14.8.12

Recensione: "Signs"

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E' forse venuto il momento che io dica la mia su Mr Night.
No,anche perchè pur avendo finalmente visto tutti i suoi film si dà il caso che su questo blog non ne abbia recensito alcuno.
A me mette in crisi in una maniera allucinante sto regista.
Forse più di tutti.
Perchè è talmente pieno di pregi e difetti che non sono mai riuscito a giudicarlo compiutamente.
Dopo Signs ho deciso di prendere una posizione.
A me piace.
Quello che spesso tanti dimenticano e che di per sè rende il regista indiano un esempio, un uomo di cinema da rispettare a prescindere, è che questo i film se li scrive.
Non solo, li inventa spesso di sana pianta.
E in un cinema pieno di grandissimi mestieranti che fanno tutto alla perfezione ma di testa ne usano davvero poca uno come Shyamalan è da portare in palmo di mano.
Anche perchè quasi tutte le sue idee,le sue sceneggiature partono da intuizioni fantastiche.
Io credo che massacrarlo come spesso tanti fanno non sia solo ingiusto ma quasi dannoso.
Ce ne fossero di registi che osano, che scrivono, che inventano.
Ci vuole sempre un rispetto immenso per chi affronta in prima persona tutto l'iter cinematografico,dalla scrittura alla produzione. Senza dimenticare in mezzo la grandissima qualità tecnica dei film del nostro.

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Il problema di Mr Night è che fa sempre il passo un tantino troppo lungo, non si accontenta, riesce ad aggiungere a film che sarebbero grandi quelle riflessioni in più, quelle sequenze in più,quei significati in più che molto spesso rischiano di farli crollare.
E' la sua autorialità a farlo spesso soccombere.
Ecco, in Signs, e senz'altro questa è un'opinione non condivisa, io credo non abbia mai esagerato.
E forse per questo è il suo film migliore (con il Sesto Senso), personalmente il meno attaccabile.
Attenzione, anche in questo film, forse soprattutto in questo film il regista ci parla di massimi sistemi, di Fede e Caso, di Speranza e Rassegnazione.
Ma lo fa in un modo dolcissimo,sobrio, famigliare, contenuto.
E illude tutti facendo finta di aver davanti un film di genere, quello della fantascienza aliena, quando in realtà a lui delle immagini in Signs frega poco o nulla.
Quello che contano sono le parole, i concetti.
O i segni per riprendere il titolo.
Segni che non sono i cerchi nel grano ma quelle piccole cose che ci accadono nella vita a cui non riusciamo a dare un significato.
O ci riusciamo solo dopo.
L'atmosfera alla Melancholia mi è piaciuta da matti,un'apocalisse mondiale vissuta nel microcosmo casalingo.

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Anche perchè sulle atmosfere Shyamalan è un maestro.
Che la componente aliena non sia l'istanza principale è palese.
Vediamo gli invasori sin dalla prima scena, non c'è un senso di mistero o attesa.
L'invasione è manifesta, un dato di fatto.
Quello su cui il film lavora non è se questa invasione sia pacifica o belligerante, non è su come va a finire.
Tutto è semplice contorno, notizie in tv o via radio.
Quel flash back che ritorna 4 volte è la prova provata che l'anima del film e sua architrave stanno in quello che vive dentro di sè il protagonista e, di conseguenza, la sua famiglia.
Il dialogo tra Gibson e Phoenix sul caso,sulla fede e sulle coincidenze,dialogo scritto con intelligenza e tatto davvero notevoli, sono Signs, è tutto lì.
E arrivando in fondo, dopo aver visto Gibson che racconta ai figli della loro nascita, l'inizio della vita, vicini alla morte,dopo che la stessa vita del figlio è preservata dalla morte grazie a una malattia, dopo che le frasi in punto di morte della moglie si rivelano profetiche frasi di vita,dopo tutto sto ping pong tra la vita e la morte, tra le coincidenze che possono salvarti e quelle che possono distruggerti,dopo tutto questo si finisce il film con una sensazione strana.

