31.7.13

Finalmente in pari...



Volevo scriverlo prima di Blair Witch ma tant'è, faccio un minipost ad hoc.
Per la prima volta da quando ho creato il blog l'elenco dei film recensiti è finalmente in pari.
Ne mancavano circa 70 all'appello.
Ho notato nelle statistiche che quella pagina è praticamente la cosa più visitata del blog, 4 volte di più anche della recensione più letta.
Insomma, l'avevo snobbata quando al contrario sembra davvero utile.
Non solo ho rimesso in pari i film ma ho aggiornato anche tutte le altre pagine (visti per voi, horror underground) e ne ho aggiunte 2 nuove, quella degli abomini e quella dei corti, almeno quest'ultima credo potenzialmente interessante.
Speriamo d'ora in poi di tenere sempre tutto il più aggiornato possibile.
Mi sa che stasera ci sarà un visti per voi, chi sarà?
Bradipo, tu dovevi essere il primo ma praticamente non ho mai scaricato nulla, mi sto affidando a Sky, tv e dvd...


Recensione "Blair Witch 2"

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Bisogna essere in malafede o nascondere la testa sotto la sabbia per non ammettere che Blair Witch Project
è nei 10 (probabilmente 5) film più importanti degli ultimi 20 anni. Qui non stiamo parlando del valore del film, se faccia paura, se sia ben scritto o cose così ma dell'intrinseca importanza dello stesso.
Sono almeno due le considerazioni o i dati oggettivi che inconfutabilmente fanno di questo piccolo film una pietra miliare nella storia del cinema.
Il primo, più futile e utilitaristico, è il rapporto costi/ricavi del film, che credo ne faccia il film nella storia che più ha incassato rispetto a quanto è costato. E questo, a prescindere dall'analizzare il perchè, ad esempio lo straordinario metodo di marketing che BWP ebbe, è un record che gli va riconosciuto.
Ma molto più importante è il secondo motivo, ossia l'influsso che il film ha avuto nella storia futura del genere con il lancio definitivo di quel sottogenere horror che infesterà la produzione dei 15 anni seguenti, il mockumentary (qualche criticone tirerà fuori Cannibal Holocaust o cose così ma è solo con BWP che il sottogenere è definitivamente partito).

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Quello, per capirsi, che ha fatto Saw con il torture porn, termine abusato ma forse non sempre in maniera opportuna. Il torture porn ha come caratteristica principale il mostrare in maniera nuda e cruda torture, sevizie, mutilazioni etc.., per questo il termine "porn". Ho letto in giro molte volte dare del torture porn a film che raccontavano sì di tortura e sevizie ma senza praticamente mostrar nulla. E' sbagliato, mantenendo la metafora del porno è come se quei film fossero degli erotici, ecco.
Vabbeh, BWP2.
Film sbagliato, non c'è che dire.
E l'errore più grande è l'aver fatto questo film soltanto un anno dopo il capostipite (quindi non in questi anni di odio generale per il mockumentary) togliendo però la camera a mano. La trovo una cosa insensata, si doveva cavalcare l'onda del primo e rispettarlo a parer mio.
Molto carino l'incipit, una specie di documentario, praticamente vero, su come il fenomeno BWP creò in quella zona un autentico pellegrinaggio di persone che volevano visitare il paesino e il bosco dove i 3 storici ragazzi si erano "persi". Che poi qualcuno ancora creda che quella fosse una storia vera è un mistero degno di Mistero, quella ciofeca di Italia 1.
Gli stessi protagonisti del sequel sono "cacciatori di Blair", ragazzi che indagano sul mito della presunta strega.
Il film è confusionario come pochi, noioso, a tratti fastidioso, infarcito di satanismo d'accatto.

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La ragazza dark è da cavargli gli occhi, quella che dice di essere una strega così pesante che se io fossi stato in loro gli avrei detto "O.k, sei una strega, ora non romperci i coglioni".
L'insensatezza regna, specie nel vedere una ragazza che ha appena abortito andar via dall'ospedale e rifugiarsi in quella specie di casa-fabbrica dell'amico. O nelle reazioni praticamente inesistenti, di semplice curiosità, che i ragazzi hanno nel vedere fantasmi nelle loro vhs.
Ma proprio quando credevo di aver visto un'immensa monnezza il finale fa guadagnare al film tantissimi punti.
Lo scoprire come le cose fossero andate in realtà, il capire che quasi niente di quello che avevamo visto era reale, il buon montaggio tra il presente, la notte nel bosco e gli interrogatori futuri, beh, complimenti, bella trovata.
E anche quelle immagini sataniche di omicidi che vedevamo ogni tanto finalmente trovano il loro perchè.
Ottimo, ottimo finale.
Ma farete fatica ad arrivarci.

( voto 5 )




30.7.13

Recensione "L'amore che resta"

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L'amore che resta è una beffa alla morte.

