15.10.10

Recensione: "Buried"


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PRESENTI SPOILER PESANTI



E' incredibile come una piccola parola, anzi un nome proprio, possa a mio parere far crollare un film da potenziale piccolo capolavoro a (comunque) grande thriller. E' ancor più incredibile se si pensa che invece per molti, quasi per tutti, è quello il punto forte del film. Forse mi sbaglierò, ma proverò ad argomentare la mia posizione.

Prima però è giusto fare alcune considerazioni generali su Buried.
Il primo merito è che la pellicola di Cortès rappresenta un unicum nella storia della cinematografia, una cosa mai vista prima nè, credo, ripetibile in futuro dato che per quanto si cambi "luogo" o personaggio, si tratterebbe platealmente di plagio. Mai infatti si era visto un' INTERO film ambientato in un unico, angusto, spazio, addirittura una bara. Lebanon ad esempio aveva molte più "vie di fuga", almeno visive se non spaziali (tramite il mirino). Qui siamo dentro con Paul (il protagonista)dall'inizio alla fine. Nessun flashback, nessuna immagine fuori dalla bara. La vicenda è quasi completamente in tempo reale ("perdiamo" forse solo pochi minuti di dormiveglia). Paul all'inizio ha solo un telefonino (vero protagonista della vicenda), una matita con la quale appuntarsi numeri e uno Zippo per fare luce. troverà in seguito altre fonti di luce (una torcia, un neon), un coltellino e un foglietto. Un'ottima sceneggiatura permette al film di mantenere una tensione pressochè costante basata (se escludiamo la scena con il serpente e quella, ottima, del bombardamento) soltanto sui disperati tentativi di Paul di raggiungere la salvezza attraverso le telefonate, che siano con l' FBI, con il Dipartimento di Stato, con la moglie, con i conoscenti, con il sequestratore, con sua madre, con il datore di lavoro. Proprio l'ultima telefonata con quest'ultimo, quella per annunciare il licenziamento e la perdita del premio di assicurazione, rappresenta a mio parere il momento più drammatico e riuscito del film, una chiamata al tempo stesso surreale e drammaticamente realistica, empia e assurda. Altro momento emotivamente fortissimo è il testamento video finale. Forte anche la componente di critica sociale a certe istituzioni e le considerazioni sul valore di una vita umana. Visto il finale però lo spirito critico si attenua molto perchè scopriamo che veramente (almeno in questo caso) si è tentato il tutto per tutto.

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Ottima la recitazione di Reynolds, dinamica per quanto lo può essere in 3 metri quadrati la regia mentre la fotografia è giocoforza accompagnata da un'illuminazione "reale", blu con il cellulare acceso, gialla con la torcia, verde con il neon e "arancione" con la fiamma dello Zippo.
Veniamo finalmente al punto che citavo in partenza, il finale, quel nome ricevuto da Paul al cellulare: "Mark White". Mi è crollato tutto. Oltre la forzatura del salvataggio compiuto all'ultimo secondo, gia di per sè molto cinematografico, troppo cinematografico in un film che non lo è per niente (momento che comunque funziona alla grande, data l'empatia ormai instaurata col protagonista); oltre ancora alla "coincidenza" che il corpo nella bara sia proprio quello dell'unico nome detto a Paul, è proprio quel nome ad aprire a mio parere delle falle morali, etiche e umane. Addirittura... , mi direte.
Io mi chiedo: perchè il capo della sessione di crisi per i prigionieri in Iraq ha detto (alla luce del finale) una bugia così macabramente scorretta a Paul? Perchè ha nominato Mark White come esempio di prigioniero salvato quando sapeva benissimo che era al 99,99% morto (rapito e messo nelle condizioni di Paul 3 settimane prima)? Perchè non ha semplicemente inventato un nome? Sarebbe stata sempre una bugia, è vero, ma eticamente e moralmente accettabile, atta solo a dare speranza. Eppure il suo lavoro specializzato è confortare ed aiutare i prigionieri. Non stava prendendo in giro Paul ( non è un personaggio negativo, nel qual caso tutto sarebbe coerente), tanto è vero che fino alla fine tenterà in tutti i modi di salvarlo, credendo addirittura di avercela fatta. E poi perchè, scoperta purtroppo la macabra verità, dice comunque a Paul il nome del cadavere ritrovato? E' come prendere in giro un uomo ormai morto.

