29.11.11

Recensione: "Existenz"

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Ci sono film che riescono a sviluppare un'idea stupida e banale in maniera meravigliosa. Ci sono altri invece dal soggetto geniale, complesso e importante che, al contrario, non riescono poi a farlo rendere al massimo. In entrambi i casi possiamo trovarci davanti a grandi film, magari non completi, ma comunque grandi.
Existenz fa parte della seconda schiera, di quei film così originali e intelligenti che malgrado non siano perfettamente riusciti riescono lo stesso ad esser potenti. E' come se ci trovassimo davanti a un quadro non bellissimo di per sè, ma stupendo se visto insieme alla cornice (e in Existenz parlare di cornice, in senso cinematografico, è assolutamente pertinente) e se capito nel suo significato.
Cronenberg, regista straordinario, gira un film che è una perfetta invettiva, in stile un pò cyber-punk, contro il mondo virtuale, nella fattispecie quello dei videogames. Il regista canadese riprende delle tematiche già affrontate in  moltissimi dei suoi film quali lo sdoppiamento di personalità (qui nella scissione persona-personaggio), l'"incontro" tra la carne e la tecnologia, l'alienazione, un particolare erotismo, la metamorfosi.

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A tratti surreale, altre ironico, altre ancora disgustoso (come l'operazione al Pod, molto simile a una scena di Eraserhead), Existenz racconta la vicenda di Allegra Geller, la programmista inventrice del gioco che dà il titolo al film, un videogame ultramoderno in cui il giocatore si trova letteralmente catapultato in una realtà virtuale tale e quale (beh, diciamo quasi...) alla nostra. Durante la prova generale di presentazione del gioco avviene un sabotaggio. La Geller è costretta a rientrare dentro Existenz per salvare il programma. Il finale, geniale, oltra a scombinare quasi del tutto le carte, è importantissimo perchè è lì che Cronenberg in maniera abbastanza esplicita lancia la sua invettiva verso il mondo virtuale, verso quella deriva tecnologica che più si va avanti più allontana l'uomo dalla sua vita reale. Impossibile non ripensare a Videodrome.
Quello che non convince in Existenz è una confusione che fa capolino più volte, la sensazione che il film, specie nella sua parte centrale, perda coerenza in parecchie occasioni. Molte volte Cronenberg rispetta le regole del videogame, altre no. Molte azioni paiono banali, altre inutili. E' vero, il finale "riabilita" tutto ma sono innegabili dei momenti di stanca. Interessantissime alcune scelte come il pod organico collegato al nostro corpo attraverso una specie di cordone ombelicale (vera summa del concetto di appendice uomo-macchina) o l'uso di più piani realtà (Inception?) per cui gli stessi personaggi si ritrovano a volte a non sapere se si trovino nel gioco o no.

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Però ecco, non so che dire, non c'è l'atmosfera che il regista quasi sempre ha saputo creare nelle sue opere - da Inseparabili a Videodrome, da La Mosca a Spider (bellino st'abbinamento ), da Il Pasto Nudo a History of Violence-. Qua, malgrado la materia sia interessantissima, c'è sempre un certo distacco con quello che accade, dovuto forse alle leggere discrepanze di cui sopra.
Resta un grande film, l'ennesimo di un maestro del cinema che ha davvero pochi pari nel mondo.

( voto 8 )

26.11.11

Recensione: "Broken (2006- Adam Mason)"

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(presenti spoiler)  Dopo quasi una settimana, causa mancanza di pc, torno finalmente al mio amato blog. Ora ho un portatile che fa anche i cappuccini, son cazzi vostri. Nel frattempo mi sono visto 3,4 film. Cercherò di recensirli nel miglior modo possibile anche se farlo dopo diversi  giorni per me è davvero difficile abituato come sono a commenti a caldo, al massimo la mattina successiva alla visione.Cominciamo con questo Broken, survival poco conosciuto ma degno di attenzione. Per giudicarlo devo riuscire in tutti i modi a dimenticarmi l'osceno doppiaggio, roba di un dilettantismo unico. Non c'è un singolo personaggio che abbia una voce appropriata o perlomeno credibile. Se poi aggiungiamo che anche gli attori, seppur discreti, non hanno il minimo appeal (specie il villain) ecco che Broken parte con un handicap non indifferente.L' incipit non ci farà certo capire di essere davanti a un capolavoro ma mette già le cose in chiaro, Broken con gli effettacci ci sa fare, e la dose di cattiveria è assicurata. L' auto-omicidio (una specie di suicidio assistito) è davvero incisivo.Poi, dopo una scena in un ristorante in cui il livello del doppiaggio di lui raggiunge livelli da Fossa delle Marianne, comincia il film.
Un pazzo rapisce ragazze e le costringe a vivere insieme a lui nel bosco. Non è un torturatore incallito, diciamo solo che se qualcuno prova a fuggire, beh, lui non è contento. Prima le costringe a una specie di rito di iniziazione (quello del prologo), una sorta di prova "d'amore"e di devozione per vedere se hanno la forza di vivere con lui. In questo senso notevolissima la scena delle due ragazze sugli alberi.