L'amore che resta, la vita che resta, scherza la morte perchè quando questa è così vicina, sicura ed ineluttabile l'unica cosa che possiamo fare è non dargli la soddisfazione di trovarci impauriti e troppo rispettosi di lei.
E allora l'amore che resta la morte la beffa
con la sagoma del nostro corpo disegnata per strada
con un sorriso quando leggiamo una data di scadenza
con un uccello che ogni mattina canta scoprendosi vivo
con un pezzettino tolto all'allegro chirurgo
con la recita e la messinscena di preparazione per quando lei, davvero, arriverà
con il non saper resistere a una ragazza che ti dà appuntamento per una trasfusione

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l'amore che resta beffa la morte e omaggia la vita
vita che è fare l'amore dentro la stalla
e camminare insieme sotto la pioggia
è una corsa, una canoa, una virata sui pattini, un giro in bici e un tiro di scherma
è un malinteso, è un addio, è un ritorno,
sono due mani che si uniscono, una morente che cerca l'illusione della vita nell'altra, illusione che in realtà illusione non è perchè l'altra mano stringe ed è forte la stretta
è anche paura, paura del vuoto e del niente di poi
l'amore che resta è l'amore più forte perchè quello vissuto in maniera più vera, senza rimandi, senza attese, senza pensieri e senza sarà
l'amore che resta è un banchetto divino
uno xilofono
un silenzio finale
un silenzio che si fa ricordo
un ricordo che si fa silenzio

( voto 8 )


29.7.13

L' uomo con la u minuscola e la banda che suona per lui

(ascoltare prima o in contemporanea la canzone)



36 anni fa nasceva quello che, con sorpresa di tanti e conferma per tanti altri, si sarebbe rivelato un uomo con la u minuscola.
Non che le altre lettere siano più grandi ma si sa, quella che conta, quella che tutti vedono e nasconde tutte le altre è la più importante, serve a poco essere uOMO se hai la u minuscola davanti.
36 anni fa nasceva un uOMO che in breve tempo pensò che la sua vita è solo un grande e diffuso fallimento.
un uOMO che pensò che esser buoni alla fine è peggio di esser cattivi perchè il buono non sceglie e non vuole far male e se non scegli e non vuoi far male stai semplicemente scegliendo di fare male.
Un uOMO che ricreò a Pro Evolution Soccer una persona che un giorno gli rubò un sacco di soldi e ne fece il capitano della sua squadra
Che ad un ragazzo che minacciò di morte tutti i suoi affetti più cari un mese dopo vendette, con sconto, 3 film.
Che a un ragazzo che lo sequestrò in macchina puntandogli delle forbici sul collo il giorno dopo offrì una pizza.
E se sei così vai a finire male.
Perchè la vita ti mangia e fa bene a farlo.
Allora mi affaccio tutti i giorni sulla finestra e cerco di vedere se arriva la banda.
Anche se non suonasse solo per me basta che passi.
Ogni tanto mi sembra di sentire un rullio di tamburi, l'eco di trombe lontane, vedere all'orizzonte uomini sui trampolini e ragazze che ballano con minigonne bianche davanti agli strumenti musicali.
Ma poi mi sa che la banda gira sempre su qualche altra strada.
Ma un giorno la banda arriva, o ritorna, per tutti.
Sarebbe meglio far qualcosa per farla arrivare, che so, andarla a cercare e guidarla fino a casa tua, lanciare un urlo, chiamare il capobanda al telefono, ormai avrà il cellulare, vero Mina?, e chiedergli un appuntamento.
Ma alla fine arriva sempre, che tu lo voglia o no.
A volte passa e se ne va, delle altre non smette più di suonare per giorni, mesi, anni.
In ogni caso io sto pronto col cappello in mano e quando la banda arriva lo lancerò così in alto che scomparirà alla vista.
Auguri Oh dae-soo

27.7.13

Al Cinema: recensione "Facciamola finita"


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presenti spoiler

Ultimamente mi sto dando alle commedie, ben due in un mese. :)
Ma quando ti trovi davanti uno script abbastanza nuovo ed originale ben venga qualsiasi genere.
Particolare sta meglio gioventù americana. Si sta formando un gruppo di giovani attori che sta cambiando un pò tutte le regole hollywoodiane.
Sì perchè ormai questi nuovi attori i film se li inventano, se li scrivono, se li dirigono, se li interpretano e addirittura se li producono tutti da soli. In barba a sceneggiatori, registi e rockfeller di turno.
Stavolta è il caso di Seth Rogen, ma il fenomeno sta dilagando.
Questo Facciamola finita (che bello l'originale This is the end) ha tutte le carte in regola per diventare un cult assoluto perchè raramente Hollywood ha raccontato sè stessa in un modo così divertente, dissacrante e al contempo così cinico e caustico.
Siamo proprio sotto la Collina, i personaggi, tutti, nessuno escluso, sono gli attori stessi, James Franco è James Franco, Seth Rogen è Seth Rogen e così via.

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Durante una festa arriva l'Apocalisse, la terra si apre letteralmente, l'Inferno inghiotte quasi tutti (simaptico che il primo a morire sia Michael C'era). Chi merita di salvarsi?
Il film è sboccato come pochi, sguaiato e volgare, c'è un dialogo di 5 minuti sullo sperma, si parla continuamente di cazzi, culi, piscio da bere e quant'altro.
Ma sapete? Il film, ed è questa una delle sue forze, è solo nel linguaggio così volgare perchè poi, alla fine, è misurato come pochi. Avete mai visto un film che parla di feste, sesso, droga senza mai mostrare nemmeno un cm quadrato di pelle nuda di donna? Eccolo. Non ne ha bisogno e questo, specie in certo cinema di oggi, è un'impresa quasi unica.
E' un film di maschiacci interpretato da maschiacci, tutti amici anche nella vita (credo) che si divertono a parlare di tutto e far casino.
Tra le "donne" solo Emma Watson viene un pochino fuori anche se è quasi incredibile che la sua vicenda si chiudi in quel modo senza ritornare poi (lo trovo un errore di sceneggiatura).
Rogen prende per il culo tutto, sè stesso e gli altri. C'è un'autoironia portentosa, tutti si drogano, bevono e vengono accusati di tendenze sessuali particolari. Ne viene fuori una Hollywood alla fine molto umana, ragazzi che si divertono senza fare niente di male. Non c'è nè troppo divismo nè una critica troppo feroce e impegnata, solo un tentativo di mostrarsi uguali a tutti gli altri ragazzi del mondo.

