29.12.12

Recensione: "ATM"

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Meno male che non ho più una lira nemmeno per piangere.
Almeno son tranquillo che la terribile esperienza vissuta dai 3 ragazzi di Atm non potrà mai capitarmi o almeno non nell'immediato.
Con questa tranquillità mi sono approcciato a questo particolare Bancomat Invasion convinto di trovarmi davanti una boiata senza precedenti.
E invece, miracolo, mi ritrovo per tutta la prima parte del film un più che discreto thrillerino dalla giusta atmosfera e mediamente originale, non foss'altro per l'ambientazione. Anche i dialoghi iniziali sono leggermente meglio del solito, insomma qualcuno che ha perso 5 minuti a scriverli c'è stato. L'uso degli spazi è ottimo, schematico e banale magari ma ottimo. Quell'assassino fermo lì tra la cabina del bancomat e la macchina intriga quanto basta, alcune riprese dall'altro sono davvero suggestive.
Poi nella seconda parte il disastro.
Premettendo che le interpretazioni dei 3 attori sono davvero al minimo sindacale, specie lei (paurosamente simile a Nicole Kidman in alcune inquadrature) che si ricorda di aver paura solo a comando, ci sono così tanti pastrocchi di sceneggiatura da dubitare della sanità mentale di chi l'ha scritta.

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Ci si chiede più volte perchè i tre non scappino di corsa quando lui è dietro la cabina (tra l'altro lui NON corre mai), sembra che il mondo sia diventato un microcosmo per cui oltre la loro macchina non c'è più nulla, o si entra in auto o sei morto..
Ma tralasciando alcune situazioni davvero poco credibili si arriva al finale, una roba mai vista.
SPOILER-SPOILER-SPOILER-SPOILER-SPOILER
Cioè, ci vogliono far credere che il piano del maniaco sia perfetto???
Quelle immagini del circuito chiuso che dovrebbero incastrare il ragazzo sono le uniche? c'è un computer interno che ha fatto un montaggio di parte??
No, si dovrebbe vedere anche i tre che guardano per mezz'ora fuori (strano, un maniaco che guarda e parla con le sue future vittime tutto quel tempo), si dovrebbe vedere lui, PROPRIO LUI, il presunto maniaco (il ragazzo biondo intendo) che esce lasciando le sue vittime da sole per poi tornare FERITO. Si dovrebbe vedere il ragazzo moro che esce DA SOLO e torna addirittura mortalmente ferito, si dovrebbero vedere i due ragazzi  che INSIEME uccidono quel malcapitato (ah, tra parentesi, anche la coincidenza che entrasse uno uguale al maniaco faceva parte del piano??), strano modo di cooperazione tra un assassino e una vittima. E mi fermo qua.

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Na roba indegna, manco i peggiori inquirenti potrebbero dar colpa al ragazzo.
E quel fenomeno che è là fuori col cappuccio non è un genio ma un deficente.
E poi quel finale con lui là dentro a preparare chissà cos'altro, quale ulteriore diabolico piano.
Ma a chi fai paura????
Sei un coglione, puoi diventare un genio solo con uno sceneggiatore di parte e sleale.
E comunque tenetevi i soldi sotto il materasso.
Opure se vedete quell'assassino là fuorio mettetevi a far due chiacchiere e giocare a briscola finchè lui non si rompe le palle di andar via.
E prestatemi 300 euro.
Per uno.

( voto 5 )

27.12.12

Recensione: "Hotel"

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Mi sono approcciato a questo piccolo film austriaco pieno di pregiudizi.
Pregiudizi, in questo caso, positivi visto che alla regia c'è quella piccola hanekina di Jessica Hausner, autrice di quella meraviglia di Lourdes, uno dei film più belli passati per questo blog nella scorsa, e in quel caso pure ricca, stagione.
Beh, Hotel è di 5 anni precedente (anche se tra i due non ci sono altri lavori) e senz'altro di gran lunga inferiore.
Ci troviamo davanti al classico film indecifrabile, piccolo gioiello per chi riesce a viverlo e capirlo fino in fondo oppure tremendo e pesantissimo pippone psicologico per chi non ce la fa o magari non vuole sforzarsi un pochino.
Io mi trovo nel mezzo, riconosco al film notevoli qualità ma una gestione del ritmo (lo ripeto sempre, il ritmo per me non è dato da cosa succede nel plot ma dalla capacità di tenermi vivo nell'attenzione o no) e un'eccessiva difficoltà nella sua comprensione.
Irene è una ragazza che trova un impiego in un Hotel sulle Alpi. Sostituisce una ragazza scomparsa misteriosamente. Tutti gli altri componenti della crew dell'albergo eludono l'argomento. Perchè?
Guardando il film mi sono venute in mente tre pellicole grandiose. Nominarle sembrerà una bestemmia ma vi assicuro che a tratti l'altmosfera che si respira li richiama.
Mi riferisco a Shining per l'ambientazione, l'albergo, che sembra quasi un personaggio a sè e per la sensazione che quelle mura nascondano un passato di sangue e misterioso; a The Kingdom di Lars Von Trier all'incirca per gli stessi motivi ma in maniera ancor più pertinente, e al maledetto Antichrist sempre di Trier per quella foresta, per la sua carica metaforica incredibile, per quella punta mai esplicitata poi del tutto di paranormale che aleggia nell'aria.
Irene è attratta da quei corridoi oscuri, è attratta da quel bosco che circonda l'albergo, è attratta da qualcosa di oscuro. E' sì impaurita ma al contempo non riesce a non camminare verso quell'oscurità. Credo che sia questa la tematica principale, l'uomo che piano piano vuole conoscere la parte più nera di sè stesso, che invece che fuggire sotto la luce del sole viene calamitato nel misterioso mondo delle ombre. La locandina sembra suggerire che sì, è questo che la Hausner voleva esplorare.
Gli altri personaggi così strani, sfuggenti, misteriosi, antipatici sembrano quasi appartenere a una specie di setta che vuol portare Irene in una precisa direzione (anche questo aspetto, dei personaggi e del loro ruolo, il film ricorda tanto The Kinkdom).
Però c'è qualcosa che non convince, il plot sembra star troppo tempo fermo, la decisione finale di Irene di incamminarsi là pare troppo esagerata, improvvisa, rispetto alle sequenze che la precedono. Girare un film così a 32 anni non è facile, le sfumature da dare ai personaggi e agli snodi narrativi troppo difficili per una pellicola che basa quasi tutto sull'aspetto psicologico diegetico e di chi guarda.
Curiosa la similarità con alcune scene di Lourdes come ad esempio le cene comuni o quel ballo da balera che se qui è semplice intermezzo nel film seguente sarà colonna visiva e sonora di un finale di una bellezza unica. E anche qua la protagonista se ne sta ferma sul muro a guardare.
Per gli amanti dei super film d'autore visione consigliata.
Magari anche solo per stroncarlo poi.