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Poi inizia la convivenza. Le ragazze, legate, sono gli angeli del focolare domestico. In fin dei conti devono solo pulir pentole e curare il giardino, c'è di peggio dai, almeno non sono costrette a vedere il sabato sera la partita o raccogliere i calzini in giro per casa.
Broken è infarcito da dilettantismi, l'uso delle luci è imbarazzante, la povertà di sceneggiatura davvero al limite del consentito (una staticità incredibile inframmezzata da scene ripetute più volte). La mancanza di spiegazioni (specie riguardo le motivazioni del pazzo) è davvero particolare, non si sa se sia dovuta a una incapacità di raccontare del regista o ad una scelta autoriale ben precisa. Però la vicenda prende abbastanza, gli effetti sono ottimi, la curiosità di vedere quello che accadrà sempre presente. Resta davvero difficile spiegarsi perchè le ragazze, nelle due occasioni a disposizione, non uccidano l'aguzzino. Sarà una sorta di Sindrome di Stoccolma, sarà un'umana pietas, sarà quel che sarà ma è davvero particolare.
Tra una insopportabile piagnona giustamente fatta fuori e una scena con testa presa a mazzate strepitosa, si arriva alla fine. O meglio alle due "fini". Prima c'è lui che vuole essere ucciso, probabilmente perchè il suo "gioco" era andato troppo oltre (aveva ucciso lui stesso). Poi c'è il cattivissimo epilogo, beh, guardatelo con gli occhi ben aperti. Voi che l'avete...

( voto 6,5 )

22.11.11

Recensione: "Seul contre tous"

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" Il mondo è cattivo" diceva Justine in Melancholia.
" Il mondo è cattivo" ripete ossessivamente l'uomo solo.
Il mondo è cattivo, siamo tutti soli, non esiste l'amore, non esiste l'amicizia, non esistono gli affetti familiari, gli uomini e le donne sono solo involucri che portano in giro i propri organi genitali.
Odia tutto quest'uomo.. Odia gli uomini, odia il potere, odia le religioni, odia le razze, Seul contre tous, già. Il rapporto con le madri termina con la fine dell'allattamento, quello coi padri è basato solo sul denaro, inizia con i primi soldi prestati e termina con l'eredità. Gli uomini sono tutti froci pronti a prenderlo e metterlo in quel posto. Gli uomini sono tutti opportunisti, menefreghisti e porci. Gli uomini sono tutti tremendamente soli.
Il mondo è cattivo e siccome non c'è un pianeta che verrà a schiantarsi su di noi per salvarci tutti l'uomo che fu macellaio decide di pensarci da solo.
Il mondo è cattivo e lui non non fa che adeguarvisi.
Noè racconta un uomo senza più ideali, senza più morali, senza più sogni. E l'umanità nella quale si muove è anch'essa derelitta, una malata terminale in attesa di quella morte che tanto, alla fine, "non è niente di che", soltanto un corpo ormai freddo e inutile.
" Tutto è nero" rantola la vecchietta prima di morire.
Già, tutto è nero, la vita non è altro che un lungo tunnel di angoscia e infelicità alla fine del quale non si intravede nessuna luce.
E così, novello Hobo with a gun, l'uomo ha deciso che è l'ora di cominciare a chiudere qualche conto, l'ora di vendicarsi, l'ora di dare un senso, per quanto abietto, alla propria esistenza.

ATTENZIONE: avete 30 secondi per abbandonare la recensione.

