31.8.15

Per Wes e per Freddy


Ho 7 anni.
Vedo film che non devo vedere.
Vedo film in cui c'è un mostro che vive nei sogni.
Sogni, dici, allora non è realtà.
Ma lui in quei sogni uccide davvero.
Ho 7 anni e vedo bambine giocare fuori da una casa diroccata, le sento cantare una filastrocca che mi penetra in testa e non esce più.
Poi entri dentro e c'è lui.
Quel viso bruciato, quegli artigli, quel vestito.
Eri un mostro scorretto Freddy, il più scorretto di tutti.
Perchè gli altri film potevi sognarteli la notte sì, potevi avere tutti gli incubi che volevi, ma ti mettevi a dormire sul letto di mamma e papà e tutto passava.
Qua no, qua i film entravano nella tua vita reale, in un cortocircuito stranissimo.
Come evitare di sognare un film dove chi sogna muore?
Non dormendo.
Sta fregatura che c'hai dato Freddy non te la perdono, mi devi indietro un bel pò di notti.
Poi però ho imparato ad amarti, a sentirti vicino, a starmi simpatico, a volerne sempre più di te.
Te e Leatherface, due idoli, due amici, quasi due che avrei voluto conoscere nella vita reale, uno in quella della veglia, l'altro in quella del sonno.
Tuo papà è morto adesso.
E se è vero che la morte è fatta della stessa materia del sonno forse allora lo ritroverai là da te.
Finalmente insieme.
Togli quegli artigli e accarezzalo.
Anche per noi.


30.8.15

Recensione: "The House of the devil"




La conferma, credo ormai definitiva, di trovarsi davanti ad un vero talento.
Film del 2009 che sembra esser stato girato nel 1982.
Cinema di minaccia, paura e delirio

Spoiler pesantucci soltanto nell'ultima parte.

Lo trovai enormemente sopravvalutato in The Inkeepers, ebbi modo di ricredermi molto in The Sacrament e adesso, dopo aver visto The House of the devil, posso dirlo abbastanza tranquillamente: Ti West è uno dei mejo giovani dell'horror.

A parte il gradimento per THOTD (posso usare l'acronimo?) quello che mi ha affascinato di più di questo regista (più giovane di me mortacci sua) è la sua assoluta poliedricità.

29.8.15

Recensione: "La Fine del Mondo"



Il terzo capitolo di una Trilogia- non Trilogia che ha fatto un pò la storia del genere. Forse, dei 3, il film più complesso e "impegnato" (ma sempre puro scazzo, intendiamoci) ma anche quello con più magagne. Peccato, c'era la base del capolavoro di genere.

Prima o poi la Trilogia del Cornetto la dovevo finire...
Era il 2004 quando uscì L'Alba dei morti dementi (in videoteca avevo anche La notte dei morti dementi, cosa che ha causato una marea di noleggi sbagliati), una deliziosa parodia horror sugli zombie.
Tre anni dopo fu la volta di Hot Fuzz, se possibile ancora più bello del precedente. Stavolta ad esser preso in giro, sempre con grande inteligenza, una buona scrittura e un'ottima regia, era il mondo del cinema action.
Ed ecco che solo 2 anni fa esce finalmente il terzo "capitolo", stavolta in salsa sci-fi.
Come nel caso della Trilogia della Vendetta di Park non solo i tre episodi sono scollegati l'uno all'altro, ma la stessa trilogia è stata praticamente inventata dai giornalisti, non dal regista.
In ognuno dei 3 film di Wright c'è una brevissima scena in cui compare il Cornetto gelato (in questo ultimo solo la confezione), del colore abbinato metaforicamente al genere di appartenenza.
A parte il giochino del Cornetto i punti in contatto tra i vari episodi sono molti e molto più importanti.
Il regista, Wright, la coppia di attori (Pegg e Frost), gli sceneggiatori (loro stessi), lo stile (ad esempio il montaggio simile), il tipo di comicità, le stesse gag che ritornano, una certa aura romantica alle spalle della narrazione, la comicità a tratti travolgente.