( voto 6,5 )

25.12.12

Recensione: "L'Illusionista"

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Certo, credo che non ci sia cosa peggiore che bestemmiare il giorno di Natale ma purtroppo non riesco a trattenermi. La dico subito va per non prendere alla sprovvista l'occasionale lettore.
Chomet è il top dell'animazione mondiale.
Forse dovrei spiegarmi meglio. Non so se Appuntamento a Belleville e questo Illusionista siano opere superiori ai grandi capolavori di Miyazaki o a quelli ad esempio di quel meraviglioso studio di tecnica e sentimenti che è la Pixar, anzi, credo proprio di no, ma personalmente le emozioni che provo guardando le opere dell'animatore francese sono qualcosa di incredibile, nessuno riesce a darmele allo stesso modo. Quei disegni a metà strada tra il realistico e il grottesco, quei volti al tempo stesso duri e dolci, quei personaggi così assurdi, strampalati, teneri e tristi, quelle incredibili atmosfere e ambientazioni così meravigliosamente malinconiche, le musiche appena accennate, i dialoghi che non servono, la sensazione di trovarsi davanti, a differenza dei sopracitati maestri, al cinema "normale" che si traveste di cartone animato.
Forse non si raggiunge la magnificenza visiva o di tematiche de La Città Incantata o de Il Castello Errante di Howl; forse, anzi, certamente, non si ride e al tempo stesso ci si commuove come in Toy Story 3 con i suoi giocattoli che si tengono per mano nella discarica o in Ratatouille con Ego che assaggia quel povero piatto e vede sua madre, forse non si raggiungono vette di poesia così alte come in Wall-E, ma io quando vedo Chomet non capisco più nulla.

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Quel tratto di disegno mi entra dentro la pelle, quella capacità di regalare emozioni con le piccole cose, con piccoli rumori, con piccole storie, con antieroi che hanno nel viso la malinconia e la stanchezza della vita, a me fa rimanere incantato.
L'Illusionista è la piccola storia di un mago, appunto, un illusionista che ha fatto il suo tempo.
Perchè la gente non ride più.
E non applaude più.
E non lo vuole più.
Ormai ci sono i nuovi gruppi rock con le ragazzine che gli sbaveggiano dietro (anche se, e nel film l'effetto è davvero comico, i componenti del gruppo avrebbero gusti un pochino diversi...).
Non resta che fuggire dalla Ville Lumiere che ti ha spento i riflettori e andarsene nella rozza e bevereccia Scozia, ovvero un posto dove il tuo coniglio e il tuo ombrello possono ancora sorprendere.
E lo possono fare così tanto che una povera ragazzina pensa che tu sei un vero mago, non un'illusionista,  e scappa con te.
Impossibile non pensare al grandioso Luci delle ribalta dove il clown Calvero/Chaplin non riesce più a far ridere.
Chomet descrive questi piccoli artisti uccisi dal progresso e dalla depressione in maniera fantastica.

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Non solo l'illusionista ma anche il clown prossimo al suicidio o il ventriloquo costretto dalla fame a vendere il suo alter ego pupazzo. C'è qualcosa nel tratto dei volti di questi personaggi che è umanamente incredibile.
Si ride poco qua, non ci sono tanti inserti profondamente comici come nelle Triplettes de Belleville, la malinconia è caratteristica comune di tutti, tutti sembrano appartenere a qualcosa che non è più.
Interessantissimo il personaggio della ragazzina, povera e umile sì, ma teneramente vezzosa quando scopre di poter esser donna.
E poi quel meraviglioso finale.
Lui che va via e lascia a lei quel cartello.

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"I maghi non esistono"
Un groppo in gola, questo ho provato.
I maghi non esistono ragazzina, io stesso ero solo un povero vecchio che conosceva 3,4 trucchi e li ripeteva all'infinito da anni. Ma ora non sono più nulla, posso a malapena stupire un bambino in treno.
I maghi non esistono ragazzina o forse esistevano soltanto una volta quando l'uomo, come il bambino, aveva ancora la capacità di stupirsi e inquietarsi davanti a un treno apparso su un telone o a un coniglio uscito da un cappello.
I maghi non esistono ragazzina ma la magia sì.
E tu l'hai appena scoperta.
Ti aspetta là fuori.
Si chiama amore.
Vedrai, ti farà apparire delle farfalle nello stomaco.

( voto 8,5 )

24.12.12

Al Cinema: recensione "Vita di Pi"

Prefazione.
Lo so, il blog sembra morto.
Ma non lo è.
Il problema sono io e la mia incapacità di scrivere che ho da mesi per vari problemi ma mai, mai, mai, ho pensato di abbandonare del tutto il blog. Ogni giorno mi dico "domani ricomincio alla grande, un film al giorno addirittura, domani ricomincio".
Ma sto domani non c'è mai.
Però, e non lo dico ai pochi lettori che saranno rimasti ma a me stesso, questo domani un domani sarà.
E non solo ricomincerò alla grande ma visiterò tutti gli amici che mi sono stati vicini e ho dimenticato.
Non può piovere per sempre.
Perchè, in effetti, io sono passato alla grandine.
Ma non può grandinare per sempre.
Echecazzo.
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numerosi spoiler

Quando l'adulto Pi ha finito di raccontare, quando instilla nel suo interlocutore (e in noi) il dubbio di quale sia il vero racconto, se quello delle meraviglie naturali, di tigri e isole magiche, di iene assassine e balene fluorescenti oppure quello di uomini malvagi, di crudeltà e morte, quando Pi finisce di raccontare e chiede al ragazzo: "Tu a quale racconto credi?", quando capiamo che tutto l'impressionante film di Lee non è altro che il voler credere o no nell'esistenza di qualche Dio, abbiamo due reazioni.
La prima è banale, pensiamo che questo non è un film di Ang Lee ma di Shyamalan. Che poi i protagonisti sono anche indiani, questo è un film di Shyamalan sotto falso nome.
La seconda, più profonda, è che questo è un film con un suo perchè. Può non piacere, può risultare monotono, banalotto, costruito in maniera troppo asimmetrica con quei raccontini e il raccontone, può sembrare tutto quello che volete ma non potete far altro che dire "Ecco, ecco cosa significava tutto".
"E' così anche per Dio" dice Pi.
E sono mille le cose che poteva voler dire, magari ci torneremo.
Perchè questo film può esser preso anche da un altro punto di vista, quello di una straordinaria pellicola d'avventura di una bellezza visiva a tratti struggente. Odio gli effetti speciali, lo sapete. Ma quando questi non servono ad altro se non a restituire, amplificandola, tutta la bellezza che la Natura ci regala allora anche io sto là, strabuzzo gli occhi e godo.

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Godo a vedere la nave che affonda e lui che nuota in mezzo a zebre e scimmie, godo a vedere tigri che saltano su una scialuppa ad azzannare una iena, godo a vedere un mare illuminato al neon di meduse e una balena che ti salta vicino, godo a vedere un branco di pesci che diventa stormo perchè invece che nuotare volano addosso a te, godo nel vedere un mare fotografato di rosa al tramonto con quella piccola scialuppa ferma lì in mezzo, godo per quell'isola di nodose e morbide radici e quell'esercito di suricati, quasi una folla devota in preghiera di qualche Dio.
Gia, Dio, poi ci torniamo.
E, specie in questo periodo, invidio un ragazzo che sa lottare contro la morte in una situazione così impossibile.
E' cinema, si sa, ma persone così attaccate alla vita da resistere in questo modo ce ne sono e Pi è il simbolo di tutti loro.
E mi piace che il film non sia una storiella per bimbi disneyana secondo cui tutte le creature sono buone e dolci. No, la Natura è meravigliosa ma anche crudele, menefreghista, cinica. La tigre non si volta, la tigre è "cattiva" ma ha anche conosciuto la tregua, la pace, la solidarietà di quell'altra bestia indecifrabile che è l'uomo. Si sono odiati, hanno voluto uccidersi, si sono leccati le ferite, si sono aiutati, hanno aspettato di morire insieme, si sono ignorati. Ma la tigre non si volta perchè la sua casa è la giungla e le sue leggi quelle là dentro.