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 Lui va a trovare sua figlia, quella figlia indesiderata che la società gli ha strappato di dosso una ventina di anni prima. La prende e la porta nell'alberghetto di quart'ordine dove fu concepita. Decide di ucciderla, tanto per lei la morte sarebbe soltanto una liberazione. Prima ci va a letto, poi, PUM, le spara alla gola. Mentre la figlia rantola a terra, mentre la figlia sta crepando in un modo insopportabile, mentre quelle immagini mi scorrono davanti, io penso.
Penso che Seul contre tous sia un film ignobile, senza una minima etica.
Che senso ha infatti ammorbarci per più di un'ora (quasi annoiando) con discorsi sempre uguali, pensieri reiterati, per poi arrivare a un punto così scontato e disgustoso? Non si poteva fare allora un cortometraggio? Perchè concludere questo trattato di nichilismo con un omicidio tanto efferato?
Poi quel fine, quel senso che in quell' interminabile minuto in cui la figlia si contorceva a terra non trovavo incredibilmente arriva.
E non è un senso soltanto prettamente cinematografico (tutto quello che lo precede rende questo momento straordinario e inaspettato).
E' il senso nel suo significato più alto, il Senso della vita.
Quell'abbraccio sulle note di una delle più belle melodie concepite dall'uomo è qualcosa di incredibile.

screen capture of Seul contre Tous

L'ex macellaio non è Hobo. E' una specie di Zeno Cosini. Quell'ultima sigaretta più volte dichiarata non arriverà mai, anzi, respirerà a pieni polmoni il fumo della vita. Tutti i suoi propositi d'incanto non esistono più.
Non esistono più perchè tutte quelle parole vuote che detestava, parole come l'amore, la felicità, la voglia di vivere, d'improvviso si materializzano davanti ai suoi occhi.
Noè va ancora oltre. E' così potente e nuovo l'amore scoperto dall'uomo che non conteranno più le convenzioni e le leggi dell'uomo, non ci sarà più un'etica e una morale universalmente riconosciuta.
Sua figlia diventerà la sua donna perchè solo lui potrà amarla in un modo così grande.
Ma io preferisco tornare a quell'abbraccio, forse la conclusione più degna.
Gaspar, non è vero come scrivi alla fine che ogni uomo ha una morale.
La verità è un'altra.
Ogni uomo ha un cuore.
E c'è soltanto una cosa più bella del sapere di possederlo.
Riscoprirlo.

( voto 9 )

21.11.11

Peliculas para no dormir (3/6) : Adivina quien soy

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Forse è meglio così. Sapevo che c'erano almeno due anelli deboli nella serie dei Film per non dormire spagnoli, e Horror Channel ha pensato bene di spararceli entrambi nella prima terzina. Intendiamoci, Adivina quien soy ( "Indovina chi sono" traduzione letterale, "Real Friend" titolo internazionale e "Amici Veri" quello italiano...) non è certo ai livelli dell'inguardabile La Culpa perchè se non altro non ha le pretese autoriali del film (?) di Serrador.
Tutto è molto più easy, ci si può comunque annoiare, ma almeno non sale la rabbia e l'istinto omicida.
Soggetto semplice e abbastanza accattivante. Una bimba, che ha perso il padre anni prima in circostanze misteriose, è una super appassionata di film horror. La madre è una poottanella, il padre, come detto, non c'è e quindi lei si crea un mondo tutto suo nel quale ha come amici del cuore Leatherface e Il Vampiro. ( per inciso, avere come amico Leatherface dovrebbe essere fighissimo -personalmente stravedo per Faccia di cuoio-). Ma li immagina soltanto o esistono davvero? E Il Vampiro è proprio un vampiro o è qualcun altro? Per gli amanti da balera del twist il twist finale ci sarà.

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Un film che comincia con una bambina che mette in lettore dvd un film noleggiato, perlopiù con una custodia identica alle mie, già parte avvantaggiato. Se poi c'è Leatherface praticamente come attore protagonista (ottima la maschera) gli voglio ancora più bene.Malgrado tutto questo non riesco a dare la sufficienza... Il film non è che non metta paura, non ha proprio gli elementi minimi per farlo. E' un drammatico con venature fantasy o una specie di commedia nera, niente di più. La figura del Vampiro è quasi ridicola, specialmente quando scopriamo quale sia la sua reale identità. Magari a questo punto si poteva tentare con più forza la via introspettiva, curare il più possibile l'empatia con la piccola protagonista. Anche se i film sono completamente diversi, vuoi per trama, per sviluppi e per livello, la mente va inevitabilmente all'immenso Il Labirinto del Fauno. Il confronto è impietoso. Buono qualche make up, convincenti le due attrici protagoniste e poco altro. Riguardo il colpo di scena finale, per me inaspettato, non mi rendo conto se sia un valore aggiunto o esattamente il contrario, una cosa che si poteva evitare.
Vabbeh, la chiudo qui, non mi ispira nè in senso positivo nè negativo. E poi ho un pc provvisorio col quale scrivere è degno di Sisifo.
Alla prossima.

