9.10.10

Recensione: "Captivity"


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Mah, sinceramente mi aspettavo molto peggio. In realtà il film, pur presentando moltissimi difetti che andremo ad analizzare, è innegabilmente ben confezionato, lontano da porcate underground quali Murder Set Pieces e simili.
Quello che più sorprende è che alla regia troviamo Ronald Joffè, autore che mai e poi mai si era avvicinato a tale genere in 25 anni di carriera. Se il regista di Mission è costretto pur di tornare al lavoro (dopo 7 anni di silenzio cinematografico) a girare una specie di clone di Saw, sarebbero molte le domande da porsi, sia sull'integrità morale del soggetto, sia sul funzionamento della macchina Cinema in generale.
Una supermodella è rapita da un maniaco ossessionato dalla sua bellezza. Si troverà rinchiusa come un topo in gabbia in una stanza clone del suo appartamento se non fosse per la chiusura stagna e per un paio di altre stanze di tortura annesse.
Partiamo dai difetti: Captivity, come il 90% dei film di tale genere, ha il solito script banale e affrettato dovuto più che a incapacità di scrittura, alla necessità di puntare su altri aspetti, che siano l'originalità delle torture, la scelta dei luoghi e il tentativo di creare atmosfera. In realtà poi, il film non eccelle nemmeno in questi 3 aspetti, anche se risultano senz'altro convincenti almeno due scene di tortura (la pioggia d'acido e il frullato di frattaglie umane), discrete le location (anche se un pò confuse a parer mio) mentre quasi inesistente l'atmosfera, tallone d'achille di quasi tutti i teen movie. 

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La fotografia è buona, la recitazione anch'essa in linea con gli horror di oggi infarciti di belle ragazze che tremano e strillano al momento giusto. A questo proposito ad esempio siamo molto lontani dal livello recitativo delle 2 ragazze di Martyrs o della protagonista di Frontiers, poi vista nell'ottimo Shadow di Zampaglione. Captivity ha il piccolissimo pregio di farti passare un'ora e mezzo tranquilla, senza esaltaltazione o salti sulla sedia ma al contempo senza farti ridere dall'inizio alla fine per l'assurdità del tutto, per i comportamenti dei protagonisti o per qualche dialogo imbarazzante. Non che la vicenda abbia un filo logico forte, ad esempio qualcuno mi deve spiegare la tortura iniziale pre titoli; chi era? che c'entra la tortura su un maschio con il resto del film? Anche il colpo di scena è abbastanza telefonato ma ha almeno il pregio di non accadere alla fine, alla Saw, perchè avrebbe reso ridicolo il tutto. Tralasciamo poi le motivazioni che spingono gli assassini a fare ciò che fanno. Vabbeh dai, un altro prodotto con lo stampino per far conoscere una bella ragazza (una specie di Sharon Stone dei poveri patinata), "divertirsi" a veder due torture e, soprattutto, far tornare al lavoro un regista dimenticato.

( voto 5,5 )

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