24.1.14

BuioDoc (N°7): recensione "The Act of killing"

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Impressionante.
Credo che il mio essere un ingenuotto politico, un verginello, uno che non si è mai schierato, mai interessato e mai fatto rovinare il sangue con quella cosa terribile e magnifica che è la politica, credo che stavolta essere quello che sono mi abbia aiutato a vedere questo film. Perchè approcciarsi a The Act of Killing con occhio politico può distogliere da quella che è la sua essenza.
Sarò retorico ma un massacro è un massacro, un eccidio è un eccidio, la mano che spara, strozza, taglia è la mano di un uomo in ogni caso, così come un uomo è la vittima. Uomini che uccidono senza pietà altri uomini, in nome di politica o entità trascendentali è lo stesso. Non ci interessa chi a chi, o almeno non a me, quelle sono analisi storico politiche che lascio ai competenti. A me rimane il film, e mi avanza pure.
Nella seconda metà degli anni 60 l'esercito indonesiano massacra tutti i seguaci, o ritenuti tali, del Partito Comunista Indonesiano, rei (?) di voler allestire  un presunto colpo di stato.
Tutti vengono fatti fuori, comunisti, cinesi, oppositori. Forse 2 milioni i morti.
Il regista texano Oppenheimer si reca in Indonesia per saperne di più, dar voce alle vittime.

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E invece a parlare, a voler parlare, sono i massacratori, i "vincitori", tutti rimasti impuniti, anzi, ancora oggi vere e proprie star in patria.
E non solo vogliono raccontare, ma vogliono rappresentare, fare un film su quello che fecero 40 anni prima.
Parte un'operazione incredibile, la messinscena di un massacro allestita, organizzata, dagli stessi massacratori, una specie di ibrido tra teatro e cinema che deve fungere da autocelebrazione e documento della Verità dei vincitori, verità particolare, perchè esaltatrice della crudeltà degli stessi.
In questo senso quell "Act", atto teatrale, rappresentazione. Una ambivalenza che nel titolo italiano resta ma rimanda troppo all'atto inteso come azione.
Gli attori principali sono due gangster dell'epoca, l'apparentemente mite Anwar Congo, una specie di Morgan Freeman dal carisma incredibile (a proposito, strano e buffo poi che "freeman, uomo libero, sia secondo loro la traduzione di gangster e la giustificazione quindi del loro esser tali).
Vicino lui il terribile, viscido, ambiguo Herman, una specie di Maradona di 130 kg che segue Congo passo passo. I suoi travestimenti da donna per ricreare i fatti di allora sono probabilmente tra i momenti più comicamente terribili del documentario, quelli dove, anche se può sembrar strano, ci arrivano i maggiori brividi lungo la schiena.

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Vicino loro gravitano altri criminali dell'epoca, tra tutti un capomilitare che stuprava le 14enni perchè "se per loro era l'inferno per lui era il Paradiso in terra", il redattore di un giornale che per divertimento interrogava persone e le dava ai militari per essere uccise, fino ad esponenti importantissimi del governo attuale, veri e propri difensori di quell'eccidio. Durante il film ci si chiede come possa esistere ai giorno d'oggi un popolo come questo, che ancora invita in televisione questi assassini per farli vantare dei metodi di sterminio o ancora adesso si dichiara pronto a nuovi massacri se ce ne fosse il bisogno.
Ma la grandezza di The Act of Killing è altrove.
E' in questa operazione metacinematografica (o metateatrale?), in questa voluta rappresentazione di sè stessi.
Che poi il cinema fu molto importante anche allora, molti massacri prendevano spunto dai film di gangster americani degli anni 60, a volte si uccideva appena usciti dal cinema dopo aver visto un film di Elvis, si uccideva canticchiando, al ritmo del Re. E se il cinema americano allora era l'ispirazione adesso è l'aspirazione, si vuole fare un film per celebrarsi, che venga visto, che abbia successo. Si scelgono i vestiti, ci si tinge i capelli, si fanno le prove generali, si cerca di ricreare al massimo l'atmosfera dell'epoca, si mette ferocia e inumana (finta) brutalità nelle ricostruzioni delle esecuzioni, ci si lamenta se "no, là stavo ridendo, taglia".
Il confine tra verità e finzione, tra storia e rappresentazione scenica si fa labilissimo. E l'operazione si fa ancora più metacinematografica quando non solo si fa il film dentro il film ma quando gli stessi attori, specie Congo, rivedono le scene sul televisore per vedere se sono venute bene. Un film nel film nel film.
Geniale, terribile, spiazzante.

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Congo è un one man show, una specie di Celentano che scrive, dirige e interpreta il Suo film.
La regia (quella vera, di Opphemeier) e il montaggio sono perfetti, un mix tra dietro le quinte, interviste, prove quasi teatrali e ricostruzioni di grande livello tecnico e cinematografico (delle specie di veri e propri corti dentro il film) degli interrogatori-omicidi o dei massacri di 40 anni prima.
Non solo. Congo e i suoi organizzano dei siparietti kitsch, degli inserti musicali, sì, veri e propri musical, in cui ci sono loro che cantano, ballerine che ballano in delle cornici fiabesche di natura incontaminata. Herman, l'obeso tirapiedi, si traveste e sembra una viscida drag queen. E il fatto incredibile è come tali momenti, così fuori contesto, così irreali e surreali, diano i brividi ma non sembrano affatto fuori contesto, anzi, paiano come siparietti che esaltano ancora di più la pazzia e il tipo di operazione che i carnefici stanno portando avanti. C'è di tutto, anche una specie di cinema espressionista anni 20 quando Congo ricostruisce i suoi incubi per i massacri che ha perpetrato. Quel fantasma del Comunista che lo perseguita, una specie di Pulcinella a farfalla è grottesco.
Ma sono forse due le scene madri del film, quelle che hanno dentro più cose.
La prima è quando Congo, per la prima volta, si mette a fare il ruolo della vittima, quella di un comunista torturato e strangolato in un interrogatorio. Quel filo che gli cinge la gola, anche se appena tirato, lo mette in crisi. Ferma le riprese, è stanco, è strano. Qualcosa l'ha colpito dentro, ha vissuto in piccolissima parte il dolore, la paura e la sofferenza delle migliaia di vittime che ha ucciso.
Per un momento ci sembra quasi che la sua sia stata un'immedesimazione catartica, che quella "scena" possa averlo cambiato. E un pò è così, da lì in poi qualche scrupolo di coscienza gli viene, qualche remora a girare scene troppo crudeli, qualche senso di colpa. Ma, lo sappiamo, sarà solo una crisi passeggera perchè uomini così non cambiano. Anche se il rigetto che il suo corpo fa alla fine tra risucchi, rutti e peti qualcosa vuol dire.
La seconda scena madre è quella della ricostruzione più grande e importante, quella del massacro a un intero villaggio.
Tra l'altro anche a livello cinematografico la scena è magnifica, con quelle immagini dietro il fuoco.