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Inutile e pericoloso cercare di analizzare l'infinita potenza metaforica del film.
Inutile perchè la metafora in qualche modo viene anche esplicitata da Pi nel finale in un modo così geniale che dispiace non averla colta durante il racconto "umano".
Pericoloso perchè parlandone rischio di allungare ancora di più sto mio minestrone già troppo abbondante.
Torniamo a Dio.
"E' così anche per Dio" disse Pi, abbreviativo di Piscine Molitor.
Che voleva dire?
Che credere a Dio significa credere alle meraviglie della natura?
Che credere a Dio significa credere a qualcosa che sembra impossibile ma forse non lo è?
Che credere a Dio può rendere più bella e colorata una vita in cui, comunque, l'inizio e la fine terrena sono segnate?
Che tu puoi credere a quello che vuoi ma se credi in Dio non hai bisogno di prove, bastano i segni e i racconti.
Quale è la vera storia? Ho cambiato idea più volte. E ancora non lo so. Anche perchè ancora non lo so se lassù c'è qualcuno.
Quando lo sento, quando so che c'è, se in quei momenti mi raccontano di un ragazzo e una tigre sopravvissuti a 10 mesi in mezzo all'oceano, se mi raccontano di quei pesci volanti, di quella balena, di quei suricati e di una scimmia che indica all'Uomo dove sta suo figlio io ci credo.
Anche perchè forse credere a un cuoco assassino e cannibale è troppo più brutto e meno magico.
Ma, ahimè, molto più probabile.

( voto 8 )

13.11.12

Un'idea editoriale (sperando che non ci sia già stata e nessuno me la rubi)

Oggi ho scoperto con grande dispiacere della chiusura del blog del mio amico Einzige.
Siccome viste le difficoltà degli ultimi mesi era balenata anche a me l'idea di chiudere, un giorno tra il divertito e l'immalinconito ho pensato a questo particolare ed eventuale post, l'ultimo post.
Ho ripensato a tante chiusure di blog che ho letto negli anni, alcuni divertite,alcune tristi, altre tragiche e altre ancora rabbiose.
Oggi mi è balenata questa idea, sperando che non sia già stata realizzata anche se, mi conosco, non la realizzerò mai nemmeno io.
Perchè non realizzare un volume sugli ultimi post dei blog?
Un'opera crepuscolare in cui fare una carrellata e delle riflessioni su quei fatidici ultimi post.
Un libro in pratica sulla morte ma che potrebbe riservare momenti anche comici e divertiti.
Magari diviso per tematiche, si potrebbe analizzare come e perchè una data persona decide, attenzione, DECIDE, di porre fine a qualcosa.
Sì, decide, perchè ci sono tanti blog che muoiono non consapevoli, senza quell'ultimo post che lo annuncia.
Invece chi quell'ultimo post lo scrive ha deciso di chiudere, la fine è molto più matura e, in un certo senso, drammatica perchè in qualche modo (tranne in rarissimi casi) equivale a un piccolo e consapevole fallimento, un sapere di non farcela e annunciarlo.
Non lo so, magari è un'idea di merda ma sono convinto che ben fatto possa avere anche il suo pubblico.
Al Cannibale piacerebbe, sono sicuro.
Ditemi che ne pensate, mi farebbe molto piacere.
Se è già stato fatto avvertitemi che cancello il post immediatamente.
E per la vergogna vi dico già che sarebbe il mio ultimo post.

Al Cinema: recensione "Argo"

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piccoli spoiler

Cogito Argo sum, sarà passato per la testa dell'agente Cia Tony Mendez, esperto a "far uscire la gente" in situazioni critiche.
Sì perchè dopo tanto pensare la miglior cattiva idea (sempre meglio delle biciclette del governo) trovata da Mendez per far uscire dall'Iran i 6 americani nascosti a casa dell'ambasciatore canadese è stata proprio questa: Argo.
Cos'è Argo? Un filmetto, anzi una sola sceneggiatura di serie b rimasta dentro qualche cassetto di Hollywood. Quanto basta a Mendez per entrare in Iran e fingersi insieme ai 6 rifugiati una troupe canadese in cerca di location mediorientali per girare il film. Tutto vero eh.
Un passo indietro.Rivoluzione Iraniana, gli studenti assaltano l'ambasciata americana perchè (tra le altre cose) il Grande Satana statunitense aveva accolto tra le sue braccia per curargli il cancro l'ultimo Scià dell'Iran Mohammed Reza Pahlavi , monarca che credette di portare l'occidente e il benessere in Iran ma in realtà regalò povertà e terrore.
52 americani furono presi in ostaggio dentro l'ambasciata, i 6 di cui sopra scapparono.
Apro una parentesi. Se fossi uno dei 52 rimasto più di 400 giorni in terribile prigionia e vedessi dopo 30 anni fare un film sui 6 che per nemmeno tre mesi se ne sono stati in condizioni di moderata agiatezza a casa dell'ambasciatore canadese un pò il sangue mi ribollirebbe eh, echecazzo. Ma questo è cinema e la parte cinematografica, in tutti i sensi, era la loro.Chiusa parentesi.

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Affleck, uomo dotato sicuramente di cervella, gran fico tra l'altro, si conferma regista di valore assoluto.
Non ho visto The Town (ho paura troppo action per i miei gusti) ma basterebbero questo e l'esordio di Gone baby gone per confermare quanto scritto.
Coraggiosa (e forse un pò vanesia) la scelta di mettere sè stesso come protagonista in un ruolo in realtà da ispano-americano. Ho il sospetto che Affleck tenesse talmente a questo personaggio e l'abbia così fatto suo da non voler rischiare di affidarlo a nessun'altro.
Film solido come il granito, sceneggiatura perfetta (anche se, come detto prima, troppo poco spazio ai 52), dialoghi riusciti come pochi sia per brillantezza che per incisività, regia classica capace di tirar fuori alcune sequenze da urlo, tensione sempre altissima e un cast da far impazzire con almeno 3 fenomeni, il brechinbeddiano Cranston, Alan Arkin e John Goodman, sempre strepitosi. Anche Affleck, ritenuto in passato troppo scarso per recitare fa un figurone. Ottima, davvero ottima la scelta di far interpretare i 6 ospiti a volti poco conosciuti, un big avrebbe distolto l'attenzione, quei 6 erano un corpo unico.
Alcuni passaggi a mio avviso risultano poco chiari (ad esempio, ma questa operazione non era un rischio tremendo sia per gli americani che i canadesi? una volta scoperti, mettiamo caso anche solo in tv dopo la riuscita dell'operazione, il rischio di vendetta sugli altri ostaggi non era troppo alto? E il Canada che si prese quasi tutto il merito,non aveva paura per i suoi connazionali?) ma per avere una visione completa d'insieme sarebbero servite 4 ore. Affleck più di una volta si affida a trucchetti cinematografici, specie quello dei salvataggi all'ultimo istante ma era impensabile non mettere un pò di cinema in una vicenda storica ricostruita comunque nel modo migliore possibile.
Già, il Cinema. Più che mai in Argo viene fuori il potere salvifico di questa meravigliosa arte...

