31.10.13

"Dieci"

"Stai tranquilla, non ti succede niente. Conta solo fino a 10, chiudi gli occhi, conta fino a 10 e non pensare a nulla, conta, così, 1..,2...,3... conta fino a 10 e poi sarà tutto finito"
Tutto questo sussurrato da quei denti marci, neri come la notte là fuori.
E con quell'alito di morte che gli entrava violentemente nel naso.
La morte già, la morte.
Una cosa che sta sempre lì, sovrappensiero, un mostro pronto ad assalirti la testa ogni volta che può, spesso a tradimento.
Ma ora era lì, nessun sovrappensiero, era lì, e la morte aveva l'immagine di denti marci neri e l'odore di qualcosa che non c'è più.
Le catene nemmeno le sentiva più, era come se il suo corpo mantenesse ormai di proposito quella posizione, come un Cristo in una croce ancora da tirare su, sdraiato là in attesa del mostrarsi a tutti.
"Conta ti ho detto, apri quelle labbra brutta puttana e comincia a contare. O preferisci ti faccia questo?"
Il solo pensiero la atterriva, era già successo tanto, troppo, perchè non era ancora finita? La vita, la sopravvivenza non erano più un'opzione oramai, la fine, invece, una disperata speranza.
"Hai scelto troia"
"U...no"
Appena un attimo prima che accadesse.
"Vai avanti, allora ce l'hai una lingua, vai avanti"
"Uno, due..., tre, qua..., ti prego... basta..., uccidimi"
"Ricomincia da capo e non provare mai più a fermarti altrimenti rimpiangerai ancora di più di non morire"
Allora mi ha capito, pensò, sa anche lui quanto lo desideri. Rimpiangere di non morire, è mai possibile?
Ancora una volta, un attimo prima che l'ennesimo orrore, il più brutale, stesse per compiersi ricominciò:
"Uno, due, tre, quattro, cinque, sei..."
"Fermati"
Lo guardò, per un attimo una parvenza di umanità trafisse il volto deforme dell'odio e della pazzia.
Se possibile quel refolo di qualcosa di diverso la impaurì ancora di più.
Se anche lui là sotto è qualcos'altro quello che sta sopra è ancora più terribile.
"Ricomincia"
Disse lui, mentre una grande lacrima nera raggiungeva l'angolo della bocca, troppo lontana per provare a pulire i denti neri in realtà così vicini.
"Quattro, cinque..."
"Ho detto ricomincia. Da capo"
Disse.
Mentre a quell'unica lacrima, ormai morta quasi disidratata a terra, ne erano seguite altre. Tante altre.
"Perchè piangi?"
Disse lei.
Era un coraggio ipocrita il suo perchè aveva solo due possibili reazioni.
La fine di tutto.
O una piccola speranza di qualcosa che oramai era morto e sepolto da tempo, sopravvivere.
"Tu conta fino a dieci e te lo dico"
Questa volta pronunciare quei numeri fu più semplice.
O forse no, perchè quello che sarebbe seguito dopo l'ultimo, al 10, era diventato ancora più misterioso, più complesso, più, come dire, variabile.
E avere speranze in alcuni casi è molto più terribile di non averne.
Cominciò a contare, lentamente.
Lui la guardava e aspettava, i neri denti digrignavano e gli occhi infuriavano in un volto colmo di lacrime.
Poi successe.
E' una cosa che a molti capita spesso,ad altri rare volte, ad altri ancora forse non è mai successo.
Rendersi conto, scoprirlo.
Sono sia qua che là.
Al sei cominciò a ridacchiare, poi sempre più forte,sette, otto, una risata che lo prese di sorpresa, nove.
"Dieci"
Disse.
Ad alta voce, qua da noi.

27.10.13

Recensione: "Hatchet"

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Molto divertente.
Il mondo degli slasher ironici (e degli slasher in generale, specie nei teen horror) è forse quello dove, davvero, la ripetitività la fa da padrone.
C'è sempre un prologo, di solito atto a raccontare i bagordi del gruppo sacrificale di turno, c'è poi lo svolgimento dove i giovani vengono fatti fuori uno ad uno, c'è la final girl e, di solito, il lieto fine.
Sono pochissimi allora gli aspetti dove si può eccellere o avere un minimo di originalità.
Certo possono esserlo le ambientazioni, e in questo caso Hatchet vince la scommessa con le cinematograficissime paludi della Louisiana (anche se, dico la verità, ho la sensazione sia stato fatto molto in studio).
Certo può esserlo il grado di efferatezza degli omicidi e una certa originalità negli stessi.
E anche qua Hatchet riesce ad emergere con una serie di omicidi girati veramente alla grande, cattivissimi come pochi ,anche se, visto il generale clima di divertimento presente nel film, perdono un pò della potenza che avrebbero potuto avere.
Però l'uomo accettato, la donna a cui l'ottimo villain apre la faccia, il regista di film porno a cui viene girato il collo (magnifico), il ragazzo decapitato con la vanga, la ragazza prima "slabbrata" e poi impalata, quella fatta a pezzi, il neretto sbattuto nel muro come fosse un panno bagnato, dai, Hatchet regala momenti splatter davvero convincenti.

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E il finale (tanto jasoniano) arriva davvero inaspettato.
Per il resto dialoghi almeno all'inizio imbarazzanti, il mostro che arriva dopo ben 45 minuti, l'ambientazione che seppur affascinante non cambia mai con gli omicidi fatti praticamente sempre sullo stesso posto, la leggenda buttata là e una certa incoerenza su cosa sia il mostro, persona reale o fantasma? Se fosse la prima non potrebbe sopravvivere sempre, se fosse il secondo non avrebbero senso tutte le varie "morti" cui deve sottostare, a meno che non ci troviamo davanti un fantasma a cui piace fare il gigione e l'attore.
Mostro poi derivatissimo nell'aspetto da cult come Wrong Turn e Le Colline hanno gli occhi ma buono dai, un bestione molto cattivo e bruttissimo.
Stupenda la protagonista mente le due zoccolette solo quello possono essere,non hanno minimamente la classe della prima.
Strana la somiglianza del protagonista maschio col nostro Ceccherini, soltanto un pò più bello, diciamo uno o due stadi evolutivi dopo.