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Stavolta i soliti 3,4 attori, Congo, l'obeso e gli altri, non bastano, si assoldano donne e bambini per interpretare le donne e i bambini dell'epoca.
Si fa la scena, si bruciano case, persone, si uccide, si urla, si inneggia al massacro, i bambini si stringono nelle madri, urlano, piangono
Recitano qualcosa di inumano.
Tutti i corpi sono a terra, tutti morti.
Fine riprese.
Ma c'è qualcosa di strano, i bambini continuano a piangere per davvero stavolta, una donna è in stato di shock.
Ma come, si è solo rappresentato, ma come, quelli lì sono gli eroi di un paese intero.
Ma quella donna non si riprende, quella bambina continua a piangere.
Se questo film può avere un senso, e non voglio dire quale, non voglio andare ancora più lungo, non voglio esser retorico, ma se questo film ha un senso, questo senso è da ritrovare nel tremolio di quella donna e nella lacrima di quella bambina.

( voto 9 )

57 commenti:

  1. Ho avuto la (s)fortuna di vedere il film con un mio grande amico, Rocco.
    Uno che sa tutto di storia, filosofia, teatro.
    Uno che riesce a dare valenza filosofica anche a film come Pierino.
    Credo che sto film lo abbia ispirato parecchio.
    E se ne scriverà qui leggerete molto più volentieri lui che me.
    Anche se lo prego di scrivere ricordando che anche noi comuni mortali dobbiamo capire quello che scrive.
    Un abbraccio boss.

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    1. Questa si chiama istigazione al commento!! comunque sì ci stavo ancora pensando e mentre lo facevo pensavo alle parole di Spinoza: "Come la luce manifesta se stessa e le tenebre, così la verità è norma di sé e del falso". Cioè il falso non è privazione del vero, ma grado zero della verità. Qualsiasi falsità contiene un minimo frammento della verità. Questa è la grande lezione del documentario di Opphemeier, che rinuncia sin da subito ad ogni presunta e possibile oggettività. Anzi sposa senza mai obiezioni lo sguardo del carnefice sulla vittima, fino a costruire un martirio al quadrato o al cubo (le vittime reali dello sterminio, quelle della rappresentazione e i carnefici che diventano vittime per catarsi). Un esempio di cinema creativo che sà spossessarsi dei canoni manichei tipici del cinema hollywoodiano, Perché si tratta innanzitutto di una critica di ogni forma di giudizio nessuno può arrogarsi il diritto di giudicare la vita. Non la si può sottoporre al giudizio. La vita non è oggetto di giudizio, la vita non è giudicabile. Il regista non cerca mai di indurre al rimorso gli intervistati non cerca mai di inoculare colpe, e tuttavia non cerca mai di confondere i due piani, l'opera è mediata dallo sguardo dei carnefici e le vittime sono solo spettri, proiezioni dei carnefici. Non c'è spazio per la versione delle vittime, loro hanno perso la guerra e hanno perso il diritto alla parola come faceva dire Tucidide agli Ateniesi vincitori dei Melii: "I concetti di giustizia valgono quando la bilancia della necessità sta sospesa in equilibrio tra due forze pari. Altrimenti, i più potenti agiscono e i più deboli si flettono".

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    2. Ecco, appunto, e che voi che te dico?

      Mi tolgo il cappellaccio e basta.

      Stupende le due citazioni.
      Oltre tutto il resto ovviamente

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  2. Ce l'ho lì da un pò, ora che è candidato come miglior documentario per gli Oscar vedrò di recuperarlo in fretta.
    Mi pare materia buona per puntare molto in alto e colpire a fondo.

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  3. è arrivato il momento di vederlo, mi sa...

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    1. Se sei iscritto a MyMovieslive (ma tanto è gratis) credo ci sian domani sera alle 21.30. Devi solo prenotarti

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  4. Mai sentito nominare, sembra interessante però dae ti correggo solo su una cosa, la politica è SOLO terribile, di magnifico non ha nulla ;-)

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    1. Infatti mi sono spiegato male o comunque ho usato un aggettivo sbagliato.
      La politica dovrebbe esser magnifica, o più che magnifica una delle cose più care all'uomo.
      Invece è terribile, o almeno a me fa questo effetto.

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    2. penso che a chiunque faccia questo effetto, tranne ai politici che si arricchiscono alle nostre spalle e ci lasciano le briciole.

      Quanto spero che muoiano tutti assieme alle loro famiglie

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  5. Apprezzo moltissimo questa tua rubrica di documentari, The act of killing ancora non l'ho visto però me ne hanno parlato molto e molto bene, le aspettative sono altissime.
    I grandi documentari più che una lezione e un'esperienza sul cinema credo siano un'esperienza di vita.