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La vita è un trabocchetto pieno di trappole quasi invisibili che dovremmo individuare per salvarsi?
O al contrario è una meravigliosa esperienza che ci regala magia e salvezza anche dietro cose apparentemente banali?
Dobbiamo amare la vita o averne paura?
Dove sono sti segni,dove?
Io non riesco a individuarli o decifrarli.
Non ce la farei nemmeno se fossero grandi come cerchi nel grano.

( voto 8 )

13.8.12

Recensione: "Non aver paura del buio"

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Ai miei tempi, tempi lontani in cui esisteva ancora la gioia della meraviglia e della fascinazione nel cinema, era tutto diverso.
Ricordo che ogni volta che usciva un nuovo film noi eravamo come una nuova tabula rasa, pronta ad esser riempita dalla magia cinematografica.
Non c'era la rete, non c'erano informazioni, non avevamo già visto tutto, eravamo ancora ragazzi semplici e ingenui che sapevano sorprendersi, sapevano aver paura, sapevano guardare un film con occhi grandi così.
Ogni volta non sapevamo cosa ci avrebbe aspettato, ogni volta c'era il rischio che saremmo stati tremendamente delusi o meravigliosamente esaltati nel vedere un film.
E così trovarsi davanti i Gremlins o i Critters era qualcosa di nuovo, fantastico.
E, nella testa di un 9enne anche pauroso a volte.
Altrochè.
Sarà per questo che vedere sto film spacciato da una distribuzione come sempre sleale come un horror, vedere ste creaturine del buio scritte e appigliate a un senso che ho faticato a trovare, sarà per questo che se una volta i Gremlins e i Critters dovevano farmi ridere e invece mi facevano paura, stavolta questi che dovevano far paura mi hanno fatto ridere.
E' tutta questione di prospettive, aspettative e contingenze.
Io ho 35 anni, mica 9.
E volevo vedere un horror, mica na favola gotica rabberciata.
Sarà per questo che ho trovato sto film quasi ridicolo.
La messinscena è maestosa, le location ottime e restituite da una fotografia al limite del disegno,del cartoon, la regia è buona con lenti e fluidi movimenti di macchina davvero notevoli,gli attori son bravi.

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Ma non c'è la minima atmosfera, non c'è il minimo interesse nell'andare avanti nella visione,non c'è niente di nuovo od originale o quando ci provano si arriva a disastri come il patetico finale con la Holmes che chiacchiera insieme a quelli.
La nuova grande casa gotica, le bambole, i carillon, la cantina,la bimba che vede creature ma nessuno gli crede bla bla bla.
Non c'è mai, mai, quella magica sensazione che anche le favole dark a volte riescono a dare, una sottile inquietudine, quel piccolo brivido sulla schiena, la capacità di immergersi in un'atmosfera che seppur innocua ti avvolge lo stesso.
Fa ridere che dietro al tutto ci sia anche Del Toro, proprio quello che ha creato quello straordinario capolavoro di favola gotica dilaniata da sanguinose ferite storiche che è Il Labirinto del Fauno.
Il confronto è così impietoso che viene voglia di soprassedere.
Non mi sono emozionato, impaurito, interessato, divertito.
E sono ancora convinto che se li rivedessi adesso mi farebbero ancora più paura i Critters.
O il Gremlin col ciuffo bianco.
Ma non li rivedrò.

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Preferisco tenermi sta sensazione invece di quella che già la vita ti regala tutti i giorni, quella di invecchiare ed esser diverso dal bambino che fu.
I Critters me li sognavo la notte.
Che restino lì, nell'etereo e intoccabile mondo dei sogni, un mondo che non invecchia.
Un mondo dove sti esserini de sto film non entreranno mai.
Gli manca la giacca e la cravatta.
Sono snob e altezzosi come lo è spesso il cinema di oggi.
Ma quella giacca e quella cravatta non si mettono sopra, non ci si veste.
Sono la pelle stessa.