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Tutto questo perchè Cortès ha voluto creare ad arte la beffa finale, un colpo di scena a suo parere, e non solo, perfetto. Un semplice nome fa diventare, secondo me, un film straordinariamente umano e realistico come un perfetto gioco filmico, bello sì, ma umanamente discutibile. Certo, ha la genialità di farci capire in un attimo che in realtà nessuno era stato mai salvato in precedenza ma appare tutto forzato, "sceneggiato". Ecco, mi sono sfogato. Spero che qualcuno mi capisca...
Buried rimane comunque un grandissimo thriller e la dimostrazione che al giorno d'oggi si può ancora fare del grande cinema semplicemente avendo un' idea e una penna per scriverla.

( voto 7,5 )

26 commenti:

  1. recensione di John Locke.

    Mi inchino solo al pensiero di fare un film con un unico attore.
    Mi inchino solo al pensiero di fare un film su un unico luogo, e prolungo l'inchino pensando che il luogo è una cassa di 2 metri.
    Mi inchino un'ultima volta a Cortés che ha realizzato questa utopia cinematografica alla perfezione e incredibilmente senza annoiare.
    Buried deve essere un esempio per tutti i registi e sceneggiatori che, pur avendo mezzi nettamente superiori, non riescono a fare un qualcosa di almeno sufficiente che possa essere chiamato film; guardando Buried dovrebbero chiedersi se è il caso o meno di continuare o cambiare mestiere.

    Una critica alla considerazione dell'individuo in base all'uniforme che porta, e all'importanza della responsabilità a dispetto dei rapporti umani (emblematica e già da sola superiore a centinaia di film la telefonata con il suo capo). Se vogliamo anche una sottile critica alle istituzioni in generale in via telefonica, sempre di più manichini dalle frasi pronte e senza altre parole difronte ad una situazione diversa o drammatica come questa. A me Buried ha convinto sotto tutti i punti di vista, anche volendo non saprei come offendere quest'opera. Vogliamo discutere sui comportamenti di Paul? Forse allora non ci rendiamo conto in che situazione si trovava, anzi sarebbe stato impensabile se avesse fatto le scelte più giuste e razionali possibili, avrebbe avuto quel pizzico di irrealtà che non mi ha trasmesso affatto. Non voglio quindi nemmeno provare a pensare se avesse potuto gestire meglio le telefonate, o al contrario se chi ha chiamato avrebbe potuto comportarsi in modo diverso perchè la risposta è scontata: SI, ma è la domanda ad essere sbagliata perchè tutti possiamo comportarci in maniera differente l'uno dall'altro. La domanda giusta quindi è: Ti è sembrato reale e possibile quello che hai visto? SI, maledettamente reale. Angosciante nella scoperta della situazione, frenetico nel cercare una soluzione, commovente al momento della rassegnazione e dell'ultimo saluto e disarmante nell'ennesima gigantesca ultima beffa finale. Per me un capolavoro senza se e senza ma.

    Grande Cortés. Grande Reynolds. Sappiate che difficilmente farete meglio di così...

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  2. E' qui che ti sbagli. Il pezzo grsso che aiuta Paul fino alla fine non è un semplice militare che può esser preso alla sprovvista ma il capo della SEZIONE DI CRISI PER I PRIGIONIERI, praticamente la persona più importante in America per parlare con loro. Non poteva essere in difficoltà, non poteva dire quell'immorale bugia a Paul, ma aveva (doveva avere) dietro tutta una serie di esperienze e preparazione psicologica (con tanto di discorsi già pronti volendo) per far fronte e qualsiasi richiesta di Paul e tenerlo calmo, tranquillizzarlo.
    La domanda "qualcuno è già stato salvato in precedenza?" è la domanda BASE , non può averlo preso in controtempo e siccome ha avuto un atteggiamento tutto sommato molto "vero" (gli ha detto che su decine di casi ne hanno salvati pochissimi, poteva tranquillamente non dirlo) quella bugia, visto il finale stona molto, è assolutamente insensata e da dilettante, altro che capo di unità di crisi! E poi alla fine non si limita a dire soltanto "mi dispiace" o al massimo "non è la tua tomba" (già troppo beffardo) ma gli dice addirittura il nome. Mah...