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    1. Filì,. ma sai che è tutto casuale?

      Praticamente in 4 anni e mezzo non avevo recensito nessun documantario, anzi, ne avevo visti 2 senza scriverne poi.

      Poi capita che il mio cinemino fa Stop the pounding heart, vado a vederlo e o.k, recensisco.

      Poi la sera su Sky Arte c'è Io sono qui di Phoenix, la stessa sera...

      lo vedo, recensisco e mi dico, 2 documentari in un giorno, perchè non farne un appuntamento?

      e 5 giorni dopo il mio cinemino mi prende anche The Act of killing...

      3 in una settima, zero in 4 anni e mezzo.

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    2. Anche io ho iniziato, purtroppo, da poco ad appassionarmi al genere, ti consiglio assolutamente di vedere Grizzly man di Herzog, è il suo primo film che ho visto e rende merito alla sua fama.

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    3. Meraviglioso...
      Sarebbe ora di rispolverarlo

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    4. Assolutamente d'accordo sia sul meraviglioso sia sul fatto che sarebbe ora di rispolverarlo.

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  6. https://www.youtube.com/watch?v=fuhuZS-NMDw

    Lo lascio qua se un giorno avrai voglia di visionarlo e altrettanta di commentarlo. Per prolungare virtualmente quella discussione sul vero, sul falso e sul documentario

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    1. Certo che avrò voglia Rocco!

      E' un film impegnativo, ho bisogno dei tempi e testa giusta, speriamo arrivino.

      Oh, si può prolungare anche non virtualmente eh :)

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  7. Impressionante è il primo aggettivo che mi è venuto a mente... un film incredibile ed hai fatto bene a consigliarlo, sembra impossibile ciò che si vede sullo schermo. L'idea che ci sta dietro è geniale ed il risultato in alcuni punti è strordinario, come la crisi improvvisa ed inaspettata di Congo che ad un certo punto cede. o quelle piccole cose come quando Congo dice ai nipotini mentre gli mostra la scena della tortura... "tranquilli è solo un film..."
    Sono davvero contento di averlo visto, mi ha preso molto. Lo misi una sera, era quasi mezzanotte...pensai, metto un documentario così mi prende sonno--->risultato: andai a dormire alle tre di notte, perchè non riuscii assolutamente ad interrompere la visione.
    Un film che più che essere un documentario storico è un trattato di psicologia

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    1. Ma ne hai scritto? mi sembra di no, sbaglio?

      Quel "è solo un film" in effetti è incredibile, credo che hai trovato la miglior frase possibile per raccontare l'anima del documentario, quel filo labilissimo tra reale e rappresentato.

      Sì sì, qui di storia e politica non c'è nulla.
      Questa è un'analisi sull'uomo in tutto e per tutto.

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    2. No, volevo scriverne, ma non ne ho avuto il tempo... Sono stato assorbito completamente da studio e lavoro... Hai fatto bene a parlarne, è sicuramente un qualcosa da far conoscere! A presto Caden;-)

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  8. "Se questo film può avere un senso, e non voglio dire quale, non voglio andare ancora più lungo, non voglio esser retorico, ma se questo film ha un senso, questo senso è da ritrovare nel tremolio di quella donna e nella lacrima di quella bambina."

    Hai concluso con una frase magnifica Giuseppe.

    L'evento a cui ti riferisci mostra l'intelligenza e la pazienza di un regista che ha scelto di dar voce a degli assassini, senza mai sovrapporre la sua voce e il suo pensiero al loro, e credo sia un gesto difficilissimo da compiere.
    Trovandosi davanti a persone del genere, è quasi naturale provare rabbia, disgusto o un desiderio di dirgli quanto la loro vita sia stata votata al crimine e alla violenza più assoluta.

    Ma lui ha scelto di assecondarli, di farli riflettere su quello che hanno compiuto ma a modo loro, li ha portati a confrontarsi non con un giudice esterno ma con loro stessi.
    Congo infine piange, sa che non sarà perdonato credo che abbia visto quanto la sua anima sia stata segnata da crudeltà indelebili, e poi l'ultima scena, dove Congo ha dei conati,il suo corpo non può assimilare tanto orrore, è stato l'apice per me perché è riuscito a trasmettermi un dolore fisico.

    Oppenheimer è riuscito ad arrivare fino a qui affidandosi a non so quale forza dentro l'anima umana, e ci ha dato tutto questo, ci ha dato le lacrime di quella bambina.

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    1. Oh, ma anche te npn scherzi eh

      E' proprio lì il capolavoro di Oppenheimer, nel distacco, nel lasciarli fare, nel riprendere soltanto.
      Sarebbe stato facile fare un montaggio o dargli un taglio accusatorio ma sarebbe poi stato un documentario come gli altri.
      Solo una volta il regista dice la sua, quando Congo afferma di aver provato il terrore delle vittime delle torture impersonificandole.
      Al che il regista gli dice che loro erano molto più terrorizzate perchè quella era la realtà della loro morte, non la rappresentazione.

      Anche io ho dato a quel rigetto del corpo la tua stessa lettura, seppur lasciandola tra le righe.

      Ma quelle lacrime e quello svenimento sono il manifesto del film, l'unica cosa vera che fa tornar vere quelle rappresentazioni finte.
      E' un trait d'union tra quello che è stato realmente e quello che si rimetteva in scena.
      E poi dentro ha tanto più, tutto quello che guerre e carneficine del genere può portare.

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    2. L'ho visto su mymovieslive e purtroppo non posso riguardarlo, il pezzo che hai citato me l'ero dimenticato, comunque un cinema così devastante non l'avevo mai visto.

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    3. Sì sì, ricordo che MyMovieslive lo propose tipo 3,4 giorni dopo che io lo vidi al cinema.
      Ho visto un solo film su MML, Castaway on the moon, hai detto niente...

