29.11.16

Recensione: "Under the Shadow"

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Un bellissimo thriller psicologico iraniano.
Dopo "A Girl walks home alone in the night" la conferma di un cinema che, anche fuori Fahradi, può dar molto.
Una delle pellicole con più possibili letture, interpretazioni e suggestioni viste ultimamente.
Per chi ama le opere d'atmosfera e che aiutano a pensare.

La rece è piena di interpretazioni e letture personali.
Siete tranquilli solo fino alla prima immagine.
Invito a vedere prima il film


E così, dopo lo splendido "A Girl walks home alone in the night", ecco che dalla Persia arriva un altro gran bel film che riesce, in qualche maniera, a trovare una sua strada originale nel mare magnum dei copia incolla dell'horror.
Che in realtà nemmeno di horror dovremmo parlare visto che Under the Shadow è quasi per tutta la sua interezza un thriller psicologico più vicino ad un "semplice" drammatico che ad un film del terrore.
Quello che fa di questo film una visione quasi obbligatoria è l'incredibile quantità di letture che possiamo dargli.
Raramente, infatti, troverete film con così tante metafore, simboli e possibili interpretazioni.
Chi ama i film che portano a pensare, quelli in cui lo spettatore è quasi costretto a crearsi domande e cercare risposte, avrà tra le mani veramente una chicca.
Siamo in Iran, in piena guerra coi cugini dell'Iraq.
Shideh è una giovane donna che vorrebbe riprendere i suoi studi di Medicina. Essendo stata però un'attivista politica negli anni precedenti nella parte "sbagliata" le è proibito di farlo.
Insoddisfatta e frustrata non le rimane che stare a casa a badare alla sua bambina, Dorsa, e portare avanti un difficile rapporto con il marito, lui sì medico affermato, e per questo visto dalla ragazza come esempio di quello che a lei non hanno permesso di diventare.

Intanto Teheran inizia ad essere bombardata. Il marito è chiamato , credo, in un ospedale di campo.
Tutti fuggono dalla città.
Shideh non vuole farlo (forse anche per principio, visto che dovrebbe andare dai genitori del marito, cosa che le dà rabbia e la fa sentire ancora meno indipendente) e rimane così nella sua casa con la bambina.
Bambina che inizia a vedere strane cose...

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Inutile dire che il film che più mi ha ricordato Under the Shadow sia il capolavoro Babadook.
Eppure, pur restando inferiore al film australiano, quest'opera iraniana riesce, almeno nel piano metaforico, ad essere ancora più complessa, ancora più densa, ancora più interessante.
Se in uno, infatti, una volta scoperta la metafora potevamo leggere tutto in base ad essa, qua le chiavi di lettura sono tante, e tutte forti alla stessa maniera.
Certo i due film sono legati fortemente. I mostri che diventano simbolo di qualcosa, il rapporto difficile tra madre e figlio, l'inadeguatezza della prima ad esser madre (o almeno, il sentirsi lei stessa inadeguata ad esserlo) e il ruolo del bambino che riesce, come tutti i bambini, a vedere "oltre", ad essere quegli occhi che l'adulto non riesce ad avere.
Al solito recitazioni ottime, regia che non ha nulla da invidiare a chicchessia, scrittura notevolissima a confermare che, ormai, specialmente grazie al "caposcuola"  Fahradi, il cinema iraniano non ha nulla da invidiare ai più importanti del globo.
Sarebbe inutile parlare però di questo film in chiave tecnica.
L'unico appunto che posso fare è quello di avere una parte iniziale un pò troppo tirata per le lunghe (eppure il film ha durata brevissima, 84 minuti) e un ritmo che fatica ad ingranare.
Ma una volta ingranato questo film diventa un gioiello psicologico prima che filmico.
Cosa sono questi "mostri"?
Cosa rappresentano quei teli neri?
E queste ombre, questo buio?
Simboli su simboli.

