1.8.10

Recensione: "Angel-A"


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Rarissimo esempio di film che cerca allo stesso tempo la perfezione estetica e la ricchezza di contenuti (i poli del cinema), tralasciando plot, azione, colpi di scena et similia. Se però il primo obbiettivo è centrato in pieno, grazie al magnifico bianco e nero e la cura di molte inquadrature (ad esempio la statua decapitata d'angelo che si sovrappone con la protagonista), lo stesso non vale per la ricercata "profondità" del'opera.
Eppure il tema è bello e attuale: migliorare se stessi attraverso una presa di coscienza, capire che la prima persona a cui voler bene è sempre se stessi ( e non parlo in termini esclusivi, con rischio di egoismo ed egocentrismo, ma come punto di partenza della nostra vita, amare se stessi per poter amare gli altri).
A questo proposito emblematica quella che è forse la miglior scena del film nella quale Angel-a, l'angelo custode, fattosi carne, del protagonista, cerca davanti a uno specchio di convincere Andrè (un ottimo Debbouze) a dire quello che nessun uomo riesce a dire: ti amo. E se tale frase è già di per sè difficile pronunciarla per le persone cui vogliamo bene, risulta quasi impossibile (come in questo caso, davanti allo specchio) dirla a se stessi: ti amo Andrè. Riuscirci potrebbe risultare quasi una catarsi e un inzio di una nuova vita.

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Scoprire l'amore, scoprire le meraviglie della vita, grandi insegnamenti che Besson però ci spiega troppo esplicitamente nei dialoghi tra i due protagonisti. Il personaggio di Angel-a ci dice troppo, praticamente tutto, dal fatto che sia un angelo caduto dal cielo, alla missione che deve compiere, dall'elenco dei difetti di Andrè, ai tentativi di convincimento per farlo migliorare. A mio parere deve essere invece lo spettatore a vedere e capire la trasformazione del protagonista, la sua riscoperta di se stesso, lo sbocciare di un amore verso una donna, la consapevolezza di aver, fino ad ora, buttato una vita e la voglia di ricominciarne una nuova. Solo così possiamo emozionarci; quando al contrario un' emozione ci viene continuamente detta e spiegata perde la sua magica aurea.
Soltanto i grandi registi riescono a darci tanto attraverso l'omissione, al non detto. Besson, ottimo regista d'azione, non riesce nell'intento, se non spiattellando tutto. Ad esempio sarebbe stato meraviglioso non rivelarci la vera identità di Angel-a, darci solo delle carte per scoprirlo e poi vedere nel finale lo spegamento delle ali.

Ultima considerazione: anche Angel-a scopre l'amore per Andrè e desidererebbe per questo perdere il suo status di angelo (non svelo il finale). Ancora una dimostrazione, in cinema come in letteratura, che tutti ambiscono all'Eternità, ma le poche creature che la possiedono, vorrebbero liberarsene.

( voto 6 )

3 commenti:

  1. La tua analisi è giusta ma penso che Besson abbia voluto affrontare il tema in modo più leggero.
    Se guardiamo i due personaggi principali notiamo un tratto comico in tutti i loro discorsi e quindi a risaltare non è la storia in se che è intuibile fin da subito, ma l'atmosfera i personaggi e quel sentimento che da loro traspare.

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  2. La vena ironica è innegabile ma a mio parere è solo un mezzo che maschera e ammorbidisce il parlar seriamente di tematiche molto importanti e profonde. Solo Besson può sapere quanto voleva scavare in profondità.Anche tu stesso parli di pregi nell'atmosfera e nel sentimento ma come dico qua sopra, il tutto mi appare troppo verboso, troppo spiegato. Però te ti chiami Il Monologo, è normale che apprezzi la parola sopra ogni altra cosa...
    Resta il fatto che è un buon film, forse buonissimo.

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  3. sicuramente non lo reputo il miglior film ad impatto emotivo ci mancherebbe, ma quello che lo indebolisci al livello emotivo lo caratterizza allo stesso tempo.

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