28.2.16

Due al prezzo di uno: recensioni "The Cell" e "Ladri di cadaveri"





















Ieri ho visto due film.
Credo sia la prima volta in 7 anni di blog e una delle poche in tutta la mia vita.
non riesco a vedere più di un film al giorno, anzi, anche uno ogni due giorni è troppo per me (credo che la media di questi 7 anni sua uno ogni 3 giorni e mezza, due a settimana quindi).
Siccome non sapevo se non recensirne nessuno dei o recensirli entrambi in maniera estesa (come tutte le altre recensioni insomma) preferisco scrivere meno di ognuno ma farli tutte e due. Anche perchè oggi poi mi aspetta El Club al cinema e rimarrei troppo indietro...

THE CELL
Tarsem Singh è uno dei registi più visionari, estetizzanti e "belli" del pianeta. Il suo capolavoro, The Fall, è qualcosa di straordinario. Chi mi segue sa quanto l'abbia amato, così tanto da portarmi a scriverne anche un altro post oltre alla recensione. Che strano adesso ritornare al suo esordio, nel 2000, e trovarci dentro così tante cose di The Fall...
Il prologo con lo stesso identico deserto (anche le inquadrature), la nave, il sangue, i vestiti sfarzosi e meravigliosi, addirittura le scale tipo Escher, il mondo altro dentro la testa, l'immaginazione, il cavallo, i bambini, alcune "architetture".
The Cell è il Silenzio degli innocenti girato alla The Fall.



Con l'enorme film di Demme ha molti punti in comune. Lo stesso serial killer appare come una versione solo più muscolare di Buffalo Bill. Per il resto perversioni molto simili, sempre nudo, movimenti identici, persino stessi capelli. A proposito dei capelli credo che Singh abbia voluto questo look per togliere l'ottimo D'Onofrio dalla prigione di Palla di Lardo.
Ma se il primo. il film di Demme dico, aveva una sceneggiatura impressionante per caratterizzazioni, plot ed atmosfera, l'esordio di Singh invece ha una storia e dei personaggi che sono soltanto poco più di un pretesto per scatenare la sua meravigliosa, incontrollabile visionarietà. L'idea di entrare nella testa altrui (certo, vengono in mente Nightmare e Paprika di Kon) permette al regista di origini indiane di sbizzarrirsi come vuole, senza alcun legaccio o problema di coerenza e credibilità.
E il suo mondo è un mondo meraviglioso. Forse persino troppe cose, troppe facce del killer, troppe ambientazioni. In realtà, anche se ci troviamo davanti ad un mondo solo di "fantasia", si deve comunque rispettare una certa cura psicologica del plot (in quel mondo bisogna trovare i traumi che hanno fatto diventare quell'uomo un mostro e sapere dove intervenire per aiutarlo).



Il movimento di macchina sul violento "battesimo" del bambino è da perderci la testa. E poi le tre donne dalla bocca spalancata, il cavallo sezionato (entrambe le scene, mi dicono, sono espliciti rimandi ad opere d'arte), il bellissimo triplo montaggio parallelo finale (con il detective nella cisterna, la base scientifica con l'assassino che sussulta, il sogno dove la Lopez sta annegando il bambino mentre il mostro muore, magnifico), sono tante le scene da rimanerne abbagliati.
Anche se, paradossalmente, la sequenza più suggestiva avviene nel mondo reale, con quella specie di stupro appeso alle catene, terribile.
Per il resto una storia abbastanza basica con dei passaggi narrativi confusi (la razza del cane, ad esempio, o come vaughn abbia la certezza del luogo in cui ritrovare la ragazza). Con la stessa struttura, sequenza visionarie a parte, meglio il coreano The Chaser

voto 7

LADRI DI CADAVERI
Che buffo...
In un giorno ti vedi, senza nemmeno rendertene conto, il primo film di un regista e l'ultimo di un altro.
Tra l'altro più passa il tempo e più credo che questo (2010) possa essere definitivamente l'ultimo film di un regista che ha fatto la storia del cinema, o almeno del cinema "cult", John Landis.
Ed è sempre il solito Landis, quello pieno di humour nero che prova a divertirsi e divertire.
Ambientato nella Edimburgo del 1828 il film parla delle malefatte compiute da una coppia di truffatori che, per caso, scopre un nuovo business, quello di portare dei corpi morti alla facoltà di anatomia del paese in cambio di parecchie sterline.
Inizialmente trovano un uomo morto di suo, poi ne finiscono uno morente e poi son costretti ad iniziare ad ammazzare quelli vivi e vegeti...



Splendida la ricostruzione ottocentesca, con i sempre bellissimi borghi "inglesi" (il film richiama molto quel grande film che fu From Hell), le bettole, le università, i teatri.
Simon Pegg, Tom Wilkinson, il Serkis di Gollum, addirittura Tim Curry e Christopher Lee, partecipano un pò tutti a questo macabro divertissement di Landis.
E se l'atmosfera è sempre molto affascinante, se le scene divertenti non mancano, è anche vero che il film pare sempre un pò troppo uguale a sè stesso, privo di guizzi o evoluzioni.
Interessante però come nel film vengano fatte confluire, magari in modo poco accurato e documentato ma comunque interessante, molte scoperte dell'epoca, dalle prime fotografie alla nascita delle onoranze funebri, dall'evoluzione degli studi sull'anatomia dell'essere umano a Darwin.
Per il resto il corpo decomposto presentato in aula magna, quello a 90° del vecchietto morto, il grassone, la scena di sesso che serve a pensare, la scogliera, di momenti riusciti e visivamente molto carini ce ne sono tanti.



