, alle sue scelte.
Molto timidamente ne aggiungo alla fine cinque anche io, perchè credo siano imprescindibili in una lista così.
E, come al solito, aspetto voi


PRANZO DI FERRAGOSTO
Alla fine il pranzo  , organizzato tra mille difficoltà , raggruppa attorno al tavolo la piccola comunità di anziane signore  gestita , se così si può dire , da uno splendido Gianni , badande , tuttofare, figlio adottivo ...
un mare di problematiche legate alla vecchiaia e raccontate con finta leggerezza e tanta compassione .






24.3.16

Recensione: "Mary and Max"


Questo è il post numero 1000.
Citando una famosa pubblicità dei miei tempi non è un traguardo grande, che ci sono blog che ci arrivano in nemmeno 3 anni a sta cifra, non in 7, ma un grande traguardo sì, che questo invece di blog è sempre stato malfermo sulle sue gambe, poteva crollare dopo 1 di post, dopo 10, dopo 100.
Ed invece eccoci qua.
Ho una particolarità, i film che voglio più vedere li rimando di continuo.
Anche per questo ho creato La Promessa, per costringermi a vedere cose che altrimenti avrei rimandato e rimandato.
Voglio vedere Mary and Max dal 2010.
Non trovavo mai la sera e la motivazione giusta.
Se ne stava lì, come una bottiglia di champagne che teniamo nascosta a prender polvere perchè non troviamo mai il motivo di aprirla.
Sì, ma più polvere prende più acquista valore però.
L'ho voluta stappare ieri sta bottiglia.
Il tappo è partito con uno schiocco strano, al tempo stesso dolcissimo e malinconico, ha colpito il soffitto e poi è tornato giù e me lo sono ritrovato in mano.
Ha colpito me insomma, magari porta fortuna.
Ho bevuto e quello che ho bevuto era buono come immaginai nel 2010.
Lo dedico a me, a sto posto, a voi, al cinema.
E a tutti i Mary and Max di questo mondo.
Che un giorno possano trovarsi.


presenti spoiler nel finale


Mary ha una voglia sulla fronte di color marrone, come la cacca.
Del resto tutto nella sua vita è marrone.

23.3.16

Recensione "Il Fantasma dell'Opera" (1998) - D(i)ario Argento, La mia storia d'amore con il re del Giallo (11)


Dopo parecchi mesi torna Miriam e la sua cavalcata nella filmografia di Dario Argento (trovate le altre puntate nell'etichetta).
Siamo ormai all'ultimo Argento, il peggiore.
Anche se, a mio parere, il film successivo a questo qua, Nonhosonno, ci regalerà un pò del buon vecchio Dario.
Sicuramente ci troviamo davanti ad uno dei suoi più brutti film.
Possiamo dire che questo è Il Fantasma di Dario, in tutti i sensi.
Al solito, passione, competenza (Miriam fa una carrellata di tutti i fantasmi dell'Opera portati al cinema) e tanto divertimento.


Ci eravamo lasciati alla Sindrome di Stendhal e avevo iniziato a scrivere un post su Il fantasma dell’opera, un film che ho faticato a recensire e che mi dispiace attribuire a Dario Argento per svariati motivi:
1.       È orribile
2.       Tra tutti, anche quelli brutti, sicuramente uno dei meno argentiani in assoluto; non c’è una traccia che sia una dello stile del Maestro
3.       Julian Sands è un cane quasi peggio di Asia Argento (Lon Cheney, santo cielo)
4.       Il film è una sorta di love story che appiattisce in ogni modo il rapporto tra i due protagonisti per il semplice fatto che IL FANTASMA DOVREBBE ESSERE DEFORME E ORRIPILANTE non un essere umano normale con le unghie e i capelli un po’ troppo lunghi a cui piacciono tanto i ratti (altrimenti pare la solita romcom alla Kiss Me con tanto di makeover e qualche morto qua e là, che non spaventa nessuno, però)

22.3.16

Recensione "Violet"


Proprio nel giorno in cui il Belgio (e noi con lui) sta piangendo l'ennesima tragedia dell'odio io mi ritrovo per caso a parlare di un film di quelle parti.
Ipnotico, sospeso nel tempo, antinarrativo.
Esteticamente superbo.
Talmente ossessionato dal togliere da risultare difficile capirne il senso.
O vi ci perdete, o no.