( voto 5,5 )

18.11.11

Recensione: "La Banda"

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Il pullman riparte.
Lascia a terra 8 omini tutti vestiti allo stesso modo, completo celestino e cappello d'ordinanza.
Ognuno ha poggiato accanto ai propri piedi un trolley e una custodia. Otto diverse custodie, alcune grandi come quelle di un violoncello, altre piccole come quelle di un flauto. E proprio quello contengono effettivamente le otto custodie, violoncelli, trombe, clarinetti, flauti. Perchè gli 8 omini tutti vestiti uguali sono la banda musicale della Polizia di Alessandria d' Egitto, mica de Casal Palocco.
Hanno un concerto il giorno dopo a Bet Hatikva, un concerto importante, un punto d'incontro tra l'Egitto musulmano e Israele. Non c'è nessuno ad attenderli però, come mai? E sto deserto, sta cittadina fantasma che cos'è? Aspè, Bet Hatikva... oddio, vuoi vedere che era Petah Tikva?
I pullman che passano a Bet Hatikva e portano a Petah Tikva sono limitati, anzi, diciamo che ce n'è soltanto uno, o meglio, diciamo che ce n' ERA soltanto uno, quello da cui sono appena scesi. Non resta che passare la notte in questo deserto, in questa cittadina fantasma. Non resta che passarla a casa di qualche israeliano dal cuore d'oro.

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Film dolcissimo, tenero, misurato, profondo con, tra l'altro, un cast di un livello straordinario, su tutti l'attore che interpreta il Generale (una specie di nostro Tirabassi con 20 anni in più) e la bellissima donna israeliana.. Il registro è quasi quello della commedia, una commedia intesa un pò alla Kusturica per capirsi.
Il film non ha la presunzione di raccontare la questione israeliana attraverso la metafora di una piccola vicenda. Chi vede questo in La Banda sbaglia, e sbaglia di grosso. Perchè questo piccolo film racconta soltanto delle microscopiche dinamiche emozionali, racconta della tristezza e della felicità, dell'amore e del ricordo, del senso di colpa e della speranza. Racconta come l'umanità a volte, anche a fronte di differenze religiose assassine, può riuscire a passare la nuttata insieme, raccontandosi le proprie debolezze, chiedendo conforto nelle braccia altrui, aiutandosi a vicenda. E così il bel trombettista può insegnare l'arte di amare e sedurre all'impacciato e bruttino israeliano (in una scena divertentissima), e così altri tre componenti della banda possono superare disagi e differenze culturali attraverso la magia della musica, e così il generale può passare una notte magnifica con la bellissima israeliana che lo ospita. Lei forse vorrebbe l'amore, quell'amore sognante nascosto tra la magia della lingua araba o nei film egiziani, o forse vorrebbe soltanto una notte di sesso ma lui no, personaggio dalla dignità incredibile e dall'immensa carica malinconica resterà nel suo guscio almeno fino a quando la notte non gli porterà consiglio e un senso di colpa sempre sopito tornerà violentemente fuori. E nella scena madre del film, una scena che può probabilmente restar nascosta e passare inosservata, il generale ha un gesto distensivo verso il giovane trombettista ribelle perchè è questo che avrebbe dovuto fare con suo figlio. Giovane, fai la tua vita, divertiti, fai tutto quello che la tua età ti permette di fare. E prenditi questa donna, io sono vecchio, stanco e triste. Sono 5 minuti di un'intensità pazzesca.