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Ed è così che qualsiasi cosa ci venga in mente avrà molto probabilmente elementi per essere supportata.
Inizialmente ero quasi sicuro che queste presenze che percepiva la bimba fossero i missili che stavano per bombardare Teheran. Non a caso c'è una scena emblematica. La bambina dice che sente che i mostri "stanno per arrivare" proprio quando, mi pare al telefono, alla madre viene detto che Teheran sta per essere bombardata. Tornando a Babadook, quindi, avevamo un'interessantissima divergenza. Dove uno reificava nel mostro qualcosa di astratto ed "interno" (la depressione) l'altro, al contrario, trasformava in mostro qualcosa di terribilmente reale, "esterno", il bombardamento alla città.
Quando poi arriva quel missile sulla casa, quel missile che non esplode ma diventa una specie di portale per i Djinn, questa lettura sembrava quasi definitiva.
E invece no. Non che questa interpretazione decadi, assolutamente, ma glie se ne affiancano altre.
Innanzitutto la sopracitata inadeguatezza ad esser madre. Questa tematica è reiterata nel film, sia nelle parole del marito (affatto sbagliate, solo lette in maniera aggressiva da una donna profondamente in crisi) sia in piccole azioni che lei compie. Shideh sembra avere il terrore di sbagliare qualcosa, ha una specie di "coda di paglia" per cui ogni cosa che accade lei la vede come accusa nei suoi confronti. Sta vivendo un periodo veramente difficilissimo nel quale non si sente realizzata nè come donna nè come madre nè come moglie. E la bimba lo percepisce, come percepiva tutto il bimbo del film della Kent.
Anche in questa lettura c'è una scena emblematica. Quando decidono finalmente di fuggire lei va in un'altra stanza per prendere qualcosa. Intanto dice continuamente alla figlia "sono qua!, ci sono eh!" .
Le due vanno di sotto. Ma forse quella che è venuta con lei non è sua figlia, forse sua figlia è quella che continua ad urlare di sopra.
Solo pochi secondi in cui le due si distaccano e poi questa scena. Come a dimostrare un terrore da parte della madre di non saper proteggere la figlia, di essere inadeguata, di veder pagata caramente ogni sua minima distrazione.

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Ma l'inadeguatezza che si sente la donna (inconscia ovviamente, all'esterno è una che lotta e che ha profonda stima di sè) è estendibile anche, ad esempio, al suo ruolo di medico mancato.
Vedere la scena in cui non salva l'uomo morente. Anche qua i sensi di colpa arrivano, e fortissimi.
Ma possiamo leggere tutto anche come metafora di altro.
Shideh legge una frase emblematica riguardo queste creature malvagie, i Djiin.
"Essi arrivano dove esistono paura ed ansia".
E paura ed ansia pervadono, di certo, l'intero film.
Paure oggettive, come quelle dei missili e della guerra, ed altre più psicologiche come quelle di cui abbiamo parlato finora.
A tutto questo si affianca, persino, una lettura più sociale.
Ovvero quella, immancabile nei film iraniani, riguardo la condizione della donna.
Shideh non si sente realizzata. Si sente frustrata e bloccata. Non può continuare gli studi, deve solo esser madre, deve indossare il velo.
Tutto questo acuisce il suo malessere, la sua frustrazione. Sembra che gli unici momenti di libertà e sfogo siano le sue sedute d'aerobica (con vhs "americane", ovviamente).
E intanto nel buco sul tetto viene apposto un telo nero.
Un telo nero che assomiglia tanto ai veli che coprono le donne.
I teli, la notte, il film è pieno di simboli di oscurità, di privazione delle libertà e della luce.
E non dimentichiamo il nastro adesivo.
Nel film è presente ovunque. Diventa simbolo del tentativo disperato di tenere insieme le cose, di aggiustarle.
Nastro adesivo sui vetri, sul soffitto, dapertutto.
Shideh vive in un luogo dove tutto sembra ferito e rotto, compresa la bambola della figlia. E deve così aggiustare, curare (splendida anche qui la metafora del curare la bambola, lei medio mancato), tenere tutti i pezzi insieme.
La casa, la sua nazione, la sua condizione di donna, la sua psiche, tutto è sotto minaccia.
E quel libro che era simbolo di un sogno ormai irrealizzabile le viene portato via.
Un sogno però che non era suo, ma della madre.

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I mostri portano via a lei il suo sogno e alla figlia la protezione da tutto, la bambola.
Siamo in una famiglia ormai al collasso in una casa ormai al collasso in una città ormai al collasso in una nazione ormai al collasso.
Forse però c'è ancora una salvezza.
Ed è dentro di noi.
Ed è in un rapporto che può battere qualsiasi barriera e qualsiasi mostro.
Shideh e Dorsa vanno finalmente via.
Nella luce di un giorno che sembrava non arrivare mai.
I mostri rimangono a Teheran, sono lontani ormai.
Ma qualcosa sembra rimasto lì per sempre.
Un libro.
Una testa di bambola.
Forse la salvezza da tutto è ancora lontana.