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Poi nella seconda parte la componente apocalittica prende il sopravvento e il film diventa quasi di genere catastrofico a tutti gli effetti. In maniera mirabile poi, le location e la distruzione dell'Hollywood che brucia (metafora mica da poco) sono magnifiche, i demoni straordinari ed anche qualche scena più d'azione è girata benissimo.
E Rogen, in maniera non pesante ma molto intelligente negli ultimi 10 minuti regala anche qualche riflessione affatto banale su cosa sia il bene o il male, sulla morale, sul pentimento e sulla forza dell'amicizia.
Magari lo fa in maniera troppo didascalica, una buona azione non può purificare una vita intera, ma non nascondo di aver provato una stilla d'emozione in qualche scena. Magnifiche quelle due luci celesti che salgono vicino quel bestione.
Appena è iniziata la scena finale ho storto il naso, troppo banale.
E invece la scena va avanti e funziona alla grande.
Everybody, ah ah.
Nuovi autori crescono.

( voto 7,5 )

25.7.13

Mountain View, California


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Minipost stupidissimo.
C'è qualcuno dall'America, sempre lo stesso, che legge ogni giorno recensioni su recensioni, da mesi.
Son troppo curioso, cioè, cerca addirittura le recensioni nella cronologia dei mesi, tipo AGOSTO 2011, LUGLIO 2012  e così via come se le volesse leggere tutte per poi magari vedere i film poi.
Chi sei?
Ti prego, fatti vivo e spiegami, sono troppo curioso!
E grazie!

Recensione "La notte eterna del coniglio"


A volte mi chiedo come fanno piccoli film di questo livello a restare completamente sconosciuti non
solo al grande pubblico ma anche a quello più attento. Continuiamo a dare miliardi (sempre meno a dir la verità) per finanziare gli ultimi abomini di Argento, continuiamo a mandare in sala strane entità come In the Market, La casa nel vento dei morti (o come caspita si chiamava) o Multiplex, roba senza una minima idea alle spalle e realizzata in modo, ehm, approssimativo, e invece film come questi, molto originali e realizzati con tutti i crismi per tentare un timido tentativo nelle sale, rimangono degli sparuti passaparola in streaming.
O.k, sto film di difetti ne ha tanti ma, cavolo, c'è un'idea dentro e dei professionisti sia dietro che davanti la macchina da presa.
Che poi, vi dico la verità, ho cominciato la visione convinto di vedermi l'ennesimo trash, sensazione che si è acuita anche nel primo quarto d'ora in cui ci sono almeno due dialoghi assolutamente privi di senso. Ma minuto dopo minuto, scena dopo scena, sto piccolo film ha iniziato a conquistarmi e a farsi volere bene.
Bomba atomica.
Non resta nulla.
Un nucleo familiare si ritrova distribuito in 4 diversi bunker costruiti dal padre della protagonista anni addietro. I bunker sono collegati da un sistema satellitare ma possono stare in contatto solo due per volta.
Mancano le provviste, la disperazione serpeggia. Qualcuno bussa alla porta di un bunker...
O.k, la situazione di partenza è così inverosimile da rischiare di farti spegnere il video sin da subito. 4 bunker per una sola famiglia? Arriva la bomba e magicamente tutti si ritrovano in uno diverso? La sceneggiatura non ci spiega nulla, ne avrebbe giovato moltissimo.
Però si va avanti, gli attori sono più che convincenti,soprattutto lei, una specie di Belen di due livelli in meno, è molto brava. Poi arriva il comico pelato dei Cavalli Marci, grandissimo comico, ma quando lo vedi dici oddio, è finita, dove andremo a finire? E invece il film ti prende, sei curioso di quello che può accadere, c'è una buonissima atmosfera che in 2,3 scene diventa addirittura miracolosa per quanto riuscita. Tutto è molto statico, lo si capisce dopo 5 minuti che questo è un film alla Manetti, tipo Piano 17 o l'arrivo di Wang, un film che cerca di usare pochi spazi e tante idee nel miglior modo possibile.
Arriva il coniglio ed avviene una cosa magica per un film del genere.
Sì, perchè io e miei due compagni di visione iniziamo a parlare, a cercare di capire e prevedere. E se un film ti offre più possibilità, se un film senza volerlo ti porta a discutere in modo serio e non caciarone, soprattutto se riesce a farlo un film piccolo così, significa solo una cosa, sto film è ben scritto, interessante, ha testa, anima e cuore.
Quasi tutti e tre ad un certo punto eravamo convinti di una possibile soluzione molto psicologica ma il finale ci ha spiazzato del tutto.
E, malgrado non si possa parlare di paura, trovo l'atmosfera de La notte eterna del coniglio mille volte più angosciante, pregna e insidiosa della maggior parte degli horror moderni.
Ottima fotografia, ottimo uso degli spazi, davvero nessun difetto troppo evidente.
E quel primissimo piano finale su di lui è straordinario (altro che comico, bravissimo), quella lacrima così in contrapposizione con i 10 minuti precedenti l'ho trovata davvero magnifica.
Questo è un filmetto che gli americani potrebbero rendere grande, sono sicuro.
Ma forse averlo solo per noi, per pochissimi di noi, è ancora più bello.