Anche qua, come in The Cell, il plot non brilla di certo, con tutta la vicenda laterale del teatro delle donne un pò buttata là ad esempio.
Insomma, un Landis certamente minore ma un film che, almeno per le ambientazioni, vale tutta l'ora e mezza passata

( voto 6,5 )


26.2.16

Recensione "Let us prey"



Un altro titolo da vedere per gli appassionati.
Unico difetto sta in quel suo diventare troppo fracassone ed esageratamente violento e splatter.
Peccato, perchè la componente del mistero, quella preponderante in quest'horror biblico, era stata inserita in una trama assolutamente originale e non convenzionale.
Dall'Irlanda

presenti spoiler nella seconda parte

Sono fortemente convinto che l'horror "inglese" -mettendoci dentro tutto l'arcipelago britannico- sia
di altissimo livello.
Potrei citare il mio personalissimo capolavoro Eden Lake, l'ormai cult The Descent, oppure andare direttamente ai registi, e penso ai Rumley, ai Wheatley, agli "Smiths", ossia il Christopher de Triangle e Black Death ma anche l'ex "clerks" Kevin con la sua capatina nel genere con Red State (non ho visto Tusk).
E sto solo andando a memoria...
E poi volendo potremmo allargare il concetto di "anglo" e trasferirlo all'Australia.
E solo con Babadook, Wolf Creek e Lake Mungo siamo a posto per decenni.
Sono horror diversi dai soliti, quasi tutti superiori al 95% di quello che viene dagli Stati Uniti (a memoria credo che pur essendo notevolmente sotto il capostipite il miglior film horror americano recente sia il remake de La Casa).

25.2.16

Scritti da Voi (57): ANTONIO NIOLA - recensione "Il segreto del suo volto"


Torna Antonio Niola con un interessantissimo film di una delle cinematografie europee meno conosciute qua da noi, quella tedesca (anche se con Le vite degli altri per quanto mi riguarda possono campare di rendita).
Un film sull'identità e sul mistero che ricorda moltissimo Hitchcock, specie un suo celeberrimo film.


Iniziamo dal titolo col quale è conosciuto in Italia...
Io un film che si chiama così non lo troverei  accattivante, difficilmente lo guarderei.
Fortunatamente invece ieri l'ho fatto.
La vicenda è tanto semplice quanto insolita.
Germania, è appena finita la seconda guerra mondiale ed un'auto con a bordo due donne si presenta ad un check point per il settore americano, le due sono ebree tedesche ed una (Nelly) ha il volto completamente fasciato.

22.2.16

Boarding House (2): recensione "Le Nove vite della passera bagnata" (Abel Ferrara - 1976)


Torna quel pazzo di Giorgio con la sua rubrica di cult maledetti.
Dopo "Il bandito del Clistere" un altro film dal titolo che lascia pochi dubbi...
Ma, attenzione, questo è davvero una perla che solo lui poteva tirarci fuori, il primo film di Abel Ferrara.
Un porno.
Proiettato per la prima volta in Italia da pochissimi anni in una sordida ed imperdibile rassegna di cinema hard ed estremo (con tra gli altri, addirittura, un film di Gabriele D'annunzio)
Al solito, magnifico pezzo


NOTA: è l'unica recensione italiana del film.
Il primo film di Abel Ferrara è un film porno semplice semplice ma con alcune caratteristiche che contraddistinguono la futura filmografia del regista.Proiettato per la prima volta a Roma nel 2007 in un caffè trasformato in saletta cinematografica, durante una rassegna del cinema porno o estremo e in mezzo a film muti come Saffo e Priapo (di Gabriele D’annunzio) e titoli come Guardami (di Davide Ferrario), mi attirò per la sua rarità e per l’assenza di informazioni in italiano.Inoltre, avevo sospettato che Abel Ferrara avesse a che fare con quel “cinema senza cinema”, visto che il suo primo film ufficiale, The Driller Killer, sembrava essere un soft-core di violenza che percorreva la strada ripugnante dei film di Shaun Costello.Avevo sospettato, in poche parole, che Ferrara fosse un birichino...La storia è questa: Pauline (Pauline LaMonde) è una ragazza che ha vari incontri sessuali perché insoddisfatta del sesso con il suo ragazzo stabile (amplesso che si svolge in una stalla). Intanto si mantiene in contatto con sua sorella (Dominique Santos), la quale, in passato, l’accompagnò in un’esperienza sessuale incestuosa con il padre.Ma tre virus contaminano un’opera alquanto commerciale e il sangue del regista.

21.2.16

Al Cinema (8): recensione "Il Bambino che scoprì il Mondo"



Grazie cinema.