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  3. RISPOSTA DI JOHN LOCKE.

    Quella cosa delle frasi pronte era riferita alle altre telefonate, quelle con lui erano le uniche normali. Non pensà che te voglio andà contro, per me non c'è niente di strano in niente di quello che ha detto, anzi tra le centinaia di possibilità mi sembra quella più possibile. Mi fanno una domanda su quanti casi del genere ci sono stati e io gli dico decine. Mi chiedono quanti si siono salvati, non posso dire tanti perchè sarebbe troppo plateale la *******ta e dico alcuni. Mi mette alla prova chiedendomi un nome di chi si è salvato e gli dico il primo che mi viene in mente, cioè l'ultimo a cui è successo e forse veramente l'unico che ricordi. E gli racconto senza sbavature la sua storia. Perchè avrei dovuto pensare ad un altro nome? Mah, non lo so. Che cambiava a Paul? Non lo so, forse niente, ma avrei solo preso il rischio di togliergli la speranza. A me sembra un comportamento sensato e da professionista, la morale viene dopo. E all'ultimo che dice il nome è vero che è cinematografico, ed è giusto così (riprende una cosa detta in precedenza e quindi la rende importante, capiamo che in realtà nessuno si è salvato grazie a quel nome). Poi che c'è di assurdo in questo non lo so, sto salvando la mia Prima vita ed è quello che sono tenuto a fare, sono emozionato, apro la bara e la beffa è grande anche per me: Non è possibile, è Mark White, dico, mi dispiace. Dò l'ultima verita ad un uomo che sta morendo, non mi sentirò male, la mia coscienza è meno sporca. Qui si confonde troppo spesso l'improbabile (che comunque non è il caso) con l'impossibile. Fosse così la vita sarebbe piena di fantascienza, rimanendo nel presente non è possibile che una ragazza insieme a suo padre uccida la sua cugina senza motivo, Sarah quindi è viva.
    Cmq, come ho già scritto, ammesso che quello lì avesse usato le parole che volevi, ovviamente per me non ci sarebbe stato niente di impossibile. Che cosa c'è di Impossibile però in questa versione?

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  4. Tommaso, ogni tua frase dà più forza alla mia tesi (sempre dal mio punto di vista ovviamente).

    "Mi mette alla prova chiedendomi un nome di chi si è salvato e gli dico il primo che mi viene in mente"

    Ma che scherziamo? E' proprio questo che è assurdo. Lui è il capo dell'unità di crisi, come fa ad essere impreparato a una domanda del genere? Prende milioni d'euro soltanto per rispondere a queste domande...

    "Non lo so, forse niente, ma avrei solo preso il rischio di togliergli la speranza."

    No, invece, avrei dovuto avere una storia plausibile già pronta per dargli speranza, ma non giocare con il nome di un altro civile americano MORTO. E non mi dire che non sapeva che al 99% White era morto.

    "sto salvando la mia Prima vita ed è quello che sono tenuto a fare, sono emozionato"

    Torniamo sempre allo stesso punto. Questo è il più gran professionista MILITARE che hanno e si emoziona regalando quella gaffe?

    I tuoi discorsi sarebbero perfetti se stessimo parlando di un soccorritore comune, di una centralinista etc... ma uno che deve gestire la crisi, anzi non uno, ma il Capo non può comportarsi così.

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  5. gran film, originalissimo, non male come esordio per Cortès

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  6. Ciao Lorant. Sì, il film è un piccolo gioiellino ma gran parte del merito (dovevo scriverlo nella recensione) va dato allo sceneggiaore, Chris Sparling. Ho letto che il suo script girava da anni ad Hollywood ma nessuno ha voluto prendersi il rischio di utilizzarla. Qui il gran merito di Cortes.

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  7. CI SONO CI SONO CI SONO!
    Questa recensione però non la leggo perchè il film lo devo ancora vedere!

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  8. La butto lì...e se in realtà Mark White era vivo e imprigionato come il protagonista? Questo spiegherebbe perchè l'uomo al telefono citi proprio White, magari perchè sta trattando anche il suo caso al momento stesso e quindi è il primo nome che gli viene in mente? E inoltre il terrorista catturato ha indicato la posizione di un uomo sepolto vivo, che magari per le sue conoscenze era White..