( voto 7 )

22.7.13

Gli Abomini si Serie Z (N° 21): Il cerchio dei morti


Meno male che stavolta, a differenza che con The Massacre, avevo un compagno di visione, mio fratello,
perchè altrimenti arrivare alla fine sarebbe stato davvero durissima e le eventuali risate sarebbe rimaste inesplose nel vuoto della visione in solitudine.
Dico la verità, leggere nei titoli finali il "casting" del film (non hanno nemmeno scritto cast, ma casting...) e vedere che ogni attore era anche un membro della troupe (l'attore principale ad esempio è ideatore, sceneggiatore, regista, montatore, curatore degli effetti speciali ed altro) mi ha messo una tale tenerezza addosso che con la mio comprovata bontà avrei avuto davvero voglia di salvarlo sto "film" -le virgolette non testimoniano solo il livello dell'opera ma anche la durata, poco più di 50 minuti-.
Ma proprio non ce la faccio.
Perchè se è vero che almeno si è provato a non esser banalissimi con la storia di fondo, una sorta di Inception in stile horror pane e salame, è talmente scarso tutto il resto che, anche con tutta la buona volontà e la voglia di premiare dei ragazzi che per passione ci hanno provato, è impossibile non farsi una risata e cercare entro un giorno di dimenticare.
Nei primi 5 minuti i ragazzi, specie il protagonista, dicono 23 volte la parola "autista".
Dov'è l'autista? Autista, dove sei? Autista, autista! Qualcuno cerchi l'autista. Vedrai che ora l'autista torna. Quel bastardo dell'autista ci ha lasciato qua. Andiamo a cercare l'autista. Autista! Autista!
Che poi io credo che realmente un autista ci sia stato e realmente se ne sia andato dopo aver visto in che razza di film era. Anche perchè alla fine infatti con la trama mica c'entra una fava.

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Quello che inizia poi è il festival della non recitazione, na roba che in confronto quelli di The Massacre, che più che con la recitazione aveva un problema pantagruelico con le voci del doppiaggio, sembrano Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman e Daniel Day-Lewis.
ma vediamoli gli attori
1 il protagonista (anche regista): insopportabile, parla sempre da solo e ha un'arroganza e una violenza verbale verso gli altri ingiustificata VOTO 2
2 quello riccio che ogni tanto ha gli occhiali ogni tanto no: mette solo le mani tra i capelli e se parla ti senti male VOTO 1
3 quella che gli fanno un buco in corpo grosso come 3 cocomeri: gli fanno un buco in corpo grosso come tre cocomeri e la eliminano subito perchè, francamente, anche la stessa troupe-casting non ce la faceva più a sentirla. Però somiglia parecchio a quella meravigliosa attrice che è Emmanuelle Devos. VOTO 1,5
4 il meccanico (nonchè tante altre cose nella troupe, credo anche aiuto regista): è scarsissimo come gli altri eh, però almeno in 2,3 occasioni le battute che dice sono quelle giuste, tipo "E' impressionante!" quando vede il buco nella ragaza di cui sopra. VOTO 3
5 la sua fidanzata: insostenibile, una cosa oscena. Pure, non me ne voglia, tanto bruttina. Non è giusto l'abbiano mandata al massacro così VOTO 0
6 l'intellettuale de sto cazzo: la voce probabilmente più insopportabile, monocorde, stesso tono e enfasi davanti al mostro che sbrana gli amici o al caffè troppo caldo. Però sa tutto del cerchio dei morti cazzo, praticamente ci svela il finale dopo 20 minuti. VOTO 2,5

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ah, il mostro finchè non interagisce in pacchiani effetti visivi con le vittime è davvero figo, bravissimi ad averlo creato. Non si capisce che è, che fa, come agisce, perchè c'è, come si combatte e tutto il resto ma è figo.

abominio imprescindibile per gli amanti del genere

( voto 2 )

20.7.13

Visti per voi (N° 6): GIANLUCA - Recensione "La 25° Ora"

Arriva finalmente la puntata di Visti per voi dedicata a Gianluca e a questo meraviglioso film.
Gianluca è un utente a cui tengo molto, inizialmente solo per la qualità dei suoi commenti, poi anche perchè, seppur in maniera frettolosa e virtuale, ho avuto il piacere di scambiare 2,3 messaggi un pò più "intimi" e profondi. E poi tutti e due quando vediamo il viso di Philip Seymour Hoffman un pò ci sciogliamo...
Ciao Gianluca, grazie per l'ottima proposta e scusami eventualmente per la pochezza della mia recensione. Aspetto quelle considerazioni sul film che mi dicevi, a presto.
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PRESENTI SPOILER SIN DA SUBITO

Chissà se Tim Burton aveva già fatto in tempo a vedere La 25° ora quando ha scritto i 10 minuti finali -per
inciso i 10 minuti più emozionanti che io abbia mai avuto modo di vedere al cinema- di quello che forse è il suo capolavoro, Big Fish. Quando quel figlio racconta al padre la sua 25° ora. quell'ora che non esiste, quel futuro che non sarà mai, solo per farlo star meglio e prepararlo invece non alla 25° ora ma alla prima del nuovo giorno, il primo giorno che sui padre non passerà su questo mondo. Non c'è la morte ad aspettare invece Monty ma "semplicemente" il carcere che poi, lo dice lui stesso. comunque morte potrebbe rappresentare, e non è il figlio che racconta al padre ma il padre che racconta al figlio.
Sarà assurdo questo accostamento ma ci ho pensato per tutti quei minuti.
Magnifico film, apparentemente semplice e classico ma in realtà assolutamente fuori da qualsiasi canone prestabilito.
Perchè è un film sull'attesa, e non soltanto sull'attesa di Monty di andare in carcere ma in un modo molto più ampio e specifico. L'unità di tempo, le 24 ore, quella notte che non finisce mai, quella sensazione passo passo di accompagnare anche noi Monty alla mattina, non è l'unica sensazione di attesa che proviamo. Perchè anche il film stesso è completamente fermo, sembra attendere lui stesso, fino alla parte finale praticamente non accade nulla, solo dialoghi e monologhi, monologhi e dialoghi, uno più bello dell'altro.