( voto 4,5 )



9.8.12

Gli Abomini di serie Z ( 18 ): Recensione "Supermarket Horror"


La serata del film trash per una volta era cominciata con una buona notizia.
Per scegliere il film non c'era voluta la solita oretta e mezza a guardare titoli ed incipit delle decine e decine di film a disposizione (questo del trash è l'unico settore dove giocoforza mi affido anch'io allo scaricamento) ma dopo soli 24 minuti era arrivata l'intuizione.
SUPERMARKET HORROR
"me cojoni" ho pensato io
"non male" mio fratello Uskebasi
"ma vaffanculo il terzo incomodo

vinco io, sicuro di trovarmi davanti un sanguinario killer che all'arma bianca squarta e seziona corpi di vecchie massaie intente a fare la spesa.
Invece la sorpresa arriva subito, d'ambleè.
Una specie di Wall-e formato supermassimi insegue un malvivente in un centro commerciale. Il malvivente fugge a perdifiato ma il lentissimo robot gli è sempre alle calcagna. Lo farà fuori senza pietà.
E così comincio a pensare.
il pensiero che testè riporterò in realtà mi accompagnerà per tutta la visione del film.
No, dico, ma fare un film su 3 robot a rotelle che ammazzano gente in un centro commerciale è un'idea buona o no?
Perchè a me pare di no cazzo.
Ma per niente cazzo.
E allora perchè affaticarmi su idee, soggetti, abbozzi di sceneggiature se basterebbe in realtà essere molto più dementi per farcela?
La risposta è semplice.
Perchè questi non sono i terribili, inguardabili, trashissimi anni '80 cazzo.
Avrei dovuto scrivere un film entro i 12 anni, era l'unica possibilità.
Perchè adesso a presentare un'idea così e avere addirittura la speranza e l'onore della distribuzione e del doppiaggio c'è da finire internati.
Il film?
Nemmeno tanto male, sti robot improbabili imperversano nel supermarket passando come niente fosse da armi ridicole come mani di ferro prensili a vere e proprie armi nucleari che hanno un solo difetto, non possono colpire il bersaglio. E questo i nostri simpatici protagonisti - solito crogiuolo di tipi con calzoni ascellari e capigliature improbabili eighteen- credo che a un certo punto lo capiscano perchè si mettono a un metro dagli automi fregandosene se i velocissimi dardi nucleari li possano ridurre in poltiglia in un amen.
La sfida Uomo-Macchina è avvincente, lo spettatore partecipa inebetito.
Si tifa per i robot ovviamente, personalmente non riuscirò mai a parteggiare per uno con il look di quegli anni.
Io mi son divertito.
Perchè credo sempre che chi sta dietro a sti film sia qualcuno che nella vita ha un sacco d'ironia.
Uno che crede che un robot nemmeno tanto antropomorfo possa far impaurire.
Uno che, volente o nolente, ce l'ha fatta.
Uno con le palle.
No perchè il cazzo invece ce l'ha il protagonista, il ragazzino nerd timido.
Un pitone dormiente sotto i pantaloni.
Un pitone che, unico nel gruppo, dormirà fino alla fine.
Ma sempre un pitone rimane.
Secondo me invece il mascellone che mastica sempre la gomma ce l'aveva piccolo.
Faceva tanto lo gnè gnè ma ce l'aveva piccolo, son sicuro.
Vado a cena.
Ciao.


( voto 4 )

8.8.12

Recensione: "Dead Man's Shoes"