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Fa specie però che sia il titolo sia la leggenda di Crowley facciano continuamente riferimento all'accetta quando poi in realtà questa viene usata soltanto nel primo omicidio.
Divertente, abbastanza pazzo, leggermente originale, niente di che ma perfetto quando si ricerca un certo tipo di film.
Prima o poi vedrò il seguito, dello stesso regista, Adam Green.
Che tra un episodio e l'altro ha girato l'interessante Frozen, già passato da queste parti.
Un altro giovane regista horror non male.
Ma manca il vero fenomeno ancora, lo aspettiamo.

( voto 6,5 )

25.10.13

Recensione "Hesher è stato qui"

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Non lo so se è stata soltanto una mia interpretazione ma questo particolarissimo e bel film indipendente
americano mi è sembrato una chiara metafora del messaggio cristiano, una laicizzazione dei più importanti e basilari concetti che Cristo ha cercato di lasciare su questa terra.
Attenzione, a chi viene l'orticaria sentendo solo nominare cristianesimo e affini non si lasci ingannare, il film è veramente tutt'altro.
Però, chi l'ha visto, mi segua un attimo.
Già il look di Hesher richiama tanto quello del Cristo, un povero cristo senza una lira, senza una casa, dedito a sesso, droga e far saltare in aria le cose, violento, irrispettoso, indecifrabile.
Hesher piomba sulla vita della famiglia di T.J quasi per caso, nel momento di massimo bisogno dopo la morte della madre del ragazzo. E' una famiglia disastrata, il padre è ormai perso, la nonna, personaggio meraviglioso, soffre come un cane per suo figlio e per suo nipote ma non riesce ad aiutarli come vorrebbe, il piccolo T.J vive nella disperata ricerca del ricordo di sua madre, reificato nella macchina distrutta dell'incidente.
Arriva Hesher e come il Visitor Q dell'omonimo film di Miike sovverte anche senza volerlo l'armonia della famiglia.

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Ma sono tantissimi i richiami che il pazzo Hesher ha con la religione, anche se in modo completamente ripulito dal sacro.
Il look, come dicevamo, l'apparire sempre al momento del bisogno come un Angelo Custode, il parlare per metafore (parabole), il fornire sia con i silenzi che con le parole una possibile via di salvezza per la famiglia.
Ma ci sono anche altri piccoli indizi.
Ad esempio lo è lo strepitoso discorso nella chiesa -perchè proprio lì?-, una metafora sul superare le mancanze attraverso riscoprendo e apprezzando cosa si ha ancora, oppure persino nei titoli di coda c'è un'irriverente ultima cena con Hesher in mezzo a 12 scheletri.
E' importante cercare di prendersi addosso tutto quello che che questo film prova a raccontare sotto le righe altrimenti, se si resta solo in superficie, non lo si apprezza quanto dovrebbe.
Grande Gordon-Levitt, inutile ripetersi, bravissimi anche gli altri, specie la nonna e quel padre così disperso in un altrove.

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La Portman imbruttita e nerdizzata paradossalmente è ancora più bella ma al suo personaggio e al ruolo che tale personaggio ha nel film alla fine sembra mancare qualcosa, non solo a livello di plot ma anche, dando a Hesher quella valenza di cui sopra, a livello metaforico.
Il film non ha guizzi particolari, il mio amico di visione alla fine l'ha detto, è il classico film indipendente, quello dove spesso manca il ritmo.Più che mancanti di ritmo i film indipendenti sono spesso molto asciutti, essenziali, prediligono il racconto a qualsiasi orpello, hanno un'idea,una storia e un messaggio da veicolare, del resto se ne fregano.
Io ho trovato letteralmente magnifica la scena della "passeggiata" finale, un capolavoro di sceneggiatura e d'emozione. Avrei preferito fosse quello il finale sinceramente.
Film folle, anche spassoso a tratti ma tremendamente serio in realtà.
E la figura del piccolo T.J, un bambino che in un certo momento ha perso madre, nonna, non ha più un legame col padre e vede le uniche altre due persone a cui è legato "tradirlo" in quel modo è una figura che il film senza tanti giochetti racconta splendidamente. E' il momento della solitudine assoluta, è il momento del tunnel completamente nero, è il momento di salire su quella macchina e cominciare a piangere qualcuno che, in quel momento poi come non mai, ti manca come l'aria che respiri.

( voto 7,5 )

24.10.13

Visti per voi (N°7)- JACOPO- recensione "Splatters, gli Schizzacervelli"

Settima puntata per la rubrica.
Jacopo è uno dei primi utenti "solo" lettori ad essersi affacciati nel blog.
Noi blogger lo sappiamo bene, gli utenti lettori puri sono quelli che danno più soddisfazione perchè sono fuori dalla "rete" che noi blogger instauriamo tra di noi per confrontarci, aiutarci, darsi consigli e, alcune volte, farci pubblicità. Non hanno un tornaconto, se commentano è perchè hanno da dire qualcosa.
Sono loro che rendono i nostri blog più interessanti perchè se ci scambiassimo opinioni solo tra di noi sarebbe un circolo chiuso molto meno stimolante.
E Jacopo ha un altro pregio, dice sempre cose intelligenti e se commenta lo fa per dire in maniera compiuta la sua.
Ecco Splatters.
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La domanda principale è questa:
come fa uno di 36 anni appassionato d'horror e amante di tutti i film che hanno fatto la storia negli ultimi 30 anni in questo genere a non aver mai visto Splatters?
La risposta è solo una:
sono uno stronzo
Perchè una cosa è certa, dopo aver visto Splatters -e a sto punto meno male l'abbia visto così tardi- qualsiasi altro horror comic splatter della storia del cinema non può reggere il confronto.
Intendiamoci, il 3° film dell'allora 31enne Peter Jackson non è geniale e perfetto come potrebbe sembrare (vedremo perchè) ma è qualcosa di così tremendamente travolgente ed "ematicamente" impressionante che rappresenta senz'altro l'eccellenza nel suo sottogenere.
Pura pazzia.
Il citazionismo di Jackson è così evidente che nessuno si può incazzare e parlare di plagio. Le "indemoniate" buttare in cantina come nell'indimenticabile La Casa, la cena di Non aprite quella porta (qui talmente esagerata da avermi dato quasi la nausea), lo straordinario bebè zombie che richiama moltissimo il Chucky de La bambola assassina (uscito 3 anni prima), ovviamente tanto Romero, forse il Lynch di Eraserhead e chissà quanto altro.