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 Ed ecco che il bacio che Jacob dà alla sua giovane allieva, dopo un'ora e mezza di film, ecco che quel bacio, incredibilmente, è la prima vera e propria azione del film, la prima volta che la pellicola va in qualche modo "avanti" e gli accade qualcosa di importante al di fuori dalle scene di dialogo. Di lì in poi succederanno molte altre cose, lo stanzino dei russi (scena magnifica con quel Nikolay e il suo sguardo in su indimenticabile), la scazzottata con Frank (emotivamente forse picco massimo del film, con quella colonna sonora che se ne va e quell'urlo muto di Frank accompagnato ai rumori d'ambiente) e il finale, prima di lì invece tutto è completamente fermo.
Perchè prima di questa mezz'ora finale c'è un saggio di scrittura cinematografica nella parte dialogica, con quelle chiacchierate tra Jacob e Frank così poco cinematografiche (quando mai si è visto un film dove molto spesso si lascia perdere il protagonista per soffermarsi così tanto sui dialoghi dei non protagonisti?) ma così brillanti, drammatiche, incisive, divertenti e verosimili; c'è quel monologo di Monty che è già storia,un monologo che eticamente ci mette un pò a disagio perchè, sotto sotto, quasi tutti i noi in alcuni momenti pensiamo gran parte di quelle cose (molto bello il climax per cui dalle varie etnie poi Monty arriva anche a mandare in culo anche le persone a lui più care).
Senza dimenticare alcune magnifiche scene come quella costruita con un montaggio geniale del mancato bagno insieme a Naturelle, bagno che un giorno invece  fu, un giorno maledetto (quel "sono cazzi" è straordinario...). Ma basterebbe il prologo per capire la qualità del film, con la scena di quel cane, quel cane già, ci torneremo.
Ci sono anche scene mezze sbagliate, è vero, forse su tutte quella del loro primo incontro, rovinata da una colonna sonora veramente irritante. E ho trovato insopportabile la scelta di Spike Lee di far vedere, in montaggio velocissimo, uno stesso gesto più volte e da angolazioni diverse, sembra una tecnica da tesi di laurea di un giovane regista.
Ma sono inezie.

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Inezie davanti a un film che parla in maniera così importante del senso di colpa, quello di un figlio che poteva aver tutto e si è completamente rovinato per avere sempre di più, quello di un padre che perso nell'alcool e trovatosi solo non è riuscito più a seguire ed aiutare quel figlio, quello di un amico che non è ha avuto le palle di fare niente per non far entrare Monty in alcuni giri. E sensi di colpa anche più contingenti come quello, sempre di Frank, per aver pestato a morte Monty o quello di Jacob (visibile tutto in quella splendida inquadratura in ralenti all'uscita del bagno) per aver dato quel bacio.
Il cast è straordinario, Norton è Norton, Pepper è la sorpresa perchè il suo personaggio quello più complesso e sfaccettato, P.S. Hoffman, vabbeh, io nemmeno lo commento più, qui spicca meno perchè il suo è un personaggio così a disagio, nascosto e "sottratto" che quasi prova, senza riuscirci però, a scomparire e Cox nella parte del padre (quel Cox che da poco ho visto da molto più giovane interpretare Hannibal in Manhunter) è straordinario nelle pochissime scene in cui compare.
Non sono un appassionato della Paquin nè a livello estetico nè recitativo, lo dico da adesso.

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Questo è anche un film sulla sconfitta, sul fallimento e sulla necessità di espiare questa sconfitta, questo fallimento, tutti i propri errori, per aver possibilità di ripartire. In questo senso quel cane che Monty aveva salvato rappresenta una delle poche cose giuste che lo stesso ha fatto in vita, è come se fosse per lui la testimonianza vivente che non tutto nella vita è stato sbagliato, una sorta di salvagente psicologico.
Ma questo è anche un film che forse senza volerlo diventa una splendida pellicola generazionale, e lo fa con soli tre personaggi, questi ultratrentenni in cui c'è sempre quello intelligente ma che nella vita non riesce ad imporsi e sta in un angolino, quello magari meno dotato ma che ha avuto successo e quello sempre intelligentissimo ma che è finito in una spirale sbagliata. Ed è generazionale perchè racconta queste amicizie senza retorica e in un modo molto vero e verosimile, perchè anche nelle più grandi amicizie a volte si pensa peste e corna degli amici, anche nelle più grandi amicizie dovrebbe esserci il coraggio di dirsi tutto, anche nelle più grandi amicizie, forse, un cazzotto in faccia è il gesto più bello e vero, a volte l'unico, che ci sarebbe da fare.