Bianco.
Un bambino si avvicina.
C'è qualcosa in terra, pare un sasso multicolore.
Il bambino lo alza.
Ci sono nuvole in cui saltellare come pozzanghere.
C'è la giungla colorata e viva.
Ci sono animali e alberi.
Poi c'è un addio, un forzato addio e un bambino che corre a perdifiato per fare in modo che quell'addio non sia più.
Una fermata di stazione persa nel nulla, un treno che arriva e lui che va via.
E c'è una musica di flauto che torna sempre e sempre, ed è così bella, sembra il flauto di Olsen Olsen dei Sigur Ros, la musica degli angeli.
Quella musica è la musica di un padre.
Quella musica finisce in un barattolo e quel barattolo finisce nella terra, la terra dove quel padre lavorava.
Sopra quella buca il sasso multicolore.
Ci sogno gli incubi della mancanza.
Ci sono tramonti pastello che nemmeno quelli veri riescono ad emulare in bellezza.
C'è Il Brasile.
Il Brasile dei poveri piatti di riso, il Brasile delle disumane piantagioni ci cotone, quello del Carnevale, quello del calcio ormai sempre meno umano e sempre più tecnologico.
C'è il Brasile dei canti nonostante tutto.
E poi in quella disperata ricerca di lui ci sono fabbriche spersonalizzanti e distruttive.
Ci sono uomini ingranaggi che un giorno verranno sostituiti da ingranaggi veri.
Ci sono pendii che diventano oceani con la pioggia.
C'è la città frenetica, ferrosa e minacciosa.
E poi la favela e quelle scale infinite, quella fatica immane solo per raggiungere un pò di triste e mesto riposo.
C'è la tv che racconta illusioni lontanissime e i negozi che raccontano di illusioni molto più vicine, apparentemente a portata di mano, eppure anch'esse così lontane.
Ci sono navi mercantili che vengono addotte in città ufo.
C'è l'aquila nera.
L'aquila nera della dittatura, del progresso, della politica, della violenza, della disumanizzazione che lotta e uccide il bellissimo uccello dai multicolori, quello della gioia, degli uomini, dei canti, del mondo che fu.
E il sangue di questo uccello sono solo palline di colore che si perdono nei rivoli dei canali di scolo.
Ci sono macchine che mangiano foreste, macchine che mangiano uomini.
E poi si diventa grandi e quel treno che un giorno portò via lui è lo stesso treno che adesso porta via te, bambino non più bambino.
Tornerai però.
Sarai vecchio, stanco, ma con addosso un berretto e un vestito dai mille colori, come se, nonostante tutto, quei colori, finalmente, sono tornati.
La musica di quel flauto è sempre là, la musica come i ricordi sono destinati a non morire mai.
E c'è un albero che un giorno fu seme piantato a sei mani.
Adesso è grande e rigoglioso.
Se chiudi gli occhi, vecchio, potrai ancora rivivere l'abbraccio di quando eri piccolo ed eravate tutti e tre là, insieme.
C'è l'insostenibile e gigantesca potenza delle piccole cose.
C'è un cartone fatto con niente che è un incanto.
C'è la debordanza dell'essenziale.

20.2.16

Storie Feisbucchiane - 2 -


Copio incollo a casaccio altre stronzate che scrivo su facebook...



DONNE UMBRE

Mi scuso con gli amici non perugini per tutti i post dove esserlo, perugino dico, sarebbe preferibile.
anzi no, almeno vi risparmiate una cazzata in meno
volevo raccontare un fatto emblematico su quanto sia straordinaria e affascinante la donna contadina umbra
antefatto
la signora è madre di un mio caro amico.
e aveva affittato un suo appartamento a due ragazzi cinesi.
uno dei due, ricordatevelo, ha una GROSSA CICATRICE sulla testa
i due sono indietro nei pagamenti, li chiama...
"Plonto"
"Plonto un cazzo, lo paghemo o non lo paghemo st'affitto?"
"Non capile, scusi, chi è lei?"
"Io essele la signola della casa. Io volele soldi. Emo capito?"
"Non capile, scusi tanto signola, non capile"
"No no, te è capito benissimo, soldi, soldi, casa, soldi, casa, difficile?"
"Soldi? Soldi casa noi pagato"
"Sto cazzo hai pagato"
"Non capile signola, cazzo non capile"
"Oh, Cinciaolin, famme 'n favore, se te non capile passame quell'altro, quello col cretto sulla testa"
"Passame quell'altro, quello col cretto sulla testa"
una umbra ad un cinese

19.2.16

Recensione: "The Atticus Institute"


Il primo horror dell'anno.
Anche se ormai in tanti si è formata l'idea che questo sia il genere più visto qua dentro...
Magari fosse così, rispondo io.
Un mock molto onesto, a tratti inquietante e con almeno due mezze idee molto originali.
Se siete appassionati di poteri paranormali è anche un documentario sull'argomento di sicuro molto più interessante e ben fatto di una puntata di Mistero

Qualcuno di voi riesce ancora a vedere volentieri film sulle possessioni demoniache?
Qualcuno di voi riesce ancora a vedere volentieri mockumentary?
Figuriamoci un mockumentary sulle possessioni demoniache allora, vade retro Satana! (appunto)
Ecco, però sto The Atticus Institute se non il migliore è sicuramente tra le meglio cose che i due sottogeneri, e specialmente l'unione di essi, ha mai tirato fuori sti anni.
Intendiamoci, è tra i migliori principalmente perchè ha una concorrenza scarsissima eh, come dire che il Birkirkara è la più grande squadra del campionato di Malta.
Però di meriti oggettivi ne ha, eccome.