26.8.15

Scritti da Voi (N°46): Rocco - True Detective, Non è mai stato nè mai sarà, perchè è (Parmenide)


Lo so, parlare ancora dopo un anno della prima stagione di True Detective è fuori tempo massimo.
Ma Rocco lo fa alla sua solita maniera, filosofeggiando .

Anche perchè nessuna serie si può avvicinare più alla filosofia di questa.

La sigaretta si consuma ad ogni tiro, ne puoi sentire la carta bruciare. La birra inonda lo stomaco, ne senti il lento incedere lungo la gola. La voce è inebriante, cadenzata, litanica. L'iperacusia dei suoni provoca sensazioni di surrealtà. Horror Vacui. Ogni istante esaspera e si espande nello spazio per inseguire un'utopica negazione del tempo. Non c'è niente di più surreale dell'immobilità: l'occupazione di uno stesso luogo in diversi punti del tempo. Tutta una serie riassunta in una battuta di Rust: "In questo universo noi elaboriamo il tempo come fosse una linea che avanza, ma al di fuori del nostro spazio-tempo, da quella che sarebbe una prospettiva a quattro dimensioni, il tempo non esisterebbe, e da quella posizione, potessimo raggiungerla, vedremmo il nostro spaziotempo come appiattito, come una singola scultura la cui materia sia in una superposizione di tutti i luoghi che abbia mai occupato, la nostra coscienza che ripercorre ciclicamente le nostre vite come carri su una pista. Capite? Ogni cosa al di fuori della nostra dimensione, è l’eternità, è l’eternità che guarda in basso verso di noi. Per noi è una sfera, ma per loro è un cerchio”. Visto da fuori del cerchio del nostro spazio tempo, ogni cosa partecipa di una realtà che la include, una qualità preindividuale, ogni determinazione è morte, ogni movimento è determinato temporalmente, ogni movimento è morte. In vista di quale alta meta si muovono Rust e Marty? La propria eterna salvezza. C'è solo una irriducibile verità sembra dirci Pizzolato: lo scontro tra bene e male. Il tempo non conta, solo una è la scena madre. Ogni caratterizzazione, ogni tipizzazione non fa che rimettere in scena questo scontro eterno. Il male, non è tanto privazione del bene, ma grado zero di questo. L'uomo è una bestia e l'eternità agognata è un cammino etico di disciplinamento di se stessi, occorre guadagnarsela quella piazza immobile fuori dal tempo. Occorre combattere una jihad contro le proprie passioni, contro il male dentro ("ora togliti la maschera" dice a Rust l'ultimo criminale) e fuori di noi: la famiglia, la società, lo stato e finanche l'ambiente naturale, la Louisiana selvaggia. Liberarsi della Louisiana post-uragano che forma e informa a sua immagine il suo popolo piegato dalle sciagure, per librarsi tra le stelle del cielo. Liberarsi di un male arcano, che viene da lontano, figlio del vodoo e delle arti magiche, contro cui si possono riportare solo vittorie parziali e mai definitive, con potenti ramificazioni troppo grandi da combattere per due uomini soli. Qualcosa di troppo grande e misterioso agisce nell'ombra: concatenamenti e ramificazioni di potere. Qualcosa di insostenibile, che genera una passione degli individui che agiscono e che acuisce la loro e la nostra sensibilità di spettatori, mentre ci svuota in una sorta di fatale acquiescenza. Liberarsi di ciò per accaparrarsi la beatitudine dell'eternità, guadagnare lo sguardo esterno di un Demiurgo/Regista che contempla e racconta l'infinita lotta.