      Devastante questo.

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  9. Man mano che il documentario prosegue il regista sembra quasi scomparire lasciando ai protagonisti della vicenda il controllo totale. I sentimenti sono contrastanti e stridono con le immagini della modernità agiata in cui questi boia vivono, ognuno piegato dal suo destino. I carnefici sono al tempo stesso vittime e per quanto alcuni di loro possano sembrare indifferenti o distaccati dal loro passato si capisce che dentro hanno un macigno che non li abbandonerà mai. Atroce ê un'eufemismo.

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    1. E quel macigno alla fine esce fuori in quall'incredibile sequenza dei conati.
      Appena si sono messi, anche per gioco, dall'altra parte hanno capito di più di quello che avevano capito in decenni.

      Guarda, tornando all'onestà che dicevi di là e al fatto che Oppenheimer scompare.
      Un'unica risposta per due considerazioni.
      The Act of killing è un capolavoro casuale.
      Il regista voleva fare un film "normale", un doc di denuncia classico.
      Sono loro, i boia, ad aver voluto glorificarsi ed interpretarsi. La macchina cinema è stato un richiamo troppo forte.
      E così. per caso, è venuto fuori sto film.
      Qiuindi onestà 100% e lui che esce, è vero, ma esce per caso.

      Ora devi vedere il "seguito", per me allo stesso livello.

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    2. Il fatto che sia uscito per caso lo rende ancora più vero e affascinante, anche se affascinante non credo sia una parola adatta, piuttosto agghiacciante.

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    3. Assolutamente perchè, appunto, solo dalla mene di quelli poteva venir fuori un'idea tanto assurda. Nessuno di "noi" gli avrebbe potuto chiedere di rappresentare teatralmente quel periodo, solo da gente malata poteva venire fuori un'idea così malata, quasi inconcepibile.

      Vai con The Look of Silence, movete

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  10. curioso che la Fondazione Ford abbia contribuito al film ("with the support" immagino sia "mettendo soldi"), quando la Fondazione Ford ha dato un supporto forte al massacro
    (http://www.globalresearch.ca/the-act-of-killing-the-1965-indonesian-massacre/5420249)

    lo nota Arundhati Roy nel numero di Internazionale in edicola

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    Risposte
    1. Queste sono cose "fuori" dal film non solo interessanti, ma credo quasi indispensabili da sapere a volte.
      Io purtroppo o per fortuna mi limito al film e sono sicuro che il film sia genuino o comunque lo sia stato Oppenheimer (di cui ho visto un'interessante intervista).

      Poi come lo "usano" il film non lo so

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    2. magari è solo un odo per lavarsi la coscienza, chissà...

      ma il film non perde un etto, sapendo questo :)

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    3. Ti dò ragione in entrambe le affermazioni, assolutamente

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  11. Ciò Gosue' ma Anwar Congo di Act of killing ma fatto ripensare al tuo terrorista puttaniere dei tipi da videoteca...quello che tagliava le teste in Colombia ( se non ricordo male).
    Fine prima parte.
    Ciao
    Max

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  12. Ciao Giuseppe siccome act of killing mi prenderà molte righe tante sono le cose che devo scriverti comincio con il commentare una citazione che ho trovato in fondo al retro copertina del dvd con la quale non mi trovo per niente d’accordo.
    E’ una frase di Hitchcock che secondo me con Act of killing non ci azzecca una mazza ma credo che come discorso in generale non centri niente e sarei curioso di sapere la tua di opinione come di chiunque altro voglia scriverne a riguardo (apriamo un sondaggio ahah)
    La frase dice . “ Nel fiml il regista è Dio , nel documentario è Dio il regista”.
    Sulla prima parte posso anche essere d’accordo ma sulla seconda proprio no .
    Va bene se stiamo parlando dei babbuini che si vedono in una scena del film oppure se ti riferisci ai documentari sul mondo animale di Discovery o che ne so se stiamo parlando dei programmi di Piero Angela ma qui su act of killing proprio no!!
    Non si puo’dare la colpa di tutte le nefandezze che fanno gli uomini a Dio non ti sembra?
    E questo vale non solo per il film succitato ma in generale sia nel bene che nel male.
    Come scriveva De Gregori ,la storia siamo noi e punto.
    Anzi ti dico di più credo che sia una trovata pubblicitaria cacciare la citazione Hitchcockiana su questo film/ documentario , magari partito dalla casa di distribuzione e che il buon Oppenheimer ne sia all’oscuro.
    Ciao e a presto
    Max

    RispondiElimina
    Risposte
    1. intanto rispondo a questo primo (sono quasi a pari coi commenti, conto entro 2,3 giorni di farcela)

      sono perfettamente d'accordo con te

      il documentario naturalista può avere Dio come regista ma quasi tutti gli altri tipi di documentario, chi più chi meno, no

      e su The Act of Killing poi secondo me sta frase non c'entra una mazza

      ed è assolutamente come dici, qualcuno della produzione, della distribuzione o dell'editoria ha pensato "è un documentario? mettiamoci sta frase"

      solo trovata pubblicitaria...

      c'è da dire però, ma magari ne parlerò meglio rispondendo al secondo commento (forse stanotte) che nel caso di Aok il discorso che il regista non è Dio, ovvero colui che decide, è calzante

      ma per motivi diversissimi da quelli che voleva dire la frase ;)

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    2. Ah, splendida la citazione di De Gregori