17.2.16

Al Cinema (7): recensione "Mozes, Il Pesce e la Colomba"



Per certi versi il Big Fish ungherese.
Un giovane ragazzo e il suo tentativo di ricucire il rapporto col padre.
Anche se tutto questo avviene solo dopo che quest'ultimo è morto e lo segue come un fantasma.
Tra l'Andersson svedese (ma a colori, non grigio) e l'Anderson (Wes) americano, un piccolo film a tratti delizioso, tenero, grottesco e mai retorico.

Son passati appena due minuti dall'inizio, mi giro verso Rocco e gli dico "cavolo, ma questo è Andersson (quello del Piccione) a colori!"
Son passati 80 minuti, quasi tutto il film, e Rocco mi dice "Assomiglia ai film del regista del Piccione"
"Ma è quello che ti ho detto all'inizio!"
"Sì, lo so, te lo confermavo"
Abbiamo un altro Late Answer's Man?

E sì, quell'idea che mi è balzata in testa all'inizio poi si è confermata anche durante il film. A dir la verità non è che si sia straconfermata eh, ma nemmeno disattesa.
Perchè c'erano sti strani personaggi, questa mestizia, quest'atmosfera surreale, questi interni piccoli e tristi, queste facce strane.
Insomma, roba alla Andersson.

16.2.16

Al Cinema (6): recensione "A most violent year" (1981:Indagine a New York)


Uno strano film che è tanti generi e nessun genere.
Rigoroso, onesto e impeccabile come il suo protagonista.
Un tipo di cinema come lo si vede raramente.
Ambientato negli esplosivi anni 80 anche se pare di trovarci, semmai, in un'epoca austera e smorta fatta di interni, tristissimi camion che trasportano carburante e gangster con la pistola nella penombra.

presenti spoiler

Ma che strana cosa questo A most violent year, film incatalogabile, diverso da tutti, quasi unico nel cinema moderno.
Ha dentro tutti i generi e nessun genere.
Un noir dalle tinte non così fosche per esserlo davvero del tutto.
Un drammatico ma con troppe concessioni alle dinamiche di genere.
Un thriller che non vuole mai far vibrare troppo il "thrill".
E un pò d'azione, un pò investigativo, un pò cinema di uomini e morale.
Ambientato nel 1981, quello che, come il bellissimo titolo originale testimonia, è stato considerato uno degli anni più violenti di New York ( e tutto questo lo sappiamo solo dalle radio che trasmettono continuamente notizie di violenza), questo film ci catapulta, appunto, negli anni 80 dandoci un'immagine molto diversa da quella che solitamente abbiamo di quel periodo.
C'è un rigore, un ingrigimento, una decolorazione di quegli anni vorticosi di videoclip, luci al neon, tecnologia esplodente.

14.2.16

Recensione "Storie Pazzesche"



Un film argentino ad episodi acclamatissimo dalla critica.
Un tema comune, la vendetta.
Divertente, grottesco, e anche abbastanza caustico in alcuni momenti.
A mio parere, però, rovinato da dei finali di episodio quasi mai convincenti.

Avevo nel mirino Storie Pazzesche da due annetti.
Erano tante le cose che mi affascinavano.
Intanto la provenienza argentina, un cinema che bazzico poco ma sempre molto interessante.
Poi un grandissimo successo di critica, con premi ovunque e anche la nomination all'Academy come miglior film straniero.
Ma quello che mi attirava di più era la sua struttura antologica.
Amo moltissimo i film ad episodi, forse perchè se ne vedono talmente pochi che ogni volta ne becchi uno ti sembra una strana creatura alla quale non puoi fare a meno di resistere.
Io son cresciuto con i Creepshow, tanto per citarne uno.
Ecco, devo dire che Storie Pazzesche mi ha un filino deluso.
Certo, rimane un film godibilissimo, molto originale, divertente e anche molto caustico nelle sue tematiche.

13.2.16

Storie feisbucchiane - 1 -


Ho visto Storie Pazzesche proprio ieri notte. 
Avrei dovuto recensire quello ma sono stanco morto.
Il mio amico Rocco allora mi ha fatto venire una malsana idea, ovvero quella di riportare nel blog alcune storie del cazzo che scrivo su Facebook.
Che strana coincidenza, proprio il giorno di Storie Pazzesche....
Perchè, dovete saperlo, se qua vi ammorbo già tanto là metto almeno il doppio delle cose.
Quindi ne recupero un pò a casaccio e le copio-incollo così, senza un minimo controllo.