24.8.15

10 mockumentary recenti da vedere per forza (e dico la mia anche sulla differenza tra mock e found footage)


E' un periodo un pò particolare nel quale fatico a vedere film (3 in quasi 20 giorni per me è davvero inusuale) e, ultimamente, anche a realizzare post (ma i ritmi dell'anno erano altissimi).
E allora non vedendo nuovi film vi sto ammorbando di playlist che, è importante sottolinearlo, NON sono classifiche, semplicemente liste per argomento o affinità di film recenti che ho recensito nel blog.
Questa di oggi era stata fatta da poco dal bravissimo Frank di Combinazione Casuale che, lo ammetto, mi aveva preceduto di un niente (sembra incredibile, ma avevo in mente di fare la stessa cosa il giorno dopo di lui).
Trovate anche da lui delle interessantissime specificazioni sulla differenza tra mockumentary e found footage.
In ogni caso vi dico la mia, che forse è molto più banale.
Considero mockumentary tutti quei falsi documentari, live come Rec o a bocce ferme come, ad esempio, Lake Mungo, che già in partenza avevano, appunto, l'idea del documentario dietro. La giornalista di Rec voleva fare un servizio giornalistico, i curatori di Lake Mungo raccontare quella storia. Poi ovviamente tutto questo è "mock", finto, puro cinema, altrimenti ci troveremmo nel documentario tout court.

23.8.15

Recensione: "The Bothersome Man"


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Un delizioso e intelligentissimo film (e, se ben letto, pure molto profondo) sulla strana storia di un uomo che arriva in una città in cui tutti sembrano felici, in cui tutti lo accontentano per ogni sua esigenza. Sì, ma niente ha sapore, nè la vita nè il cibo. Dove siamo?

Rece molto interpretativa, quindi consiglio come sempre di leggerla solo dopo aver visto il film per non essere condizionati nella vostra di interpretazione. In ogni caso spoiler molto grandi sono solo nelle righe finali.

Comincia con un bacio alla Attenberg questo strano film norvegese, tragicommedia surreale in perfetto bilico tra l'Andersson svedese del Piccione (del resto siamo sempre in Scandinavia) e il Dupieux di Wrong.
Del primo riprende volti, corpi, int(f)erni, colori, persino le musiche, del secondo la struttura narrativa (seguiamo un solo personaggio), la surrealtà e la sensazione che dietro il tono (tragi)comico si nasconda qualcosa di molto più grande.
Ma torniamo a quel bacio.
Senza passione, sguaiato, esagerato.
Se lo danno due persone che sembra che nemmeno lo stiano vivendo, con quegli sguardi persi in alto annoiati.

18.8.15

Prison Movie, dieci bellissimi film sul mondo delle carceri


Nella recensione dell'altro ieri avevo accennato su come il genere carcerario (o prison movie) sia
quasi sempre sinonimo di qualità.
Tra le motivazioni avevo anche azzardato un certo rispetto che i cineasti (credo sia la prima volta che uso "cineasti" nel mio blog, perdonatemi, in compenso non ho ancora mai usato "cinefili") hanno per la materia trattata. Insomma, giocare, divertirsi, o fare trashate sul tema carcere è quasi un tabù, c'è poco da fare. Meglio per noi comunque, perchè questo rispetto, attenzione o voglia di raccontare al meglio questo mondo ha fatto sì che il cinema ci abbia regalato decine di perle sull'argomento.
Come sapete io mi soffermo quasi sempre sul cinema molto recente (a proposito, ma una bella rubrica sul cinema de na volta chi me la fa?), un pò perchè è quello che più vivo e mi interessa, un pò perchè spero sempre che queste liste vi facciano scoprire titoli abbastanza nuovi o non troppo conosciuti.
In questa lista avremo di tutto, magari non molti generi è vero (perchè il 90% delle volte il miglior carcerario sta nel drammatico) ma sicuramente 10 modi molto diversi di raccontare quello che è il mondo dietro le mura (non per forza carceri vedremo) in cui siamo prigionieri.
Come sempre, e non lo faccio per pubblicizzare le recensioni ma per darmi almeno UNA regola, metterò in lista solo film che ho recensito nel blog (cliccare il titolo).

17.8.15

Yesterday, i film del (mio) passato (N°8): recensione "Jumanji"

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Un cult probabilmente immortale. Non pretende niente, non si erge a chissacosa ma ha la leggerezza e la profondità delle opere fatte col cuore.

