13.11.12

Un'idea editoriale (sperando che non ci sia già stata e nessuno me la rubi)

Oggi ho scoperto con grande dispiacere della chiusura del blog del mio amico Einzige.
Siccome viste le difficoltà degli ultimi mesi era balenata anche a me l'idea di chiudere, un giorno tra il divertito e l'immalinconito ho pensato a questo particolare ed eventuale post, l'ultimo post.
Ho ripensato a tante chiusure di blog che ho letto negli anni, alcuni divertite,alcune tristi, altre tragiche e altre ancora rabbiose.
Oggi mi è balenata questa idea, sperando che non sia già stata realizzata anche se, mi conosco, non la realizzerò mai nemmeno io.
Perchè non realizzare un volume sugli ultimi post dei blog?
Un'opera crepuscolare in cui fare una carrellata e delle riflessioni su quei fatidici ultimi post.
Un libro in pratica sulla morte ma che potrebbe riservare momenti anche comici e divertiti.
Magari diviso per tematiche, si potrebbe analizzare come e perchè una data persona decide, attenzione, DECIDE, di porre fine a qualcosa.
Sì, decide, perchè ci sono tanti blog che muoiono non consapevoli, senza quell'ultimo post che lo annuncia.
Invece chi quell'ultimo post lo scrive ha deciso di chiudere, la fine è molto più matura e, in un certo senso, drammatica perchè in qualche modo (tranne in rarissimi casi) equivale a un piccolo e consapevole fallimento, un sapere di non farcela e annunciarlo.
Non lo so, magari è un'idea di merda ma sono convinto che ben fatto possa avere anche il suo pubblico.
Al Cannibale piacerebbe, sono sicuro.
Ditemi che ne pensate, mi farebbe molto piacere.
Se è già stato fatto avvertitemi che cancello il post immediatamente.
E per la vergogna vi dico già che sarebbe il mio ultimo post.

Al Cinema: recensione "Argo"

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piccoli spoiler

Cogito Argo sum, sarà passato per la testa dell'agente Cia Tony Mendez, esperto a "far uscire la gente" in situazioni critiche.
Sì perchè dopo tanto pensare la miglior cattiva idea (sempre meglio delle biciclette del governo) trovata da Mendez per far uscire dall'Iran i 6 americani nascosti a casa dell'ambasciatore canadese è stata proprio questa: Argo.
Cos'è Argo? Un filmetto, anzi una sola sceneggiatura di serie b rimasta dentro qualche cassetto di Hollywood. Quanto basta a Mendez per entrare in Iran e fingersi insieme ai 6 rifugiati una troupe canadese in cerca di location mediorientali per girare il film. Tutto vero eh.
Un passo indietro.Rivoluzione Iraniana, gli studenti assaltano l'ambasciata americana perchè (tra le altre cose) il Grande Satana statunitense aveva accolto tra le sue braccia per curargli il cancro l'ultimo Scià dell'Iran Mohammed Reza Pahlavi , monarca che credette di portare l'occidente e il benessere in Iran ma in realtà regalò povertà e terrore.
52 americani furono presi in ostaggio dentro l'ambasciata, i 6 di cui sopra scapparono.
Apro una parentesi. Se fossi uno dei 52 rimasto più di 400 giorni in terribile prigionia e vedessi dopo 30 anni fare un film sui 6 che per nemmeno tre mesi se ne sono stati in condizioni di moderata agiatezza a casa dell'ambasciatore canadese un pò il sangue mi ribollirebbe eh, echecazzo. Ma questo è cinema e la parte cinematografica, in tutti i sensi, era la loro.Chiusa parentesi.