L'AUTOSCASSINATORE


La casa dove abitavo prima a Perugia era un covo di delinquenti ("dilinguenti" a Perugia).
No, via, diciamo che sti anni si stava bene ma solo 10 anni fa era considerato il bronx de perugia.
Camorristi, scrofe, spacciatori.
Ora no, è stato ripulito, c'è pure una guardia che te chiede i documenti se me vieni a trovà.
In ogni caso ovviamente tanti ne erano rimasti.
E in un caso il fatto che ve ne fossero, di dlilinguenti dico, era ottimo.
Perchè se uscivi fori de casa dimenticandoti la chiave dentro bastava che te mettevi sotto in portineria e il primo che beccavi lo pigliavi e lo portavi ad aprittela.
Perchè minimo minimo erano scassinatori.
E infatti 4 minuti e te la aprivano, glie davi 10 euri e tutti contenti.
Ieri mi è successo nella casa nova de rimanè fori co le chiavi dentro (o "drento" come dicheno qua).
Il bello è che de ste cose non è che te ne accorgi presto, ma addirittura durante.
Ancora la porta non si era richiusa dietro di me che già bestemmiavo:

"Maremma troia le chiavi!"
e mi sono tuffato indietro alla Zoff cercando di fermare la porta.
Ma Indiana Jones ce la faceva sempre pe 'n pelo, Giuseppe no.
E la porta s'è chiusa in un tripudio de madonne.
A parte i cazzi e mazzi a cui la cosa ha portato saltiamo un pò di passaggi e andiamo avanti.
Ricordandomi degli amici dilinguenti decido di chiamarne uno per scassinarmi da solo.
La faccio breve.
Stiamo là 4 ore, non se apre.
Passano 50 persone e io ogni volta:
"Tranquilli, è casa mia, me so chiuso fori"
Qualcuno ride, altri me guardano come un isisiano.
In ogni caso non riesce ad aprilla fino a stamattina quando finalmente si apre e rivedere i panni in terra che c'ho mi sembra una visione celestiale.
Spendo 50 euri, 25 per un nuovo cilindro e 25 a lui.
Più 2 litri de oio bono.
Insomma, sui 65 euri.
E mica li ho spesi perchè so tonto eh (perchè quello è scontato) ma perchè non ci sono più i delinquenti di una volta, quelli che ti aprivano le porte in un amen.
Lottiamo per riaverli.
Risparmieremo soldi e oio.

STRANE COINCIDENZE

Mi affascina troppo il fatto che gli indagati di due tra i casi di cronaca nera più famosi degli anni duemila si chiamino uno Stasi e l'altro Sollecito. 
Tra l'altro si somigliano molto fisicamente ed entrambi i delitti sono del 2007.
Prima la Stasi e poi il Sollecito.
Come è giusto che sia tra l'altro

PER ROCCO

Avere amici coltissimi, mille volte più colti di te, ma con un'inspiegabile stima e fiducia nei tuoi confronti fa sì che puoi parlare per mezz'ora al telefono della differenza tra esoterismo ed essoterismo senza capirci una ricca fava ma, alle due cose che tu dici lui risponde "Bravissimo, è proprio questo, non ci avevo pensato, grazie mille".
E tu ti senti intelligentissimo malgrado l'unico pensiero forte che avevi avuto sull'argomento era che l'essoterismo secondo te era una setta di benzinai.
Forse ha ragione Giordano, sto diventando talmente guru che tutti pendono dalle mie labbra come fanno le cime di rapa quando mangio un piatto di orecchiette pugliesi

PISELLI DI MATTINA

Ritrovarsi dopo una tribolata notte di lavoro al bar della Perugina a mangiare un panino con la mortazza e per poco non affogare, letteralmente, quando senti dire da una ragazza a fianco a te alla barista:
"Vorrei un fagotto di piselli per favore"
Nemmeno il tempo di proporre anche il mio da mettere dentro il sacco e poi ripensare che il fagotto è una specie di "panino" con frittata e prosciutto cotto e Piselli la storica ditta fornitrice umbra di pasticceria.
Non importa, la mia giornata in quel momento era già salva

BATTUTE DEL CAZZO

Al Bano sta male e ha il terrore di essere stato dimenticato e non venir più riconosciuto.
Mi immagino già la scena di lui che si presenta chissadove, tipo ad una festa vip e viene annunciato così "C'è un tale Bano che vorrebbe entrare, che facciamo?"

Dopo averne visto 4,5 puntate posso finalmente dire che le uniche differenze trovate tra Il Boss delle Cerimonie e i documentari che guardavo negli anni 80 sulle amebe e gli organismi unicellulari sta nel fatto che nel secondo caso gli organisimi erano nudi e non emettevano suoni che cercavano di richiamare la lingua italiana

Gabbana lascia dopo decenni il suo storico compagno Dolce.
"Vuole dimenticare completamente la sua precedente relazione" annuncia ai microfoni il suo nuovo compagno Volta

FAMILY GAY

Riguardo il family day dalla mia esperienza in videoteca volevo ricordare che l'80% dei clienti gay che avevo erano "perfetti" padri di famiglia. Venivano coi figli, noleggiavano con loro harry potter o frozen e poi mentre il figlio se ne stava lì col suo dvd felice come una pasqua, nemmeno il tempo di fare una giravolta di felicità e già il padre con una destrezza e nonchalance infinita aveva noleggiato anche "Gli sventraculi" o cose de genere.
un buon 80%
i poveri gay che venivano solitari e non avevano messo su una famiglia di copertura erano solo due su dieci.
almeno loro ci mettevano più a scegliere il film gay che volevano
semmai noleggiavano frettolosamente Frozen