26 commenti:

  1. ohhh eccolo!

    bel filmetto si

    ghost story che ricorda molto the devil's backbone (per come riesce ad accostare il tema guerra e paranormale), il già citato babadook e dark water

    abbastanza creepy in alcune scene, azzeccatissima l'atmosfera anche, nonostante ricorda i film citati sopra riesce ad avere un propria personalità comunque

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    1. Ah, giusto, eri te che me l'aveva consigliato ;)

      sono andato su altadefinzione, girettavo un pò e ho visto sto titolo che ricordavo qualcuno mi avesse detto

      Un pò più lateralmente potremmo metterci anche Il Labirinto del fauno, con il fantasy horror al posto della ghost story

      assolutamente, derivativo ma con una proprio fortissima personalità

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  2. Concordo Giuse', bel film davvero, pur coi limiti derivativi da te rimarcati.
    Ma posso dire un'eresia proprio a te che tanto è piaciuto Babadook?
    Beh seppure coi suoi limiti, il suo bassissimo budget (che però sfrutta benissimo il poco che ha: ma quanto è bella la scena con la madre che cerca la bimba scomparsa sotto il lenzuolo che drappeggia su di loro?) etc. a me è piaciuto più questo che non il film della Kent.
    E proprio per i motivi da te sottolineati delle varie letture che gli possiamo dare e di come appunto sia molto più che un semplice horror.
    E pensare che me lo stavo per perdere, se non che E.L.E.N.A. (con cui avevo appena visto Toni Erdmann) prima di scappare mi fa: "ma non vai a vederti l'horror iraniano che Peppe ha appena recensito?"
    Io manco avevo letto che stasera a Torino lo proiettavano e quindi grazie ad Elena (ma anche a te che ne hai scritto) stasera mi son visto al cinema (e pure a gratis!) un bel film, grazie ragazzi!:-)
    P.S. Io il finale non l'ho proprio visto come un "lieto fine", anche se so tu non l'hai detto... Sia per la testa strappata della bambola che resta sulle scale sia per cosa succede alla mamma sotto il letto, quando cerca di recuperare la bimba, cosa le viene strappato e cosa le viene detto a inizio film a proposito dei Djinn... A me volevano, col cavolo che mi avrebbero fatto quel che capita a lei... :-)
    Ciao! Roberto

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    1. Ma figurati che puoi dire questo di babadook ;)

      Proprio un'ora fa ho linkato su fb una video recensione su babadook davvero imbarazzante, di un professionista.
      Ecco, in quei casi vedere un professionista schernire un film, prenderlo per il culo senza un minimo di analisi è davvero triste.
      Per il resto per me uno a Babadook può mettere anche 4...

      Sì, anche per me Under the Shadow ha un respiro molto più ampio del film della Kent. E gioca meno con i clichè horror anche (ma di poco...)

      ahah, grande Elena, mi fa molto onore quella frase ;)

      mi sarebbe piaciuto vederlo al cinema. Tra l'altro questo è un film che in sala, anche solo in poche copie, dovrebbe proprio andare, è molto interessante e non troppo di nicchia

      eh, la penso come te...

      "Ma qualcosa sembra rimasto lì per sempre.
      Un libro.
      Una testa di bambola.
      Forse la salvezza da tutto è ancora lontana.
      "

      questo volevo dire

      ;)

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  3. "Ma qualcosa sembra rimasto lì per sempre.
    Un libro.
    Una testa di bambola.
    Forse la salvezza da tutto è ancora lontana"
    ... la salvezza da un paese che considera le donne inferiori agli uomini.
    Donne che non possono uscire di casa con un abbigliamento "poco consono", perchè se scoperte frustate.
    Donne costrette ad annullare la loro femminilità nascondendosi dietro un velo.
    Donne che non possono studiare o guidare, perchè la donna deve dipendere dall'uomo, non può camminare al suo fianco, ma sempre un passo indietro.
    E non credo sia un caso che la piccola protagonista sia una una bambina, la quale un giorno diventerà donna e vivrà sulla sua pelle le costrizioni e privazioni che il suo stesso sesso subisce ormai da secoli.
    Forse quella testa di bambola significa anche la perdita dell'innocenza, della spensieratezza in un paese segnato dalla guerra. Così come il libro la possibilità di diventare indipendente e realizzata.
    La lettura del finale, almeno per come l'ho intesa io, è molto negativa e pessimista. Quasi a voler dire che la salvezza non ci sarà mai, che in medio oriente non si avrà pace finchè ogni casa non verrà distrutta, che le donne non riusciranno mai ad essere completamente libere.