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A questo proposito forse scontata ma straordinaria la scelta di intitolare il film così.
Alla fine quel film non venne mai girato, fu solo fumo sugli occhi degli iraniani.
In realtà però eccolo che arriva 30 anni dopo.
Argo era e Argo resta.
E se al posto di alieni e starlette scollacciate ci sono intrighi politici, impiccagioni e rivoluzioni poco importa (a questo proposito il montaggio alternato tra la lettura del copione e le immagini degli iraniani è geniale).
Chè poi a me gli b movies di fantascienza nemmeno piacciono, meglio questo.
Ma poi, caro Arkin, Argo sta per?
Argovaffanculo.

( voto 8 )

10.11.12

Al Cinema: recensione Hotel Transylvania

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Ottimo esempio di come si possa prendere una tematica abusatissima, quella dei mostri, e riproporla con originalità e freschezza.
I cartoni devono sempre partire da un'idea più originale possibile per differenziarsi dagli altri e spesso questa più è banale più è geniale.
Personalmente penso che il top della genialità in questa nuova epoca di computer grafica si sia raggiunto con il meraviglioso Monster and Co con quelle porte scorrevoli che conducevano alle varie camerette, le bombole delle urla, il tilt dovuto all'ingresso a Mostropoli (si chiamava così?) dell'indimenticabile bambinetta.
Non è un caso che abbia citato questo film, e non tanto per l'ovvio rimando ai mostri (paradossalmente Hotel Transylvania poteva intitolarsi Monsters and Co...) ma proprio per quel turning point di sceneggiatura, vero e proprio architrave dello script: i mostri hanno paura degli umani e la loro tranquillità sarà messa a soqquadro dall'arrivo fortuito di un loro rappresentante, nel caso specifico un allampanato e fuori di testa adolescente dal quoziente intellettivo miserrimo.

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E così l'Hotel Transylvania, l'albergo eretto da Dracula in memoria della moglie scomparsa per dare riposo e protezione dagli umani a tutti i mostri, non sarà più quell'ameno (ma un pò imbolsito e triste per la verità) ritrovo a cui Frankenstein and Co erano abituati ma il ragazzetto porterà, in qualche modo, scombussolamento e nuova vita anche perchè di lui si innamorerà la figlia adolescente di Dracula (ottimo personaggio) che ha appena compiuto il suo (cento)diciottesimo compleanno.
Ambientazioni fantastiche, grafica superba e personaggi divertentissimi, il film fa centro senza problemi.
A differenza, ad esempio, del recente Paranorman lascia solo nel finale lo spazio per riflessioni un pochino più profonde per abbandonarsi a una prima parte di scazzo e divertimento purissimo.
I personaggi, come dicevo, sono super: la famigliola dei lupi mannari (lui che non dorme la notte in quella maniera è fantastico), la mummia in sovrappeso, i domestici zombie, Quasimodo e tantissimi altri.

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Ho riso più di una volta, e di gusto. Penso ad esempio al Bingo, al marito scheletro geloso, alla lezione di spinning della Mosca (mamma mia che personaggio, peccato poco utilizzato) e soprattutto alla geniale scena del gioco del mimo in cui l'Uomo Invisibile si trovava leggermente in difficoltà ("occhiali" "occhiali" "occhiali agitati", straordinario).
E a livello visivo spiccano le scene del villaggio farlocco e tutte quelle dell'aereo.
Mai eccessiva e ben raccontata la componente più "impegnata", il rapporto padre-figlia iperprotettivo (forse di più per la scomparsa della madre), la scoperta del primo amore e il finale dietrofront del Conte.
Peccato che ogni volta nei cartoni dobbiamo sorbirci il concertino finale, a me smorza sempre l'emozione.
Niente di indimenticabile ma cartone assolutamente consigliato.

( voto 7,5 )

7.11.12

Al cinema: recensione "La collina dei papaveri"


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presenti spoiler

Goro non è Hayao ma può diventarlo.
In realtà sarà difficile parlare delle differenze tra i due perchè anche questo ottimo, forse non magnifico, ma ottimo La Collina dei papaveri è stato scritto dal padre (sceneggiatura adattata però, non originale).
E siccome in un cartone solo un addetto ai lavori può capire che significhi realmente "regia", io che posso limitarmi soltanto alla sceneggiatura non posso non pensare che questo non è altro che l'ennesmo film del grande Hayao i cui La città incantata e Il castello errante di Howl sono senza problemi tra i miei 10 cartoon di sempre, probabilmente nei 5.
Sono due le differenze più lampanti con i maggiori capolavori del padre.
Il primo è l'assoluta mancanza di elementi fantasy, dalle ambientazioni ai debordanti (anche per numero) personaggi che popolavano i magici mondi di Chihiro and co. Certo non si arriva al drammatico realismo che ha per esempio quel grande capolavoro che è Una tomba per le lucciole (un mio cruccio non averne parlato, fa parte dei dispersi di questi mesi), siamo pur sempre davanti a un film per famiglie (non per bambini tout court però) ma tutte le vicende e i personaggi sono assolutamente verosimili.
L'altra differenza più grande, molto meno evidente e probabilmente soggettiva, è che questo film di Goro abbia bisogno assolutamente della visione completa per avere un suo perchè, per acquistare valore, per essere apprezzato.

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Nei film di Hayao l'intreccio di solito è un tantino confuso e l'esplosione di vicende, personaggi, tematiche e ambientazioni rende quei cartoni così ricchi di cose che possono sopravvivere ed essere amati a prescindere dalla perfezione di script.
Qui il cerchio deve essere chiuso per forza, le due vicende parallele, quella della difesa da parte degli studenti di un loro presidio culturale, il Quartier Latin, una specie di scuola autogestita davvero suggestiva, e quella più intima dell'amore forse impossibile tra Umi e Shun, queste due vicende dicevo devono esser chiuse perchè il film non risulti pesantemente incompleto e forse addirittura noioso, inutile.
Per il resto sempre forti le tematiche di Hayao, quelle sociali, quelle del ricordo, quelle del legame con la tradizione e il rifiuto del progresso e curiose alcune analogie, quasi identità, con altri film precedenti, come l'aspettare la nave del padre di Ponyo o le pulizie totali del castello errante.
Non parliamo ovviamente dei disegni, marchio inconfondibile dello Studio Ghibli, quei volti disegnati con la poesia nella grafite.
Il film nell'ottima seconda parte trova un suo perchè, il Quartier Latin, simbolo di attaccamento alla cultura e alla tradizione ma anche di magnifica condivisione da parte di ragazzi di esperienze ed ideali è salvo mentre la faccenda dei due ragazzini si tinge di giallo e forse rimane un punto interrogativo fino alla fine.
Sono davvero fratelli o no?

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Tenerissima e anche un pò scomoda la tematica dell'amore che rischia di non poter esser vissuto perchè sostituito da quello fraterno.
E splendide soprattutto due scene, gli occhi di lei che si bagnano durante l'arringa di lui in assemblea, magnifica sequenza in cui in due occhi vediamo nascere un amore non solo fisico ma anche intellettivo e soprattutto un indimenticabile abbraccio tra Umi e sua madre, un abbraccio che nasconde una verità che la figlia crede di avere ma non vuole rivelare alla madre (che forse, però, lo sa già). Quelle lacrime, quel misto di dolore,affetto e parole non dette che si scambiano le due è qualcosa di grande, che nasconde un mondo sotto.
Umi, Shun, fregatevene della storia di quella foto, vivete la vostra.