( voto 8,5 )

18.7.13

Recensione "Mr Vendetta"

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PRESENTI PESANTI SPOILER

In questi giorni qua nel blog e altrove si è parlato tanto di Park Chan Wook visto che il suo ultimo film (ma primo americano), Stoker, ha diviso nettamente i suoi fan e la critica tra delusione tremenda (il 70%) o ennesima conferma della sua grandezza (un 30% nel quale mi ci metto anche io).
Credo sia giusto allora riprendere questo Mr Vendetta perchè, oltre ad essere il capostipite della non ufficiale trilogia, costituisce il giro di boa di Park che dal film successivo, l'immenso Oldboy, non solo sarà conosciuto in tutto il mondo ma diverrà un maestro di tecnica cinematografica come pochi nel pianeta.
Qui invece c'era ancora poco stile, pochi virtuosismi, poca tecnica ma tanta sostanza, un film che ammicca meno e più genuino, una pellicola con tanta voglia di raccontare una storia e di iniziare ad analizzare, e Park lo fa sempre in un modo tremendo e senza speranza, che razza di strano, pericoloso e terribile animale è l'uomo.
Questo è senz'altro il film più triste dei 3, quello dove la vicenda di vendetta si affianca a un grande degrado, a un'aura malinconica, allo spietato destino.
Mentre in Oldboy e Lady Vendetta infatti di destino ce n'era ben poco, anzi, tutto era perfettamente architettato, costruito, e sia le cause che gli effetti della vendetta estremamente legati al libero arbitrio, qua i personaggi e le vicende sono molto più complessi, sfaccettati, nessuno è troppo buono o troppo cattivo ma tutti i personaggi principali si ritrovano travolti dagli accadimenti ben oltre la loro volontà.

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Così è per Ryu, il ragazzo sordomuto protagonista del film (indimenticabili i suoi capelli verdi) che per salvare la sorella malata prima vende il proprio rene (venendo truffato), poi rapisce la bimba di un milionario per avere i soldi per il trapianto. Quello che accade alla bimba è l'ultima cosa che voleva.
E così è per Park Dong, il padre, una persona mite che all'improvviso si vede prima la figlia rapita e poi (lui crede) uccisa barbaramente.
La disperazione di entrambi, la povertà, l'handicap e la situazione della sorella per Ryu, la perdita della figlia per Park, porterà nel film a una spirale di sangue e violenza che nel secondo tempo deflagrerà in maniera incredibile (come sarà anche per Lady Vendetta).
Non c'è felicità nel film, solo dolore, disperazione e morte, praticamente per tutti.
Park ci va giù  pesante col suicidio della sorella, con la morte della bambina in campo lungo, con le torture, con l'assassinio di Ryu.

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 E' un film che grida dolore dal primo all'ultimo minuto, cinico ma tremendamente umano e verosimile, altro che Oldboy o Lady Vedetta che costringono, impossibile negarlo, lo spettatore a una grandissima sospensione dell' incredublità (anche se a mio parere restano comunque superiori però).
E sequenze come loro che salgono quelle scale di pietra visti dalle finestre di dentro, lui che mette i sassi sul corpo della sorella mentre la bambina dietro annega, quei rumori dell'autopsia, il massacro dei mercanti di organi o l'abbraccio immaginario tra il padre e la figlia sono il segnale che qui, già qui, stava uscendo uno dei più grandi registi degli ultimi 15 anni.
Da recuperare subito.

( voto 8,5 )

17.7.13

Recensione Hostel part 3

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Ah ah, credo di essere l'unico pazzo non solo in Italia ma nel mondo intero a considerare questo terzo
capitolo (non proprio ufficiale però...) della saga creata da Eli Roth come quello meglio scritto di tutti o comunque quello che, sbudellamenti a parte, cerca di avere più trovate degli altri. Ero davvero convinto di trovarmi davanti una ciofeca colossale e invece complimenti ragazzi, avete raggiunto livelli pari a Roth senza avere quasi una lira.
Sapete che ha di fantastico sto film?
Il primato di colpi di scena.
Ne ho contati 7.
Assurdo.
E 5 su 7 non me li aspettavo proprio, giuro, coglione io o bravi loro non so dirlo.
Già il prologo è sorprendente ma i ribaltamenti di situazione e le sorprese andranno avanti fino alla fine, assicurato.
E la parte pipareccia, quella che nel primo Hostel prendeva metà film qui è molto meno importante e accompagna sempre l'avanzare delle vicende, non è un blocco a sè stante.
Ragazzi, c'è poco da fare, è ovvio che senza i due capitoli precedenti questo non esisterebbe (il plot alla fine è sempre quello) ma sono convinto che venire per terzo e non essere diretto da Roth l'abbia penalizzato.

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Le torture sono tutte riuscite ed incisive, si vede il minor budget è vero, specie nei dettagli, ma l'inventiva c'è.
Gli attori se la cavicchiano, lei, la futura moglie a casa, è bella da paura mentre in mezzo ai ragazzi ce n'è uno così brutto da infastidire.
Il boss è il Dracula di Argento...
Molto carina l'idea della stanza delle torture mostrata a tutti con la possibilità di scommettere su come morirà la vittima di turno. Fantastica la donna demone arciere. Non gasiamoci, è un filmetto alla fine ma pieno di brio ed inventiva.
Spoiler d'ora in poi, anche grossi, fermatevi se volete vederlo.
Il prologo con quel ribaltamento, lo scoprire che le due ragazze in realtà erano vittime anch'esse, la sorprendente rivelazione di che ruolo abbia avuto l'amico organizzatore e quel finale con doppia sorpresa per cui per una volta muore nel cinema il protagonista e poi no, insomma, i ragazzi che l'hanno scritto hanno provato a mettere un qualcosa in più rispetto ai primi due capitoli, altrimenti sarebbero stati completamente distrutti dagli stessi.

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Credo che questa fosse una saga già satura dopo i primi due capitoli (come Saw secondo me), già salvarsi sarebbe stata un'impresa.
E ci si salva, eccome.
Ma poi ragazzi, sapete chi c'è alla regia?
Quello Spiegel amico di Raimi che scrisse da ragazzino la sceneggiatura de La Casa 2.
Bravo Scott, divertirsi con gli horror a quasi 60 anni è indice di passione e animo giovane.
Magari l'ha fatto per farsi un giro con le ragazze del film.
E bravo Scott.
Due volte.