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    1. Secondo me te ormai sei lanciata nell'avere una carriera da commentatrice opposta alla mia.
      Dove io, infatti, commetto l'errore di non giudicare mai un film per la sua ideologia o "politicamente" te sembri essere quasi sempre attratta o repulsa da queste.
      E quindi Gran Torino ti fa schifo per e tanti altri film che hai commentato in questi anni non ti piacciono per motivi del genere (magari anche Million Dollar baby non ti piace per un qualche motivo ideologico, che so, l'eutanasia, boh).
      Poi però si commette l'errore di massacrare grandi film perchè non la pensano come te ed esaltarne altri che invece valgono poco ma hanno una posizione o un messaggio che ti si confà.
      Questa non è una critica, ma un dato di fatto come, al contrario, succede a me

      ad esempio questo tuo ottimo commento fino a "forse quella testa..." è il commento che potresti scrivere sul 90% dei film iraniani (fidati, ne ho visti 20, la condizione della donna è sempre primaria).
      C'è il rischio di finire a parlare dell'ideologia e perdere di vista il film, il singolo film.
      E il suo valore intrinseco.

      molto bella la tua metafora su quella testa, secondo me ci sta alla grande e io non c'avevo proprio pensato

      e anche quella del libro. Bravissima, sì, credo siano entrambe così

      anche se quella del libro è molto particolare. Quel suo sogno in realtà non era suo, ma della madre, senza la morte della quale a lei mai sarebbe venuta voglia di studiare di nuovo

      sì s', anche io ho letto il finale in quella maniera anche se, e a questo punto siccome me lo dici anche te, dalla recensione non si capiva bene

      è anche vero che una salvezza c'è, la vittoria di una battaglia c'è

      non quella della guerra

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    2. Che io mi faccia condizionare dalle ideologie politiche non ci piove. Ed è così anche nel caso del vissuto di un regista. Proprio oggi parlavo di questa cosa pensa un po'.
      Prendiamo Woody Allen: io non riesco ad apprezzarlo come regista perchè non lo apprezzo come persona (mi riferisco alla vicenda della figlia, etc.)
      Però, questo succede sempre in negativo. È difficile che io apprezzi un film di merda solo perchè in linea con il mio pensiero e la mia ideologia.
      No, su million dollar baby c è stata proprio una base di noia per tutta la durata del film e comunque preferisco i film dove Eastwood è dietro la macchina da presa (vedi Sully, changeling, mystic river) e non anche davanti.
      Per me era il primo film iraniano invece :)

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    3. ciao, mi posso intruflare? mi intrufolo.
      sto parlando con rita ciatti de il dolce domani, che giuseppe conosce, proprio di questo a partire da un libro di Updike. Lei secondo me è molto più radicale di te, Rachele, ma ve lo dico perchè questo è un tema a mio avviso importante, che merita di essere approfondito, soprattutto oggi. e anche perchè sto per parlarne nel post di franco su fuocammare. statemi bene, bellezze. è sempre piacevole leggervi quando son alla tastiera.

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    4. No, non sono per niente d'accordo
      già non lo sono riguardo le ideologie, figuriamoci se prendiamo la vita personale degli artisti
      cioè, allora come funziona, dei registi che si viene a sapere qualcosa di male non soportiamo i film e degli altri che ci appaiono come santi sì?

      e magari questi ultimi sono cattivi, traditori, violenti, bastardi e tutto quello che vuoi

      no no, zero proprio, se vedessi film facendomi condizionare così da ideologie e vite personali credo smetterei direttamente di vederli

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    5. Vabbè, Giusè, che te devo dì? La vita privata di un personaggio famoso è importante agli occhi del pubblico. Io non riesco a scindere le due cose. Lasciando stare Woody Allen, che manco mi piacciono i film a prescindere dal suo vissuto, ma se scoprissi, che ne so, un Leonardo Di Caprio, che è il mio attore preferito,essere un pedofilo smetterei di botto di guardare i suoi film. Ma scherziamo?
      Poi che c'entra, fin quando una cosa non si conosce non puoi giudicare.