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La magia di questo film oltre all'assoluta pazzia che lo pervade -chiara evidenza di una passione pazzesca per il genere di Jackson e soci- sta nell'impressionate, ripeto, impressionante qualità degli effetti speciali utilizzati. Alla barba degli effetti visivi di oggi imperanti nello splatter/torture, Jackson, o meglio Richard Taylor realizzano quelli che, senza vergogna, ritengo i migliori effetti splatter della storia del cinema, strepitosi, a volte fastidiosi da quanto è difficile vedere il trucco, geniali (penso alla faccia dimezzata appoggiata sul pavimento), originalissimi e uno diverso dall'altro.
E' un'orgia di membra, arti, frattaglie, sangue, corpi mutilati, una cosa strepitosa che ha il suo apice nell'incredibile carneficina finale.
Credo che il massacro con il tagliaerbe sia lo zenit del cinema splatter.
L'ironia è strepitosa, i personaggi indimenticabili anche se, purtroppo, dopo un inizio che appare geniale, il film ad un certo punto non ha più guizzi, non ha più trovate e si affida soltanto agli strepitosi effetti di cui sopra.
Un filino in più di sceneggiatura ed avevamo il capolavoro.

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La regia è pazza come il mondo che ritrae, non si contano le inquadrature sghembe, i movimenti di macchina impazziti, un uso del montaggio frenetico come non mai.
La mamma che cade a pezzi, il citato bebè, l'infermiera con la testa ribaltabile, lo zio obeso, c'è tanto, tanto.
Anche se, e lo dico perchè scrivo a 3 giorni dalla visione, è così tutto così esagerato, eccessivo, pieno di cose, che nel cercare di ricordarlo si mischia un pò tutto e ci si accorge che il film ti lascia solo tanti flash unici (di scene o personaggi) a discapito della struttura e della storia.
E' una bomba per gli occhi, niente cuore e niente testa per citare i 3 "sensi" che ricerco sempre come criteri di valutazione nei film.
Ma il cuore è dietro la macchina da presa.
E pulsa.
Magari poi l'avranno pure maciullato ma pulsava.

( voto 8 )

22.10.13

VISTI PER VOI, ricapitoliamo...

Chiedetemi un film da recensire, prima o poi lo farò ;)


PUNTATE PRECEDENTI (trovate i link nella categoria apposita sotto il titolo del blog)

1 CIKU-L'ETA' DELL'INNOCENZA
2 GIOCHER-RATATAPLAN
3 JOHN LOCKE /HGWXX7-THE ARTIST
4 FEDERICO-BUFFALO 66
5 JONATHAN CAOUETTE-TARNATION
6 GIANLUCA-LA 25° ORA
7 JACOPO-SPLATTERS
8 ROCCO-ESSENTIAL KILLING
9 PIETRO-UNA NOTTE BLU COBALTO
10 MYERS-FREDDY VS JASON
11 ALESSIO - CHICO & RITA
12 POISON - BRONSON
13 MATTA BORGONOVO - ME AND EARL AND DYING GIRL

RICHIESTE IN CORSO

1 BRADIPO-UN CUORE IN INVERNO
2 BIANCA-LA VITA SEGRETA DELLE PAROLE
3 EDO-VIVRE SA VIE
4 VITTORIO MORELLI -C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA/ 8 E MEZZO
5 EMMEGI - VIOLENT COP
6 MARCO GOI-SCARFACE
7 JEAN JACQUES-PRINCESS MONONOKE
8 BABOL-IL SILENZIO DEI PROSCIUTTI
9 FILIPPO PATELLI - BOOGIE NIGHTS
10 LEONARDO MORICHETTI - BAD BOY BUBBY
11 PAOLOANAR - NOVECENTO/FAUST
12 MARCO H - EDGE OF TOMORROW
13 ALESSANDRO 99 - REQUIEM FOR A DREAM
12 IVAN PAIO - BRING ME THE HEAD OF ALFREDO GARCIA
13 RACHELE - FOUND
14 NEGATIVE CREEP - SMOKE
15 HAN SOLO - HANSEL E GRETEL (simonelli)
16 DEUCON - RESOLUTION
17 KIKKO - LE MELE DI ADAMO
18 RAEL70 - PERSONAL SHOPPER


CHI DEVE ANCORA CHIEDERE

TUTTI GLI ALTRI

Recensione "Pietà"



spoiler giganteschi

Saranno i 129 schiaffi che a turno i protagonisti si danno tra di loro ma questa è la sensazione che ho avuto
durante la visione, uno schiaffo in faccia da parte di uno di quei registi che mai mi avevano tradito e che almeno in 2 occasioni, con Ferro 3 e Primavera, Estate..., mi avevano fatto provare l'ebrezza del capolavoro.
Ora, Pietà non è un brutto film, tutt'altro. E per molti è anche un gran film, per alcuni persino grandissimo.
Ha vinto Venezia, non scordiamocelo.
Ma io non ci ho ritrovato quasi mai la magia e la poesia dei film di Kim.
Un'ottimo soggetto diluito in quasi 2 ore piene di pause, ripetizioni di scene -come ad esempio le varie "riscossioni", tutte in luoghi identici uno all'altro (va bene l'artigiano, ma tutti in 3 metri quadri? ),tutte con dinamiche identiche una all'altra, tutte con frasi identiche una all'altra ("non voglio essere mutilato!" o al massimo "voglio essere mutilato!")- ,oppure le 4,5 in cui lui va a cercare sua madre, scene francamente inutili e altre incoerentemente provocatorie (perchè, alla luce del colpo di scena arrivare a quei punti tra "madre" e figlio ad esempio?).