CERCASI SEGRETARIA

Siccome i commenti al blog sono la cosa più bella che possa esistere (per un blog) , siccome mi sono sempre dato il "diktat" di rispondere con il massimo dell'impegno (roba che se scrivo una recensione in mezz'ora per i commenti ci sto invece un'oretta e mezzo al giorno) e siccome ultimamente è quasi impossibile stargli dietro (da quasi un anno sono 2000 ogni 3 mesi) cerco segretario/a che mi copra almeno il 20% del lavoro.
A chi si offre volontario offro 49 ore di chat gratuite atte a formare un mio alter ego perfetto
il tutorial per l'aspirante servirà a :
- avere buone maniere come me
- scrivere un pò in italiano e un pò a cazzo di cane
- avere entusiasmo
- in caso di femmina mettere le desinenze maschili (sono andato etc..) per non essere sgamata subito
- non disdegnare parolacce
- non rispondere mai agli insulti
- accettare ogni lettura diversa dalla propria
- se il lettore fa riferimenti a recensioni passate o a cose della mia vita prima di rispondere leggere quelle recensioni o sentire me per le cose passate della mia vita
- in caso di alter ego intelligente scendere al mio livello e mostrarsi coglione come sono io
- esaltare i giovani lettori
- menzionare l' amatriciana almeno una volta ogni dieci commenti
- conoscere bene o male il profilo di ogni lettore per rispondere adeguatamente
- in caso l'aspirante odi Von Trier finga di amarlo
- ad ogni riferimento a commedie, film in costume, d'azione, di guera e di altri generi dire "non l'ho visto" anche se in realtà conosci il film come te stesso
- se un commento è diviso in punti rispondere rispettando lo stesso metodo
- dire almeno una volta ogni 24 parole o "grazie infinite" o "grazie, davvero"
- se qualcuno consiglia un film promettere di vederlo
questo nelle 49 ore
poi c'è un corso specializzato di 23 in cui attraverso la chat diventate proprio identici a me
quindi vi conviene solo quello base

LA MATTINA HA IL DELIRIO IN BOCCA

Anno Domini 2016, domenica, ore 5.20 del mattino.
In teoria è il giorno che nostro signore pensò per il riposo anche se, testimoni oculari dell'epoca, giurano di averlo visto parecchio scornato e pentito dell'ambaradan che aveva messo su.
Devo andare al lavoro.
Maremma maiala.
Scendo e trovo le auto dentro degli igloo. La mia poi ha un igloo con chiusura a doppia mandata. Grazie ad un buon lavoro di scalpello riesco ad entrare. I vetri sono ghiacciati come il cuore del killer frangettato dei Coen. Impossibile aspettare il disgelo, servirebbero ere geologiche.
Decido allora di affidarmi alla statistica.
Alle 5 di mattina c'è il 4% del traffico normale.
Quindi ho la possibilità di essere centrato dal 96% in meno delle automobili.
Decido così di immettermi in strada guidando solo con i due vetri laterali aperti, quello che succede davanti a me e dietro di me è perso in una obnubilante nebbia di ghiaccio.
Capisco di non esser morto quando arrivo vicino all'unico bar aperto della zona la domenica mattina.
Mi accorgo di avere la radio a tutto volume, mi vergogno un po' vista la moltitudine di gente che vedo fuori dal bar e che penserà "Ecco, è arrivato il napoletano". Abbasso il volume e mi accorgo in realtà che la mia radio è spenta.
La musica assordante non è dentro la mia macchina ma fuori.
E non precisamente fuori, ma dentro il bar.
Affascinato, entro.
La musica è assordante, la gente balla e canta, sono le 5 del mattino, mi aspettavo un freddo bar dove una vecchietta mi avrebbe preparato con mani sapienti un buon caffè e invece mi ritrovo il delirio.
Ci sono 4 spazzini con le tute arancioni che parlano di fica.
Ci sono una decina di ragazzi (molti ecuadoFregni, i giovani ecuadoregni di Perugia) con volti simili all'urlo munchiano che ballano, annuiscono a non so cosa con la testa mentre si sbafano di cornetti alla crema.
Capisco l'ovvio.
Per loro è ancora il sabato notte, non sono nemmeno andati a letto mentre io già mi sono svegliato per smadonnare.
Le facce sono inebetite, dentro la loro testa al momento ci sono più decibel che neuroni.
Ci sono poi due trans, con il loro classico viso triste e malinconico, il viso triste e malinconico di chi ha dentro di se un uomo che cerca disperatamente di raggiungere una donna senza mai riuscirci completamente.
Ad un certo punto in mezzo a quel delirio di musica e sballo mi viene in mente una cosa che mi inquieta. Mi immagino che quella sia una festa in onore del mio fallimento. E il festeggiato è appena arrivato.
Questa terribile e misantropa sensazione si affievolisce e poi dipana del tutto quando mi accorgo dopo cinque minuti che ancora non è arrivata nessuna torta con su scritto "Suca Giuseppe".
Prendo coraggio, del cappuccino non se ne parla, troppa gente e troppo casino.
Tento con il cibo.
Mi avvicino al bancone dei sandwich e quello che dovrebbe essere il gestore mi chiede, lo capisco dal labiale, cosa voglio.
Sto per rispondere quando mi accorgo che lui nel frattempo mi guarda e canta. Canta il pezzo house in spagnolo che sta imperversando nel locale. L'immagine è fastidiosa ed inquietante, mi stai servendo cazzo, non cantare che già non capisco una sega.
Gli urlo "IL TRAMEZZINO TONNO E CARCIOFINI !!!!!"
Gli indico quale e gli faccio due con le dita.
Annuisce mentre continua a cantare.
Me ne dà solo uno.
Decido che sticazzi, meglio fuggire.
Pago.
Mentre esco ho quasi la certezza che una ragazza mi abbia fatto l'occhiolino. Poi mi convinco che era solo un riflesso incondizionato, probabilmente il click dell'ultimo neurone che aveva fatto fagotto.
Scappo via da quello che mi è sembrato un incubo nel litorale perugino e mi avvio verso la fabbrica.
In portineria firmo e intanto racconto al portiere tutto quello che ho visto.
Lui annuisce, lo sa. Parliamo un po' con quella improvvisa, strana, estemporanea e mesta confidenza che si trovano ad avere due persone ritrovatisi nella stessa zattera del medesimo oceano.
Siccome la domenica di mille operai lavoriamo in tre posso quindi avvicinarmi con la macchina fino quasi all'entrata. Praticamente sono la prima macchina dopo i posti riservati ai dirigenti.
La domenica quell' avvicinarmi ai parcheggi davanti è la cosa più vicina ad una scalata sociale che abbia fatto in vita mia.
Entro usando il badge, l'immensa fabbrica sembra un gigante spento e addormentato.
Saluto i due operai che se ne stanno andando per far posto ai nuovi.
Magari anche loro adesso, uscendo, andranno al pazzo bar dove la notte non finisce mai.
E mentre se ne staranno là mangiando un cornetto vicini ad un trans triste io intanto penso che la bellezza del mondo sta in queste piccole cose.
Rido e intanto apro il mio primo saccone di fave di cacao.
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purtroppo ne ho parecchi di più
se la cosa perversamente piace farò altre puntate