( voto 7,5 )

26.10.12

Gli Abomini di serie Z ( 19 ): Recensione "Sharktopus"

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O.k, questa in realtà non è la recensione di Sharktopus.
Perchè approfitto di aver visto sta boiata per dire la mia DEFINITIVA sui monster movie scrausi.
Chi mi legge saprà che i miei gusti cinematografici vanno principalmente in due direzioni completamente opposte, il grande cinema d'autore pieno di contenuti e l'horror, ben volentieri anche quello scrauso.
Però il monster movie scrauso lo ODIO.
ODIO.
Sto parlando di quei filmetti in cui gli animali sono:
1 perlopiù giganteschi (tanto che tremo ogni volta che su un titolo vedo Giant o Mega, brrrrrr)
2 perlopiù marini (perchè diciamocelo, tutto sto filone deriva da Lo Squalo, non ce son catzi che tengono)
3 perlopiù modificati geneticamente
4 perlopiù uno contro l'altro (indimenticabili i titoli con vs, vedi Dinocroc vs Supergator o Boa vs Python, cioè un boa contro un pitone, masticazzi!, a che serve, ha un'istanza informativa per farci capire le differenze tra i due serpenti?)

Ecco, il terzo punto è quello più interessante perchè ci porta ad altre due possibilità.
La modifica genetica può aver portato a dimensioni pantagrueliche, vedi il cult Mega Shark vs Giant Octopus oppure ad un incrocio di specie come, per restare nel pezzo,il nostro Sharktopus, mezzo squalo e mezzo polpo. Non è un caso che fornendovi i due esempi abbia parlato in entrambi e casi soltanto di Shark ed Octopus perchè, e questo sopra l'ho dimenticato, un'altra caratteristica de sti film scemi è che gli animali sono:

5 perlopiù sempre gli stessi

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Ora, io dico, vivaddio.
Perchè?
Perchè se i fenomeni dietro a queste operazioni un giorno, maledetto quel giorno, si svegliassero e si rendessero conto che esistono altri animali che con il mare o comunque con un certo retrogusto anfibio hanno poco a che fare sarebbe la fine.
Le possibilità di Mega, Giant e incroci vari sarebbero infinite.
No, tu immagina a quali derive potremmo arrivare.
1 derive domestiche tipo
Mega Rabcat vs Giant Chickdog
in cui un coniglio gigante che fa le fusa combatte contro un cane che fa le uova
2 derive giunglesche tipo
Monkele vs Girtig
dove una scimmia dotata di proboscide le suona a una tigre con un collo lunghissimo
3 derive aeree tipo
Giant Woodcock vs Eaglehawk
in cui un potentissimo uccello modificato, incrocio nientepopòdimeno che tra un falco e un'aquila deve vedersela sì con una semplice beccaccia, ma gigante.

Vi rendete conto?

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Io con Sharktopus ho chiuso col genere, per sempre.E molte delle colpe ce l'ha anche il fratello di Julia Roberts.
Sì perchè forse se non ci fosse stato Eric Roberts su sto film, forse forse non l'avrei odiato così.
E forse avrei dato un'altra chance alla categoria.
Ma Eric Roberts è insopportabile dai.
Sul film fa solo un gesto, si toglie o rimette gli occhiali.
Almeno 15 volte.
Meno male che alla fine lo Sharktopus lo uccide.
Che poi muore in un'agonia terribile, terribile.
w lo Sharktopus
abbasso lo Sharktopus

voglio Monkele.

voto 2



25.10.12

Alla ricerca del tempo perduto (parte 2)

Continua la carrellata dei film visti in questi mesi e non recensiti. I voti, come dicevo nella prima parte, sono da prendere davvero con poca attenzione visto il ricordo semi-sbiadito di alcune visioni.

NAMELESS Visto praticamente insieme a Second name li confondo un pò data la stessa provenienza (Spagna) e la materia di base (sette sataniche). Curiosamente uno, questo, è di Balaguero, l'altro di Plaza, i due registi di Rec. Nameless lo trovai molto confuso e con una colonna sonora talmente invadente e irritante da voler togliere il dvd. Il finale è apprezzatissimo, il problema è che io ci sono arrivato completamente deluso. 5/5,5

SECOND NAME Molto meno horror e più drammatico dell'altro il film di Plaza procede molto lentamente per essere un thriller. Però l'intreccio non mi è dispiaciuto e la faccenda degli Abramiti e del secondo nome l'ho trovata molto interessante. Sti spagnoli co le cricchette sataniche son fissati. 6

LADDA LAND Horror thai dai grandi pregi e grandi difetti. Tra i primi un'eccellente regia/fotografia e la capacità rarissima di non avere un solo secondo di stanca, per le persone impressionabili è un salto dalla sedia continuo. Però la trama alla base è completamente scollegata con dei passaggi narrativi alla viemmeatrova. Non si capisce davvero di cosa voglia parlare il film popolato anche da alcuni personaggi inutili. Suggestivo però 6,5/7

MY SON MY SON WHAT HAVE YE DONE Ecco, questo avrei voluto proprio recensirlo per bene caspita. Lynch dietro l'operazione, Herzog alla regia, se un film doveva essere più d'autore di questo sarebbe stato difficile. E infatti non si capisce bene cosa la pellicola vorrebbe raccontare con una trama ridotta all'osso e una stasi senza soluzione di continuità (pare un ossimoro in effetti). Fortissima una componente psicologica probabilmente freudiana sul rapporto madre-figlio. Film senz'altro meritevole d'analisi ma oramai non ricordo nulla se non la grande ennesima prova di quel mostro che è Michael Shannon. A proposito, ho visto Michael Shannon in Take Shelter, Bug e qua, ha fatto sempre la parte del pazzo, incredibile. E, mi dicono, che anche in Revolutionary Road non è che sia tanto normale... 7

BUG Sottovalutato e misconosciuto film del Friedkin esorcistiano. Pellicola che narra di due giovani e della loro terribile e insanabile paranoia, quella degli insetti. Bravissimi gli interpreti, la Judd e il sopracitato Shannon. Film piccolo ma molto suggestivo dall'impronta quasi teatrale. 7

AMERICAN GOTHIC Me l'avevano venduto (o forse me l'ero venduto da solo) come un cult assoluto. Mah... Titolo senza senso, personaggi senza senso e trama con poco senso. Aridateme Scannati Vivi. 5

LAKE MUNGO Nettamente il migliore tra gli horror visti in questo periodo. Film che si spaccia così bene per documentario che ci sono praticamente rimasto fregato anche io. A chi piacciono le storie di fantasmi (più che fantasmi attivi qui parliamo di apparizioni in foto) la visione è imprescindibile. Il film va avanti aggiungendo ogni volta nuovi tasselli, la storia da drammatica diventa veramente terribile. Costruito che è una bellezza presenta nel finale una scena così spaventosa che non fatico a metterla tra le più spaventose di sempre per il sottoscritto. Non fa paura solo per quello che è ma per quello che rappresenta. 8

UBRIACO D'AMORE Ennesima conferma per l'Anderson di Boogie Nights, Magnolia, Il Petroliere e (lo voglio vedere!!!!!!!) del veneziano The Master. Ed ennesima grande conferma anche per Sandler dopo il magnifico Reign over me. Film che narra di un amore tanto dolce quanto surreale. Impossibile non innamorarsi del personaggio principale. 8

DEATH SENTENCE Cioè, non sono un waniano ma Wan ha talento. Il regista di Saw, Dead Silence ed Insidious per una volta si cimenta col thriller, un thriller sanguinario su una vendetta efferata (giustamente) come poche. Seconda parte un pò più debole ma il film avrebbe meritato maggior fortuna. 7