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Intendiamoci, anche in capolavori come Old Boy, Lady Vendetta e grandi film come Confessions la vendetta, se ben analizzata, aveva un'architettura così inverosimile da rischiare di far crollare il castello, ma era così bella, emozionante e coinvolgente la macchina cinema che gli stava alle spalle da farci dimenticare tutto il resto.
Qui, paradossalmente, la vicenda e la vendetta raccontate sono molto più verosimili e realistiche ma è il modo di raccontare di Kim che non convince.
Non c'è pathos, non c'è ritmo, la fotografia e la regia, a tratti, avevano uno stampo televisivo. E l'attore protagonista è così insopportabile che non ho minimamente vissuto il suo "cambiamento" e il suo dramma.
Kim, un maestro della sottrazione, vuoi delle parole (Ferro 3) vuoi con le metafore (figura retorica che agisce, appunto, per sottrazione) come ad esempio in Primavera, anche qua usa tantissimi simbolismi ma in un modo che ho trovato abbastanza e inutilmente provocatorio. L'incesto, la masturbazione, la scena scatologica della cacca che Kim vorrebbe far diventare escatologica, lei che lo imbocca e lui che gioca coi palloncini, tutto mi è sembrato mera provocazione.

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E pensando a Moebius forse è così, Kim ha sbroccato.
Eppure il soggetto è ottimo e aveva tutto per darci un altro grande Kim.
Si è parlato di film violentissimo ma o io avevo una versione censurata oppure non ho visto una singola violenza in campo, tutto fuori. Tra l'altro con due cadute dall'alto abbastanza fantozziane.
E anche l'autopunizione finale, specie per come viene messa in pratica, mi sembra esagerata, alla fine il ragazzo era stato ingannato e avrei visto più giustificata una sua reazione rabbiosa che un pentimento così grande.
E quella scia di sangue che copiosa viene lasciata per decine di km è davvero incredibile e inverosimile.
Non so...
Ovviamente il film è buono, la recensione tutta negativa è soltanto frutto di una discreta delusione.
Ma se non ci fosse dietro Kim e il Leone d'Oro credo che pochissimi annovererebbero Pietà tra i capolavori del cinema con gli occhi a mandorla.
La vendetta, la redenzione, il pentimento, il dolore, la cattiveria e, forse,soltanto forse, la pietà, c'è tanto.
Ma qui, nel mio cuore,è arrivato ben poco.

( voto 6,5 )

19.10.13

Recensione "I bambini di Cold Rock"

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spoiler ammazzafilm

Molto interessante.
Tutti aspettavamo al varco Laugier per capire se era più veritiero l'acerbo e pasticciato Saint Ange o il grande Martyrs, considerato da qualcuno (e anche da qualche blog/sito) come l'horror più bello del decennio.
Non lo è in realtà ma vederlo tra i candidati è d'obbligo.
Tutti aspettavamo Laugier ma dovremmo avere obbiettività nel'analisi.
Chi lo detestava avrà da ridire anche qua.
Chi lo esaltava troverà materiale anche qua.
Chi esaltava semplicemente Martyrs parlerà di delusione.
Invece I bambini di Cold Rock è "soltanto" un buon film, uno di quelli, ne parlavamo con Insidious 2 pochi giorni fa, che prova a raccontarci una storia e mette tutto il resto al servizio di essa.
Ha tanti meriti, proviamo ad evidenziarli.
Intanto c'è la Biel, una di quelle brave e belle che anche struccate mangiano la testa alle starlette recitazionedovesei di turno. (a tal proposito quando ho visto quel figlio brutto in quel modo mi chiedevo quanto fosse orrendo il padre per aver bilanciato così).

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Personaggio molto sfaccettato il suo, a un tratto persino sfuggente.
Ed è proprio questo il capolavoro di Laugier in questo film.
Perchè ne I bambini di Cold Rock i personaggi sono tutti complessi, fanno cose buone e altre sbagliate, sembrano nel giusto e poi nel torto, hanno i loro pregi e i loro difetti. Di quasi tutti quelli principali nel corso del film pensiamo sia bene che male, fatichiamo a condannarli o a premiarli.
Specie per quello della Biel, angelo o cinica trafficante di bambini?
Ma ripenso anche al pianto finale di Tracy, davvero potente per un personaggio anch'esso sfuggente.
Mi è piaciuto molto il modo di raccontare con quel prologo che è un mezzo flash forward, con quel twist a metà film che cambia tutto e con quel finale che gli dà un sapore diverso, ti pone domande, ti mette dubbi.
E se tutto quello che succedeva fosse giusto?
E' quello che si chiede anche la piccola Jenny in fuga dallo squallore ma in crisi di identità nel finale.

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Finale che come in Martyrs Laugier dipinge di autorialità, forse anche troppa, con un altro deus ex machina, la vecchia, molto simile a quello del precedente e bellissimo torture movie.
Soluzioni narrative apparentemente diversissime ma sottilmente molto simili tra i due film.
Ma Laugier si riconosce, non solo nel finale. Molti luoghi tornano, la regia è ancora magnifica (che riprese aeree...), la donna è sempre l'eroina. E per la terza volta su tre c'è il trucchetto della stanza di sotto che nasconde qualcosa.
Difetti?
La vicenda, diciamocelo, è abbastanza improbabile, un tale giro di bimbi nel mondo normale sarebbe stato scoperto dopo pochi mesi.
E lo splendido titolo originale, The Tall Man, richiama una figura molto misteriosa nel film ma raccontata malissimo. Laugier avrebbe dovuto giocare più col paranormale, magari attraverso inquadrature ad hoc. Invece questo uomo alto alla fine non inquieta mai, non è nemmeno così alto in realtà (all'inizio c'è un motivo, non è lui) e non viene presentato mai nella maniera giusta.
La conferma che Laugier può sempre dire la sua.
E che forse sboroneggia un pò troppo.