11.2.16

Perdersi inseguendo un uccellino

O.k, l'ho visto anche io adesso.
Che dire.
Sarebbe da star zitti in effetti, lo stesso maestro dice che bisognerebbe imparare perlopiù ad ascoltare, ma questa mia lingua piena di letterine, control alt e segni grafici è in fibrillazione.
Son contento di non frequentare le bacheche facebook, le home page e tutto il resto.

Perchè, e magari sarò malfidato eh, credo che troverei cose come "Sanremo ha strumentalizzato il dolore", "Sanremo per dare audience ha portato Bosso", "Che c'entra Bosso con Sanremo", "Chissà quanti dischi venderà adesso" (sta morendo, cazzo) e tante altre amenità del genere.
Se non è successo mi scuso di aver malpensato.
Ecco, però, vedete, a me pare che questa nostra epoca tra i difetti e le tare a cui ha portato ne abbia una stranissima.
Quella di far diventare le cose belle odiose.
Per colpa delle condivisioni, delle sovraesposizioni, della "viralità" anche le cose belle appaiono insopportabili, ridondanti.
Anche le perle più preziose, quelle che venti anni fa col solo racconto diventavano ancora più lucenti, nella nostra epoca per colpa della sovraesposizione e delle condivisione selvaggia diventano gioiellini mezzi finti di bigiotteria, quelli che noi finti nuovi snob guardiamo con un misto di superiorità, disprezzo e distacco.
Eppure sarebbe tanto facile non cadere in questi trabocchetti.
Una perla resta una perla, anche se la trovi in mezzo al letame (come può essere Sanremo) e anche se tutti la passano di mano.
Ecco, io credo che la bellezza che diventa virale sempre bellezza rimanga.
E io voglio esserne infetto.
Se voi volete far diventare Bosso e questi 13 minuti un orecchino da bigiotteria inadatto ai vostri lobi perchè lo vedete nei lobi di tutti gli altri fatelo.
Io invece voglio farlo diventare un vestito d'oro.
E me ne andrò in giro così', pacchiano e vezzoso, coperto di bello.
Condividere vuol dire, tra l'altro, possedere qualcosa insieme.
Io condivido questa cosa qua sotto perchè sia di più persone possibile.
Del resto anche l'ultima parola che dice lui alla fine è "insieme".
Io l'ascolto e lo faccio.
E quelle mani grandi allo stesso tempo capaci di muoversi inconsultamente gravate dalla malattia ma anche ferme e dolcissime nel suonare quelle note, io me le porto dietro



9.2.16

Al Cinema (5): recensione "The Hateful Eight"



Un primo tempo talmente verboso, prolisso e ridondante da restarci secchi.
Poi il film si apre, diventa più cose, tutte anch'esse ridondanti ed esagerate sì, ma a tratti bellissime.
Un massacro che non è solo di uomini, ma il massacro di uno stato intero.
Un Polanski che sostituisce al cervello i muscoli e il sangue.