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  9. Ciao Alberto. E' un'ipotesi a cui avevo pensato ma impossibile. Dal finale abbiamo la certezza che Mark White veramente era nelle condizioni di Paul, condizioni che non ti permettono di sopravvivere per più di un'ora e mezza, due al massimo (sinceramente io credo che mezz'ora sia già troppo). In teoria noi sappiamo che White fu imprigionato 3 SETTIMANE prima (chiamò anche il capo credo). Anche ammettendo che questa non sia la verità, (anche se non capisco perchè avrebbe dovuto mentire su questo dato), l'unico modo per cui la tua tesi può esser vera è se invece di 3 settimane White sia stato sepolto non una settimana, non un giorno, non poche ore, ma, come Paul, soltanto un'ora prima.
    In più la struttura narrativa è perfetta così, siamo stati aggrappati per un'ora ad una speranza, che solo nel nostro ultimo istante si rivelava falsa. Se non fosse per la crudeltà e imooralità del tutto il finale sarebbe PERFETTO, ci dà in un nome un casino di informazioni.

    In realtà il tuo discorso acquisisce un senso massimo e perfettamente plausibile, se togli il "come il protagonista" e il "sepolto" finale. Sì, c'è una piccolissima possibilità che il capo stesse trattando ancora il caso di Mark White perchè ancora non ufficialmente morto, ma senz'altro DOVEVA sapere che non era sepolto vivo.

    C'erano 3 ipotesi che mi ero fatto e avevo messo su filmscoop, tra cui questa. Se ritrovo il messaggio lo posto.

    Grazie della visita comunque, a presto.

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  10. Ho ritrovato il messaggio che ti dicevo (Hitman era l'utente a cui avevo risposto)

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    Hitman, non arrovellarti.Il finale è lapalissiano, il punto 1 di Gringo. Hanno fatto di tutto per salvarlo ma quel nome finale pronunciato dal capo è una doppia beffa perchè
    1 E' la bara sbagliata.
    2 Essendo proprio la bara di Mark White diventa una beffa anche per noi perchè scopriamo che in realtà nessuno era mai stato salvato prima (o perchè non si era voluto o semplicemeete perchè, come in questo caso, non ci si era riusciti).

    Non c'è veramente niente da capire. L'unica cosa, e dubbio più grande che ho scritto nella mia recensione, è perchè il capo abbia dato proprio il nome di Mark White a Paul come nome " a caso" di qualcuno che era stato salvato.

    1 perchè l'ha preso alla sprovvista e ha detto il primo nome che gli veniva.
    2 perchè era l'ultimo in ordine cronologico e magari aveva la cartella davanti.
    3 Perchè, non avendo mai trovato il corpo, ha detto un nome di uno che ufficilamente non era ancora morto.
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    Come vedi tra le 3 ipotesi c'era anche, bene o male, la tua.

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  11. Non ho letto i commenti precedenti, quindi scusate se dico qualcosa di già detto.
    a) al capo del nucleo operativo viene da dire il nome di mark white proprio perché, preso alla sprovvista dalla domanda del povero Ryan Reinolds, gli viene da dire il nome dell'altro prigioniero che loro stavano esattamente cercando. Come a dire: in certi momenti, è più facile fare ricorso alla realtà che inventare una bugia. Tanto, dire Mark White o dire Philip Black che cambiava? Quel nome era una speranza a cui aggrapparsi.

    b) Il film non "bara" (scusate la battutaccia), visto che quando viene pronunciato per la prima volta il nome di mark white, e reinolds se lo appunta con il pennarello sul legno della bara, ci fa un disegnino attorno, e se ci avete fatto caso, disegna ESATTAMENTE una bara attorno al nome: non una sottolineatura o un cerchietto, no: proprio una bara. Poi ovvio che è un segnale seminato per essere ripreso nel colpo di scena finale, ma, come dire...gli elementi c'erano, bastava solo connetterli.

    Ottimo film.

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  12. Ciao. Interessante l'appunto sulla bara intorno al nome, se l'hai notato da solo e alla prima visione complimentoni. Per il resto (il tuo primo punto) ho risposto già nei messaggi sopra (nonchè nella recensione). Se hai voglia leggi, ma il punto è che il CAPO dell'unità di crisi non può essere impreparato a qualsivoglia domanda, figuriamoci ad una delle più ovvie (è mai stato liberato nessuno?). A presto e... metti il nome. Ciao.