( voto 7 )

17.10.13

Al Cinema: recensione "Insidious 2"


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presenti spoiler

Adesso basta.
La mia infinita bontà e il mio metodo d'analisi per cui un pregio vale sempre almeno due difetti mi hanno sempre fatto salvare Wan and co e la loro new wawe di film horror.
Però c'è un limite a tutto.
Questa è la mia recensione definitiva per dire basta, il mio basta, verso ste pellicole.
Me so rotto er cazzo.
E siccome deve essere una rece definitiva, per quanto cazzona, la voglio esporre a tesi.

1  WAN, TALENTO DEL NUOVO HORROR. MA DE CHE?
Il simpatico malese James Wan è considerato ormai quasi da tutti come il nuovo talento del cinema horror moderno. Ora, neppure il suo peggior nemico potrà non ammettere le indubbie capacità del giovane (mio coetaneo tra l'altro) regista ma prima di parlare di talento bisognerebbe un attimo capirsi un pò sui termini.
Il talento, vuoi per definizione, vuoi per accezione comune, è colui che riesce ad eccellere senza tanta fatica in un determinato campo, uno che riesce a sprigionare genio, uno che riesce a far cose nuove ed imprevedibili, uno che non ha regolarità, uno che ti sorprende quasi sempre, uno che si discosta dalla massa dei "mestieranti", di quelli cioè che con il lavoro, la fatica e, appunto, il mestiere riescono magari a raggiungere i suoi stessi risultati senza avere la stessa inclinazione naturale.
Ebbene, Wan di talento non ha quasi nulla, è un giovane mestierante che a 35 anni fa già film in copia-incolla, uno che usa tutti gli stilemi, i clichè, le tecniche e i trucchi del genere in cui si cimenta. Wan è il giovane che fa le cose dei vecchi, il buon regista che non ha guizzi. O non li ha più.

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2 PAGHI TRE COMPRI UNO
Ora, so benissimo che Wan e i suoi film (per convenzione parliamo solo degli ultimi 3) piacciono da morire, che le nuove generazioni li vedono come vette massime dell'horror moderno.
A questo punto vorrei che questi ragazzi che ora lo venerano vengano un giorno da me e si sottopongano a un test.
Tra un anno diciamo.
Nel test io elencherò loro 10 scene tratte dagli ultimi 3 film di Wan e loro devono semplicemente rispondermi su quale dei 3 si trovavano tali scene.
Perchè Wan è riuscito nell'impresa del 3 x 1, fare 3 film uno identico all'altro, stesse tematiche, stesse ambientazioni, stesse tecniche, a volte, sigh, stessi nomi ( vedi Lorraine che c'è anche ne L'Evocazione), stessi trucchi.
Identici dai.
Ed è riuscito così a far rovinare all'appassionato la visione del migliore dei 3, L'Evocazione, incastonato in modo assurdo tra i 2 Insidious, stritolato dai due.
Io ieri lo confondevo in molti punti col primo Insidious.
Anche qui, soprattutto qui, parlare di talento diventa davvero inopportuno.

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3 VOLENDO CE SAREBBE ANCHE NA STORIA
Il problema è un pò più a fondo.
Ora, se qualcuno vi dice che un buon horror deve avere una grande sceneggiatura potete smentirlo come volete.
Perchè molti dei più grandi horror recenti alla fine avevano uno script ridotto all'osso, da The Descent a Eden Lake, da Wolf Creek a The Loved Ones, da Them a A L'interieur.
Poi ci sono altri, come The Orphanage, come Martyrs, come Lasciami Entrare o Triangle che invece riuscivano persino a raccontare una grande storia tingendola d'orrore.
Quello che è obbligatorio però, una legge ferrea, è che o mi scrivi una gran storia o mi regali un'atmosfera magnifica (o tutte e due).
Sapete qual è il problema immenso di Wan e dei suoi Insidious?
Quello che siccome si è incapaci di raccontare una storia si vuole strafare e raccontarla grossa.
Insidious 2 è uno dei più grandi pastrocchi di sceneggiatura dell'epoca moderna.
Niente ha un senso e se lo ha è perchè glielo si vuol dare.
Bambini che si devono vestire da bambine che poi diventano vecchi che uccidono travestiti da donna che poi diventano demoni che vogliono restare giovani, 20 donne ammazzate nel passato buttate là senza un motivo, un vecchio ospedale buttato là solo perchè la sera prima a Wan rodeva il culo e ha detto "devo mettere un ospedale psichiatrico che fa location", una gestione dell'Altrove di una confusione assurda, fantozziana, con addirittura il vecchio sensitivo che si ritrova là senza averne i meriti ("il tuo cuore batte ancora, il tuo posto non è qua" "che culo, mi sono fatto un viaggetto perchè il dottore ha sbagliato diagnosi!"), doppie personalità illogiche, comportamenti dei demoni incoerenti e una domanda di fondo che aleggia continuamente: ma dov'è il senso di tutto? Wan ammicca, usa i soliti armadi, i soliti specchi, le solite cantine, i soliti buh da dietro. Wan spaventa a buon mercato e intanto copre di fumo e di (falsa) tensione lo spettatore così da potersi permettere di raccontare una storia senza un filo logico facendo credere che ce l'abbia.

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Asciuga James! Asciuga tutto, contieniti, scialla, falla più semplice e vedrai quanto viene meglio tutto.
E non usare così spudoratamente Shining nei demoni che convincono il padrone di casa ad uccidere tutti e lui li cerca con la mazza da baseball (accetta). O Psycho col matto che uccide perchè glielo dice la "madre".
Salvo due cose. La chiesetta con le vecchie velate (scena superba MA ASSOLUTAMENTE SCOLLEGATA DAL FILM) e il raccordo con Josh che vede sè stesso grande (ottimo spunto ma capirne il senso ti bruci il cervello).
Ero a pezzi, senza più parole.
Mi sono detto "almeno non fare l'ultima immagine con uno che vede una dietro uno"
Fatta.
Però non si vede, lo si capisce e basta.
Miglioramentino dai.
Resta un'esperienza importante perchè si scopre (sempre che io abbia capito) che la famosa strega di Insidious in realtà è un Travestito.
Butta via.
Da oggi quando sentirò pronunciare il nome di Wan senza vederlo scritto l'unica cosa che mi verrà in mente è questa:



mi manchi One.