Quando l'Alan bambino "post Jumanji" corre verso il padre, quel padre tornato in casa dopo soli 5 minuti ignaro del fatto che suo figlio invece, in quei 5 minuti, aveva passato quasi una vita intera, ecco, quando corre dal padre e lo abbraccia mi sono emozionato. Non solo per la trovata di scrittura che, abusata o no, bisogna comunque usare bene, ma perchè, sottotraccia, quel momento è davvero portentoso.
Quante volte noi ci rendiamo conto soltanto dopo anni, soltanto attraverso racconti altrui, soltanto "poi", quando l'altro non c'è più, dell'amore che questa persona provava per noi?
Purtroppo moltissime volte.
E nessuno di noi ha la fortuna di Alan, quella di capire le cose solo 26 anni dopo e poi poter tornare indietro, 26 anni prima, e vivere tutto diversamente.
E' una scena minima questa, e probabilmente nemmeno quella con dentro la tematica principale, ma che bella però.
Jumanji è un film invecchiato benissimo, probabilmente immortale, uno dei migliori di questo filone avventuroso per ragazzi. All'epoca i suoi effetti speciali si dimostrarono straordinari e ancora adesso, bisogna ammetterlo, reggono alla grande.

16.8.15

Recensione: "Starred Up" (Il Ribelle)



Un magnifico film carcerario che attraverso la quasi impossibile rieducazione di un giovane criminale prova anche a raccontare un altrettanto impossibile rapporto padre-figlio.

spoiler pesanti solo dopo l'ultima foto

C'è poco da fare, il genere carcerario (prison movie per quelli bravi) è quasi sempre sinonimo di grande qualità.
Un pò credo derivi dal fatto che, vista la materia, ci sia una sorta di "rispetto" per l'argomento, rispetto che porta non solo a trattarlo, l'argomento, con meno pressappochismo possibile, ma anche con una certa aderenza al vero. Insomma, difficilmente troveremo trashate, film ignobili o divertissement sulla materia, perchè il carcere è una cosa durissima e seria e chi vi sta dentro, in qualche modo, deve essere rispettato.
Non stimato nè compatito attenzione, ma rispettato.
L'altro motivo è che le carceri, c'è poco da fare, sono location suggestive come poche altre per il cinema, se la lottano con la pioggia e basta.
Fatto questo discorso introduttivo è ovvio che poi lo stile, la cifra e l'approccio con il quale si può affrontare il genere cambia moltissimo.
E Starred Up usa quello che è lo stile caratteristico del paese da cui proviene, l'Inghilterra, ovvero uno stile privo di fronzoli, molto realista, durissimo e secco.

14.8.15

I Peri-Patetici, passeggiate con mio fratello disquisendo dei Massimi Sistemi ai Minimi Sindacali (N°3): Finalmente Perugia!! (ma dopo un diluvio). E finalmente l'Amore!!! (ma solo dei giovanissimi). E poi Il Terzo Fratello, L'Uomo che camminava sulle acque, l'immancabile Leopardi e l'arrivo salvifico di Prevert. Ah, e anche un tatuaggio su Eraclito che aprirà nuovi scenari


Dopo più di 40 giorni a grandissima richiesta (così alta che ad un certo punto avete anche trovato le linee intasate, ce ne scusiamo) tornano i Peri-Patetici, ovvero i camminatori aristoteliani che disquisiscono di letteratura e filosofia.
Patetici ovviamente.
Trovate qui le due, anzi due e mezzo, puntate precedenti.

Vediamo i punti salienti della nuova puntata:

1 Abbiamo lasciato Paciano e siamo approdati a Perugia, al Percorso Verde (bellissimo, ne vedrete soltanto il 5% nel video)

2 Non siamo più solo in 2 ma in 4. HGW XX/7 fa le riprese cosìcche io posso concentrarmi nel fare il coglione ignorante senza dover badare a cosa inquadro. La quarta persona è un mito vivente, Gigliotti, un personaggio di cui si narrano le gesta ma solo pochi, compresi, ahinoi, noi, hanno la (s)fortuna ci conoscere. Purtroppo sta praticamente sempre zitto. Ma se un giorno salta il barattolo so cazzi