( voto 6 )

16.7.13

Al Cinema: recensione "Stoker"

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Ho sentito parlare di passo falso di Park, di essersi venduto al mercato americano perdendo la sua identità, di film mediocre. Ora, dico la verità, la sera che sono andato a vederlo avevo un immenso bisogno di lui. Appena il giorno prima avevo rivisto Mr Vendetta e l'idea che il mio regista (vabbeh, il mio nickname sapete da dove viene) fosse lì a 20 minuti di auto con un suo film era un salva-serata davvero fantastico. Quindi sarà stato il mio amore sconfinato per il maestro coreano ma io reputo Stoker un'altra grande perla di questo magnifico regista e probabilmente le troppe critiche piovutegli addosso sono dovute al solito fastidio che provano tanti quando un regista di certi cinema "poveri" (europeo e asiatico su tutti) sbarca -finalmente per lui- a Los Angeles.
Film complessissimo -elemento raro per Park che pur firmando sceneggiature granitiche e allo stesso tempo ricche di intuizioni non ha mai fatto della complessità di lettura un suo marchio di fabbrica- Stoker è un film che andrebbe visto almeno due volte.
Ed è per questo che rimango basito a sentir parlare di esercizio di stile quando, al contrario, nella filmografia di Park Stoker è forse il film più autoriale e pieno di cose, ancora più di quell'immenso capolavoro che è OldBoy. Se qua si parla di esercizio di stile allora Lady Vendetta cos'è?
Eppure non si raggiunge il livello della trilogia perchè per quanto buono e desideroso di volare alto, Stoker è un film imperfetto, su questo non ci piove.

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Un prologo magnifico,poetico e vagamente vontrierano fa da apertura a un thriller psicologico torbido, sfuggente, misterioso e un pò disturbante nel suo incedere.
La scoperta dei propri istinti e della propria natura, la ribellione allo status quo, il sesso visto come chiave di apertura di sè al mondo, l'indissolubilità di alcuni legami e l'evanescenza di altri, la cronica infelicità (ma c'è un film di Park nel quale un personaggio sia, anche per poco, veramente felice?), la ricerca di una propria identità (India) o la ricerca di un'identità uguale a sè (Charlie), quale è il tema portante del film?
Difficile dirlo.
Film che, non nascondiamolo, a livello di regia è la solita parkiana meraviglia, con quei titoli di testa che svaniscono nelle immagini, con quei piani sequenza così magistrali, con quelle scarpe intorno ad India, con un triplo montaggio alternato di folle bravura e massima tensione, con quella sonata a due che ricorda quasi l'indimenticato incesto di Oh dae-soo, con quell'impressionante dissolvenza dai capelli all'erba, roba da restarci secchi all'istante, con quell'uso degli sguardi privi di parola.

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Davvero pazzeschi due punti di contatto con Oldboy, non evidenti ma davvero sorprendenti se colti. Il primo è il regalo del padre.In entrambi i film la figlia solo alla fine aprirà la scatola regalo per il compleanno che il padre aveva preparato ad inizio film.
Il secondo è la scelta precisa di Charlie, dopo anni e anni, del giorno in cui uscire dalla prigione-manicomio come fece Woo-Jin con Oh dae-soo.
E la motivazione è praticamente identica, in quegli anni qualcuno cresceva e diventava donna...
Purtroppo nel finale ci sono troppi twist e lo spettatore rischia uno stato confusionale in tempi troppo brevi, resta perplesso di alcune scelte o situazioni.
India si scopre donna e killer, il ricordo di quell'anatra col padre si sovrappone finalmente alla nuova preda.
Ma la sua nuova natura arriva in maniera troppo debordante ed eccessiva,vedi la scena col poliziotto.
Bravissimi tutti gli attori, la Wasikowska ha un viso così poco cinematografico da risultare paradossalmente un grande volto da cinema, la Kidman è perfetta nel ruolo di una donna di cui più di una volta cambiamo opinione ed empatia. Goode, come Gosling, o è un attore mediocre o un grande attore, ci devo riflettere.
Forse sono solo un fan sfegatato ma io sto regista lo amo.
Anche qua.

( voto 8 )

15.7.13

Recensione "Ruby Sparks"