File:La banda - film.jpg

E così, tra un ragazzo che sente il mare nelle orecchie, un musicista che intuisce la chiusura del suo Concerto nella stupida melodia di un ninnolo per bambini e un Generale e una Donna che in poche ore scoprono di loro stessi più di quanto abbiano fatto in una vita intera, si arriva alla fine.
Il piccolo concerto si farà. A Petah Tikva ovviamente.
Come in Pranzo di Ferragosto ci si può annoiare, dire che il film parla di nulla, affermare che alla fin dei conti non accade niente. Bisogenerebbe capire però che è vero l'esatto contrario, il nulla sono i robottoni, le macchine supersoniche, gli zombie e i pirati fantasma. Sono nulla perchè non appartengono alla nostra vita. Questi film raccontano invece di noi, delle nostre umili esistenze e delle nostre piccole emozioni. Possono non piacere, annoiare o farci restare indifferenti ma se parlano del nulla, allora il nulla siamo noi.

( voto 8 )

14.11.11

Peliculas para no dormir (2/6): La Culpa

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Dal Latino:

Orior: nascere, sorgere
Ab: particella privativa o negativa
Aborior: non nascere, morire prima di nascere
Abortus: participio passato
No, dico, almeno la recensione di questo aborto di film sull'aborto serve come minimo a qualcosa.
Eppure dovevo aspettarmelo.
Le Peliculas para no dormir trasmesse in queste settimane da Horror Channel dovevano avere certamente un progetto dietro. E cosa si fa in questi casi? Si mette il miglior esponente (o uno dei migliori) come primo episodio per attirare il pubblico a proseguire la rassegna, poi si infila l'anello debole alla seconda puntata che tanto non dovrebbe far danni e poi si comincia a risalire lasciando il best come utlimo o penultimo appuntamento.
Serrador è un regista prettamente televisivo, guardate la carriera su Imdb e non troverete praticamente un film che sia uno. Primo indizio.
Serrador è del 1935. Secondo indizio.
Serrador ha un cognome che nun se pò sentì. Terzo indizio.
Non poteva che venirne fuori un film televisivo, vecchio e che nun se pò vedè.
La Culpa narra le vicende di una ragazza che va a far da assistente a una ginecologa abortista. La stessa ragazza una volta rimasta incinta si sottoporrà, senza alcun motivo apparente, alle cure speciali del medico.

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Una noia... Non è tanto l'aver a che fare con un film piatto, noioso e tremendamente vecchio nella messa in scena (dalla fotografia alla recitazione, dalle musiche alle location), così vecchio che pare di assistere a uno degli sceneggiati tedeschi anni 80, no, quello che fa rabbia in La Culpa è l'assoluta pretesa autoriale, il tentativo di Serrador di affrontare il tema del diritto alla vita in un modo talmente confuso e banale da rasentare l'idiozia. E quello che fa ancora più rabbia è l'aprire 3,4 parentesi inutili, completamente inutili, che come inutilità insegna, non portano assolutamente a nulla.
Ma chi cazzè quella Cristina continuamente nominata? Sembra Voldemort, al solo pronunciare il suo nome tutti rabbriviscono. Non avrete una minima risposta.
Ma che cazzè quella stanza che sembra una location argentiana dietro la famigerata porta sulle scale? A cosa serve? Non avrete risposta.
Ma cosa significa il film? Il finale ci suggerisce (attenzione, SPOILER, leggete almeno vi togliete la tentazione di guardare il film) un'immedesimazione della madre con il feto, un senso di culpa per non aver procreato che l'ha portata a diventare un feto assassino. A posteriori raggiunge un potere comico strepitoso la scena dei barattoli sulla credenza. La ragazza si era forse nascosta dentro una scatola di pelati?
Probabilmente quando De la Iglesia ha mandato il progetto a Serrador, un correttore di bozze malandrino (come il protagonista dello splendido saramaghiano Storia dell'assedio di Lisbona) ha semplicemente cancellato una parolina.
Peliculas para dormir avrà letto Serrador
Beh, in questo caso ha fatto un capolavoro.

( voto 4 )

11.11.11

Recensione: "Fantozzi"

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Ogni tanto mi chiedo com'è possibile che abbia scritto più di 230 recensioni e vi siano soltanto 2 commedie (di cui una vista tra l'altro perchè riguarda il mio lavoro, Be Kind Rewind).
I motivi principali sono sostanzialmente quattro:

1 l' 80% della distribuzione punta sulle commedie sentimentali, vera e propria mia kriptonite
2 il 20% che resta, quello affidato al comico più becero, meno sceneggiato e più "gag-gato" è affidato a comici beceri che non mi piacciono.
3 non che non mi piaccia divertirmi con i film (lo sapete...), ma orami per me la nuova frontiera del film comico sono gli horror pane e salame, specie se col pane rancido e il salame cotto al sole.
4 perchè dopo Fantozzi niente potrà mai lontanamente avvicinarglisi.