3 Niente, Ieio ha voluto un'altra volta dire qualcosa di Leopardi promettendo che fosse l'ultima

4 Il comportamento di Ieio non è dovuto a bevute eccessive nè all'assunzione di droghe. E' un'esaltazione puramente artistica e poetica

5 Per chi volesse approfondire, nel video vengono citati il libro Cecità di Saramago, il film L'Enfant dei Dardenne e, oltre Leopardi, la poesia I Ragazzi che si amano di Prevert

6 Invito a chi non ne può più di Leopardi ad andare direttamente al minuto 12 o giù di lì

I ragazzi che si amano
I ragazzi che si amano si baciano in piedi
contro le porte della notte
e i passanti che passano li segnano a dito
ma i ragazzi che si amano
non ci sono per nessuno
ed è la loro ombra soltanto
che trema nella notte
stimolando la rabbia dei passanti
la loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
essi sono altrove molto più lontano della notte
molto più in alto del giorno
nell'abbagliante splendore del loro primo amore


Ma bando alle ciance o ciancie ecco la puntata

(invito sempre a cliccare il tasto youtube per poterla vedere grande)
(geniale il modo con cui mio fratello ha coperto il momento in cui mi si sarebbe visto a figura intera)




11.8.15

Dialogo tra una comparsa e un assistente addetto all'entrata in scena

"Devo entrare adesso?"
"No"
"Ma sento i rumori della battaglia, non dovevo entrare quando sparavano?"
"Chi ti ha dato queste informazioni scusa?"
"No, nessuno, sentivo che dicevano così le altre comparse, quelle che stanno entrando adesso"
"E tu credi che usiamo comparse soltanto in una scena? No, non è la tua scena questa. E stai pure contento perchè questi che sono entrati adesso nemmeno si vedranno poi nel film montato"
"In che senso scusa?"
"E' una scena di guerra con centinaia di comparse, non hai visto quante sono entrate?"
"Sì"
"E allora in queste scene di massa chi riesce a riconoscersi è molto fortunato"
"Ah, capisco, ha ragione"
"Quando sarà il tuo momento te lo dico io. E ti dirò anche cosa devi fare, o.k?"
"O.k"

"Devo entrare adesso vero?"
"Ancora lei? No"
"Ma stanno entrando quasi tutti gli altri, c'è la scena della cena militare di gala, sento il rumore delle posate"
"Sì, bravo, lei è molto intuitivo, stiamo girando quella scena. Ma non è la sua scena"
"Ma io pensavo..."
"Ma poi, non l'ha visto come è vestito? Secondo lei poteva partecipare ad una cena di gala?"
"No, in effetti no, ha ragione"
"Allora per favore mi faccia fare il mio lavoro e se ne stia buono e calmo senza farmi più domande"
"Mi scuso di nuovo"

"Vado?"
"Dove scusi?"
"Entro dico?"
"Ancora?"
"No, guardi, stavolta ne ero proprio sicuro, sento dal rumore delle grida festose che è la scena di fine guerra e vedendo come sono vestito, così, da tutti i giorni, credevo fosse questa, per quello le ho chiesto se potevo andare"
"L'unico posto dove lui può andare è...non mi faccia essere volgare per favore."
"Le prometto che non la disturbo più, aspetto"
"Faccia che sia vero"

