13.10.10

Recensione: "The Descent"


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Prima di addentrarci nell'analisi di questa piccola perla dell'Horror moderno, vorrei fare una considerazione generale. Chi ha fretta vada al prossimo capoverso. E' incredibile notare come tutte le migliori opere di questi ultimi 5 anni nel campo dell'Horror vengano dall'Europa. A memoria, la Spagna con REC e THE ORPHANAGE, la Francia con MARTYRS e A L'INTERIEUR, addirittura la Svezia con LASCIAMI ENTRARE, l'Italia con SHADOW e il Regno Unito con, per l'appunto, THE DESCENT. In America invece sembrano ormai soltanto due le strade imboccate: il teen movie del gruppo di ragazzi (sdoganato definitivamente da SCREAM) ucciso uno a uno spesso, da SAW in poi, mediante torture, o il remake orientale ( al volo penso a THE RING, THE EYE, THE GRUDGE, THE UNINVITED - da Two Sisters- e OMBRE DAL PASSATO - da Shutter-). Per trovare qualcosa di nuovo e originale deve rimettersi al lavoro il grande maestro Sam Raimi che con DRAG ME TO HELL ci riporta alle atmosfere dei suoi capolavori. Non che i film europei sopracitati non si ispirino anch'essi a pellicole precedenti, ma o lo fanno con un proprio marchio completamente originale, o comunque con un'altissima qualità, sia recitativa che di scrittura. Hanno inoltre il coraggio, quasi taboo negli USA, di scardinare il classico Happy End.

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Veniamo a The Descent.
(se non hai visto il film non leggere oltre)
Chi mi ha letto qualche volta sa quanto consideri la sceneggiatura come la componente più importante nella realizzazione di un gran film. Nella maggior parte dei casi diventa una conditio sine qua non. Se c'è un genere però che può "permettersi" di raggiungere ottimi livelli anche senza un grande script questo è proprio l'horror dove a volte possono bastare un buon spunto iniziale, una bella ambientazione, una grande atmosfera e recitazioni convincenti per raggiungere i massimi livelli. The Descent, la cui sceneggiatura potrebbe probabilmente essere contenuta in 40 pagine, raggiunge l'eccellenza proprio grazie alle caratteristiche sopracitate.
Sarah ha perso marito e figlia in un tremendo incidente stradale. Un anno dopo si rivede con un gruppo di amiche per provare un'avventura estrema, la discesa in un complesso di grotte, pensata appositamente per "ritrovarsi" e farlee finalmente riconquistare la serenità perduta. Le ragazze però si ritroveranno chiuse nelle grotte e scopriranno di non esser sole...
Qualcuno ha criticato la prima mezz'ora, nella quale il regista ci introduce i personaggi e, soprattutto cerca di creare un'empatia con Sarah, la protagonista. Io l'ho trovata invce un'ottima introduzione. A questo proposito da ricordare la scena dell'ospedale quando per una volta (cosa rara nell'horror) viene raccontato e mostrato perfettamente il dolore per la perdita di un caro. Un'occhio attento avrà notato anche lo scambio di sguardi iniziale tra Juno (una delle ragazze) e il marito di Sarah pochi minuti prima dell'incidente mortale dell'anno prima. Il tutto tornerà verso la fine. Questi dettagli, alle volte, fanno grandi un regista.