Potete vederlo nel canale streaming specializzato in film invisibili e (quasi) introvabili FilmtVOD



Che strano trovarsi ieri sera a vedere un film belga, avere la voglia di parlarne stamattina e poi svegliarsi e vedere quello che è successo a Bruxelles.
Non è la prima volta che mi capitano questi cortocircuiti strani, ci devo riflettere.
Eh, perchè io questo Belgio mai ferito e impaurito come adesso (ma chi non lo è?) stamattina volevo esaltarlo per la sua cinematografia.
E non so se quello che è successo mi blocchi un pò o, al contrario, mi dia ancora più voglia di farlo.
Ma se già la strategia del terrore condiziona la vita non deve condizionare le parole, sarebbe la fine.
E allora eccomi ad esaltare una cinematografia che mi sta regalando perle su perle da anni, da Ben X ad Alabama Monroe, da Mr Nobody a Calvaire (a proposito, mi parlano benissimo anche degli altri Du Weltz). Senza dimenticarci i Dardenne e tanti altri piccoli grandi titoli che potrei stare qui ad elencarvi.

20.3.16

Un Piccolo Schermo (1): recensione Breaking Bad - Il valore del cristallo Blu


Visto che tanto c'è poco da fare, io le serie non riesco proprio a vederle (o almeno quelle a più stagioni) era ora che qualcuno cominciasse a parlarne.
Lo farà un mio omonimo, Giuseppe, vero appassionato. In ogni caso, come sempre, la porta è aperta, chiunque voglia contribuire lo può fare.
Come prima puntata di questa sua rubrica Giuseppe non poteva non partire da quella che viene considerata più o meno da tutti come una delle più grandi serie mai realizzata, se non la più grande.
Vi lascio, spero, in buone mani (io non leggo di cose non viste, brutto vizio).
E un in bocca al lupo a lui.
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INTRODUZIONE

Mi chiamo Giuseppe e chi mi conosce sa che adoro le serie tv.
Questa mia piccola passione è iniziata molto tempo fa, così tanto tempo fa che non ricordo minimanente quale sia stata la prima che ho effettivamente iniziato a seguire seriamente.

19.3.16

Al Cinema (13): recensione "Ave Cesare"



Un film potenzialmente formidabile che, per costruzione, ahimè, alla fine non lo è.
Come se la somma delle parti non corrisponda al totale delle stesse.
Ma sempre di grande cinema, sempre di Coen, stiamo parlando.

Buffo che dopo i fratelli da rosetta alla mortazza Manetti mi ritrovi, praticamente per caso, a vedere il giorno dopo l'ultimo film dei fratelli cinematografici più famosi del pianeta, quei geniacci dei Coen.
Anche perchè ormai i Wachowski (oh, lo scrivo a memoria il cognome, io non riesco a controllar niente quando parto) fratelli non son più, ma sorelle.
Beh, passare da essere fratelli, poi fratello e sorella e infine sorelle è qualcosa di straordinario, altro che Matrix.
Ma torniamo ai Coen, che loro il grande, grandissimo cinema, lo sanno fare. E da decenni ormai.
Ave Cesare è il raro esempio di  un film che sfida qualsiasi legge matematica.
Una sequela di scene deliziose, alcune irresistibili, che non porta ad un film altrettanto delizioso ed irresistibile.
Come se la somma delle singole parti non rappresenti il totale delle stesse.

18.3.16

Recensione "Song'e Napule"



Ennesima conferma per i fratelli de Roma.
Sicuramente il loro film più ambizioso e "grande", almeno negli spazi e nella scrittura.
Ma, a differenza di quello che dicono quasi tutti, forse non il migliore.