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Affleck, uomo dotato sicuramente di cervella, gran fico tra l'altro, si conferma regista di valore assoluto.
Non ho visto The Town (ho paura troppo action per i miei gusti) ma basterebbero questo e l'esordio di Gone baby gone per confermare quanto scritto.
Coraggiosa (e forse un pò vanesia) la scelta di mettere sè stesso come protagonista in un ruolo in realtà da ispano-americano. Ho il sospetto che Affleck tenesse talmente a questo personaggio e l'abbia così fatto suo da non voler rischiare di affidarlo a nessun'altro.
Film solido come il granito, sceneggiatura perfetta (anche se, come detto prima, troppo poco spazio ai 52), dialoghi riusciti come pochi sia per brillantezza che per incisività, regia classica capace di tirar fuori alcune sequenze da urlo, tensione sempre altissima e un cast da far impazzire con almeno 3 fenomeni, il brechinbeddiano Cranston, Alan Arkin e John Goodman, sempre strepitosi. Anche Affleck, ritenuto in passato troppo scarso per recitare fa un figurone. Ottima, davvero ottima la scelta di far interpretare i 6 ospiti a volti poco conosciuti, un big avrebbe distolto l'attenzione, quei 6 erano un corpo unico.
Alcuni passaggi a mio avviso risultano poco chiari (ad esempio, ma questa operazione non era un rischio tremendo sia per gli americani che i canadesi? una volta scoperti, mettiamo caso anche solo in tv dopo la riuscita dell'operazione, il rischio di vendetta sugli altri ostaggi non era troppo alto? E il Canada che si prese quasi tutto il merito,non aveva paura per i suoi connazionali?) ma per avere una visione completa d'insieme sarebbero servite 4 ore. Affleck più di una volta si affida a trucchetti cinematografici, specie quello dei salvataggi all'ultimo istante ma era impensabile non mettere un pò di cinema in una vicenda storica ricostruita comunque nel modo migliore possibile.
Già, il Cinema. Più che mai in Argo viene fuori il potere salvifico di questa meravigliosa arte...

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A questo proposito forse scontata ma straordinaria la scelta di intitolare il film così.
Alla fine quel film non venne mai girato, fu solo fumo sugli occhi degli iraniani.
In realtà però eccolo che arriva 30 anni dopo.
Argo era e Argo resta.
E se al posto di alieni e starlette scollacciate ci sono intrighi politici, impiccagioni e rivoluzioni poco importa (a questo proposito il montaggio alternato tra la lettura del copione e le immagini degli iraniani è geniale).
Chè poi a me gli b movies di fantascienza nemmeno piacciono, meglio questo.
Ma poi, caro Arkin, Argo sta per?
Argovaffanculo.

( voto 8 )

10.11.12

Al Cinema: recensione Hotel Transylvania

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Ottimo esempio di come si possa prendere una tematica abusatissima, quella dei mostri, e riproporla con originalità e freschezza.
I cartoni devono sempre partire da un'idea più originale possibile per differenziarsi dagli altri e spesso questa più è banale più è geniale.
Personalmente penso che il top della genialità in questa nuova epoca di computer grafica si sia raggiunto con il meraviglioso Monster and Co con quelle porte scorrevoli che conducevano alle varie camerette, le bombole delle urla, il tilt dovuto all'ingresso a Mostropoli (si chiamava così?) dell'indimenticabile bambinetta.
Non è un caso che abbia citato questo film, e non tanto per l'ovvio rimando ai mostri (paradossalmente Hotel Transylvania poteva intitolarsi Monsters and Co...) ma proprio per quel turning point di sceneggiatura, vero e proprio architrave dello script: i mostri hanno paura degli umani e la loro tranquillità sarà messa a soqquadro dall'arrivo fortuito di un loro rappresentante, nel caso specifico un allampanato e fuori di testa adolescente dal quoziente intellettivo miserrimo.

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E così l'Hotel Transylvania, l'albergo eretto da Dracula in memoria della moglie scomparsa per dare riposo e protezione dagli umani a tutti i mostri, non sarà più quell'ameno (ma un pò imbolsito e triste per la verità) ritrovo a cui Frankenstein and Co erano abituati ma il ragazzetto porterà, in qualche modo, scombussolamento e nuova vita anche perchè di lui si innamorerà la figlia adolescente di Dracula (ottimo personaggio) che ha appena compiuto il suo (cento)diciottesimo compleanno.
Ambientazioni fantastiche, grafica superba e personaggi divertentissimi, il film fa centro senza problemi.
A differenza, ad esempio, del recente Paranorman lascia solo nel finale lo spazio per riflessioni un pochino più profonde per abbandonarsi a una prima parte di scazzo e divertimento purissimo.
I personaggi, come dicevo, sono super: la famigliola dei lupi mannari (lui che non dorme la notte in quella maniera è fantastico), la mummia in sovrappeso, i domestici zombie, Quasimodo e tantissimi altri.