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Dopo mezz'ora, si entrerà nelle caverne per poi non uscirne più. Per un'ora Marshall riesce a girare nella quasi totale oscurità creando un'atmosfera unica, claustrofobica, opprimente e, se mi si concede il termine, quasi da paura primordiale. Il film funzionerebbe anche così a mio parere, visto come una lotta per la sopravvivenza dell'uomo in un ambiente inospitale e senza via d'uscita come ad esempio è stato l'oceano per OPEN WATER ,l'alta montagna per LA MORTE SOSPESA o, in un senso più ampio e variegato tutto il magnifico INTO THE WILD. A questo proposito, la scena del cunicolo poi crollato, quella dello strapiombo da superare e quella della caduta con rottura di tibia di una delle ragazze sono perfette. Marshall però non si accontenta e introduce l' Horror. Delle spaventose creature vivono nel sottosuolo. Sono cieche e per muoversi si servono esclusivamente dell'udito. Attaccano, uccidono e mangiano le proprie vittime. Per il gruppo delle ragazze inizia la lotta per la sopravvivenza.
Più di una scena da ricordare. La telecamera con visione notturna che inquadra gli ominidi (poi ripresa nel finale da incubo del primo REC), le due sorelle stese e ferme con l'orrendo viso di una creatura a 1 cm da loro (omaggio quasi plateale a una delle ultime scene di Predator), la morte di una di loro sospesa nella roccia, la scalata finale della protagonista in mezzo alle ossa.
E' fortissimo anche il richiamo metaforico, del resto intuibile dal sottotitolo del film "Face your deepest fear". La protagonista più va in profondità nelle grotte, più tempo passa, più scopre se stessa, e quella che era una paura reale, la morte nelle grotte, si tramuta nella scoperta di un tradimento, nell'astratta paura di scoprire un giorno che una vita d'amore passata insieme è stata semplicemente basata sulla falsità. Importantissimo questo passaggio perchè (e anche qui il dettaglio per Marshall fa la differenza) l'incidente iniziale fu dovuto ad una disattenzione alla guida del marito chiaramente intento a pensar qualcos'altro e questo qualcos'altro è ciò che scopriamo alla fine. Juno in realtà tradiva l'amica, e questo tradimento indirettamente ha portato quindi all'incidente e alla morte della figlia. Sarah ha ormai perso tutte le sue certezze, Juno deve pagare.

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Nel finale vediamo poi Sarah riuscire finalmente dalle grotte ma tutto è effimero, illusorio, e in una meravigliosa, struggente e indimenticabile sequenza finale (pari solo a quella di The Orphanage) la ragazza ha ancora la visione dell'unica persona che in realtà l'ha sempre amata e mai tradita, sua figlia. E' quasi un'eutanasia, un dolce morire, il lasciare una vita che tanto non aveva più niente da darle per potersi ricongiungere all'unica ragione di vita e di morte, la sua bambina, e poter finalmente spegnere quelle candeline.

( voto 8 )

16 commenti:

  1. The descent è una bomba totale, a mio parere il miglior horror degli ultimi cinque anni almeno. Con La casa del diavolo, ma qui divaghiamo.
    Bello l'omaggio ai minatori.

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  2. In effetti per i miei standard di voto sono stato anche basso. Il fatto è dovuto però alla poca "complessità" del film che ad esempio non ha la grandissima struttura narrativa messa su da The orphanage. Te poi sei scrittore, sicuramente hai capito cosa intendo.

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  3. °__° totalmente in disaccordo! spinte proprio da questa tua entusiastica recensione abbiamo deciso di vederlo.. ma ci ha delusissimo!!!! vai a vedere la nostra rece. XD

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  4. Io concordo con la tua recensione. Come ti ho già scritto, considero The Descent tra i migliori horror degli ultimi anni.
    L'ho interpretato come efficace metafora delle nostre paure più profonde, appunto quale potrebbe essere quella di scoprire una terribile verità.
    Il finale, più che un lasciarsi andare, una dolce eutanasia, come dici tu, io l'ho interpretato come la discesa verso la follia totale. Lei, completamente impazzita, immagina davvero di essere riuscita ad uscire dalle grotte e di trovarsi a casa a festeggiare il compleanno della bambina, mentre in realtà è intrappolata per sempre - in uno stato atemporale di confusione mentale - nei recessi più profondi del sottosuolo (e della sua mente!).

    Che ne pensi degli horror di Avati? La casa dalle finestre che ridono - Zeder - L'arcano incantantore?

    A proposito invece di horror giapponesi, hai visto Audition?

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  5. Devi sapere che quando ci sono 2 possibilità, e una delle due è in qualche modo "romantica", spesso prendo quella. Vedi ad esempio la recente discussione su Two Lovers.

    Dei film citati di Avati ho visto solo il mitico La Casa dalle finestre che ridono. Sinceramente credo che il finale sia uno dei più indimenticabili che io ricordi nel genere. Ho in videoteca Il Nascondiglio, mi hai fatto venir voglia di vederlo.