E così abbiamo visto tutto dei fratelloni romani.
Come ho già detto più volte posso tranquillamente affermare di essere un loro piccolo fan.
Del resto come si fa a non essere fan di due che da 15 anni si barcamenano in questo mondo senza riuscire mai letteralmente ad esplodere, di due che hanno passione e mestiere infinito, di due che hanno sempre piccole ma allo stesso tempo grandi idee.
E poi che bello vederli affrontare, alakubrickdenoaltre, ogni volta un genere diverso, dall'inclassificabile Zora la vampira al thriller da camera Piano 17, dalla fantascienza da cucina de L'arrivo di Wang all'horror da scantinato di Paura.
Ecco, non è un caso se ho citato varie stanze.
Perchè questo era un pò il marchio di fabbrica (mezza scelta, mezza necessità) dei film dei Manetti.

16.3.16

Le migliori interpretazioni nel cinema recente di attori bambini




Room ha portato addirittura a due liste (oh, gli argomenti finiscono prima o poi eh...). Dopo quella sui film "in una stanza" ho pensato di farne una segnalando tutte le interpretazioni di attori bambini che, in qualche modo, mi sono rimaste nel cuore.
Come sempre in queste mie rassegne cercherò di limitarmi ad un cinema molto recente e non conosciutissimo ai più, con tutte le piccole eccezioni possibili.
Ora, senza andare a scomodare Shirley Temple (sapete che il non faccio mai post "storici") qualche titolo fuori dalla lista va segnalato, per forza.
Il Danny de Shining, Osment ne Il Sesto Senso, quel disgraziato di Culkin ai tempi in cui perdeva gli aerei, il Giosuè de La vita è bella, Jamie Bell in Billy Elliot.
Oppure, per andare ad anni più recenti i due bambini de Il Bambino con il pigiama a righe, il figlioletto di Miss Violence, l'indimenticabile bimba di Little Miss Sunshine (rivista l'anno scorso in Maggie...).

O la Ronan de Espiazione e il bimbo di Boyhood, per citare due film simili per struttura (con lo stesso personaggio visto in età diverse)
E poi tra i film che, a differenza di quelli citati finora, non ho visto, c'è il figlioletto di Smith nel film di Muccino, il teppistello diThis is England e l'inquietante bimba (?) di Orphan...
E poi tutti quelli che vorrete aggiungere voi, anche di tanti anni fa.
Interpretazioni che vi sono rimaste nel cuore, a prescindere anche dal ruolo e dal minutaggio del bimbo.
Provo a tirarne fuori qualcuna anche io.

La maggior parte dei titoli, lo vedete da soli, portano alle recensioni

I BIMBI DI JESTEM
Risultati immagini per jestem film
Piccolissimo film polacco, praticamente sconosciuto.
L'amicizia tenera e difficile tra un piccolo bimbo che abita in una barca ed una bambina "ricca".
La scoperta dell'amicizia e di tante altre cose.
La voglia di non restare più solo

15.3.16

Scritti da Voi (59) : Rocco - ZAR e la loro Bestia


Un altro gran bel racconto di Rocco...

"...Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!». Giacobbe s'irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?». Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei». Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio. Rachele disse: «Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio»..." (Genesi 30, 1-6)

La riconobbe all’istante, a prima vista fu sicura che quello fosse il volto di cui aveva tanto sentito parlare. Z non era molto alta, ma aveva un bel portamento, schiena dritta, un mento fiero su cui spuntava una piccola fossetta, fronte alta e orgogliosamente lasciata scoperta da lunghi capelli raccolti all’indietro. A si incuneò tra la folla, spinta da un’inquietudine che in un primo momento battezzò curiosità e che R avrebbe di certo definito civetteria femminile, quasi ne rise al pensiero.