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uno spoiler molto pesante

Quasi una magia.
Raramente in un'opera che trasuda rabbia, disperazione, violenza, vendetta, degrado e cattiveria ho visto una classe, uno stile, una dolcezza e un'armonia nella scrittura come qua.
Già il titolo, Dead Man' Shoes racchiude quello che scrivo.
Provate a pronunciarlo, sentite quanto è bello, armonioso e dolce pur avendo la morte dentro.
Questo è un film quasi miracoloso, una di quelle piccole opere che ti entrano nel cuore piano piano, scena dopo scena, musica dopo musica.
Merito di una scrittura meravigliosa, capace di sorprendere lo spettatore quando questi nemmeno se lo aspettava o lo chiedeva, capace di tirar fuori dialoghi e sequenze quasi perfette nella sua semplicità.
E' un film che ci parla quasi solo esclusivamente di morte facendoci battere lo stesso il cuore.
E forte.
Shane Meadows è forse uno dei registi più importanti tra quelli boicottati nel nostro Belpaese.
Meno male che le Officine Ubu ci hanno messo le mani.
E, senz'altro solo una semplice coincidenza, ma mi emoziona il fatto di credere almeno al 2% di avere un merito per aver portato qui da noi questa lurida e allo stesso tempo lucente perla.
Chiamai le Officine per complimentarmi di qualcosa (forse di Miike) e gli chiesi di recuperare Meadows, in specifico questo film.
E' successo.
Non c'entro nulla, ma fatemici credere.

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Perchè sta storia di due fratelli, uno, Richard, ex soldato, uomo capace di distruggerti col semplice sguardo, l'altro, Anthony (un commovente per quanto bravo Tony Kebbel), ragazzo affetto da un lieve disturbo mentale, sta storia dico a me è sembrata di una bellezza mozzafiato nella sua semplicità, nella sua tragedia, nella sua tenerezza lorda di sangue.
E quella vendetta che all'inizio ci sembra così spropositata, così assurda, così terribile, trova poi un suo perchè, anzi, ci sembra quasi necessaria, giusta.
E non è un caso che Richard passi da semplici scherzi alle esecuzioni finali.
Rispetta un iter preciso, vuole fare vivere a quei balordi il loro contrappasso in maniera perfetta, vuole che la tragedia passi attraverso il gioco, attraverso l'umiliazione, perchè questo è quello che ha passato Anthony.
Lo stile di regia di Meadows è d'eccellenza.
L'uso delle musiche -una colonna sonora letteralmente fantastica- lo stile di ripresa, la capacità di raccontare con la stessa semplicità il dolce e il brutale, la  morte e la poesia di un, a posteriori, indimenticabile dialogo di spalle tra i due fratelli, la classe nel girare sequenze come quella dello stordimento post-droga. E quei dialoghi così realistici, duri ma a volte anche comici, profondi anche quando semplici. Qui c'è uno col fuoco sacro della regia dentro, altrochè.
Richard li fa fuori tutti.
Nel nome del fratello storpiando il titolo un'altra grande pellicola.
Ma anche nel nome del padre al quale lo stesso Considine (l'attore che interpreta Richard) ha dedicato il film.

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E il finale, dopo quel terribile, inaspettato e strepitoso flash back, il finale con quel dialogo de visu tra Richard e l'ultimo degli aguzzini è la degna fine di un film che come spesso capita avrò fin troppo esaltato ma è qui che mi porta il cuore.
Richard ha completato la sua missione.
E ora vuole fare uccidere perchè adesso è lui il mostro,è lui la bestia, è lui ad aver superato probabilmente l'abominevole gesto della gang di bulletti col pannolone.
E solo uno di quella gang può farlo fuori perchè solo uno di quella gang può capire.
Dice di volersi fare uccidere perchè ora è lui il mostro.
Ma non dice solo questo.
Dice anche di volersi riunire ad Anthony.
Alla seconda credo, alla prima no.
In realtà vuole che Anthony sopravviva ancora in questo mondo, in quello delle cose dure e che fanno male.
Sopravviva nella memoria di un uomo che da oggi in poi non vivrà più facilmente la propria vita.
Sopravvivere con un senso di colpa così è 100 volte peggio di prendersi un colpo di rivoltella in testa.
Anthony avrà la sua vendetta giornaliera in questo mondo.
Nell'altro invece si metterà a sedere e sentirà una schiena poggiarsi alla sua.
Parleranno di quella volta che lui è venuto a scuola e ha vinto la gara di tiro.
Parleranno di tutte le cose di cui possono parlare due fratelli.
Parleranno tutta la notte.
Anche perchè la notte, dove si trovano adesso, magari è abbagliante.

( voto 9 )