"Scusi, lei che scena ha?"
"Non lo so, me lo dicono loro quando devo entrare"
"Ah, quindi funziona così"
"E certo, come credeva funzionasse?"
"No, ha ragione, sono io che pensavo ce lo dicessero prima. Pensi che ho rotto le scatole non sa quante volte a quell'assistente là chiedendogli se potevo entrare o no"
"Ma perchè, vuole decidere lei quando entrare?
"No, assolutamente, ma pensavo..."
"Lei non deve pensare a nulla, probabilmente è un ansioso, probabilmente pensa che fare la comparsa in questo film sia la svolta della sua vita, pensa questo?"
"No no"
"E allora aspetti il suo turno, come tutti noi. E non si faccia illusioni, già sarà fortunato se riuscirà a vedersi nel film montato, poi, anche se si vedrà, oltre i suoi familiari non lo ricorderà nessuno. Ma lei è la prima volta che fa la comparsa in un film?"
"Sì"
"Ah, ecco, allora si spiega tutto, anche io la prima volta credevo che fosse chissàche. Invece niente, nulla, lo faccio solo perchè mi prendo i miei 100 euro e stop. Pensi che non sto nemmeno più a controllare se sono entrato nell'inquadratura o meno"
"Ma lei l'ha fatto molte volte?"
"Decine, forse un centinaio. Aspettando sempre il mio turno, entrando senza fare praticamente nulla, ritirando i miei bei soldini e stop, è una specie di catena di montaggio, nient'altro"
"E si ricorda però se almeno la prima volta era emozionato?"
"Guardi, le devo dire la ver..., no, scusi, devo entrare, mi stanno chiamando, arrivederci!"
"Arrivederci!"

"Scusi, lei lavora per il film?"
"Sì"
"Posso farle una domanda?"
"Brevissima, ho da fare"
"Sa mica quante scene mancano ancora oggi? No, così, per sapere quanto semmai devo ancora aspettare"
"Ne manca solo una, quella che sta cominciando adesso"
"Oddio, ma quindi lei vuole dirmi che sono stato qua tutto il gior..."
"Ehi!!! Lei!!!!! Si muova, deve entrare!!"
"Ah, meno male, mi hanno chiamato, devo entrare, arrivederci"
"Si muova!! Con chi sta chiacchierando? Si muova!!"
"Eccomi eccomi, che devo fare?"
"Entri, non deve far nulla, si muova che non c'è tempo"
"Ma com..."
"Si muova!!"

"Scusi!! Scusi!! Ma qui dentro non c'è più nessuno!!!"
"Non ho capito, cosa vuole?"
"Sono qui da solo, non c'è più nessuno! Mi apra per favore!"
"Ascolti, ora lei mi fa veramente arrabbiare, faccia la sua scena e si muova! Sono rimasto solo io di qua, la sto aspettando, si muova!"
"Ma le ripeto, non c'è più nessuno! Di cosa devo fare la comparsa se non c'è più nessuno???"
"Comparsa?"
"Sì!"
"Scusi, ma chi le ha detto che lei deve fare la comparsa?"
"Nessuno"
"E allora si muova a girare quest'ultima scena, la telecamera è là, già piazzata. Il film finisce con lei, può fare e dire quello che vuole, la stiamo aspettando. E, per favore, la prossima volta che le viene offerto un ruolo così importante, quello principale, eviti tutte le manfrine che ha fatto oggi, mi stava innervosendo. Se ne avrà per molto io vado a casa. Quando ha finito spenga la telecamera e chiuda la porta. Può fare quello che vuole, è tutto suo"

10.8.15

Recensione: "Lord of Tears"


Un horror pieno di cose sbagliate. Ma con un suo stile, una sua identità e la voglia di raccontare una storia. E poi c'è lui, l'Uomo Gufo, non lo dimenticherete.
Anche se parla troppo.


presenti spoiler, ma non rovinafilm


Uno degli horror più strani e difficilmente giudicabili che mi è capitato di vedere questi anni.
A tratti quasi portentoso, altri pessimo.
E però c'è da dire che questo piccolo horror inglese ha una sua identità, un suo stile, una sua maniera.
Ci troverete dentro di tutto, lo spunto dell'ottimo The last will and testament of Rosalind Leigh, la malsanità di The Living and the Dead (non solo nell'ambientazione ma soprattutto nel disagio psichico del protagonista), qualche spruzzata di The Others e anche molto di Babadook.
Un capolavoro insomma? no, tutt'altro.
Questo è un film che tra una scena e l'altra ti fa cambiare continuamente giudizio.
Alcune sequenze bellissime e altre francamente imbarazzanti come ad esempio quella, insensata, dei 5 minuti di ballo di lei che però, per restare in tema schizofrenia, ha due movimenti di macchina dentro notevolissimi.
Alcune immagini straordinarie per fotografia ed altre che paiono amatoriali.
Degli attori buoni ma che ogni tanto devono recitare da cani per colpa della sceneggiatura.
Ma quello che fa la differenza in Lord of tears è un montaggio talmente impazzito e psichedelico che o smetti di vedere il film o ne rimani abbastanza affascinato.