13.10.13

Recensione "Padroni di casa"


presenti spoiler

Inaspettata sorpresa.
Se c'è un tema che da Cane di Paglia a Calvaire, da Dogville a Il Vento fa il suo giro mi fa davvero impazzire è quello della reazione di una piccola comunità all'arrivo di uno "straniero", quasi sempre un cittadino o comunque qualcuno che per abitudini o cultura è molto diverso da loro.
Il giovane regista Gabbriellini ( l'attore protagonista di Ovosodo, ormai 16 anni fa) riesce nell'impresa di raccontare queste dinamiche in una maniera tremendamente realistica ed azzeccata e lo dico con cognizione di causa visto che vengo da un paesino di 900 anime (in città si dice abitanti, in paese anime, chissà perchè) e mi ricordo perfettamente quello che poteva succedere o non succedere con l'arrivo del romano di turno.
Anche qua i due forestieri cittadini sono romani (e romani de roma sono i due attori, i sempre bravi Mastandrea e Germano), due muratori venuti a piastrellare il terrazzo di un famoso cantante ormai da anni fuori dal giro. E coraggiosa è la scelta di Gabbriellini di affidare la parte a Gianni Morandi che interpreta quello che è praticamente un suo alter ego in maniera davvero convincente, specie nelle scene più dure e silenziose (quando parla e morandeggia richiama troppo sè stesso).

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Come dicevo il racconto dell'impatto che i due hanno sul paesino è perfetto.
C'è la ragazzina che si innamora di uno dei due, probabilmente solo perchè viene da fuori, specie se da Roma.
C'è il ragazzino del paese che per questo si innervosisce.
Ci sono i due romani che hanno il loro solito approccio double face che se da un lato rivela la loro straordinaria capacità di esser divertenti e amichevoli sin da subito, dall'altro verso manifesta un senso di superiorità millenario.
Ci sono i paesani che guardano i due in modo storto, incapaci di instaurare un rapporto amichevole e pronti a punire ogni loro piccolo "errore".
La scena del ping pong è strepitosa ed esplicativa con il romano che la mette sullo scherzo, il ragazzino che non ci sta (anche perchè ha paura gli rubino la ragazzina), dice una frase di troppo e il romano di conseguenza continua con l'ironia ma stavolta in modo molto più pesante e di sfida. Grande scena.
Il film riesce a gestire in maniera molto buona parecchie dinamiche, l'ultimo concerto (o concerto di ritorno) del cantante, la faccenda del lupo, il rapporto tra il più giovane dei fratelli e la ragazza, le varie vicissitudini del più grande.

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Poi alla fine del film c'è il collasso, tutte e 4 le vicende si incastrano tra di loro in modo tragico per portare a un finale davvero inaspettato, di una violenza inaudita.
E se è vero che da un lato tale finale colpisce favorevolmente, un'analisi più attenta porta però a un senso di inverosimiglianza e di eccesso davvero... eccessivi. E non parlo solo della conseguenze troppo più grandi delle cause ma anche di 2,3 passaggi di sceneggiatura abbastanza improbabili (il primo quello della badante che va a cambiarsi, ci mette non so quanto e intanto la padrona muore in casa e il marito è a metà concerto, la seconda i carabinieri che saputa una notizia così grave invece di fare un atto ufficiale, tipo sospendere il concerto e avvertire il cantante, comunicano la cosa solo ai paesani dall'animo più caldo).
Molto bello però, girato splendidamente ed emotivamente coinvolgente, il triplo montaggio tra il concerto (ottime le scene in pseudosoggettiva del cantante),. le vicende di Mastandrea e quelle di Germano.
Inquietante il personaggio di Morandi, davvero luciferino.
Molto bene Gabbriellini.
Splendida la locandina.

( voto 7 )

10.10.13

Recensione "L'altra faccia del diavolo"


SPOILER!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Visionato con la ferma intenzione di vedere un film brutto (data la sfilza recenti di votoni e il bisogno
periodico, quasi crisi d'astinenza, di un abominio) devo dire di essere rimasto profondamente deluso perchè L'altra faccia del Diavolo è soltanto un filmetto senza infamia e senza lode, con i suoi pregi e difetti, bla bla bla.
Quello che è certo è che raramente mi era capitato di vedere un mockumentary che aveva così poca ragione di essere, anzi, credo che se il film avesse avuto un taglio classico ne avrebbe addirittura giovato.

Prima una chicca però.

Qual è una delle trasmissioni più ridicole del palinsesto televisivo?
Non è un mistero, è Mistero.
Per chi l'ha visto credo che sia impossibile non aver notato la comicissima, veramente spettacolare, rubrica REAL MISTERY, quella dei filmati amatoriali mandati dai telespettatori, quella per capirsi che ha creato l'indimenticabile saga dello Gnomo con ascia (avvistato in un video anche qui a Perugia).
In una puntata di un annetto fa la solita voce impostata ed entusiasta della rubrica (un grande quel "doppiatore", secondo me fa apposta e gli viene da ridere anche a lui) presentò le incredibile immagini di un esorcismo clandestino arrivato dagli Usa.
Beh, è una scena presa di questo film.Cioè. proprio la scena del film eh.
Ora, certo non c'era bisogno per la Barale, Bossari, Pinketts (e dire che ti leggevo avidamente un tempo) e soci di arrivare a questo per esser ridicoli ma in qualche modo il fondo si doveva toccare.
Adam Kadmon a parte.