Presenti spoiler qua e là dopo la linea divisoria


Chiedere a Tarantino di asciugare sarebbe come chiedere al deserto di bagnare.
Eppure è buffo che una delle più belle scene della filmografia tarantiniana sia quella con una bara, una ripresa strettissima, un buio, una mano che in pochi cm tenta di raggiungere la salvezza, una meraviglia di minimalismo e del saper togliere.
Alla fine del primo tempo, in quei 5 minuti in cui aspettavo che venisse la ragazza delle bibite (mi andava un thè freddo ed ero pronto per una volta a tirar fuori la carta di credito per prenderne uno), in quei 5 minuti in cui una ragazza si avvicina ad un'altra nella fila davanti a me e le dice gentilmente se può far uscire il bambino di 3 anni che quella sventurata madre aveva portato (e meno male che una persona ha trovato questo coraggio di dirglielo, il secondo tempo avrebbe rovinato a vita quel bambino), in quei 5 minuti stavo pure riflettendo al film e avevo la netta consapevolezza che, per dirla all'umbra, c'avevo i coglioni gonfi come poche altre volte nella mia vita di sala.
Un'ora e venti di chiacchiere.

7.2.16

I 15 film dalle trame più strane, assurde o inverosimili del cinema recente


Magari voi state là a pensare a cose come Memento, Mulholland Drive o a tutti quei film destrutturati che ci fanno finire tutti i neuroni per rimettere insieme i pezzi.
Oppure state pensando a Dogville, Enter the void o tutti quei film raccontati con tecniche particolarissime, mai viste prima.
Sì, l'aggettivo strano e assurdo in realtà può esser preso da mille lati diversi.
Ma qua a noi non interessano nè i film complicati nè quelli girati con tecniche stranissime.
Qua a noi ce frega del plot.
La storia insomma,
Il soggetto, per asciugare ancora più la cosa.
Poi il film poesse bello o brutto, facile o difficile, sticazzi.

Quindi ripescati nella mia memoria e nell'archivio del blog eccovi una carrellata dei 15 film dai soggetti più strani, assurdi, inverosimili o pazzi che conosco.
Quasi tutti i titoli rimandano alle recensioni (li ho visti tutti tranne uno).

 e voi cosa proponete?


Un finto agente chiama in un fast food.
Accusa una delle ragazze che vi lavorano di aver rubato ad una sua cliente.
Un'assurda storia vera, una stanza, una telefonata

3.2.16

Scritti da Voi (55) ANTONIO NIOLA - Recensione "Kramer contro Kramer"



Seconda recensione, dopo Fuori Orario, del lettore Antonio Niola.
Un altro gran bel classico da recuperare.


La pseudo recensione è preceduta da una prefazione che spiega il mio intento, se volete solo leggere del film saltate alla linea tratteggiata.

Sempre più spesso mi trovo ad essere duro con molti dei prodotti cinematografici moderni, con la conseguente ed ovvia accusa di essere eccessivamente critico.
Il punto non è essere eccessivamente critici o meno, piuttosto è che inconsciamente o meno valutiamo tutto su base comparativa. Naturale quindi ritenere che il cinema (come la musica) di oggi possa essere passabile o buono, se comparato con altri prodotti penosi della stessa epoca.
Questa in realtà non è una vera recensione ma un suggerimento per chi non conosce alcuni lavori del passato, ma a mio avviso dovrebbe.
Oggi avevo proprio voglia di parlare di un film bello, nella audace speranza di creare un "ponte" tra un certo cinema ed i più giovani (o meno avvezzi alla riscoperta).
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Parliamo del film.

2.2.16

Una serata con PSH

Questa è una puntata speciale de Il Buio in Tv, ossia lo spazio (alla destra del blog) dove vi segnalo ogni sera (o quasi) 1,2,3 film da vedere nei canali in chiaro.
Questa è una puntata speciale perchè questo è un giorno speciale per me.
Tristissimo soprattutto.
Due anni fa se ne è andato quello che consideravo il più grande attore vivente.
Quello da cui ho pure preso il nick che uso qua nel blog, il nome del protagonista del film più grande che abbia mai visto.
Iris lo celebra con 4 film, uno di seguito all'altro.

Dalle 21 a seguire

GOD'S POCKET

I LOVE RADIO ROCK

LA FAMIGLIA SAVAGE

ONORA IL PADRE E LA MADRE

e un uccellino mi ha detto che fanno Synecdoche su Sky...

Io non posso esserci che lavoro.
Se voi potete non perdetevi questa occasione


(sono un pò indietro con le risposte ai commenti, tra stanotte e domani ho tutto il tempo di rimettermi in paro=

1.2.16

Al Cinema (4), recensione "Desde Allà" (Ti guardo)



L'ultimo vincitore del Leone d'oro è un film quasi basico nella successione degli eventi ma dalla straordinaria componente psicologica.
Un film "maledetto" di attrazione e repulsione, dipendenze e scambio di ruoli.
Con il solito grande Alfredo Castro.

presenti nel finale spoiler giganteschi e letture molto personali


Intanto Alfredo Castro.
Beh, l'ho visto solo nel notevole Post Mortem, in una piccola parte di E' stato il figlio e qua.
Attore straordinario, una sorta di Servillo cileno che, almeno nei film in cui l'ho visto, sembra lavorare più di sottrazione del nostro fenomeno campano.
E di sottrazione è costretto a lavorare in questo film che fa della sottrazione, dell'asciugatura, la sua caratteristica principale.