8.8.15

Trapped in the wild, 4 film sul ritrovarsi soli, indifesi e minacciati in ambienti ostili // I Tesori di Jolly (N° 16)


Abbandonati in alto mare con uno squalo che giretta intorno.
Persi nel Gran Canyon con la sola compagnia di coyotes e serpenti.
Isolati in un bosco con un gigantesco Grizzly a dieta da giorni.
Intrappolati in una funivia nel gelo con lupi affamati sotto di voi.
Molte volte il cinema ha raccontato l'improvviso isolamento, il ritrovarsi sperduti e imprigionati in qualche luogo senza possibilità di fuga. Specie il nuovo cinema horror ama questo stratagemma (ma non solo, penso a Buried ad esempio) . Del resto anche il più grande film di questo genere, Shining, aveva questa base di partenza.
Ma quasi sempre ci troviamo in ambienti urbani o in abitazioni.
Jolly, in questa interessantissima puntata della rubrica, ci parla invece di quattro piccoli film, ibridi tra drammatico, thriller e soft horror, in cui i protagonisti per diverse motivazioni sono bloccati, persi o in balia della natura, spesso in ambienti vastissimi sì, ma pieni di insidie.
E a voi, quale di queste situazioni farebbe più paura?
O ce n'è un'altra?
A me la prima, senza dubbio.
Buona lettura.
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7.8.15

Recensione: "Le Vite degli altri"



Semplicemente uno dei più grandi film dell'ultimo decennio.

Ci sono piccoli film che ti entrano nel cuore. E non te ne frega nulla se non piacciono agli altri, piacciono a te. Non è il caso di questo film.
Ce ne sono altri che ti sconquassano dentro. E a prescindere dai loro difetti la botta emotiva è stata talmente grande che poi, del film, quasi te ne dimentichi. Non è il caso di questo film.
Poi ci sono film oggettivamente belli, quelli che solo un minchione può non riconoscerne la grandezza. Però anche in questi film tante volte trovi cose che non ti piacciono. Non è il caso di questo film.
Poi ci sono i film perfetti. Come questo.
Uno che stai lì e lo cerchi il difetto, lo cerchi lo snodo narrativo sbagliato, lo cerchi il personaggio sbagliato, lo cerchi un eccesso, che so, magari di retorica, lo cerchi il finale sbagliato o anche la singola sequenza sbagliata.
Ma non trovi niente. Perchè non c'è niente di sbagliato.
C'è una sceneggiatura impeccabile.
Ci sono dei personaggi monoliti da quanto son perfetti.
C'è una capacità di coinvolgere ed emozionare dovuta soltanto alla grandezza del film, non a trucchetti.
C'è un finale che se ci mettiamo un anno a pensarne uno più bello non lo battiamo.

5.8.15

Dodici film sulla nuova ondata di fantascienza intimista ed esistenziale (o una delle due insomma)


La fantascienza che ha provato a parlare dell'Uomo è sempre esistita, diciamocelo chiaro e tondo.
Ma è anche vero che mai come questi ultimi anni sembrano uscire così tanti film che usano la cornice e il genere della fantascienza non come un fine, ma un mezzo per parlare di noi.
Rispetto agli anni 80 infatti si vedono meno astronavi volare, meno velocità supersoniche e spari a raggi x, meno spettacolo. Sembra che quel tipo di fantascienza ormai sia quasi esclusivamente "relegata" ai cinecomics. Che poi, attenzione, ci sarebbe anche da intendersi sul termine fantascienza, sulle sue peculiarità, sulle opere che possano rientrarvi o no, ma questo pessimo autore e questo post non hanno voglia di farlo preferendo mettere dentro al calderone un pò tutto.
Per capirsi meglio.
E per il solito ozio.
Il dato di fatto è che i nuovi giovani registi di fantascienza, anche per una ragione di budget probabilmente (negli anni 70 potevi permetterti di farla anche artigianale, adesso no, il confronto con i blockbuster sarebbe impietoso) usano sempre più il genere fantascientifico per affrontare tematiche molto più umane. Non a caso c'è qualcuno che ha parlato di nuova fantascienza intimista, altri esistenziale, tutti termini molto azzeccati che però, da film a film, andrebbero analizzati singolarmente.