    Audition? http://ilbuioinsala.blogspot.com/2010/10/audition.html

    A proposito: complimenti per il blog, sprizzi interessi, intelligenza e cultura da tutti i tuoi bei pori. Il fatto è che per leggerti con l'attenzione che meriti servono davvero delle ore. La lunghezza dei tuoi post in altri lidi sarebbe un merito (specie per l'interesse che suscitano gli argomenti), ma in un blog può metter paura e dissuadere dalla lettura.Questo per la maggioranza delle persone.

    Per me invece un blog (e anche per te credo) è uno spazio personale che prescinde da strategie di "vendita". Tu pensa che per il primo anno non ho avuto nemmeno un lettore, neanche uno!, e non ho mai cercato, neanche una volta, di andarmeli a cercare. I pochi che ho adesso quindi sono sinceri e "consensienti", c'è molta più soddisfazione!

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  6. È passato un bel pezzo da quando ho (ri)visto questo film, ma se ho scelto la sua recensione tra tutte le altre è perché si è imposto fin dalla prima visione come uno dei miei horror preferiti di sempre! Un film atipico, intanto per la scelta del cast composto tutto da donne, e come hai ben detto tu libero dai binari del buonismo a tutti i costi per fortuna! E a tal proposito ti devo bacchettare una mano: come hai potuto non citare tra le scene memorabili quella della lotta corpo a corpo contro i mostri che sfocia in quel cazzotto in pieno stomaco quando Sarah ancora in preda all'adrenalina si gira come un cobra appena la sfiorano infilzando il piccone nella gola di Juno?! Ricordo ancora il tonfo che fece la mia mascella quando la vidi per la prima volta X)

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    1. Siamo passati dalle sopracciglia alla mascella, il tuo racconto dei sintomi che il cinema ti provoca è sempre più esilarante e interesante a livello medico :)

      hai ragione, ecco la mia mano

      (però quella scena fa "parte della parte" che ho amato meno del film, quella rambizzante.
      La prima, il mistero e la caverna è la migliore, poi c'è quella del mistero in cui compaiono però le creature, poi c'è la donna coi controcoioni che ammazza tutti.
      Ecco, quest'ultima lo banalizza un pò

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  7. Pierluigi Tronchetti17 maggio 2016 17:31

    Complice il torneo(qualcuno intelligentemente lo ha citato come papabile candidato), in un consiglio ad un amico , gli ho proposto The Descent, che poi, nel suo genere, e' il mio film preferito. Alla fine, l'amico di cui sopra, mi ha chiesto di scrivere due righe, nonostante lo avessi avvertito del tempo trascorso dalla mia visione dello stesso. L'ho fatto e, pur consapevole degli impegni che ti attanagliano in questo momento, ho deciso di appiccicarla qui. Lo faccio perché, oltre alla tua autorevole ed indiscussa competenza, mi e' spontaneamente nato un collegamento filmico, apparentemente folle ed improponibile(e magari lo e'), ma che e' solo grazie al tempo trascorso se e' riuscito ad emergere. Ancora una volta Grazie del tuo tempo.

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    1. Pierluigi Tronchetti17 maggio 2016 17:34

      Difficile scrivere qualcosa su un gioiello come The Descent. Non per i contenuti, su quelli potrei riversare fiumi di parole, divincolandomi tra questi tasti sino ad invadere questo display. Sono i quasi dieci anni trascorsi dalla sua visione a farmi desistere nello scrivere qualcosa di più di un semplice commento! Se dovessi trovare un paragone cinematografico con questo The Descent, senza dubbio, pur consapevole delle differenze di genere, sceglierei Gravity. Ryan fluttuante ai margini terrestri nella "gravità" del suo lutto ; Sarah imprigionata nelle profondità di una voragine aperta dal suo inconsolabile dolore. Entrambe hanno perduto ciò che di più prezioso avevano a questo mondo, l'ancora che le imbrigliava saldamente a questa terra e a questa vita: la propria figlia. Entrambe indipendenti da una figura maschile. Figure maschili che appaiono assenti, o scompaiono inghiottite dalla fatalità degli eventi dopo pochi istanti, salvo riapparire con le loro meschinità e i loro tradimenti. Così, come non esisteva nessuna missione spaziale per Ryan, non esiste nessuna escursione sotterranea neppure per Sarah. La grotta non e' altro che la rappresentazione metaforica del dolore in cui una donna che ha perduto tutto e' costretta a calarsi, in un lento ma inesorabile sprofondare verso gli inferi .