Io odio Villaggio nel profondo del cuore e amo Fantozzi nel profondo dell'anima. Non sono un fantozziano incallito, uno di quelli che ricordano cosa accadeva in ogni episodio, ma sono comunque uno che guardandolo non ce la fa a smettere di ridere. Probabilmente mi servirebbe uno psicologo per capire perchè, visto che accanto a gag geniali ce ne sono altre veramente banalotte in cui rido lo stesso. Lo psicologo costa troppo quindi faccio un viaggio astrale alla Insidious e mi autoanalizzo stando contemporaneamente nel lettino e nella poltrona a fianco.

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" Giuseppe, cosa c'è che la fa ridere in una persona sfigata che sbatte la testa in una statua di bronzo?"
" Non lo so dottore, probabilmente quella persona sfigata mi ricorda i tempi che furono, mi ricorda quando mi arrampicavo sugli alberi e mettevo in bocca il Vicks per il naso. Quello che ti fa ridere a crepapelle a 12 anni ti fa ridere anche a 33, forse solo per solidarietà verso te stesso. Lei poi dottore lo sa meglio di me"
" Assolutamente Giuseppe. Però dovresti capire perchè una stessa situation comedy ripetuta ai giorni nostri non ti farebbe ridere come capitava e capita ancora con Fantozzi"
" Aspetti dottore. Intanto se una stessa situation comedy fosse ripetuta ora è comunque sempre una ripetizione, una copia. E poi la magia di Fantozzi stava nel personaggio stesso, una caratterizzazione incredibile, a 360°. Di Fantozzi sapevi tutto, da come andava al bagno a come avrebbe reagito alla vista della figlia, da come sarebbe stato trattato in ufficio a quello che sarebbe successo nelle gag con Filini . Dai, son personaggi che non esistono più, c'è poco da fare."
" Sì, può essere, ma non credi che un'ora e 40 di sfiga continua, di umiliazioni, di vessazioni, alla fine stanchi un pò?"
" Si sbaglia dottore. Fantozzi sa reagire, non è solo un Bambocci. Fantozzi ci insegna che anche la persona più stupida, sfigata e zerbino del mondo quando viene colpita nell'orgoglio e negli affetti (anche se questi apparentemente li scansa lui stesso) trova il coraggio e la forza di reagire. Guardi la scena di Mariangela trattata come una scimmia, o quella magnifica della partita a biliardo, o la corazzata Potemkin nel secondo capitolo. Non sottovalutare quelle scene. Non è tutto fuffa e tranvate in testa in Fantozzi, ci sono pochi momenti di sentimento che funzionano alla grande. Certo poi la forza maggiore resta sempre quella di scene come la partita di calcio, la clinica per dimagrire, il capodanno etc... ma non creda che sia un film così stupido"
" Me ne sta parlando come se fosse un capolavoro della cinematografia mondiale, suvvia..."
" No, in effetti non lo è. Io ad esempio non sopporto la tanto amata voce-off e devo ammettere che i momenti di stanca non mancano. Se unissimo però in un solo film tutti i momenti migliori dei vari episodi allora capolavoro sarebbe quasi riduttivo."
" Giuseppe, non credo ce lei possa guarire mai da questa malattia, mi dispiace"
" Dottore, io non voglio guarire da questa malattia, se possibile vorrei quasi morirne. E poi lei non è un dottore, lei sono io, ho fatto semplicemente un viaggio astrale, non se la tiri troppo"
" Vorrei per cortesia esser pagato lo stesso"

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E così tiro fuori 50 euro, mi alzo e li passo da una mano all'altra.
Esco fuori in questa bellissima giornata di sole sperando che questa scena, che so, magari in un Fantozzi ci poteva stare.
Esco fuori in questa bellissima giornata di sole sperando che a un certo punto la veda arrivare.
La nuvoletta dell'impiegato.
E tipo Tim Robbins in Le ali della libertà mi bagnerei di felicità sotto di essa.

( voto 8,5 )