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Ho riso più di una volta, e di gusto. Penso ad esempio al Bingo, al marito scheletro geloso, alla lezione di spinning della Mosca (mamma mia che personaggio, peccato poco utilizzato) e soprattutto alla geniale scena del gioco del mimo in cui l'Uomo Invisibile si trovava leggermente in difficoltà ("occhiali" "occhiali" "occhiali agitati", straordinario).
E a livello visivo spiccano le scene del villaggio farlocco e tutte quelle dell'aereo.
Mai eccessiva e ben raccontata la componente più "impegnata", il rapporto padre-figlia iperprotettivo (forse di più per la scomparsa della madre), la scoperta del primo amore e il finale dietrofront del Conte.
Peccato che ogni volta nei cartoni dobbiamo sorbirci il concertino finale, a me smorza sempre l'emozione.
Niente di indimenticabile ma cartone assolutamente consigliato.

( voto 7,5 )

7.11.12

Al cinema: recensione "La collina dei papaveri"


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presenti spoiler

Goro non è Hayao ma può diventarlo.
In realtà sarà difficile parlare delle differenze tra i due perchè anche questo ottimo, forse non magnifico, ma ottimo La Collina dei papaveri è stato scritto dal padre (sceneggiatura adattata però, non originale).
E siccome in un cartone solo un addetto ai lavori può capire che significhi realmente "regia", io che posso limitarmi soltanto alla sceneggiatura non posso non pensare che questo non è altro che l'ennesmo film del grande Hayao i cui La città incantata e Il castello errante di Howl sono senza problemi tra i miei 10 cartoon di sempre, probabilmente nei 5.
Sono due le differenze più lampanti con i maggiori capolavori del padre.
Il primo è l'assoluta mancanza di elementi fantasy, dalle ambientazioni ai debordanti (anche per numero) personaggi che popolavano i magici mondi di Chihiro and co. Certo non si arriva al drammatico realismo che ha per esempio quel grande capolavoro che è Una tomba per le lucciole (un mio cruccio non averne parlato, fa parte dei dispersi di questi mesi), siamo pur sempre davanti a un film per famiglie (non per bambini tout court però) ma tutte le vicende e i personaggi sono assolutamente verosimili.
L'altra differenza più grande, molto meno evidente e probabilmente soggettiva, è che questo film di Goro abbia bisogno assolutamente della visione completa per avere un suo perchè, per acquistare valore, per essere apprezzato.

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Nei film di Hayao l'intreccio di solito è un tantino confuso e l'esplosione di vicende, personaggi, tematiche e ambientazioni rende quei cartoni così ricchi di cose che possono sopravvivere ed essere amati a prescindere dalla perfezione di script.
Qui il cerchio deve essere chiuso per forza, le due vicende parallele, quella della difesa da parte degli studenti di un loro presidio culturale, il Quartier Latin, una specie di scuola autogestita davvero suggestiva, e quella più intima dell'amore forse impossibile tra Umi e Shun, queste due vicende dicevo devono esser chiuse perchè il film non risulti pesantemente incompleto e forse addirittura noioso, inutile.
Per il resto sempre forti le tematiche di Hayao, quelle sociali, quelle del ricordo, quelle del legame con la tradizione e il rifiuto del progresso e curiose alcune analogie, quasi identità, con altri film precedenti, come l'aspettare la nave del padre di Ponyo o le pulizie totali del castello errante.
Non parliamo ovviamente dei disegni, marchio inconfondibile dello Studio Ghibli, quei volti disegnati con la poesia nella grafite.
Il film nell'ottima seconda parte trova un suo perchè, il Quartier Latin, simbolo di attaccamento alla cultura e alla tradizione ma anche di magnifica condivisione da parte di ragazzi di esperienze ed ideali è salvo mentre la faccenda dei due ragazzini si tinge di giallo e forse rimane un punto interrogativo fino alla fine.
Sono davvero fratelli o no?

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Tenerissima e anche un pò scomoda la tematica dell'amore che rischia di non poter esser vissuto perchè sostituito da quello fraterno.
E splendide soprattutto due scene, gli occhi di lei che si bagnano durante l'arringa di lui in assemblea, magnifica sequenza in cui in due occhi vediamo nascere un amore non solo fisico ma anche intellettivo e soprattutto un indimenticabile abbraccio tra Umi e sua madre, un abbraccio che nasconde una verità che la figlia crede di avere ma non vuole rivelare alla madre (che forse, però, lo sa già). Quelle lacrime, quel misto di dolore,affetto e parole non dette che si scambiano le due è qualcosa di grande, che nasconde un mondo sotto.
Umi, Shun, fregatevene della storia di quella foto, vivete la vostra.

( voto 7,5 )