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    2. Pierluigi Tronchetti17 maggio 2016 17:37

      Una discesa, dapprima condivisa con le persone vicine, con le amiche di sempre, tra luce e ombra, ma poi costretta a perpetuare nella più completa oscurità e solitudine. Il dolore per la perdita di un figlio e' un trauma terribile, un evento destabilizzante, una ferita che , per quanto l'esistenza della parola "illusione" possa far credere il contrario, non si rimarginerà mai più e che presto o tardi sarà il fertilizzante naturale che nutrirà una bestia immonda chiamata depressione. Tuttavia, The Descent non parla di depressione, ma di tutte le dinamiche che precedono il suo avvento : L' isolamento e l' oscurità. Isolamento ed oscurità alla stregua di una caverna dal quale, a causa delle punizioni che talvolta la vita ci infligge, e' impossibile uscire. Una catacomba all'interno del quale una donna privata del frutto del suo grembo si troverà a combattere contro i demoni partoriti dalla propria destabilizzata cerebralità , in una lotta cieca tra lo speranzoso desiderio umano di poter trovare un pertugio e l'abbandono incondizionato alla consapevolezza di un dolore troppo grande ed insormontabile da poter essere sconfitto. Ma se Ryan era riuscita nuovamente a disegnare le sue orme su questa terra ,regalandosi una nuova rinascita, non sarà così per Sarah. La sua fuga dall'oblio e' solo un sogno, forse l'agognato riflesso di una speranza. E' troppo vicina al fondo per riuscire a vedere la luce della superficie e riemergere, ed i mostri celati nell'oscurità della sua mente l'hanno aiutata ad uccidere tutti coloro che avevano provato ad aiutarla a vivere. O sopravvivere. Perché nell'oscurità tutto si distorce, tutto assume una forma incompleta, e ahimè, persino sinistra e nemica. C'è un fotogramma all'inizio in cui la tresca amorosa, in merito al tradimento del marito, ci viene mostrato. Non e' chiaro se Sarah ne fosse o meno a conoscenza, o se ne avesse solo il sospetto. Ciò che e' chiaro e' che sarà proprio la cecità di quell'inferno a farle vedere quella collana perché, paradossalmente, l'essere umano privato della luce e' in grado di vedere, nella sfumatura delle ombre, il lato più malvagio dei propri simili. Sarah si e' arresa alla mera accettazione di vivere nelle tenebre, in quella voragine aperta da una tragedia oggettivamente troppo imponente e che la sua afflizione ha continuato incessantemente a scavare conducendola irreparabilmente verso le profondità del tunnel del non ritorno . Una galleria infinita, come infinite sono le diramazioni in un labirinto quando si e' impossibilitati ad uscirne. A Sarah non resta che la flebile luce di una manciata di candeline da festa di compleanno. Il compleanno della sua amata piccola, strappata ingiustamente alla vita troppo in fretta, un "ossimoro" in cui il dolore trova in un barlume di gioia un po' di consolazione. Un compleanno festeggiato nelle viscere dell' abisso interiore, all'interno del quale l'amore per la figlia e' l'unica vera luce a rischiarare un mondo altrimenti circondato da creature orripilanti e da un buio nero come la pece . Il buio di un'anima inconsolabile. L'anima di Sarah.

