4.2.12

Recensione: "L' Ospite Inatteso"

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Quanti di noi portano avanti stancamente la propria vita?
Quanti di noi fingono un'esistenza felice?
Quanti si creano una corazza di convenzioni  intorno soltanto per non permettere agli altri di percepire la fragilità, l'insicurezza, la tristezza che hanno dentro?

Walter è un professore universitario, apparentemente realizzato e felice, in realtà già morto dentro.
Porta avanti da 20 anni lo stesso corso accademico.
E' vedovo.
Cerca di tenere stretto il legame con la moglie imparando a suonare il piano, quel piano sul quale le dita di lei si muovevano così magnificamente.
Ma non ha talento, anche quella è una routine, come tutte le altre.
Un viaggio inaspettato lo porta a New York. Nel suo appartamento trova una coppia di clandestini.
Walter, seppur per pochi giorni, conoscerà la gioia, la musica, la felicità, l'amore. Ma, come spesso accade, le cose brutte della vita cancellano tutte le altre.

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Film sobrio se ce n'è uno questo The Visitor è il classico esempio di come si possano realizzare opere eccellenti semplicemente raccontando una storia. Una storia semplice, così tanto semplice da non avere assolutamente nulla di cinematografico. Quello che è importante non sono tanto i 10 giorni che Walter passa a New York -probabilmente i 10 giorni più intensi dei suoi ultimi anni- ma la profonda e amara malinconia che lo avvolge. Un Richard Jenkins sontuoso (ma di altissimo livello tutti e 4 i componenti del cast) restituisce tutta la solitudine, la calma rassegnazione, la stanchezza, la mancanza di stimoli vitali che molti "vecchi", specie dopo aver perso la propria compagna, si ritrovano a dover (con)vivere.
L'incontro con la giovane coppia, la scoperta della meravigliosa, così naturale ed immediata, musica tribale, l'incontro con la madre di Tarek, sono tutte piccole esperienze che stanno a testimoniare una cosa. Per cambiare del tutto una vita basta pochissimo, una coincidenza, un colpo di fortuna, il coraggio di provare a fare qualcosa mai fatto prima, trovarsi al luogo giusto nel momento giusto. Basta un tamburo suonato in mutande (quel tamburo che scaccia il pianoforte, il nuovo che cerca di far scomparire il ricordo che ti distrugge), gli occhi di una donna che ti guardano in un modo che nemmeno ricordavi.
La vita è dura però.
Perchè come tante cose nascono con poco basta poi anche poco per far finire tutto, un malinteso in metropolitana, un colpo di sfortuna, un paese che si radica su delle regole prestabilite senza aver la voglia di analizzare, di pensare (è un film americano che analizza in modo spietato sè stesso).

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Chi è The Visitor?
E' Walter che arriva nel suo appartamento di New York inaspettatamente?
E' la coppia di clandestini e con loro tutti i clandestini americani?
E' Mouna che piomba così d'improvviso nella vita di Walter?
E se quel visitatore, quell'ospite improvviso fosse la felicità?
Gli ospiti, i visitatori, quasi per definizione, poi vanno sempre via.
Qualcosa possono lasciare però.
Che so, un tamburo per esempio.
ta ta ta tatam
ta ta ta tatam
ta ta ta tatam
e la rabbia prende a manate quel briciolo di felicità rimasto
ta ta ta tatam
che ne sai Walter, magari la rivedrai
ta ta ta tatam

( voto 8 )

5 commenti:

  1. Bel pezzo, Dae. Mi pare in linea perfetta con lo spirito di un film che è piaciuto molto anche a me.

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    1. L'hai commentato per caso?
      Grazie.

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    2. Sì, ne ho parlato un paio di mesi fa, se non sbaglio.

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  2. gran bel film, a sorpresa.
    bravi tutti gli attori.

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    1. Sì Ismaele, gli attori sono davvero uno dei punti di forza del film. Ciao!

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due cose

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3 ciao