THE WOMAN IN BLACK Grandi mezzi, grande budget e di conseguenza grandi location e grande qualità tecnica. Ma a livello narrativo il film è un disastro assoluto, quasi niente da salvare. E Harry Potter, se mai ci doveva essere l'ennesima conferma, può interpretare solo Harry Potter. 4,5/5

AL CINEMA: IL CAVALIERE OSCURO-IL RITORNO Se non fosse esistito il primo parleremmo di un gran film. Ma il primo, fortunatamente, è esistito e il confronto non regge. Lo script è talmente più povero che deve essere infarcito di una mezz'ora di scazzottate per pienarsi. E Bane non è il Joker ma un personaggio sì affascinante ma di cui non si riesce praticamente a capir nulla, un abbozzo. E poi per noi perugini sentirlo doppiato da Timi è stranissimo... 7,5

AL CINEMA: L'ERA GLACIALE 4 E così Timi si prende anche il doppiaggio di Manny, sono contentissimo per lui (sta a 40 km da me, l'ho conosciuto e volevo farci la tesi di laurea). Altro episodio della saga ancora una volta abbastanza solido anche se, credo, dovrebbe essere narrativamente l'ultimo. Il più avventuroso della serie ha in Capitan Sbudella il suo personaggio più riuscito. 7

L'ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE Il Gilliam più alto? Forse, anche se La leggenda del re pescatore sgomita non poco. Impianto narrativo impressionante tanto da poter risultare molto confuso ad una visione poco attenta. Grande atmosfera, grande idea, grandi attori. Un cult. 8/8,5

L'ARTE DEL SOGNO Mezza delusione. Gondry alla regia e Garcia Bernal attore principale mi facevano leccare le dita. Invece il film esagera nel suo continuo mixare realtà e sogno, si rischia l'overload. Un pò più asciutto sarebbe stato interessantissimo. Film che esalta come pochi la forza dell'immaginazione a contrastare le difficoltà della vita reale. 6,5

THE GAME Cazzarola, questo tutti sti anni me l'ero perso... E meno male che alla strofa in Kevin Spacey di Caparezza non avevo mai prestato troppa attenzione. Ottimo film tutto basato sul gioco dell'inganno. Il colpo di scena finale è fantastico ma apre semivoragini narrative o comportamentali che preferisco non analizzare. Faccio finta che vada tutto bene va. 7,5

AL CINEMA: RIBELLE. La Pixar è sempre la Pixar. La prima parte è strepitosa, simpatica, avventurosa e piena di scene e personaggi magnifici. Poi dopo la "trasformazione" il film diventa troppo femminile e sentimentale per i mie gusti. No, la mamma orso non mi è piaciuta. Ottimo il personaggio di Merida invece. 7,5

AL CINEMA: TED. McFarlane cerca di Griffinare il più possibile il film ma purtroppo non ha coraggio fino in fondo. Se si fosse incentrato tutto nella figura di Ted avremmo avuto un capolavoro mentre la storia d'amore seppur ben raccontata addolcisce troppo il tutto. Quattro, cinque scene di una forza comica pazzesca. E Mino Caprio è sempre strepitoso. 7

19.10.12

Alla ricerca del tempo perduto (parte 1)

Come dicevo, sti mesi in cui per parecchi motivi non riuscivo a seguire il blog di film ne ho visti, e parecchi. Purtroppo non ho nessun appunto ma affidandomi alla memoria e a un pò di ricerche sono riuscito a recuperarne 30 della, credo, 50ina che non ho recensito. Non sarà interessante sta carrellata ma almeno per me è divertente. Fino alla fine non sapevo so se mettere il voto, parliamo di visioni anche di 5 mesi fa, il ricordo è offuscato. Pochi capolavori, forse nessuno, ma anche poche boiate (tipo quella che posterò per intiero oggi o domani), una netta maggioranza di buoni film però. Proviamo a ricordare va:

L'ORDINE E' PER QUANTO POSSO CRONOLOGICO

AL CINEMA: ATTACK THE BLOCK Piaciuto. Un fantascienza mixato a un baby gang movie davvero carino. Ottimi i ragazzini, brillante e spassoso.Non mi ricordo chi ma c'erano 1,2 personaggi strepitosi. 7,5

SMALL TOWN Un obbrobrio allucinante con la peggior fotografia della storia del cinema. I primi 5 minuti credevo fosse un omaggio a Melies visti i fondali simil finti e la grana quasi cartoonesca, poi mi sono reso conto che faceva semplicemente schifo. Trama inesistente, personaggi al limite del ridicolo. Ah, doveva essere un horror. 2

AMORE TOSSICO Eccolo il famoso cult movie, il film che forse meglio di qualunque altro nell'intera cinematografia mondiale racconta lo sporchissimo mondo dell'eroina di strada (intesa come droga eh, non tipo Kick Ass). Film poverissimo, vero come pochi, attori tutti veramente drogati. E un finale fuga dalla realtà. Bello. 7

WELCOME Solito grande cinema francese da me amatissimo. Film perfetto che racconta la strana amicizia tra un'insegnante di nuoto e un giovane rifugiato che ha un sogno impossibile, attraversare la Manica a nuoto per raggiungere la sua amata in Inghilterra. Niente da dire, piccolo grande cinema. 8

CON GLI OCCHI DELL'ASSASSINO Thrillerino spagnolo con la solita grande Belen Rueda. Lo fa distinguere dagli altri film del genere un forte sottotesto sociale che sarebbe piaciuto tanto a Marco Berry e al suo Invisibili. Un pò confuso ma affatto malvagio. 6,5/7

AL CINEMA: CHRONICLE Oh, non ne leggo benissimo ma a me che odio i film sui poteri speciali è piaciuto moltissimo perchè, fuor di marvelloni e abiti di scena, racconta di come suddetti poteri sono finiti per caso nelle mani di 3 ragazzi. L'uso "domestico" di tali abilità, il climax ascendente di tensione e una per niente banale riflessione su come il potere possa cambiare l'animo umano e renderci pericolosi sono tutte caratteristiche che mi hanno reso piacevolissima la visione. Ottimi gli effetti. 7,5

SHELTER Thriller psicologico sulla doppia personalità di cui ricordo veramente poco se non che non mi prendeva affatto ed era parecchio confuso. Non lo so, magari sbaglio. 5

AL CINEMA: UNA SEPARAZIONE Ottimo film stra-osannato dalla critica. La qualità più grande è lo straordinario uso dei dialoghi in sceneggiatura visto che il film, di base, ha una trama ridotta all'osso. Davvero perfette le interpretazioni dei due protagonisti. Non ci ho visto tanti sottotesti politici o sociali. Raro esempio di come si possa scrivere cinema anche senza un'idea importante di fondo 7,5/8

THE WOMAN Eccola, questa è forse la delusione dell'anno visto che ne avevo letto come tra i più bei, se non il più bello, horror degli ultimi anni. Purtroppo è l'unico film in vita mia visto al pc, credo che il problema sia quello. L'ho trovato amatoriale nella scrittura, ai confini del comico a volte. Ma l'interpretazione della McIntosh è qualcosa di indimenticabile, un animale ferito di potenza straordinaria. Non mancano momenti davvero ottimi ma mi aspettavo di più. 7