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    3. Pierluigi Tronchetti17 maggio 2016 17:43

      PS il display e' relativo al fatto che l'ho scritto con il cell; le due righe come al solito sono hanno una parvenza, nel poter essere definite come tali, puramente soggettiva...;)

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    4. 1 quando il tuo amico ti ha proposto "due righe" credo sapesse a cosa andava incontro... ;)
      E i tuoi "semplici commenti" sono superiori (per livello, ma anche per lunghezza) a quasi tutte le rece di un dato film

      2 scrivi a 10 anni dalla visione, complimenti... Io fatico due giorni dopo, figurati. Ma questo deriva anche dal fatto che te dai sempre letture metaforiche. E quando rendi il film metafora in qualche modo lo cristallizzi nel tempo

      3 sono io che ringrazio te (voi) di postare commenti, non dovete essere voi che ringraziate me di leggerli e rispondere. Ma te l'ho detto centinaia di volte ;)

      4 Andiamo al contenuto. Beh, solita straordinaria analisi. E collegamento tra i due film superbo, ti quoto tutto. Qualche passaggio è semplicemente geniale in questa comparazione che non ha una sola forzatura.
      Ma del resto, lo ripeto, sei il re delle metafore, e in questo senso abbinare più film diventa sempre operazione virtuosa.
      Posso anche gonfiare di più il tuo ego, tanto prima che raggiunga le dimensioni del corpo ce ne vuole... ;)
      Continui a scrivermi commenti così quando io ti avrei proposto, per contnuare la metafora di The Descent, un posto più in superficie... ;)

      ciao!

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    5. Pierluigi Tronchetti24 maggio 2016 01:35

      La tua battuta metaforica vale minimo 100 dalle mie metafore. Davvero fantastica e appropriatissima! Nel merito ti rispondo nella pagina della tua recensione di Killer in viaggio....sorry.. Sightseers;)
      Grazie ancora, e ancora, e ancora, delle tue belle parole e, non mi stancherò mai di dirlo, del tuo tempo. Ho paura che se continui così, con i tuoi complimenti, prima o poi mi troverò anch'io ad essere seguito da un uomo travestito da uccello. Già mi pare di sentire la sua fastidiosa voce ed i suoi interminabili sproloqui:)...oh, io dalla finestra non mi ci voglio buttare però eh!!:)
      La consapevolezza della veridicità circa la reale unità di misura delle mie "due righe", e' propria di tutti i miei amici e come ti ho già detto, a voce le cose non migliorano minimamente. E pensare che fino alla prima media parlavo poco o nulla. Ero molto timido ed introverso. Fu la mia prof di italiano dell'epoca che, forse intravisto in me un qualche misterioso potenziale, decise di farmi recitare da protagonista nella recita di fine anno. Ero il Re! E da quel giorno, fatto di corona, scettro , mantello e delle tantissime persone che erano venute ad assistere, tutto cambiò e nulla, per me, fu più come prima. E' come se improvvisamente quel re avesse liberato un prigioniero dalle segrete del suo castello. Quel giorno diventai un altro me. Se migliore o peggiore, questo non lo so, di certo un tantino più verboso e rumoroso . Riguardo alla relazione metafora /facilita' di memorizzare un film, mi fido di ciò che dici, anche se posso assicurarti che, cinema a parte, ho sempre avuto un dono mnemonico impressionante. A livelli fotografici. Spesso mi son fatto paura da solo giuro! Anche se evidentemente la cosa non vale per i nomi. Con i nomi di persona ho difficoltà incredibili ( Sarah? Il nome ho dovuto cercarlo su imdb). Non so perché, e' sempre stato così. Solo con i nomi. Mai con i cognomi! Ho cercato di vedere sta cosa da un lato umano e poetico. Un giorno, dato che mi sto già dilungando oltre misura, te ne farò sicuramente partecipe. Rileggendo il tuo commento, quando mi apostrofi con l'appellativo di "Re delle metafore", non posso che sorriderne. Sorrido per il simpatico complimento sì, ma sorrido anche al pensiero che il re e' anche nelle mie righe qua sopra. E nella storia della mia vita. In questo preciso momento mi piace pensare a quel Re, impersonato quando ero poco più di un'adolescente, le cui parole vivevano nella sudditanza della sua timidezza. Seduto su quel trono di scena, come ero allora, riesco a rivedermi oggi, quasi un ponte collegasse i due i mondi separati dal tempo che inesorabilmente e' passato. -Vedi-, sussurrerei a quel ragazzino, -ricordarti che stai indossando quel mantello, quella corona e stai impugnando quello scettro perché un giorno regnerai sulle metafore.... fidati,me l' ha detto Giuseppe!-. ;)