14.3.16

Al Cinema (12): Recensione "Anomalisa"



L'opera seconda di un genio.
L'opera seconda di un genio che si sente inadeguato, non capito, diverso.
E, forse, è proprio questa la chiave di lettura migliore per affrontare un cartone uguale a nessun altro.


presenti minimi spoiler e letture molto personali


C'era un uomo che camminava nella macerie strutturali, umane ed esistenziali di una gigantesca quinta teatrale. Non camminava soltanto, guidava anche una golf car (omaggio che troveremo anche qua). Una voce lo accompagnava e cercava di spiegargli (e a noi con lui) l'inspiegabile.
Quella voce di donna, probabilmente in un certo qual senso la sua stessa voce, lui che la vita di quella donna stava interpretando, quella voce di donna in poche battute gli parla della vita, della morte, della futilità del tutto, dell'umanità.
"Tu sei Hazel, sei Adele, sei Claire, tu sei tutti. Tutti sono tutti"
gli diceva, tra l'altro
Poi ieri vedo Anomalisa.
Che è l'opera seconda di una delle più grandi menti (la più grande?) che ha lavorato nel cinema degli ultimi 20 anni, Charlie Kaufman.
Opera seconda, 8 anni dopo Synecdoche New York, che bla bla bla, lo sapete se mi leggete.
Una pausa lunghissima che può avere mille cause, tutte plausibili.

13.3.16

Al Cinema (11): recensione "Room"


Lo vedo rotolarsi di nuovo Jack.
E di nuovo quel viso.
Magari è lo stesso viso che abbiamo tutti alla nascita ma che poi nessuno fa mai in tempo a vedere.
Ché, appena arrivati, abbiamo troppa fretta di piangere.

Me la ricordo come fosse ieri Natascha.
Prima arrivò l'eco dell'abominio che aveva passato, poi un giorno arrivò proprio lei, in tv.
Quella bandana viola, quel viso bello e quasi rilassato, un viso ormai pronto a raccontare l'inferno e, forse, il paradiso che ne può scaturire.
3096 giorni.
Gran parte dell'infanzia e tutta l'adolescenza passate in una cella.
Forse ne sarebbero bastati 20 di giorni passati in quella maniera per perdere definitivamente l'infanzia e l'adolescenza, che mica son periodi temporali quelli, ma stati d'animo.
Rivedo l'intervista della Joy di Room (cui presta il volto una grandissima rivelazione, Brie Larson, una specie di nuovo viso alla Holly Hunter) rivedo l'intervista e la testa mi va al volto di Natascha e alla sua bandana.
Alla sua storia.

10.3.16

Venti film recenti e non conosciutissimi ambientati in una sola stanza (con tutte le libertà che posso prendermi)


In attesa di Room (credo di andare a vederlo domani) mi era venuto in mente di fare una delle mie solite liste, come tutte le altre limitata a film uniti da una certa tematica non tanto conosciuti e recenti.
E proprio in onore di Room avevo pensato di parlare di tutti quei film ambientati in una sola stanza, o comunque in un luogo molto circoscritto.
Come vedrete infatti il concetto di stanza è molto ballerino, va preso nel senso più lato possibile.
Non ho voluto mettere "unica location" perchè la location, se vogliamo, può essere una cosa molto più grande, persino una città.
La mia lista può presentare diversi "errori", potrebbero essere presenti infatti film che non rispettano perfettamente le linee guida, altri che metto dentro un pò forzatamente, altri forse del tutto sbagliati
Questo deriva anche dal fatto che molti l'ho visti parecchio tempo fa e ricordarsi adesso se la linea guida (unica ambientazione) fosse rispettata per tutto il film, per il 90% del tempo o per l'80 non lo so.
Sta di fatto che tutti i film sono fortemente ancorati ad un unico e ristretto ambiente, al di là del minutaggio.
Tra gli esclusi giusto citare quelli troppo grandi e classici come La Parola ai giurati (e il suo remake presentato a Venezia), La Finestra sul cortile, Nodo alla gola, Le lacrime amare di Petra Von Kant e L'Angelo Sterminatore; quelli che ho visto ma non recensito come Hard Candy, Funny Games, 1408, la saga Cube, il primo Saw o Under Suspicion, e altri che non ho visto ma mi sono stati suggeriti come The Big Kahuna, Carnage, Venere in pelliccia, Nine Dead, Sleuth, The Sunset Limited, Cani Arrabbiati, Cosmopolis e Il Mistero dell'acqua.