AL CINEMA: BIANCANEVE E IL CACCIATORE Rivisatazione dark tutta incentrata sull'avventura e sugli ottimi effetti speciali. Credo che per gli amanti del genere sia davvero un ottimo prodotto visto che anche io sono arrivato abbastanza tranquillo alla fine della visione. Charlize Theron bellissima e cattivissima, la Bella di Twilight invece non mi convince davvero più, tanto da non ricordarne nemmeno il nome... 6,5

AL CINEMA: LA COSA (2011) Ovviamente bastonato da tutti perchè toccare i mostri sacri è considerato reato di lesa maestà. Io invece l'ho visto come omaggio al film di Carpenter visto che ricostruisce, rispettando moltissimo l'opera precedente, tutto quello che è successo PRIMA dell'arrivo di quel cane nell'indimenticabile prologo del capolavoro ottantiano. Grandissimi effetti digitali. 7

LA COSA Tornai dal cinema e per legare bene i due film lo rividi. Purtroppo era notte inoltrata e avevo un sonno assassino. Ma tanto c'è poco da dire o da fare, capolavoro assoluto dell'horror. Bello ritrovare piccoli o grandi legami con il nuovo film. Gli effetti, non visivi o digitali ma i cari e vecchi effetti speciali, sono di un livello impressionante. 8,5

PARADISO AMARO Molto interessante. Film che parla di tematiche importanti come la morte, il dolore, la rabbia, i segreti, gli affetti famigliari, l'orgoglio e il perdono. Mai pesante, mai eccessivo, mai retorico. Classico film di sceneggiatura. E Clooney è sempre Clooney.  7,5

AL CINEMA: CHERNOBYL DIARIES Oh, qua sono davvero una voce fuori dal coro. L'ho trovato davvero buono con delle ambientazioni e una regia strepitosa che forse molti hanno fatto finta di non vedere. L'atmosfera è quella giusta, l'idea di base molto originale. Pecche? Lo sfruttare un'immane tragedia e un finale che convince pochissimo. Lo rivederei, pensa un pò. 7

18.10.12

Comunicazione di servizio

Ho risposto, spero, a tutti i commenti lasciati in sospeso questi mesi.
Peccato perchè ce n'erano di davvero belli e interessanti, non so se chi l'ha scritti tornerà mai o vedrà le mie risposte.
Comunque d'ora in poi cercherò di non abbandonare mai più per troppo tempo questo blog, qualsiasi cosa (mi) accada.
Un bacio a tutti e... buoni film :)

Recensione: "Altitude"

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Ho una paura tremenda dell'aereo, tremenda.
In realtà non ho paura dell'aereo in sè ma che cada.
Con me dentro ovviamente.
Quindi tecnicamente non ho paura di volare ma di cadere.
Sarà per questo che sto thrillerino affatto banale mi è piaciucchiato.
Cioè, il 91% del tempo è con loro in volo e se uno ha paura di volare (cadere) è normale l'empatia con i malcapitati.
Anche se in realtà, e qui sta una delle originalità della pellicola, il pericolo maggiore che i protagonisti affronteranno nei cieli non è l'essere senza carburante, non è il trovarsi in una nube nera a visibilità 0, non è avere l'aereo in condizioni pietose, no, è qualcos'altro di davvero insolito. E ancora più insolita sarà la geniale motivazione che sta dietro a questo qualcos'altro davvero insolito.
La protagonista (già vista e "segnalata" in Autopsy) è di una bellezza illegale, sembra essere un'altra Megan Fox. Sì, per me è Megan Fox 2, anzi per essere un pò più televisivi è Megan Fox +1. Gli attori son bravi, anche quello col personaggio insopportabile regala una mezz'ora di altissima qualità (film visto in lingua originale) quando inizia a svalvolare e sussurrare ciò che crede di aver visto. Avere attori discreti era condizione indispensabile visto che il film è interamente ambientato in un abitacolo. Discreta l'atmosfera e gli effetti, credo il massimo ricavabile dal budget investito. Qua e là qualche scena insensata o inverosimile fa capolino ma tutto nella norma.

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Poi il film si impenna con 2,3 trovate geniali magari nipoti o anche figlie di qualche episodio dell'indimenticabile Ai confini della realtà (ah, che tempi, ah.............ah) ma comunque inserite perfettamente nel plot.
Prima le ipotesi affatto peregrine che fanno i protagonisti per giustificare quello che gli sta accadendo (sogno, complotti), ipotesi che potevano benissimo esser lor stessi colpi di scena se non fossero, appunto, gli stessi ragazzi a bruciarceli. Poi la storia del fumetto (do you know storyboard...? sto zitto...) fino a quello che pare il colpo di scena definitivo. L'ho apprezzato davvero tanto perchè mix tra l'immenso potere che ha la fantasia e la reificazione degli stati mentali, concetto davvero interessante.
Quando il film, come il suo aereo, sembra ormai atterrare in un punto preciso ecco l'ulteriore colpo di scena.
I piani temporali si mescolano in in modo davvero notevole.
Forse il futuro si può cambiare.
Forse si può cambiare persino il passato.
Forse si può sacrificare un amore futuro per permettere che quello stesso amore cominci molto prima.
O forse il futuro non è mai esistito o è esistito solo nel passato.
O forse ancora non c'ho capito na sega.
Estiqatsi.

( voto 6,5 )

15.10.12

AL cinema: recensione "Paranorman"

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Provo a far ripartire ancora una volta questo (da me) amatissimo blog. Non prometto affatto che la ripartenza sia lanciata, che il motore non vada presto a farsi friggere di nuovo, che non sbatti di nuovo contro un muro a 180 l'ora. Ma per camminare bisogna pur sempre partire. E per (ri)partire bene bisogna sempre farlo col piede giusto chè altrimenti si rinciampa subito. E il piede in questione è questo meraviglioso cartone in stop-motion (ma non stop-emotion), che non so perchè mi ha fatto tornar voglia di commentare. Anche perchè film qua sti due mesi si son sempre visti, mi fermerebbe solo la cecità (a proposito di cecità, credo che tra pochi giorni sto termine lo riutilizzerò in altri contesti), ma pur vedendone di belli, brutti o interessanti (almeno una trentina) la tastiera mi sembrava una sorta di Triagolo delle Bermude dal quale le mie dita-navi dovevano a tutti i costi star lontano.
Paranorman è la storia di un bambinetto che ha una speciale qualità: vede le persone morte. O.k, non è Haley Joel Osment (a prop, dov'è finito? era davvero un prodigio ma quel viso che lo rendeva così incredibile da piccolo lo fa sembrare un demente da adulto .
Norman vede le persone morte e per questo la sua famiglia non lo capisce. Per questo tutti lo deridono. Per questo Norman rappresenta il classico bambino-ragazzo che vive la sua vita quasi in completa solitudine perchè non compreso. Se si riuscisse a capire che la non comprensione delle attitudini, delle passioni, dei talenti, delle paure e delle aspirazioni dei bambini porta poi a quasi tutti i problemi che una persona potrà avere in futuro nella vita l'esistenza di tutti sarebbe migliore. Se nella stranezza,nell'originalità, nella chiusura o nella pazzia riuscissimo a vederne e magari capirne le cause, se capissimo che il non conforme è dannatamente interessante e normale nella sua anormalità il mondo sarebbe più intelligente.

