17.7.10

Recensione: "Toy Story 3"



Non so se nella storia del cinema ci sia mai stato un omaggio così grande e profondo al giocattolo (e non al gioco tout court, concetto molto più ampio). Eppure l'argomento è molto più importante di quello che potrebbe sembrare. Non importa in quale nazione, epoca, condizione economica o di vita, contesto felice o infelice si sia nati; tutti i bambini del mondo crescono con la propria immaginazione e nel 90% dei casi il giocattolo è la reificazione di quest'ultima, che sia un robot hi-tech di un bimbo di Los Angeles o un sasso dalla forma umana in un villaggio africano. In alcuni casi il giocattolo è addirittura l'unica oasi felice in un'infanzia rubata o negata.
L'immaginazione, il gioco, il giocattolo. In questo senso la straordinaria sequenza "western" di apertura non è semplicemente uno spettacolo e uno spasso, ma la dimostrazione di quanto sia potente e libera la mente di un bambino, quanto con poco possa creare il massimo, un altro mondo, un altro universo. Fidatevi, la Pixar lo sa, conosce il sentimento e a volte lo antepone alla sicurezza commerciale e Wall-e ne è l'esempio lampante.

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Toy Story è un insegnamento sotto tanti punti di vista. E' anche uno straordinario spettacolo, un piacere per gli occhi, una carrellata infinita di personaggi. A questo proposito meravigliosi i "nuovi": il riccio amante del teatro di posa, la scimmia urlatrice, ken e soprattutto l'indimenticabile clown doppiato da Faletti. E come dimenticare alcune sequenze mozzafiato come l'arrivo dei bambini assatanati all'asilo, il volo di Woody nel cielo e l'incredibile scena nella discarica, tutta la scena, dal cassonetto alla fornace, visivamente magnifica. MI piace però, come sempre, prendere l'anima di un film e Toy Story ne ha da vendere. Se vogliamo è forte anche la tematica della sopraggiunta inutilità, che sia quella di un giocattolo che il bambino non vuole più, quella di un comico che non fa più ridere (Luci della ribalta), quella, semplicemente, di un vecchio di cui nessuno si interessa più. In questi 3 casi i bambini, il pubblico o i familiari sono facilmente assimilabili, la loro indifferenza uccide l'altro. E' qui che "l'antropoformizzazione" dei giocattoli acquisisce più valenza. Per vivere ognuno di noi ha bisogno della presenza o dell'affetto di un altro. Checchè se ne dica.

( voto 9 )

5 commenti:

  1. Io sono un amante sfegatato di tutti i film Pixar,
    bel film, fatto bene, storia originale nonostante fosse quasi impossibile, solo che non mi ha preso, non so perchè rimane un po 'freddo'.
    Comunque da vedere

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  2. Non ti sei emozionato? Neanche sulla discarica? Mario!!!!!!!!!
    Bisogna essere più "Lucidi" nel commentare i film.

    P.S: non ci fate caso, la campiamo solo noi.

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  3. Niente, a stento mi sono trattenuto dal dormire...
    Facciamo finta sia la stanchezza, poi io vado pazzo per i film in digitale.
    Confermo bello ma freddo

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  4. Bellissimo, mi ha perfino fato commuovere, il più bello dei tre. Grande recensione, anche se io sono molto tentata da un 9.5

    Ti faccio i migliori auguri per il nuovo anno.
    Se ti va passa a votare il sondaggio (invito esteso anche ai lettori che hanno piacere)
    Le migliori serie tv del 2011.

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  5. Ringrazio io te moltissimo.
    Vengo subito a vedere anche se dopo Lost non ho voluto vedere più serie tv.
    Ne approfitto per venire a trovarti.
    Ciao!

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