4.8.15

Al Cinema: recensione "Ex Machina"


Il mito di Frankenstein ai tempi delle intelligenze artificiali.
Un piccolo grande film per riflettere sul vero e sul finto, sulla perfezione della macchina e sulla superiore, perfetta, imperfezione umana.


Presenti spoiler everestiani.

Una specie di capanna dismessa persa in mezzo ad una natura di devastante bellezza, ettari di valli, montagne e cascate.
Dopo la capanna però entriamo in una casa che fa a gara di bellezza con la natura che la circonda.
Dentro ci vive un uomo, uno dei più grandi geni della terra.
Si sa, il genio quasi sempre ha vissuto l'isolamento, voluto o forzato. Che quando la tua mente va oltre è difficile poi convivere con la quotidianità degli altri.
In questa reggia incastonata in un bracciale di montagne questo genio sta creando, una dopo l'altra, delle intelligenze artificiali in forma umana, femminile, perchè se è vero che comunque intelligenze artificiali restano, l'obbiettivo è renderle più vicine all'uomo possibile, e l'uomo è anche genere, l'uomo è anche sessualità, e perchè loro, un giorno, non possono vivere anche questo?
Un giovane programmatore viene invitato dal genio per testare il suo ultimo prototipo, Ava, un androide bellissimo con un volto che ricorda la Portman.
L'obbiettivo del test è capire se questo prototipo riesce a farti dimenticare di trovarsi davanti a qualcosa di artificiale.
L'obbiettivo è capire se riesci a confonderla per un essere umano.

2.8.15

Yesterday, i film del (mio) passato (N°7): recensione "Festen"



Un film enorme, meraviglioso, imprescindibile.
La Verità, dentro una villa con la camera a mano, colpo dopo colpo annienta e distrugge il mondo dell'ipocrisia.
Capolavoro.

Questo film fa parte, oltre che di Yesterday, anche della Promessa (8/15).


Presenti spoiler


"Peppe, l'hai mai visto questo?"
1998, Giacomo entra in camera mia con una videocassetta in mano.
Festen.
Gli dico che no, non l'ho mai visto, gli dico di lasciarmi la vhs e poi lo guardo.
Parliamo di Dogma, di questo strano decalogo fatto lassù in Danimarca da dei registi che non abbiamo mai sentito nominare. Uno di quelli, Trier, diventerà negli anni forse il mio regista preferito, l'altro, Vintenberg, uno di cui vedrò solo due film, questo Festen che adesso tengo in mano io, non Giacomo, e l'altro, più di 10 anni dopo, sarà Il Sospetto, uno dei pochi 10 della mia carriera da scribacchino.

1.8.15

I 10 post più letti di sempre del blog. Con relative motivazioni. Perchè per tutte le cose c'è una spiegazione. Anche ai titoli. Con troppi. Punti


Appena passati 6 anni del blog potrebbe essere curioso vedere quelli che, almeno secondo le
statistiche di Blogger, sono stati i post più letti di sempre.
Curioso perchè i motivi di tali "successi" sono dei più svariati, quasi tutti tranne quello che dovrebbe essere più importante, ovvero che sono buoni post, scritti bene o interessanti.
Quindi, con l'onestà che spero ormai mi riconoscerete, vi svelerò i perchè e i percome dei magnifici 10.
Ah, ovviamente se cliccate andate al post, ma questi sono stati anche troppo visitati, non dategli questa ulteriore soddisfazione.

10 POSTO
 
Motivazione: gran film? no. Gran recensione? no. Semplicemente 3,4 passaggi televisivi che hanno incuriosito la gente. E scrivendo "Recensione The New Daughter" dopo Wikipedia ci sono io