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  13. Ciao, allora da dove cominciamo?
    Una cosa è certa ed è che finora nessun film/documentario è riuscito a rimanermi impresso
    nella mia testa come questo Act of killing!
    Mai nessuna opera cinematografica è riuscita a travolgermi con una valanga di emozioni diverse come è riuscito a fare questo film (so che è un documentario ma per comodità di scrittura da adesso in poi lo chiamerò film senza per questo volerlo sminuire).
    E si che l’ho pescato dalla tua lista di film un po'a caso , mi incuriosiva il titolo e mi piaceva la copertina (ste ballerine cosi’ esotiche degne del miglior video degli Empire state of sun che uscivano da quello che sembrava a prima vista la bocca di un pesce e invece era un relitto di un aereo, stupendo!)
    Poi siccome le tue recensioni non sono mai solo dei semplici plot mi son cercato la trama su Wiki quindi poi ho ordinato quasi subito il dvd).
    Non ho voluto leggere la tua recensione per non farmi influenzare ,la leggerò sicuramente dopo che avrai risposto a questi post che ti invierò , ma per il momento son curioso di sapere se riuscirò a scriverti un commento originale che non sia una fotocopia di quelli che ti hanno già scritto e spero non troppo scontato.
    Vediamo se riesco già da adesso a sorprenderti dicendo che trovo Act O.K molto divertente e che i cattivi almeno non tutti ,come scriveva Fossati poi così cattivi non sono mai.
    Chiaro dipende da che angolazione li guardi , da come ti poni da quanto riesci ad empatizzarti con loro
    Come ti scrivevo A.O:k mi ha travolto lasciandomi molto perplesso e pieno di domande.
    Quindi ho cercato delle risposte.
    La prima cosa che ho fatto , finito il film è stato di cercare su Wiki :Indonesia.
    Risultato :repubblica democratica ,paese pieno di contrasti e la mi son fermato.
    Ho curiosato su vari articoli di internet dedicati al film e son giunto alla conclusione (correggimi se sbaglio) che l’Indonesia di oggi sia la stessa di quella del 1965 che vige ancora un regime dittatoriale militare e che la liberta sia veramente un utopia più di quella che cantava Gaber in “si può” urlando libertà, liberta’ organizzata…..ma qui nel film di O. si parla più di libertà criminale organizzata.
    E la sensazione che ho avuto sin dall’inizio e fino alla fine del film anche se nel mentre ci son state scene che un po’ han fatto vacillare questa mia convinzione è che il regista abbia girato ‘intero film con una pistola puntata alla tempia (metaforicamente parlando).
    La libertà è il concetto principale che manca in Act of killing intesa come liberta di espressione.
    E per ora mi fermo qui...ti volevo ringraziare per i saluti nel video dei Peripatetici ...mi son fermato ai saluti perchè devo vedere l'intero filmato con calma e in questo momento mi devo organizzare.
    Son tornato da quasi tre settimane di ferie e quando sono fuori dal lavoro stacco letteralmente la spina soprattutto dal mondo informatico.
    Stavolta debbo dirti io di portare pazienza che pin piano recupererò e arriverò su tutto!
    Un grosso Ciao
    Massimiliano

    RispondiElimina
  14. Come ti scrivevo prima The Act of killing ti colpisce come un macigno e ti fa capire come sia sia pesante l’assenza della liberta.
    E l’oppressione della corruzione costantemente presente come una spada di Damocle pendente sul tuo collo.
    E questa costrizione per me ha pesato anche sul regista stesso e sul suo documentario.
    Perche?
    Perche il film è monocorde va in una sola direzione , fa parlare solo chi quei crimini li commessi e non chi li ha subiti.
    Quindi ancora domande e ricerche e poi dal web arriva la risposta che sembra minare le mie convinzioni :The look of silence il secondo documentario che stavolta fa parlare le vittime o i parenti di chi ha subito le purghe comuniste.
    Dovrebbe bastarmi ma non è cosi’ e qui vorrei martellarmi i coglioni..perchè ho trovato un articolo sul web che parlava dei due film e scriveva che anche se il secondo film è uscito nel 2014 se non sbaglio ,dopo the act of Killing , è invece stato girato o cominciato prima del film sul Congo e soci.
    Purtroppo non son più riuscito a trovare l’articolo per poterne citare ora la fonte ma son sicuro di averlo letto (da qualche parte).
    Ho trovato invece un altro articolo stavolta su repubblica che parlava della presentazione di The look of silence alla mostra del cinema di Venezia nel 2014 (?) con foto del regista e del ragazzo protagonista anche lui assieme a Oppenheimer a Venezia che cercava notizie e verità sulla morte del fratello durante gli anni della persecuzione ai comunisti indonesiani.
    L’articolo parlava comunque di entrambi i film e spiegava le difficoltà che Oppenheimer ha trovato facendo domande scomode ai testimoni ancora in vita di quegli anni e di come cercasse di nascondere le sue reali intenzioni di farne un film alla polizia locale
    Cosa che non gli è riuscita e quando è stato scoperto e avvicinato dalla polizia ,questa ha cominciato a parlare degli atti criminali ai danni dei comunisti ma con arroganza e orgoglio e sorprendendo lo stesso regista ,e da li il passo successivo è stato quello di far parlare gli assassini continuando a girare di “nascosto” the Look of silence usando ome specchio per le allodole (si dice cosi?) the Act of killing. Per fare da apripista al più sentito e sicuramente coraggioso film sulle vittime della persecuzione del 1965.
    Il risultato comunque è che adesso sempre secondo repubblica Oppenheimer tema di tornare in Indonesia per possibili ritorsioni.
    Ecco perché il mood, il feeling che percepisco guardando The act of killing è qualcosa di costretto ,quasi forzato ,non so se riesci a capirmi.
    Attenzione non metto in dubbio ‘autenticità del documentario quella è sacrosanta per me questo è un vero documentario poi se vuoi metterci anche il film ci sta perché gli assassini recitano se stessi e i loro crimini immaginando di essere in una piece teatrale ma lo considero’ un documentario a tutti gli effetti .
    Questo è un documentario reale, (purtroppo) e non le maialose cantine austriache di Seidi che traggono in inganno chi si aspetta di vedere qualcosa di vero e invece ti trovi davanti a delle ciofeche preparate a tavolino ,questo per farti capire come la penso e dove per me sta la differenza.

    continua...