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    6. Altro commento portentoso ;)

      Tra le righe e tra tutto questo tuo vissuto c'è un concetto però nel quale ho sempre creduto, ovvero che la vita può cambiarti in un amen.
      In una tragedia, nello sguardo che incroci di una ragazza, nel gesto che vedi compiere da qualcuno, in una parola detta in un certo momento, in un errore commesso, in un luogo dove passi, in uno sparuto momento di lucidità, in un enough ad una condizione di forte depressione, in un incontro casuale, in una recita scolastica.
      E via via, migliaia di possibilità
      Prima eravamo qualcuno o qualcosa, l'attimo dopo siamo qualcun'altro o qualcos'altro.
      Prima eravamo prigionieri in una segreta e poi, il tempo che si chiuda il sipario, ci troviamo dietro lo stesso sipario con l'adrenalina e la consapevolezza di esser diventati Re.
      Non sempre questo passaggio è sottolineato dall'applauso del pubblico pagante però chè la platea dei nostri cambiamenti, di solito, siamo noi stessi

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  8. Bellissimo!!! Non conoscevo quasi per nulla questo film ma ieri avevo voglia di un horror (di quelli belli) così ho scaricato questo The Descent e me lo sono sparato subito ;)
    Questo per me è un film pazzesco! Pochissime volte ho visto una maestria tale nel gestire tutte le situazioni. Marshall secondo me azzecca sia la parte più drammatica, psicologica sia la parte orrorifica dove si scatena. Regia, montaggio, fotografia, colonna sonora, location(!!!) tutto funziona!
    Ormai mi conosci, quindi non ti stupirai se ti dico che ho apprezzato molto la prima parte (soprattutto la scena dell'ospedale all'inizio e gli iniziali minuti nelle grotte) e un po'meno la parte dove i mostri la fanno da padrone; in particolare intendo gli scontri fisici tra le ragazze e le creature. Però devo anche dire che andando avanti nella visione ho apprezzato sempre più la figura del semiumanoide, proprio perché affascinante nel suo essere primordiale. Immaginare che sotto i nostri piedi abitano altre figure umane diverse da quelle che conosciamo, è un' idea fantastica. QUindi, se verso la fine il film mi stava un po' calando, si risolleva con quel finale da paura. è fantastico e doloroso allo stesso tempo.
    Per concludere, una vera sorpresa per me che sono più attratto da un tipo di horror un poco differente. Ma questo The Descent è una bomba, e poi mi ha messo angoscia oltre a farmi pensare rivelandosi un film tutt'altro che superficiale(che è quello che solitamente cerco da un horror).

    P.s. C'è una scena nell'ospedale, quando lei corre ed è inseguita dal buio, che mi ha riportato inevitabilmente a quello che reputo uno dei miei horror preferiti, tra i primissimi se contiamo solo il XXI secolo, ovvero Session 9. L'hai visto?

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    Risposte
    1. Cazzo, non me lo sarei mai aspettato che non l'avessi visto...

      Grande horror, uno dei migliori degli anni 2000, sì (ero tentato anche di metterlo nel torneo...)

      Oddio, non ho voglia di rileggermi ma anche io ricordo che apprezzai più la prima parte, ne sono quasi sicuro

      Però, come dici, gli umanoidi sono ottimi e se manifestarli troppo magari è stato un errore va anche detto che la loro presenza rende The Descent ancora più affascinante (e horror "vero")

      "mmaginare che sotto i nostri piedi abitano altre figure umane diverse da quelle che conosciamo, è un' idea fantastica. "

      vero, sembra scontata sta cosa ma invece manco ci avevo pensato, la vera ideona del film è questa

      finale bellissimo e davvero spiazzante e doloroso

      sai che invece nella versione americana lei si salva?

      a tal proposito guardati il capitolo 2...

      e certo che l'ho visto Session 9, sarebbe venuto anche il momento di rivederlo e parlarne...

      bomba, sì

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