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  13. Ciao,

    sì, hai ragione, quello dell'impreparazione è forse un punto di debolezza della sceneggiatura che può essere spiegato con una caratterizzazione emotiva del personaggio del capo dellunità di crisi.

    Quanto al disegnino della bara, me ne sono accorto alla prima (e unica) visione del film: ma molto semplicemente perché mi aveva appunto colpito che il disegno fatto attorno al nome di Mark White fosse appunto quello di una bara.

    ciao!

    sandro

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  14. Una caratterizzazione emotiva sbagliata però dato che non ha come mansione l'occuparsi di TUTTO quello che concerne una "crisi", ma peculiarmente del sostegno dei prigionieri.

    Vado oltre. Se per qualsiasi motivo Paul fosse uscito e avesse rivelato al mondo la bugia del capo della crisi, qest'ultimo avrebbe potuto addirittura perdere il lavoro, avendo usato un nome di un civile morto o comunque mai salvato (tu pensa ai parenti di White che causa che avrebbero potuto metter su). Per questo DOVEVA inventare un nome, perchè sarebbe servito solamente come tattica di conforto a fin di bene. Rimane comunque una sottigliezza che ho preso io di petto, il film rimane un gioiellino. Ciao!

    P.S: Se vuoi dire la tua anche su altre pellicole fai pure, mi fa molto piacere (usando le etichette la ricerca è facile).

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  15. Ho visto solo ieri Buried in dvd e sono subito corso in rete per leggere opinioni e recensioni.Il film a me è piaciuto molto.Condivido tutte le riflessioni della recensione tranne il considerare il twist finale un elemento di debolezza.Secondo me è perfetto.Nel climax ci voleva un ultima sberla finale allo spettatore per lasciarlo stordito.Il messaggio dall'inizio alla fine del film è profondamente pacifista.La guerra non ha senso, i meccanismi burocratici e amministrativi che regolani il sistema capitalistico sono disumani, l'unica salvezza è nella verità...che nella comunicazione viene strumentalizzata da tutti..tranne che dal protagonista che ha in gioco la vita.La vita del protagonista fino a metà del film non vale nulla.Il capo della sessione di crisi per i prigionieri in Iraq quando risponde alla domanda di un nome tra i prigionieri salvati..non dice solo una macabra bugia..ma fa esattamente il suo lavoro nel migliore modo possibile.L'obiettivo e quello di capire chi ha davanti, valutarne la psicologia e conquistare tutta la sua fiducia.Inventare un nome e una storia sarebbe stato altrettanto complicato ed efficace del rispondere coi dati di un uomo, Mark White, cui probabilmente in quel momento stava archiviando il fascicolo sulla scrivania...Nelle ciniche priorità di quel burocrate purtroppo la prima eracontenere i danni di immagine del governo, la seconda è contenere le spese economiche nel recupero..e solo come terza salvare l'ostaggio.Fino a quando il protagonista non invia il filmato della sua prigionia (che viene diffuso su youtube)...lo spettatore non ha alcun indizio che effettivamente qualcuno stia facendo qualcosa per recuperarlo.C'è solo un burocrate che fa da "balia" al moribondo fino a quando l'ossigeno si esaurirà...tranquillizzandolo e facendo in modo che in nessun caso..cerchi di contattare tv e media per raccontare quello che gli sta succedendo.Da metà del film in poi..si ha la discesa nell'inferno completa...con gli F16 che radono a suolo interi quartieri..("Sapevano che ero qui?""Si!") perchè in guerra..i problemi si risolvono spazzandoli letteralmente via.Da qui in poi ognuno alla pellicola può dare la lettura che vuole.Io penso semplicemente che alla fine del film il burocrate dopo avere condiviso col protagonista la sua ora di odissea...avesse voluto sinceramente aiutarlo e che alla fine di quel drammatico scambio..la verità gliela doveva....almeno in quella manciata di secondi prima di morire..doveva sapere quel cadavere che avevano trovato era quello di Mark Snow.E' un riscatto.Non è umanamente discutibile.Sarebbe stato ancora più rivoltante mentirgli o inutilmente spiazzante per lo spettatore..trovarsi con un cadavere sconosciuto (come ne hanno trovato un altro?E chi era?Che fregnaccia!).Per me questo film è un piccolo gioiello

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  16. Complimenti Masso, disamina perfetta e pienamente condivisibile. Seguendo passo passo il tuo iter di ragionamento non posso che convenire con te sulla coerenza del finale. Dovrei magari rivederlo e rileggere ancora una volta il tuo commento per schierarmi finalmente e definitivamente dalla tua "parte".