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Il film?
Trama leggermente, ma proprio leggermente, originale rispetto al filone, attori bravini (lei bellissima, sembra una giovane Cotillard in alcune inquadrature), un paio di scene azzeccate, trama abbastanza credibile a parte 2,3 scivoloni, noia che sale a tratti, tensione che ogni tanto fa capolino.
Poi è ambientato a Roma dai, un pò ci rende orgogliosi.
Dicevo, ottimi gli esorcismi (sì, visti e rivisti ma quelli sono), molto buona la scena del battesimo, inquietante quella del suicidio del p(r)elatino ma dall'altro verso si raggiunge il punto più basso e ahimè, deprimente per noi italiani, quando nella suddetta scena si vede la polizia che non fa nulla e manda avanti due civili contro una persona armata nascondendoglisi dietro. Na cosa ridicola.
Ma il capolavoro e il motivo per cui questo film sarà ricordato per sempre e iscriverà il suo nome nell'Olimpo del genere è per la presenza del Demone Precarius.

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DEMONE PRECARIUS
e' un demone che non ha più il posto fisso e deve passare di corpo in corpo con sempre maggiore frequenza.
Il Demone Precarius fa parte della tradizione e del folklore italiano, difficilmente può attaccare e possedere qualcuno in altre nazioni.

Quelli del film sapevano di questa tradizione e per questo hanno girato il film in Italia.

Solo così il Demone Precarius poteva passare dal posto fisso in Maria Rossi ( 20 anni) per poi andare 5,6 giorni nel prete, poi un contratto brevissimo di poche ore con Isabella e poi solo qualche minuto nell'operatore.

Il Demone Precarius cessa la sua esistenza con l'ultimo contratto stipulato.
Di solito tende a schiantarsi con la macchina.

( voto 5,5 )


5.10.13

Al Cinema: recensione "Gravity"


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MOLTI SPOILER

Esperienza unica.
La telecamera è lassù e volteggia intorno alla Terra, la costeggia, sempre che costeggiare a questa distanza abbia un significato, poi incontra degli uomini che volano, tute e caschi bianchi, qualcuno balla, qualcuno chiacchiera beatamente, un'altra sta lì ad aggiustare qualcosa, sono piccoli esseri umani in uno spazio gigantesco, sono piccoli esseri umani in uno Spazio nero come la notte, e la telecamera non stacca mai, arriva su loro due che parlano di tutto e niente, poi la notizia dei detriti, poi il panico, poi la prima ondata delle tre che saranno, poi non c'è più niente, non la loro navicella persa per sempre, non i loro compagni, colpiti e orrendamente svuotati oppure morti là dentro, asfissiati, senza casco.
Uno dei piani sequenza più incredibilI della storia di questa nostra passione, tu sei lì con loro, sospeso, e per una volta capisci che la tecnologia nel cinema può avere senso e cuore, capisci che per una volta il 3d non è solo migliorativo ma necessario, capisci che per una volta al diavolo il vecchio cinema artigianale, ben vengano i miliardi se questi miliardi ci aiutano a sognare e portano l'Uomo in una dimensione nuova, gli regalano un'esperienza che è una primizia per loro, una primizia cui forse nemmeno seguirà una prossima volta.

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E lassù ti rendi conto, in quei primi 5 minuti, che la forza di gravità non è solo un qualcosa di fisico che ti ancora o scaraventa verso il suolo ma qualcosa di trascendentale persino. E così il suo opposto, la magnifica assenza di gravità, non è solo il volteggiare liberi nello spazio ma provare l'assenza e il volare lontano da tutti gli affanni, da tutte le preoccupazioni, da tutti i gravi che quaggiù nella Terra ci appesantiscono il cuore.
Non c'è gravità, non c'è dolore.
Poi però l'angoscia arriva e quel volteggiare liberi diventa un'inferno, una prigione che ci porta alla deriva in un mare di niente e allora adesso l'ancoraggio serve e meglio se tale ancoraggio è un uomo come te.
Apnea quasi fisica, il film non ti lascia respiro.
Come non lo lascia a Ryan e Matt, lo straordinario Matt, un personaggio che solo Clooney poteva interpretare con quella sua guasconeria, con l'essere sempre calmo e piacione, un uomo che lassù come un Dio rappresenta tutti noi uomini quaggiù, e non potevamo scegliere miglior rappresentante perchè ha tutto quello che di solito noi non abbiamo.
Ciao Matt, vola leggero via, Anatoly se ne faccia una ragione.
Restiamo noi due, noi e lei, come restammo noi con Sigourney anni fa.
Nessun mostro però stavolta, solo una lotta per la vita di una bellezza devastante.
E peccato che in un realismo così strepitoso si cada nell'errore dei millanta salvataggi all'ultimo secondo, delle tre basi spaziali ferme lì da anni che scoppiano tutte e tre pochi secondi dopo che arriva lei.

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Peccato certe derive da cinema catastrofico che per un attimo fanno bye ye a quello più umano ed intimo.
Peccato perchè qua saremmo davanti ad un capolavoro con pochi precedenti sennò.
Poi c'è lei che dice a Matt di salutare sua figlia, poi c'è la famiglia cinese che si diverte laggiù nella Terra e ci accompagna verso una morte più dolce del miele, poi c'è lui che torna, la perseveranza, la calma, l'ingegno, l'esperienza, c'è lui che torna e beve la vodka dei russi, poi svanisce ma non importa, ci possiamo provare adesso.
E poi c'è il missile finale che strugge di bellezza mentre da palla infuocata diventa placido abitacolo galleggiante, poi c'è la spiaggia di chissàdove, tanto sempre Terra è.
Prima c'è una lacrima che piano piano ci arriva addosso con la terza dimensione.
Magnifica, ma per una volta non c'era bisogno del 3d.
Quella lacrima ci avrebbe colpito lo stesso.
E da sua diventa nostra.