    (magari adesso mi faccio una pausa e mi leggo il tuo racconto sulla supposta....hmn scusami la pallottola che si ferma a mezz'aria..ciao!
    ...no non ora devo per forza liberarmi di Act of killing prima di vedere altro...e che cazzo! C'e ancora cosi' tanto da scrivere...
    Max

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  15. Continuo con le considerazioni sul documentario e poi cercherò di commentare a parte quello che è la parte cinematografica di Act of killing.
    Corruzione e’ il termine principe in questo documentario, quella corruzione che comincia dalle basi della piramide sociale e arriva fino alla vetta.
    C’e corruzione tra la classe sociale medio bassa fino ad arrivare ai vertici.
    Mi sembra evidente no?
    Dal povero contadino che chiede la maglietta del budget come dazio per il suo voto nel capitolo del film dedicato alla campagna elettorale passando per il ricco collezionista fino ad arrivare ai capi militari e i loro comizi truccati della Gioventù di P. (la folla numerosa è tutta pagata ,lo dicono loro stessi)…per quanto riguarda i politici non credo ci sia da aggiungere tanto altro.
    Altra riflessione che mi sento di fare è quella che riguarda il ruolo che ha la donna in questo film.
    Inesistente.
    O sono matrone mogli dei capi militari e dei politici o sono ignoranti contadine o infine sono prostitute mascherate da belle hostess durante i congressi militari.
    Credo che la scena migliore o peggiore dipende dai punti di vista è quella della partita di golf con la ragazzina tutta adulatrice del capo militare della gioventù Pancasilia che fa la raccattapalle personale dell’uomo.
    Non hanno voce in capitolo,le donne.
    La donna in questo film ne esce veramente male, ballerine a parte.
    Non credo di sbagliare se dico che Act of killing è estremamente maschilista.
    Ma d'altronde gli assassini e gli uomini al potere erano e sono appunto maschi….

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  16. tu continua che io arrivo

    anche se leggerò e risponderò a pezzi, quindi c'è il forte rischio che dica cose che magari poi dicevi te poco sotto

    oppure per una volta provo a legge tutto insieme e risponde, vediamo ;)

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  17. Se mi chiedi quale scena mi ha colpito di più in tutto il film ti risponderei quella che mi ha fatto capire che quello che stavo guardando era tutto vero.
    Quella dove quei criminali chiedevano il pizzo alla minoranza cinese nella scena della visita al mercato .
    Li mi è stata sbattuta in faccia la triste realta’ ,li ho capito che oltre alle vicende storiche raccontate e recitate , comunque incancellabili dal libro della memoria c'e stata la consapevolezza che quelle tristi vicende non hanno insegnato nulla ma anzi da quegli anni ad oggi in sostanza non e’ cambiato nulla.
    Vedere e capire la rassegnazione a quello che è di fatto un sopruso l’incapacità di reagire dentro gli occhi di quegli uomini è stato per me come un pugno nello stomaco.
    Adesso basta cose tristi…cerchiamo qualcosa di cui ridere che alleggerisca un po’ l'atmosfera pesante di un film pesante come questo …
    Lo so che forse non dovrei scriverlo….ma che ci posso fare a me le performance come attori dei criminali il più delle volte mi han fatto ridere di gusto.
    Scusami ma sarei ipocrita se non te lo scrivessi.
    Max

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  18. tu dimmi quando hai finito che poi io so che te non scriverai più e trovo il tempo per me

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  19. Che ti devo dire?
    …non vorrei averti sulla coscienza perché ti rubo troppo tempo.
    Ma te le cose che scrivo leggile senza l’ansia di dovermi per forza rispondere presto , non te lo chiedo mica , ci mancherebbe.
    Prenditi tutto il tempo che vuoi ,te puoi rispondermi anche a singhiozzo…se vuoi .
    O non rispondere , mi dispiacerebbe ma forse con tutti sti commenti sto esagerando.
    Te l’ho scritto che questo film m’ha colpito e scrivo tutte queste riflessioni a puntate come mi vengono, di getto.
    E poi non son particolarmente bravo a sintetizzare.
    E su Act of killing mi sento un po’ un fiume in piena…ma ti prometto che il prossimo post sarà l’ultimo ,davvero.
    Ciao

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    1. no no, ma io rispondo moolto volentieri

      però aspettavo solo che mi dicessi "ecco, ho finito" ;)

