11.2.11

Gli Abomini di serie Z (6): Recensione: "The House of Chicken"



Non ci siamo proprio. Capisco la voglia di saltare la barricata, vedere l'effetto che fa, voler magari dimostrare di poter fare l'uno e l'altro ma non ci si inventa attori, registi e sceneggiatori da un momento all'altro, c'è poco da fare.
The House of Chicken è un progetto che vede coinvolti alcuni dei più grandi doppiatori italiani che un pò per divertimento un pò molto seriamente hanno deciso di metter su una casa di produzione, scrivere un film, girarlo e recitarlo.
Il progetto è legittimo e interessante, ci mancherebbe, il risultato molto meno.
Funziona tutto veramente poco. La storia è banalissima, un rigo di soggetto probabilmente, la fotografia (in digitale) veramente pessima, la regia tenta di essere virtuosa fallendo miseramente. E' proprio a livello visivo che House of Chicken mostra i suoi più grandi difetti: il regista usa una serie di giochi grafici, ralenti, inquadrature impossibili, distorsioni, dissolvenze ardite, per cercare una dimensione iperreale che invece provoca solo fastidio e noia. Soprattutto i sogni/visioni del protagonista, l'allevatore di polli e serial killer (!?) Morna, sono davvero quanto di più insopportabile mi sia capitato ultimamente da vedere. Tutto questo mi ricorda molto i film di Louis Nero, regista che si crede d'avanguardia, visionario, geniale come probabilmente questo Pietro Sussi.

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Una delle poche note di merito è la location, la casa dell'allevatore, talmente particolare per forma e colori che sembra essere uscita da un fumetto o da un film di Burton. Sempre piacevole sentire le voci dei protagonisti e interessante cercare di abbinare a tali voci i nomi dei grandi attori hollywoodiani.
Per una volta non mi sorprende che questo film abbia trovato moltissimi problemi di distribuzione. Se non fosse per la particolarità di dare finalmente un voto alle voci di tanti (bravissimi) doppiatori italiani lo reputerei veramente pessimo. In più mi ha sempre dato un pò fastidio l'autoreferenzialità e il nepotismo della categoria. Non a caso recitano qua Vittorio Stagni, Ilaria Stagni (grande voce tra gli altri di Uma Thurman e Bart Simpson) e il figlioletto di quest'ultima.
Non credo che l'esperimento verrà ripetuto e ho il sospetto che la casa di produzione nata appositamente per quresto film nasca e muoia così.
Sempre con rispetto parlando, ci mancherebbe.

( voto 4,5 )

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