    Su una cosa siamo d'accordo, Buried è un gioiellino e se pensi che il mio voto è in ribasso per quello scrupolo etico che mi è venuto alla fine, capisci quanto mi sia piaciuto. Ti ringrazio molto della visita, a presto.

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  17. Sul film hai già visto come la penso quindi non sto a ripetermi.
    Sinceramente non ricordo di essere stato particolarmente disturbato da quella scena, anche perché sulla salvezza di Convoy non c'avrei scommesso un centesimo.
    Ad ogni modo capisco quello che vuoi dire, ma mi trovo d'accordo con chi dice che il tipo abbia tirato fuori il nome di White semplicemente perché era l'ultima persona ad essersi ritrovata nelle stesse condizioni di Convoy. Per quest'ultimo White non è altro che un nome; sentirsi dire "Mark White" piuttosto che "Charlie" Brown a lui non cambia niente, tanto non lo conosce, è un nome come un altro, e in ogni caso il responsabile dell'unità di crisi si sarebbe ritrovato a dover mentire.
    Quello che voglio dire è che non penso che in quel caso dire un nome inventato sarebbe stato meno immorale.
    Nella scena finale penso invece che il nome di White gli sia semplicemente "scappato", ma date le circostanze è comprensibile: non ci ha pensato, era convinto di riuscire a salvare Convoy e quando si ritrova davanti al corpo di White semplicemente glielo dice, stupito, senza pensarci.

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  18. Sì sì, all'incirca è quello che hanno scritto in tanti, anche nelle risposte qua sopra mi pare. Tutto assolutamente condivisibile, ma non da me...
    No perchè il PRIMO RESPONSABILE di un'unità di crisi così importante deve essere la persona più preparata della terra a gestire qualsiasi situazione. In nessuno dei due casi (menzogna sulla telefonata e finale) secondo me ha tenuto un comportamento e delle linee guida condivisibili o corrette. Lui per definizione non può esser mai preso alla sprovvista, nemmeno se si fosse ritrovato 5 guerriglieri armati davanti, figuriamoci in una telefonata. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i veri militari in questione adibiti a tale ruolo, magari invece confermerebbero che ogni comportamento è stato plausibile e corretto.

    Vabbeh, ormai è morto...

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  19. In questo caso invece siamo perfettamente d'accordo, ottimo esempio di fare buon cinema con un unico attore e un'unica ambientazione...

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    1. assolutamente.

      Tra l'altro tornando qua vedo come è stato probabilmente uno dei film che ha lanciato discussioni interessanti nel blog, non ricordavo :)

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  20. x me fa veramente schifo...noiosissimo...

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    1. Sei lo stesso di Buried?

      Abbiamo gusti molto diversi, niente di che :)

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  21. Esercizio di stile (realizzare un film con un unico attore immobilizzato al buio) assolutamente riuscito: il film avvince fino al finale.
    Resta pero', secondo me, un esercizio di bravura che alla lunga puo' risultare noioso o stucchevole.
    Pero' bello dai, da vedere e di gran lunga superiore a film successivi che hanno tentato un simile approccio come il pessimo ATM.

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    1. Sì sì, alla fine l'esercizio di stile e il coraggio sono superiori al film in sè, giocoforza pieno di situazioni improbabili al limite dell'errore pacchiano.
      Ma resta un'impresa incredibile quasi del tutto riuscita.
      No, ATM, in linea con l'assassino e decine di altri non c'entrano niente, quelli hanno vie di fuga sia spaziali che temporali, magli larghissime.
      L'unico che gli si avvicina è Locke

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  22. ...preparati eh...potresti rimanere scioccato ...credo sia la seconda o terza volta che sono d'acordo con te al 100%
    ....quindi anche su quel White....

    !!! ;)

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    1. e poi su sto film...

      uno dei film dove trovarsi d'accordo è più difficile, uno di quelli che più ha diviso

      e trovarsi d'accordo sul valore del film ma anche su quell'elemento che non c'è piaciuto è troppo

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