Come potete vedere già in questa lista ci sono film non perfettamente dentro le linee guida, Ma in tutti (o almeno credo) la vicenda principale si svolge per quasi tutta la sua durata in un unico luogo.

ogni titolo rimanda alla recensione


9.3.16

Scritti da Voi (58): MalawyBoy - Il Macellaio di Silent Hill


E' sicuramente il pezzo più lungo mai apparso su questo blog.
Ma se siete appassionati di racconti, specie di quelli del terrore, e soprattutto se siete appassionati di Silent Hill allora troverete qualcosa che fa al caso vostro.
Dal lettore MalawyBoy la storia che vi svelerà la genesi si Pyramid Head


Appena ho potuto sono scappato.
No, non mi sono trasferito: sono letteralmente fuggito da quella dannata città. Se non ci vivi non puoi capire, non puoi nemmeno lontanamente immaginare cosa voglia dire abitare a Silent Hill. Se poi hai la sfortuna di nascerci, come il sottoscritto, il rischio d'impazzire o di sparire in uno dei suoi innumerevoli vicoli, per poi essere completamente rimosso dalla memoria di tutti quelli che ti conoscevano, cresce a dismisura.

6.3.16

Recensione: "Coherence"



L'ennesimo buon prodotto sul filone paradossi temporali e/o realtà alternative e/o realtà parallele.
Il Gatto di Schrodinger formato quartiere anzichè scatola.
E, al posto del gatto, 8 uomini.
(oh, a grani linee eh, non è che ora qualcuno esperto di meccanica quantistica rompe le palle no?)

presenti spoiler "generali" e non dettagliati. Non so cosa voglia dire quello che ho appena scritto

Credo che in questi ultimi anni (ripeto, in questi ultimi anni),  il (sotto)genere dei paradossi temporali sia non solo uno dei più affascinanti ed interessanti dell'intero panorama cinematografico (che frase standard...) ma anche uno di quelli qualitativamente migliori. E' vero, forse si stenta a trovare il capolavoro, magari si stenta pure a trovare dei grandissimi film, ma è anche vero, allo stesso tempo, che i film che trattano l'argomento molto molto raramente deludono.

3.3.16

Al Cinema (10): recensione "Lo chiamavano Jeeg Robot"


Un film alieno.
Un film di super eroi, criminali, vite emarginate e tanta tenerezza e passione.
Un piccolo miracolo italiano.

Prima del film,
Dentro c'è un pò d'orgoglio e di autoreferenzialità. Ma che bello l'anno scorso aver messo Marinelli al primo posto nelle migliori interpretazioni del mio anno cinematografico. Davanti a tutti, stranieri e non. Lui e il Borghi di Non essere cattivo là, al primo posto. E ritrovarmelo adesso a questi livelli, con queste conferme.
La seconda cosa è una sensazione che provai anche con Babadook. Appena finito il film alla soddisfazione si è unita la rabbia. Ma allora si può fare, mi sono detto. Sì, si può fare
La terza cosa è che nel 2027 sarò uno splendido cinquantenne ( ho 11 anni e mezzo per smentirlo) che ripenserà a quel periodo in cui Roma e la romanità mi regalarono quattro grandissimi film, uno completamente diverso dall'altro.

1.3.16

Al Cinema (9): recensione "El Club"



L'ennesima conferma di Larrain.
Quattro preti esiliati per punizione in un paesino.
Un suicidio.
Un'inchiesta interna.
Una storia di lupi ed agnelli.

presenti spoiler molto piccoli, più grandi nel finale di rece

La sensazione, fortissima, è che il non ancora 40enne Pablo Larrain sia uno di quei registi da inserire
con tutte le scarpe nella schiera, peraltro nemmeno troppo poco numerosa, dei grandi registi contemporanei.
Cinque film in un decennio ad una cadenza quasi perfetta di uno ogni due anni.
Ne ho visto solo uno dei precedenti, il bellissimo e "importante" Post Mortem ma sono anni che ho riscontri positivissimi anche su "Tony Manero" e "No".
La sensazione, dicevo, è che questo regista non sbagli un colpo e, soprattutto, abbia molto da dire.