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Norman vede i morti insomma e nessuno gli crede (nemmeno io malgrado il pippone di prima gli crederei ma credo sarebbe mio amico proprio per questo). A un certo punto però la città subirà la terribile maledizione di una strega e vedrà i non-morti tornare sulle strade a reclamare qualcosa. Cosa? Solo (para)Norman a quel punto potrà capirlo.
Il film è divertente quanto basta, soprattutto nella prima parte e nei personaggi di contorno (l'insegnante di teatro pantagruelica, i bulletti) e agli under 7 può anche fare un pò paura probabilmente (ne ho le prove :) ).
Atmosfera burtoniana in tutto e per tutto (dietro ci sono i creatori di Coraline), ambientazioni abbastanza suggestive e discreto ritmo. Norman (che dal trailer mi stava antipatichino) è un protagonista meraviglioso, un bambino puro e solo che ha capito una cosa, l'umanità sta nei morti, non nei vivi (vedere al proposito una delle prime sequenze -con una fantastica colonna sonora- dove il solo a non salutare il bimbo è l'unico vivente).
Ecco, te pareva che Oh dae-soo ora non andava giù con le emozioni. O.k dico io, avete ragione ma non rompetemi le palpebre e non leggete semmai, oh!. Sì perchè io un film dove si parla con un tatto simile di morte, ricordo, affetti che rimangono nel tempo, talenti non compresi, amicizie improbabili e, nell'indimenticabile finale, della ricerca del bene e dell'affetto primario per cercar di rimarginare terribili e imperdonabili ferite, io un film così lo amo. E la storia del furbetto, delle tecniche retoriche mi son rotto di sentirla. Se un film emoziona una persona allora non può esser stato furbetto altrimenti non avrebbe suscitato la stessa sensazione. Dovremmo essere un pochino più liberi tutti nel raccontare le proprie visioni e alcuni marchingegni, se non palesi, non dobbiamo scovarli per forza.

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Poi qua si parla di Horror, della forza e della potenza che i mostri sanno dare, della loro magia, del loro potere, della loro capacità di regalarti un mondo-altro che in realtà non esiste. I mostri siamo noi, lo sappiamo tutti, gli zombie e i fantasmi sono creature benemerite che cazzo. E la paura, quella innocua dei mostri, è una delle emozioni più sane e importanti che un bambino possa provare. E Norman lo sa. Perchè Norman ha paura solo di una cosa, che suo padre non gli creda.
La stretta di mano nel finale e quel ritorno al passato sono da brividi. Parlarsi e riconoscersi uguali. Quel meraviglioso e terrificante cielo non è altro che qualcosa uguale a te.
Solo che lei nel 1700 la bruciavano sul rogo, te quel rogo lo proverai a cottura lenta lungo la vita.
Ecco, di un cartone divertente ne ho fatto un film d'autore con i controcoglioni.
Di un'opera di svago un'occasione per parlare di temi importanti dando magari anche l'impressione di criticare da un piedistallo.
Ma io non sono nessuno, probabilmente l'ultimo degli uomini anzi.
Però dei mostri con la faccia verde e la bava mica ho paura.
Rasati e col dopobarba son molto peggio.
E non c'è bisogno del talento di Norman per vederli.
Basta la vista normale.
A tra due mesi. :)

(voto 8,5 )

14.8.12

Recensione: "Signs"

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E' forse venuto il momento che io dica la mia su Mr Night.
No,anche perchè pur avendo finalmente visto tutti i suoi film si dà il caso che su questo blog non ne abbia recensito alcuno.
A me mette in crisi in una maniera allucinante sto regista.
Forse più di tutti.
Perchè è talmente pieno di pregi e difetti che non sono mai riuscito a giudicarlo compiutamente.
Dopo Signs ho deciso di prendere una posizione.
A me piace.
Quello che spesso tanti dimenticano e che di per sè rende il regista indiano un esempio, un uomo di cinema da rispettare a prescindere, è che questo i film se li scrive.
Non solo, li inventa spesso di sana pianta.
E in un cinema pieno di grandissimi mestieranti che fanno tutto alla perfezione ma di testa ne usano davvero poca uno come Shyamalan è da portare in palmo di mano.
Anche perchè quasi tutte le sue idee,le sue sceneggiature partono da intuizioni fantastiche.
Io credo che massacrarlo come spesso tanti fanno non sia solo ingiusto ma quasi dannoso.
Ce ne fossero di registi che osano, che scrivono, che inventano.
Ci vuole sempre un rispetto immenso per chi affronta in prima persona tutto l'iter cinematografico,dalla scrittura alla produzione. Senza dimenticare in mezzo la grandissima qualità tecnica dei film del nostro.

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Il problema di Mr Night è che fa sempre il passo un tantino troppo lungo, non si accontenta, riesce ad aggiungere a film che sarebbero grandi quelle riflessioni in più, quelle sequenze in più,quei significati in più che molto spesso rischiano di farli crollare.
E' la sua autorialità a farlo spesso soccombere.
Ecco, in Signs, e senz'altro questa è un'opinione non condivisa, io credo non abbia mai esagerato.
E forse per questo è il suo film migliore (con il Sesto Senso), personalmente il meno attaccabile.
Attenzione, anche in questo film, forse soprattutto in questo film il regista ci parla di massimi sistemi, di Fede e Caso, di Speranza e Rassegnazione.
Ma lo fa in un modo dolcissimo,sobrio, famigliare, contenuto.
E illude tutti facendo finta di aver davanti un film di genere, quello della fantascienza aliena, quando in realtà a lui delle immagini in Signs frega poco o nulla.
Quello che contano sono le parole, i concetti.
O i segni per riprendere il titolo.
Segni che non sono i cerchi nel grano ma quelle piccole cose che ci accadono nella vita a cui non riusciamo a dare un significato.
O ci riusciamo solo dopo.
L'atmosfera alla Melancholia mi è piaciuta da matti,un'apocalisse mondiale vissuta nel microcosmo casalingo.

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Anche perchè sulle atmosfere Shyamalan è un maestro.
Che la componente aliena non sia l'istanza principale è palese.
Vediamo gli invasori sin dalla prima scena, non c'è un senso di mistero o attesa.
L'invasione è manifesta, un dato di fatto.
Quello su cui il film lavora non è se questa invasione sia pacifica o belligerante, non è su come va a finire.
Tutto è semplice contorno, notizie in tv o via radio.
Quel flash back che ritorna 4 volte è la prova provata che l'anima del film e sua architrave stanno in quello che vive dentro di sè il protagonista e, di conseguenza, la sua famiglia.
Il dialogo tra Gibson e Phoenix sul caso,sulla fede e sulle coincidenze,dialogo scritto con intelligenza e tatto davvero notevoli, sono Signs, è tutto lì.
E arrivando in fondo, dopo aver visto Gibson che racconta ai figli della loro nascita, l'inizio della vita, vicini alla morte,dopo che la stessa vita del figlio è preservata dalla morte grazie a una malattia, dopo che le frasi in punto di morte della moglie si rivelano profetiche frasi di vita,dopo tutto sto ping pong tra la vita e la morte, tra le coincidenze che possono salvarti e quelle che possono distruggerti,dopo tutto questo si finisce il film con una sensazione strana.

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La vita è un trabocchetto pieno di trappole quasi invisibili che dovremmo individuare per salvarsi?
O al contrario è una meravigliosa esperienza che ci regala magia e salvezza anche dietro cose apparentemente banali?
Dobbiamo amare la vita o averne paura?
Dove sono sti segni,dove?
Io non riesco a individuarli o decifrarli.
Non ce la farei nemmeno se fossero grandi come cerchi nel grano.

( voto 8 )