      allora aspetto l'ultimo

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  20. Capitolo finale su act of killing.
    Finora se hai letto i post che ti ho scritto ho raccontato tutta una serie di considerazioni e riflessioni che questo film mi ha provocato.
    Mi rendo conto che manca la più importante cioè quella che riguarda gli assassini e i loro crimini che ho voluto tenere per ultima perché forse a chi la legge può sembrare che contrasti con tutto quello che ho già scritto.
    A me Answar Congo Herman e soci quelli che almeno nel documentario hanno il corraggio di ammettere i loro crimini ,nel contesto del film chiaramente ,mi risultano simpatici.
    Al contrario provo astio verso i capi della Gioventu’ di pancasila e quei politici corrotti che si vedono nel film.
    Allora se tu parti dal presupposto che gli assassini comunque erano gia assasini ancora prima del colpo di stato del 1965 e poi sono stati assoldati assieme ai militari per dar atto alle epurazioni comuniste giungi per forza alla conclusione che i loro crimini ( come nel documentario spesso lo ammettono)sono stati compiuti in forza della ragione di stato.
    In un certo senso lo stato che si è insediato e che da quello che ho capito io e tuttora vigente ha doto loro letteralmente la licenza di uccidere.
    Il film non ti parla delle loro attività criminali prima del 1965 anzi per quello che ne so io Congo definisce il ganster come un uomo libero e lo dice con orgoglio.
    Tanti cercano segni di pentimento nei suoi discorsi ma io sinceramente non credo che nessuno di loro si sia pentito di quello che ha fatto.
    Al contrario di Congo e mi viene in mente quello a cui il regista chiede se non ha paura di rispondere dei suoi crimini di fronte al tribunale dell’ Aja .
    E questo risponde di no perché appunto ha agito per lo stato e tira in ballo Bush e Saddam Hussein e il rapporto di convenienza che c’era quegli anni tra America e medio oriente per fargli capire come cambiano i punti di vista a seconda delle situazioni.
    Quello ammette di aver capito di essere stato usato dallo stato e l’unica nota di rammarico è quella di avere capito di essere stato manovrato…di avere ucciso tanti innocenti ma che comunque la colpa non è sua.
    Ecco Congo invece non riesce ad ammettere per orgoglio ,forse, di essere stato usato come un burratino che la sua idealizzazione di Ganster come uomo libero e andata a farsi fottere quando ha accettato di compiere i suoi crimini per la ragion di stato.
    Sicuramente son stati tutti lautamente ricompensati per il loro lavoro e son tutti diventati benestanti. I GANSTER desiderano relax e rolex dice a un punto del film Congo.
    Detto questo e alla luce di quello che ho già scritto spero mi perdonerai se mi son un pò anche divertito quando mettevano in scena i loro crimini.

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  21. Insomma la parte cinematografica del documentario è quella più divertente.
    Allora Congo che si sistema prima di ogni scena l’impianto dentale come potrebbe fare la più rodata delle attrici quando si aggiusta il rossetto e il trucco ...mezzo sorriso me lo fa fare.
    Le scene delle torture ,sto filo di metallo onnipresente per strozzare le vittime …ne parlano come se stessero per ammazzare delle galline …la scena con loro quattro vestiti alla starsky e Hutch dentro la stanza dove facevano gli interrogatori seduti sopra il tavolo dove con il loro peso simulavano come uccidevano il prigioniero spostandosi con il loro peso in modo che la gamba del tavolo lo finisse ma fa sorridere (perdonami)l’ironia e che lo fanno senza il minimo rimorso o il J’accuse.
    Herman il più delle volte che recita la parte della donna …credo che non servano commenti.
    Anche durante la rappresentazione delle loro atrocità io non riesco ad inorridire.
    La scena splatter con i babbuini ,demenziale .
    Quando Congo recita la parte di quello sgozzato…il racconto del fatto fa rabbrividire i ma lui che recita no..fa ridere.
    La Scena Western…ma dai..!
    Gli incubi di Congo…chissa se han visto Monster di jennifer Kent gli assasini prima di girare quella scena .
    Il tipo vestito da fiore con la faccia tutta infarinata vestito in calzamaglia e tutina nera con unghie quasi alla Edward mani di forbice mi ricordava pazzamente il mostro del corto che ha ispirato babadook.
    La scene must :
    1-il cha cha di Congo sulla pallazina dove comettevano gli omicidi di massa.
    2- Herman che cantava (bella voce) in una jam session improvvisata assieme a Congo e altri tizi in quella che a me può sembrare il peggior locale malfamato di Cuba (ti sembra addirittura di sentire l’odore del sudore ahahah)

    Che ti posso dire …questo è act of killing un film che sicuramente non mi stancherò di riguardare e credo che ogni volta scoprirò qualcosa di nuovo,

    Questo è act of killing ma è anchel’altra faccia della medaglia di The Look of silence e li son sicuro certamente che non ci sarà niente di cui ridere…ma già lo so.

    Quello che mi fa paura è che il vero colpevole l’esecutore e chi tiene al collo ancora questa medaglia e che ancora non è stato ancora punito.

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  22. Questo è act of killing ma è anchel’altra faccia della medaglia di The Look of silence e li son sicuro certamente che non ci sarà niente di cui ridere…ma già lo so.

    Quello che mi fa paura è che il vero colpevole l’esecutore e chi tiene al collo ancora questa medaglia e che ancora non è stato ancora punito.
    Ps. di sfugggita ma con calma leggero la tua recensione mi sembra che scrivessi che te rimasto impresso il pianto o la paura di un bambino dopo la scena dell'incendio.

    Io credo che sia tutto recitato (stavolta molto bene) perchè alla fine The Act of killing può essere considerato come un film di propaganda agli occhi dell'occidente in generale.
    Un pò come il film di propaganda che si vede all'interno del documentario..per mettere in cattiva luce i comunisti.

    Qui si suona quella scena che ti ha emozionato ma un po tutto il film come un avvertimento a non turbare la "quiete" del loro bel stato e come dice il capom militare nel film loro saranno sempre pronti a difenderlo da chi attenta alla loro pace . (punti di vista come ti scrivevo)

    A presto
    Massimiliano

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  23. Allora, provo a rispondere.

    Ma farò così.
    Apro una nuova pagina per la risposta (altrmenti devo fare sempre su e giù) e leggo i tuoi commenti in fila, dall'alto in basso.
    E rispondo riga per riga.
    Quindi verrà fuori un casino, magari dirò cose 3 volte o criverò cose che te poi magari dicevi sotto.
    Ma non ce la faccio a leggere tutto insieme e dare una risposta sensata.

    vado

    1 contentissimo che AFK ti ia piaciuto così tanto. Sì, è tra i documentari più (s)travolgenti degli anni recenti. Pochi di quelli che l'hanno visto sono riusciti a levarselo dalla testa...