( voto 9 )

3.10.13

Recensione "Il Cattivo tenente" (1992)



piccoli spoiler

Che Ferrara sia uno dei registi più maledetti della nostra epoca non lo testimonia soltanto la sua, a volte
schizzata, cinematografia ma basta e avanza il personaggio stesso.
Questo qua è senz'altro uno dei film che più lo rappresenta e forse quello suo più conosciuto al grande pubblico se non altro per il remake con prezzemolino Cage.
Partiamo dalla fine.
C'è qualcosa che non mi convince, che mi lascia tanti dubbi, qualcosa di poco genuino o forse di troppo complesso per un'analisi superficiale.
Questo ha tutti i crismi per essere un film sulla redenzione, sulla purificazione d'animo, sulla finale abiura di ciò che si è stati.
Ma...
Se quando il tenente è entrato nella baracca dei due ragazzi i Dodgers fossero stati avanti nel punteggio, se quell'ultima maledetta partita l'avessero vinta loro, siamo sicuri che avremmo avuto lo stesso finale?
Peppino Prisco era solito dire che un minuto prima di morire voleva diventare milanista così se ne sarebbe andato uno di loro.

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Che valore ha una redenzione all'ultimo minuto con la tua vita ormai mortalmente segnata?
Che valore ha un gesto di estrema misericordia e grazia quando in questa vita ormai non porterà nessun giovamento?
Ecco, a questo punto è lecito chiedersi quanto davvero sia genuina la catarsi del tenente, quanto abbia di realmente umano o quanto non sia, magari inconsciamente, una furberia trascendentale.
Che poi, ed è qui l'assurdo del film, se è vero che Ferrara ci dipinge un personaggio ormai in grave stato di decomposizione, squallido, cinico, violento e distruttivo in realtà tutta questa violenza e distruzione è in gran parte solo verso sè stesso. Il tenente non uccide nessuno, non spara a nessuno, non mena nessuno, anzi, manda via i due ragazzi che hanno rubato al chiosco, grave errore di sceneggiatura perchè quella sì sarebbe stata la scena da contrapporre a quella finale. Corco di botte i due furfantelli e lascio liberi i due terribili stupratori, cerchio chiuso.

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Invece nulla, se non fosse per la magnifica scena della fellatio simulata (che coincidenza vederla subito dopo Killer Joe) il tenente in realtà è molto meno duro di quello che sembra, un semplice cocainomane, eroinomane, alcoolizzato e perverso che difficilmente fa male a qualcuno.
Molto bella la struttura del film che va a braccetto con le 4 partite di rimonta dei Mets, struttura per la quale più i Dodgers vengono rimontati nella serie più il tenente prosegue la sua strada verso la perdizione. E alla fine l'analogia lascia però il posto al contrappasso, i Dodgers perdono la serie ma il tenente dopo l'indimenticabile incontro col Cristo ha la sua redenzione.
Resta da capire se tale redenzione arrivi più dal dialogo con la suora, dalla crisi mistica o dalle scommesse perse.
Meraviglioso Keitel.
Ovviamente.

( voto 7,5 )


2.10.13

Recensione: "Super 8"


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presenti spoiler

La potenza di Super 8 non è nel treno che deraglia, meravigliosamente girato, e nei vagoni che saltano, 
impennano, cadono e distruggono, ma è in loro fermi e incantati che guardano lei recitare nella casetta vicino la ferrovia.
La bellezza di Super 8 non è nella città che si distrugge, nelle bombe che fischiano, nelle granate che scoppiano e nelle case che esplodono ma è in lei che piange davanti i filmati di lui, e non piange solo di emozione per lui ma anche di una propria mancanza, di un qualcosa che non ha mai avuto o che non ha più. E che le manca da morire.
La magia di Super 8 non è nel mostro alieno che vuole solo tornare a casa, nella bestia che ha sentimenti umani ma è ancora una volta in altre lacrime, quelle di lui quando il padre non vuole più fargli vedere lei. E anche qui la stessa lacrima nasconde due motivi, perdere lei certo ma anche perdere lui, suo padre.
L'emozione di Super 8 non è nella pazzesca avventura di 6 ragazzini che partono da un piccolo film in Super 8 e si ritrovano in una grotta che è quasi un antro da fine del mondo, in dei bambini che si ritrovano catapultati in un film di fantascienza dove la gente che muore e i mostri alieni esistono davvero, ma negli stessi ragazzini che scrivono sceneggiature, che si truccano, che si emozionano recitando, che aspettano che passi il treno là dietro per fare la scena giusta.

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Sì perchè finchè Super 8 racconta l'intimità dei ragazzi, finchè mantiene la fantascienza in dei binari straordinariamente umani, finchè somiglia a uno Stand by me o a un Goonies dei giorni nostri è un dannato capolavoro.
Poi deflagra, poi diventa tutt'altro, poi è azione, avventura, fantasy tecnologico, monster movie, di tutto, e tutto realizzato alla grande.
Ma è tutt'altro.
Ed è qualcosa che già è stato mostrato tante volte.
E' un pò Cloverfield con quella città distrutta da qualcosa di sempre poco definito, è un pò District 9 per tante cose, per l'alieno più buono dell'uomo, per gli anni che lo stesso sta passando sull'odiata Terra, addirittura per la costruzione della navicella che lo riporti a casa; e nel finale è tanto The Host con quella ragazzina tenuta prigioniera nelle profondità.
Tutto bello, o.k, ma tutto quello che si era creato fino ad allora svanisce sempre più.
Ci sono ancora dei sussulti come i capelli di lui mossi dal respiro della bestia, come gli occhi di loro che vedono arrivare gli amati/odiati genitori, come la navicella che vola in cielo e lascia quell'alone blu, quella piccola striscia, che ci aveva accompagnato per quasi tutto il film.

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Resta un'occasione un pò sprecata anche se ci ha dato l'opportunità di vedere recitare Ellen Fanning e perdersi nei suoi occhi da bambina o Joel Coutney con le sue emozioni trattenute a stento.
Resta l'occasione di ritrovarsi un pò in quei bambini e nei loro piccoli sogni.
Resta l'occasione per credere, almeno per un tempo, che ancora una volta il cinema ci abbia restituito il dolore, l'emozione, la magia e le mancanze dell'età più bella che la nostra vita ci regalerà mai.


(voto 7,5)