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    6. Ma figurati, io mica ti giudicavo eh?


      dicevo con fermezza la mia posizione come te dici, giustamente, la tua

      per me le opere d'arti sussistono di per sè e non riesco a giudicarle in base a ideologie magari contrarie alle mie o vite degli artisti che ci sono dentro

      in quel caso starei giudicando l'ideologie o l'uomo, non il film

      a quel punto, come dici, meglio non vederle affatto

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    7. opere d'arti

      tipo la chirurgia insomma

      ormai non si può correggere

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    8. Però una domanda te la faccio
      se si venisse a sapere che Di Caprio è un pedofilo tutti i film che ha fatto che te definisci capolavori diventerebbero brutti film?
      e le sue interpretazioni per te indimenticabili cambierebbero di giudizio?

      la risposta è no

      e se invece fosse sì ci sarebbe un grave problema di coerenza

      poi che da lì in poi non vedresti più niente di suo ci mancherebbe, legittimo

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    9. Certo che no! Di caprio rimarrebbe un attore da oscar e i suoi film dei capolavori. Assolutamente.
      Però, vedi, io questo ragionamento lo applico nella vita e sono sicura che lo fai anche tu!
      Mettiamo che migliore pizzeria di Perugia, la tua preferita, sia gestita da mafiosi, che chiedono il pizzo alle altre attività commerciali, tu che fai? Continui ad andarci?
      O si scopre che il miglior pediatra di Perugia è stato indagato per abusi, continui a portarci tua figlia? Non penso!
      Gli attori e i registi non fanno parte della nostra vita quotidiana, ma comunque entrano nelle nostre case con le loro opere e se io non approvo la loro vita e quello che hanno fatto (parliamo di cose gravi ovviamente) non capisco perchè mai dovrei guardare un loro film.
      Mi sembra logica la cosa, o no?

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    10. tutto quello che hai scritto l'avevo, forse male, riassunto in "poi che da lì in poi non vedresti più niente di suo ci mancherebbe, legittimo"

      quindi certo, è così

      anche se hai veramente unito cose un pò assurde tra loro, come continuare a vedere film di un artista che ha commesso abusi o portare una figlia da un medico che fa lo stesso

      quindi ti dò ragione perchè non ne usciamo sennò ma in realtà sarebeb da aggiungere molto e fare molti molti molti distinguo

      ma non gliela fo, è già un miracolo tengo gli occhi aperti ;)

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    11. Grazie, Giusè.
      Lo so che la ragione è sempre dei fessi ;)

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  4. racehele, hai mai letto qualcosa della Satrapi (o anche visto?)? te la consiglio!

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    1. Ciao Emmeggì:)
      Ho letto qualche post di Rita, e ovviamente, appoggio in toto la sua campagna animalista. Poi tra il dire e il fare c' è di mezzo il mare, ma le intenzioni ci sono (parlo delle mie ovviamente). Tra l' altro per più di un anno sono stata vegetariana e, non escludo che un giorno possa riabbracciare questa scelta.
      Parli dell'autrice di Persepolis? No, mai letto e visto nulla. Però la graphic novel sta in cima alla mia wish list :)
      Beh, ti leggerò su fuocammare.
      Ma qui da Giuseppe? O su un altro blog?

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    2. sì ho appena commentato qui da peppe.
      sì quella satrapi.
      anche io sono vegetariano da almeno 15 anni, ho fatto un percorso ance come attivist animalista, ora sono un ecologista convinto :) cmq con rita si parlava di questioni più vicine a quelle di cui discutevate tu e peppe. questo il link http://www.ildolcedomani.com/2016/12/entro-un-attimo-in-libreria.html

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    3. Ho visto che la discussione è lunga. Dò una lettura più tardi.
      Grande, Emmeggì. Hai tutta la mia stima per il percorso che porti avanti.

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  5. Segnalo che è possibile trovarlo su Netflix Italia!
    tradotto come L'ombra della paura

    RispondiElimina
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    1. ottima segnalazione ;)

      personalmente l'avevo già vista ieri su fb sulla bacheca di 3,4 amici (2 blogger) ma andava assolutamente riportata qua ;)

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  6. Risposte
    1. ahahahhaha

      li adoro i grammar nazi ;)

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    2. ma solo un pò però eh, un pò mi fanno anche tenerezza

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due cose

1 puoi dire quello che vuoi, anche offendere

2 metti la spunta qui sotto su "inviami notifiche", almeno non stai a controllare ogni volta se ci sono state risposte

3 ciao