    2 ci sta che trovi i cattivi divertenti. Del resto loro mettono in piedi uno show, sono istrioni, quindi li vedi come buffi esseri e ti dimentichi quello che hanno fatto. Però empatizzare con loro, per come intendo io empatia, ecco, quello no ;)

    3 No, non direi che il film sia privo di libertà. Certo è che O. ha dovuto mantenere un atteggiamento e "occhio" distaccato, senza dare tanti giudizi. Ma questo credo sia quello che a volte deve fare un documentario. Però 2,3 volte in crisi li ha messi...
    Ma del resto quello che è diventato AOK non era quello che doveva essere in realtà, ma vediamo se ne parli dopo

    SECONDO COMMENTO

    1 "Perche il film è monocorde va in una sola direzione , fa parlare solo chi quei crimini li commessi e non chi li ha subiti."

    ecco, ero sicuro che non avendo visto The Look of Silence potevi avere questa sensazione.
    O. decise di fare due documentari, uno dando voce ai carnefici e uno alle vittime. Sapendo questo, avendo questa visione "globale" tutti i tuoi interesantissimi discorsi sulla mancanza di libertà decadono.
    Ma non potevi saperlo e sì, se fosse stato così sarebbe stato veramente un documentario troppo di parte, seppur molto interessante

    2 ahaha, lo dicevi la riga successiva di The Look of Silence ;)
    Hai trovato cose molto interessanti e che, come vedi, ti hanno dato una risposta molto chiara ai tuoi dubbi. Anzi, dalle tue fonti sei andato anche "oltre" a quello che sapevo io, ovvero offri una sensazione ribaltata, quella che O. volesse far parlare le vittime ma per "coprirsi" abbia pensato anche a The Act of Killing. Ci sta, eccome

    3 In ogni caso O. voleva solo dar voce ai carnefici e girare una cosa "classica". Ma quesri l'hanno sorpreso. Vedendo la macchina cinema hanno pensato di fare una cosa teatrale che li glorificasse. Non c'è quasi nulla di quello che O. voelva fare nel risultato finale. Ne è venuto un film che ha il paradosso di essere anarchico ma al tempo stesso deciso da quei potenti individui. E' questo che lo rende grande

    4 beh, 4 spanne sopra a Seidl..

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  24. TERZO COMMENTO

    1 sì, siamo in dittatura dai, accenni di libertà non esistono. E anche lo stesso film, come dici, è una specie di dittatura. Ma non nel senso che O. è stato costretto a..., ma che ha capito quanto potesse esser straordinario lasciare tutto in mano loro. vedere come raccontavano sè stessi. Tanto aveva sempre The Look of Silence per spiegare tante cose...

    2 perfette le tue considerazioni sulle donne, niente da dire

    QUARTO COMMENTO

    Sì Sì, C'è una sgadevolissima sensazione che ancora oggi siamo motlo vicini ad allora. Magari c'è meno sangue ma ci sono prevaricazioni e soprusi che lo sostituiscono

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  25. QUINTO COMMENTO

    1 ma che gli assassini ti risultino simpatici è proprio la base della nostra Storia. Quando il Male riesce a conquistarti, ammiccare, mostrarti la sua faccia ipocrita e simpatica, è quando vince.
    E' l'ennesima loro vittoria, divertirti ed esaltare teatralemtne le loro gesta facendoti dimenticare che assassini inumani sono stati.
    Hanno fregato te e me e tanti altri, questa è la seduzione del male.

    2 perfetto tutto il tuo discorso sul non pentimento, la ragione di stato e le scuse per difendere il loro operato.
    Ma c'è una scena pazzesca, se non sbaglio l'ultima, che ti mette dubbio su tutto. Ed è quella dei conati di Congo. Ecco, se la sua testa dice una cosa, se la sua bocca dice cose, se la sua immagine che fa venire fuori è una, poi c'è però il corpo che si ribella, che non regge e che deborda quando lui, finalmente, caisce che razza di torture faceva.
    Una scena straordinaria che non sarà un pentimento magari ma una presa di coscienza sì

    SESTO COMMENTO

    1 le sensazioni "strane" e ambigue che hai vissuto te le ho vissute anche io. In più scene. E' tutto grottesco e, come scrissi una volta, nel grottesco c'è tutto, il divertente, il triste, il malinconico, l'interessante, l'assurdo, tutto

    e col loro grottesco ci hanno conquistato

    2 ahah, sta cosa dell'incubo, per ora, è l'unica che non ricordo. Ma ognuno ha il suo Babadook

    3 sì, scena assurde. E sì, non troverai niente di tutto questo nell'altro film, niente ;)

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  26. ULTIMO COMMENTO

    se ho scritto una cosa, come sempre, vuol dire che è ciò che pensavo.
    Ricordo vagamente la scena ma sì, mi sembrò un momento di assoluta verità in quello che per il resto era un palcoscenico

    sì, moriranno, molto probabilmente, come uomini liberi e senza rimorsi

    ma questo è l'uomo, il suo lato bestiale

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  27. Grazie per le belle risposte.
    La scena dei conati di Congo la ricordo ora che l'hai sottolineata te. Quindi non mi ha colpito più di tanto perchè probabilmente la trovavo forzata...recitata anche quella.
    Se tu ci vedi qualcosa di più'...ci sta !
    Ciao

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    1. Però se è recitata rovina tutto il suo "splendore"...

      Mi pare strano si sia prestato a recitare una parte in cui fa una figura così meschina, in cui si mostra così debole, quasi un vecchietto

      sì sì, io c'ho visto il rigetto del corpo a quello che ha subito e che la sua testa finge di non vedere

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  28. Recensione superlativa...forse perchè mi trovo daccordo quasi al 99 per cento con te un po' su tutto quello che scrivi.
    Complimenti ancora.
    Massimiliano

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    Risposte
    1. ahah, superlativa non me l'hanno mai detto ;)

      grazie mille ;)

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