O.k, sono passati 15 giorni dall'ultimo film recensito, se ne lasciavo passare altri sarebbe stato sempre più difficile ricominciare. Tra l'altro ho abbandonato nel "miglior momento" di sempre del blog, si dice così? Ora non mi interessa se si riparte con 4 gatti perchè semmai quei 4 gatti saranno 4 gatti che valgono oro.
Anche se, e qui è curioso il richiamo a Truman show quando il creatore afferma che la schermata con le trasmissioni interrotte avrebbe avuto più audience dello show in sè, il post con la pausa in soli 9 giorni è stato praticamente il più visto del mese. Vacce a capì qualcosa... :)
Mi scuso con Gianluca per la promessa di ricominciare con la 25° ora ma in questi giorni un pò più difficili sono andato al cinema più volte e provo a recuperare nella memoria alcuni film (credo 3) dei 5,6 che ho visto. La 25° ora sarà il primo nuovo film dopo questi recuperi. Mi scuso per il post patetico della pausa, in realtà aveva lo scopo opposto a quello che si è percepito. L'ho postato proprio per dire che qualsiasi pausa si fosse notata prima o poi avrei scritto di nuovo e non per comunicare la decisione di abbandonare perchè quella, almeno razionalmente, non ci sarà mai. Insomma, mi ero un pò parato il culo se non si vedevano post per troppo tempo.
Perchè ricomincio? Perchè mi va. E, anzi, dopo 400 recensioni ecco la prima (o seconda) commedia romantica del blog. Mi ispirava, la davano in un cinema all'aperto, sono andato. Non sbagliavo.
Grazie a tutti amici, non sapete quanto siete importanti.
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Certo, sono forse l'ultima persona al mondo che può dir questo (non vedo commedie da anni) ma credo di
non andar troppo lontano nel definire Ruby Sparks come il tentativo più riuscito di avvicinare quella che, a mio parere, è la massima vetta del genere nella prima decade degli anni 2000, vale a dire l'immenso Se mi lasci ti cancello. I punti in comune tra i due film sono moltissimi ma incastrati in una struttura completamente differente.
Qui alla regia c'è la coppia Dayton-Faris, gente che di cinema sa scrivere come pochi e che con soli due film, Little miss Sunshine e questo Ruby Sparks, potrebbe già fermarsi e aver dato alla commedia indipendente americana più di qualche registuncolo che sforna porcherie da decenni.
Si può scrivere l'amore ideale? Fino a che punto è lecito modellare la persona che ami a tuo piacimento?
Commedia dolcissima, tenera, ma allo stesso tempo molto profonda e quasi cattiva nelle tematiche che affronta.
Calvin è un grande scrittore che a 19 anni ha avuto un successo incredibile e poi per 10 anni non è più riuscito a scrivere. Manca l'ispirazione, ispirazione che certo non può venire dalla vita che fa, rintanato in casa e incapace di instaurare il benchè minimo rapporto con chicchessia. Una notte però l'ispirazione arriva. E' Ruby, una bella ragazza, molto semplice e solare. Calvin la sogna, la "inventa" e inizia a scriverne voracemente. Finchè Ruby non appare davvero, in carne ed ossa, a casa sua.
Se voi poteste scrivere l'amore della vostra vita lo fareste? Avete un foglio bianco e potete scrivere là sopra tutto quello che volete, come e quanto lei vi ama, come vi guarda, cosa vi dice, modellarle il corpo, sceglierne i sogni e le aspirazioni, renderla vostra per sempre.

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Tutto bellissimo no? Sì, ma poi, pensandoci bene, siamo sicuri che si possa veramente raggiungere la felicità in questo modo? Sapere di essere amati, sapere che si è perfetti per l'altra, ma saperlo perchè sei tu che l'hai deciso e imposto non è una condizione più simile all'infelicità? Calvin smette di scrivere, cerca di capire se la ragazza che ha creato può amarlo a prescindere dalla magia che l'ha generata, per quello che è. Ma piano piano arrivano i primi problemi perchè nessuna persona scritta nero su bianco può avere la complessità di una reale, perchè le passioni, gli amori, gli umori e le complicità sono montagne russe della vita in cui tutti prima o poi dobbiamo salire,vanno su e giù tra discese ardite e risalite, perchè anche Califano lo diceva, tutto il resto è noia, o comunque ci sono momenti in cui lo sarà di sicuro.
E allora Calvin ricomincia a scrivere perchè si accorge che rischia di perderla.
La scena del confronto a due davanti la scrivania è di una bellezza e violenza devastante perchè metafora geniale e terribile di quei rapporti non liberi,quei rapporti in cui uno dei due (quasi sempre le donne) devono modellarsi agli occhi dell'uomo, stare alle sue regole, perdere completamente la propria identità per lui.

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E, più sotto le righe, c'è anche una forte critica a quei "geni" che si rintanano nel proprio mondo e nella loro (presunta) grandezza e non riescono ad abbassarsi al livello delle persone normali (vedi anche il confronto con l'ex ragazza).
Il film è brillante, divertente (soprattutto grazie al personaggio del fratello, tra l'altro interpretato da un attore strepitoso -Chris Messina -) ma sotto questa patina è di una crudeltà e malinconia incredibili.
La prima parte è molto dolce, con quel personaggio creato da zero, Ruby, che dice a Calvin "E' come se ti avessi sempre aspettato" (quando semmai è invece vero il contrario), quel blocco di vita finalmente divelto dall'arrivo dell'amore, quella perfetta simbiosi tra i due.
Ma, ahimè, simbiosi artificiale.
E in un finale praticamente identico ad Eternal Sunshine vediamo forse la genesi di quello che da artificiale può diventar naturale ed autentico.
Perchè nessuna condizione umana è mai definitiva.

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La nostra vita non è un libro in cui provano a darci pagina dopo pagina tante sfaccettature perchè noi quelle sfaccettature ce le abbiamo in ogni pagina, in ogni rigo.
Noi siamo tutto e niente ogni secondo, esseri capaci di amare ed odiare quasi allo stesso tempo.
Noi siamo uomini, non personaggi.
Siamo esseri miserevoli e meravigliosi, miserevoli e meravigliosi, difficile mettere una "o" nel mezzo.
Amiamoci per quello che siamo.
Ruby, sei libera.

( voto 8 )

5.7.13

Qualsiasi cosa accada non andate via...


Non so se durerà due giorni, una settimana, un mese o per sempre.
Per sempre credo proprio di no perchè sto blog non lo abbandonerò mai e, anzi, un giorno riprenderò alla grande.
Ma adesso può darsi che ci sia un periodo in cui non lo aggiornerò più.
Voi restate là e magari fatevi sentire ogni tanto perchè i vostri commenti a volte sono aria in questa vita un pò in apnea.
O magari sto post non servirà a nulla, da domani avrò già le forze di riprendere.
Ma se non lo faccio almeno vi ho avvertito.
A presto amici.